{"id":13340,"date":"2009-12-03T00:00:00","date_gmt":"2009-12-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-e-limmigrazione-tra-fobie-e-integrazione\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:26","slug":"litalia-e-limmigrazione-tra-fobie-e-integrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/litalia-e-limmigrazione-tra-fobie-e-integrazione\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e l\u2019immigrazione, tra fobie e integrazione"},"content":{"rendered":"<p>La crisi economica ha acuito la preoccupazione per gli effetti dell\u2019immigrazione in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, ma non in modo drammatico: gli immigrati non sono diventati i capri espiatori della crisi. Su entrambe le sponde dell\u2019Atlantico, inoltre, un\u2019ampia maggioranza continua ad essere favorevole a politiche attive per l\u2019integrazione.<\/p>\n<p> Sono i principali risultati, un po\u2019 a sorpresa, della seconda edizione del <i>Transatlantic Trends sull\u2019immigrazione<\/i>, che, sulla base di un ampio sondaggio demoscopico, raccoglie gli orientamenti dell\u2019opinione pubblica nell\u2019America del Nord &#8211; Stati Uniti e Canada &#8211; e in alcuni paesi europei (Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda e Spagna). La ricerca \u00e8 stata curata, tra gli altri, dal <i>German Marshall Fund of the United States<\/i> e dalla <i>Compagnia di San Paolo<\/i> di Torino.<\/p>\n<p><b>Percezioni spropositate<\/b><br \/>L\u2019Italia \u00e8 il paese, tra quelli sondati, in cui la percezione del fenomeno migratorio \u00e8 la pi\u00f9 falsata: gli italiani credono infatti che il numero degli immigrati sia quasi quattro volte superiore a quello reale: 6,5% secondo l\u2019Istat, 23% secondo gli intervistati. La preoccupazione per gli effetti dell\u2019immigrazione \u00e8 inoltre pi\u00f9 alta nel nostro paese che in ogni altro, fatta eccezione per la Gran Bretagna, che ci supera di poco. Questo alto senso di insicurezza da un lato evidenzia una scarsa fiducia verso le politiche fino ad oggi adottate per affrontare il fenomeno, dall\u2019altro \u00e8 probabilmente conseguenza dell\u2019alto livello di politicizzazione che caratterizza il dibattito sul problema, che ostacola sia la comprensione del fenomeno che l\u2019individuazione degli strumenti per affrontarlo.<\/p>\n<p>Come gli americani, gli italiani distinguono pi\u00f9 nettamente degli altri europei tra immigrati legali e illegali, anche perch\u00e9 risultano i pi\u00f9 preoccupati sia dell\u2019immigrazione illegale che del suo impatto sui fenomeni criminali. Per esempio, il 77% degli italiani teme che i clandestini aumentino la criminalit\u00e0 contro il 31% dei francesi e una media europea del 61%. Il capillare radicamento della criminalit\u00e0 organizzata in alcune aree del paese rende pi\u00f9 acuta che altrove la preoccupazione che gli immigrati illegali possano essere reclutati dalla malavita.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in media con gli altri paesi sondati (anche se comunque in crescita rispetto allo scorso anno) \u00e8 la preoccupazione che gli immigrati possano portare via il posto di lavoro agli italiani, o determinare un abbassamento dei loro stipendi (per la maggiore disponibilit\u00e0 ad accettare impieghi a basso costo, se non in nero). Gli italiani risultano anche i pi\u00f9 convinti (all\u2019opposto, ad esempio, dei tedeschi o degli spagnoli) che la scarsa integrazione degli immigrati non dipenda tanto dalla loro mancanza di volont\u00e0, quanto dalle discriminazioni cui sono soggetti: un dato che dipende forse da una certa tendenza a guardare pi\u00f9 alle responsabilit\u00e0 della societ\u00e0 che a quelle individuali, ma probabilmente anche dalla percezione che le politiche contro la discriminazione attuate in Italia non siano particolarmente efficaci (e in effetti lo sono meno di quelle di altri paesi europei).<\/p>\n<p><b>La richiesta di politiche pi\u00f9 coraggiose<\/b><br \/>La maggioranza degli italiani (53%) non approva le politiche governative sull&#8217;immigrazione: se tedeschi e francesi risultano in media pi\u00f9 soddisfatti, britannici e spagnoli, cos\u00ec come gli americani, sono ancora pi\u00f9 critici degli italiani verso i rispettivi governi. Una maggioranza di intervistati, non solo in Italia, \u00e8 invece favorevole a decidere la politica di immigrazione a livello europeo, in linea con gli altri paesi europei,  ma non con la Gran Bretagna dove prevale nettamente l\u2019idea che si tratti di materia che deve restare prerogativa nazionale.