{"id":13380,"date":"2009-12-10T00:00:00","date_gmt":"2009-12-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-e-la-nato-del-futuro\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:24","slug":"litalia-e-la-nato-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/litalia-e-la-nato-del-futuro\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e la Nato del futuro"},"content":{"rendered":"<p>Mentre si discute il nuovo Concetto Strategico della Nato e in Afghanistan la situazione \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile, l\u2019Italia deve delineare una posizione costruttiva sul futuro dell\u2019Alleanza che tenga conto sia della cooperazione tra Nato e Ue, sia dei rapporti con la Russia e  delle capacit\u00e0 militari dell\u2019Alleanza. Di ci\u00f2 si occupa anche il rapporto del Comitato Difesa 2000 \u201cDove va la Nato?\u201d, che \u00e8 stato presentato il 14 dicembre al Centro Alti Studi per la Difesa (Casd). \t<\/p>\n<p><b>Migliore cooperazione Nato-Ue<\/b><br \/>Si \u00e8 spesso  parlato in termini pi\u00f9 o meno astratti di \u201cdivisione del lavoro\u201d tra le due organizzazioni, in base al tipo di missioni da svolgere o alla regione mondiale di cui occuparsi. Una simile impostazione rischierebbe tuttavia di creare conflitti di competenza  tra le due istituzioni, che invece hanno tutto l\u2019interesse a cooperare efficacemente, visto che due dozzine di stati europei sono membri di entrambe, e che gli scopi di Nato e Pesd sono complementari se non, in alcuni casi, sovrapponibili. <\/p>\n<p>L\u2019ipotesi su cui lavorare  \u00e8 dunque un crescente contributo dell\u2019Ue alle missioni di stabilizzazione, in cambio di una crescente accettazione, da parte degli Stati Uniti, del quadro di riferimento multilaterale della Nato per la risoluzione di crisi di interesse comune. Di fatto, potr\u00e0 accadere che conflitti a pi\u00f9 alta intensit\u00e0 e operazioni di contro-guerriglia vedano una leadership Nato, mentre operazioni di <i>peace-enforcing<\/i>, <i>peace-keeping<\/i> e <i>state-building<\/i> vedano una leadership Ue, viste le rispettive capacit\u00e0 a disposizione. Questa pu\u00f2 essere una conseguenza dell\u2019approccio cooperativo di fondo, e non una regola rigida. In quest\u2019ottica, il rientro della Francia nel comando militare integrato della Nato sancita nel 2009 offre una nuova opportunit\u00e0 per la cooperazione Nato-Ue.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 contribuirebbe a porre fine ad una sterile contrapposizione tra Nato ed Ue, aumentando la rispettiva efficacia delle due organizzazioni ed evitando inutili e costose duplicazioni di assetti. Oltre a questi benefici generali, l\u2019Italia ha uno specifico interesse nazionale a che si proceda su questa strada: essendo membro attivo di entrambe le organizzazioni l\u2019Italia vedrebbe accresciuto il proprio peso rispetto ad  altri paesi euro-atlantici attivi in uno solo.<\/p>\n<p><b>Ricalibrare i rapporti Nato-Russia<\/b><br \/>I rapporti con la Russia, poi,  andrebbero ricalibrati. In primo luogo, occorrerebbe riaffermare che non sono tollerati ricatti o intimidazioni da parte russa contro i paesi dell\u2019Europa orientale membri dell\u2019Alleanza, i quali anzi vanno rassicurati sulla indivisibilit\u00e0 della sicurezza collettiva. <\/p>\n<p>Altrettanto chiaramente va ribadito che un\u2019ulteriore espansione della Nato verso est, ad esempio includendo Ucraina e Georgia, non pu\u00f2 essere soggetta a veti russi. Allo stesso tempo per\u00f2 l\u2019adesione di tali paesi deve essere attentamente valutata, alla luce sia della loro capacit\u00e0 di contribuire alla sicurezza collettiva che della effettiva volont\u00e0 politica ucraina o georgiana, e del relativo sostegno popolare, riguardo all\u2019ingresso nell\u2019Alleanza. In quest\u2019ottica, piuttosto che affrontare prematuramente la questione della <i>membership <\/i>di Kiev e Tbilisi, \u00e8 pi\u00f9 utile ed opportuno sviluppare con i due paesi delle partnership rafforzate, estese e calibrate sulle rispettive realt\u00e0 nazionali.<\/p>\n<p>Nel frattempo l\u2019Italia e gli Alleati dovrebbero rilanciare il partenariato Nato-Russia, iniziato con l\u2019accordo di Pratica di Mare del 2002. Un tema su cui la cooperazione pan-europea \u00e8 possibile, oltre che necessaria, \u00e8 il Trattato sulle Forze Convenzionali in Europa, al momento in una sorta di limbo giuridico e che andrebbe invece sottoscritto da tutte le parti in causa per fornire una solida base giuridica alla sicurezza europea.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha un interesse strategico nell\u2019avanzamento della cooperazione Nato-Russia anche a causa della dipendenza energetica dalla Federazione russa. Allo stesso tempo per\u00f2 \u00e8 interesse dell\u2019Italia non apparire agli occhi degli Alleati, <i>in primis<\/i> degli Stati Uniti, come un partner inaffidabile quando si tratta dei rapporti con Mosca. Perci\u00f2, l\u2019Italia dovrebbe lavorare ad un approccio Nato verso la Federazione russa che contempli sia una mano tesa su alcuni dossier che una ferma opposizione su altri. Saper dire dei \u201cno\u201d quando \u00e8 necessario aumenterebbe la credibilit\u00e0 dell\u2019Italia e in generale della Nato, e accrescerebbe l\u2019importanza e il valore dei \u201csi\u201d detti a Mosca su altri temi.<\/p>\n<p>Quanto alla sicurezza energetica, \u00e8 un dato di fatto che molti paesi dell\u2019Ue, inclusa l\u2019Italia, dipendono in misura crescente dalle importazioni provenienti dal Nord Africa, dal Medio Oriente e appunto dalla Russia. Questo fattore di vulnerabilit\u00e0 pu\u00f2 diventare un elemento di contenzioso politico-strategico, indebolendo il consenso tra Alleati. L\u2019Italia dovrebbe affrontare tale dipendenza nel medio periodo attraverso la diversificazione sia delle fonti di energia (tra cui, ad esempio, lo sviluppo del nucleare) sia dei paesi fornitori, affiancando ai partner tradizionali  anche paesi dell\u2019Asia centrale e del Medio Oriente. Per l\u2019Italia fare i conti con la dipendenza energetica in ambito Nato vuol dire anche evitare che la sicurezza energetica sia affrontata in termini di contrapposizione politico-militare, ma piuttosto attraverso una pi\u00f9 efficace e coerente politica energetica dell\u2019Ue.<\/p>\n<p> \t<b>Rinnovare le capacit\u00e0 militari e il nodo della difesa anti-missile<\/b><br \/>Molte sono le questioni aperte quanto alle capacit\u00e0 militari dell\u2019Alleanza: dall\u2019annoso problema del \u201c<i>burden sharing<\/i>\u201d tra alleati all\u2019interoperabilit\u00e0 dei contingenti, dal tipo di equipaggiamento necessario per conflitti a bassa intensit\u00e0 e lunga durata come quello in Afghanistan, alla realizzazione di programmi di <i>joint procurement<\/i>, alla sorte delle capacit\u00e0 di deterrenza nucleare alleate dispiegate in Europa. <\/p>\n<p>Tra tutti questi temi, quello della difesa antimissile dischiude  oggi nuove opportunit\u00e0 per l\u2019Italia. Alla luce della svolta americana sullo scudo antimissile, il governo italiano dovrebbe cogliere l\u2019occasione per promuovere un piano Nato sui presupposti illustrati da Obama, anche mettendo a disposizione navi e basi per gli intercettori alleati. In questo modo, l\u2019Italia contribuirebbe alla salvaguardia della sicurezza europea dalla minaccia missilistica attraverso uno strumento che non irriterebbe inutilmente la Russia. Inoltre, in considerazione dell\u2019impegno a mettere a disposizione le proprie basi, che presenta in ogni caso un  rischio apprezzabile seppure non paragonabile al caso degli Euromissili negli anni \u201980, l\u2019Italia avrebbe un maggiore potere negoziale su altri tavoli. Ad esempio, l\u2019Italia potrebbe efficacemente sostenere che ospitando intercettori Nato contro la minaccia missilistica iraniana ha tutto il diritto di partecipare al negoziato \u201c5+1\u201d con l\u2019Iran, che dovrebbe quindi diventare \u201c5+2\u201d.<\/p>\n<p>Tutto questo fa parte di una riflessione di fondo sull\u2019identit\u00e0 e il ruolo della Nato, che include anche il dibattito sul futuro dell\u2019Alleanza tra i fautori di una \u201cNato globale\u201d e i sostenitori di un ritorno al <i>core business <\/i>della difesa collettiva euro-atlantica. Aldil\u00e0 delle singole questioni, il punto cruciale \u00e8 che Stati Uniti ed Europa trovino un accordo sulla valutazione delle minacce e sulla strategia per affrontarle in un contesto strategico in cambiamento. Solo risolvendo questo nodo e trovando un compromesso su un accresciuto impegno militare europeo in cambio di un approccio multilaterale americano il nuovo Concetto Strategico potr\u00e0 mettere in condizione la Nato di essere all\u2019altezza delle sfide attuali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1328\" target= \"blank\"><b><u> Il dubbio amletico della Nato <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>A. Marrone: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1332\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019incerta scelta strategica di Obama sull\u2019Afghanistan<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre si discute il nuovo Concetto Strategico della Nato e in Afghanistan la situazione \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile, l\u2019Italia deve delineare una posizione costruttiva sul futuro dell\u2019Alleanza che tenga conto sia della cooperazione tra Nato e Ue, sia dei rapporti con la Russia e delle capacit\u00e0 militari dell\u2019Alleanza. 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