<\/p>\n<p>La tradizionale inclinazione italiana all\u2019integrazione riemerge pi\u00f9 nettamente quando si guarda agli immigrati legali. Se le politiche \u201cdure\u201d contro l\u2019immigrazione riscuotono il sostegno pi\u00f9 basso d\u2019Europa, a dispetto di alcuni accenti che si registrano nel dibattito politico nazionale, gli italiani risultano nettamente i pi\u00f9 favorevoli &#8211; ben l\u201987% &#8211;  al riconoscimento agli immigrati degli stessi diritti sociali dei cittadini. L\u2019Italia emerge inoltre come uno dei paesi in cui \u00e8 pi\u00f9 ampio (53%) il favore per il riconoscimento del diritto di voto nelle elezioni locali agli immigrati legali. Quanto al riconoscimento degli stessi diritti politici agli immigrati legali, gli italiani sono in linea con la media europea.<\/p>\n<p>Stabile rispetto allo scorso anno risulta il favore per un\u2019immigrazione che abbia carattere permanente piuttosto che temporaneo: la permanenza \u00e8 infatti percepita, anche se pi\u00f9 in Europa che negli Stati Uniti, come maggiormente funzionale all\u2019integrazione e alla non dispersione delle professionalit\u00e0 acquisite dal paese ospitante. Pur essendo aumentato di nove punti percentuali rispetto allo scorso anno, in Italia il sostegno alla messa in regola degli immigrati giunti senza permesso di soggiorno rimane tra i pi\u00f9 bassi (36%), soprattutto rispetto ai tedeschi e francesi, pi\u00f9 favorevoli alla legalizzazione. Insieme agli spagnoli, inoltre, gli italiani sono quelli che considerano l\u2019aumento degli aiuti allo sviluppo nei paesi di provenienza uno strumento contro l\u2019immigrazione di gran lunga pi\u00f9 efficace delle politiche repressive (dal controllo delle frontiere alle sanzioni ai datori di lavoro).<\/p>\n<p><b>Paura britannica, fermezza americana<\/b><br \/>Colpiscono i dati relativi alla Gran Bretagna, dove i timori per gli effetti dell\u2019immigrazione si sono ulteriormente accentuati rispetto allo scorso anno: solo il 27% dei cittadini britannici \u00e8 favorevole alla regolarizzazione degli immigrati clandestini, contro una media europea del 39%, e appena il 50% vuole che si concedano ai regolari gli stessi diritti d\u2019accesso ai servizi pubblici (media europea: 72%). Alla crescente chiusura dell\u2019opinione pubblica britannica sull\u2019immigrazione (e non solo) ha contribuito non solo l\u2019impatto della crisi &#8211; oltre Manica molto pi\u00f9 forte che altrove &#8211; ma probabilmente anche la grave crisi politica che sta vivendo il paese con un governo ormai privo di consenso e prospettive da almeno un anno, ma destinato a rimanere in sella ancora per alcuni mesi.<\/p>\n<p>L\u2019atteggiamento degli americani non risulta invece molto diverso, nel complesso, da quello degli europei. Come in Europa, forte \u00e8 la polarizzazione politica dell\u2019opinione pubblica: l\u2019immigrazione \u00e8 considerata pi\u00f9 un problema che un\u2019opportunit\u00e0 dal 48% dei democratici, ma del 73% dei repubblicani. Cos\u00ec come abbastanza in linea con molti paesi europei \u00e8 la critica verso le politiche governative. L\u2019esigenza di nuove regole per governare il fenomeno migratorio \u00e8 anzi sentita sempre pi\u00f9 fortemente, dopo i ripetuti fallimenti del Congresso di legiferare in materia. Gli americani risultano per\u00f2 molto pi\u00f9 favorevoli degli europei a misure pi\u00f9 dure di contrasto all\u2019immigrazione clandestina. In generale, pi\u00f9 compatto \u00e8 il sostegno a una politica del doppio binario: contenimento dell&#8217;immigrazione clandestina da un lato, nuovi e pi\u00f9 incisivi strumenti di integrazione dall\u2019altro. Un\u2019impostazione che sembra riscuotere un crescente consenso anche in Europa.<\/p>\n<p><i>Raffaello Matarazzo \u00e8 ricercatore dello Iai e caporedattore di AffarInternazionali<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/Documenti\/TT-immigr09_IT.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Transatlantic Trends 2009, Immigration <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>B. Nascimbene: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1244\" target= \"blank\"><b><u> I respingimenti e i rapporti Italia-Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=997\" target= \"blank\"><b><u> Se in Europa e in America cresce la paura dell\u2019immigrazione<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi economica ha acuito la preoccupazione per gli effetti dell\u2019immigrazione in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, ma non in modo drammatico: gli immigrati non sono diventati i capri espiatori della crisi. Su entrambe le sponde dell\u2019Atlantico, inoltre, un\u2019ampia maggioranza continua ad essere favorevole a politiche attive per l\u2019integrazione. 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