{"id":13390,"date":"2009-12-11T00:00:00","date_gmt":"2009-12-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-primo-vertice-dellera-post-lisbona\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:24","slug":"il-primo-vertice-dellera-post-lisbona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/il-primo-vertice-dellera-post-lisbona\/","title":{"rendered":"Il primo Vertice dell&#8217;era post-Lisbona"},"content":{"rendered":"<p>Sulla carta, il Consiglio europeo che si \u00e8 chiuso a Bruxelles era un\u2019occasione per rilanciare il processo d\u2019integrazione comunitaria, dopo l\u2019entrata in vigore &#8211; il primo dicembre &#8211; del Trattato di Lisbona. Ma, com\u2019era prevedibile, i leader dei 27 si sono trincerati dietro i grandi temi dell\u2019attualit\u00e0 internazionale &#8211; la conferenza sul clima di Copenaghen e la crisi economica, senza discutere come affrontare meglio insieme le emergenze quotidiane, il lavoro, lo sviluppo, l\u2019emigrazione, la sicurezza, i \u2018cavalieri dell\u2019Apocalisse\u2019 di quest\u2019Europa di inizio Millennio.<\/p>\n<p><b>Verso la presidenza di turno spagnola<\/b><br \/>Il Vertice europeo del 10 e 11 dicembre ha suggellato la presidenza di turno svedese del Consiglio: dal primo gennaio, la presidenza toccher\u00e0 alla Spagna del governo socialista di Jos\u00e8 Luis Rodriguez Zapatero. E, all\u2019appuntamento di Bruxelles, gli svedesi e molti protagonisti sono giunti con un senso di saziet\u00e0.<\/p>\n<p>Nelle ultime settimane, gli eventi significativi si sono susseguiti sulla scena europea, con il s\u00ec dell\u2019Irlanda al Trattato di Lisbona nel referendum del 2 ottobre, la conclusione del processo di ratifica in novembre e la sua entrata in vigore il primo dicembre.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato inoltre l\u2019insediamento della settima legislatura del Parlamento europeo, la definizione della nuova Commissione europea &#8211; sempre presieduta dal portoghese Jos\u00e8 Manuel Durao Barroso &#8211; le designazioni del primo presidente stabile del Consiglio europeo, il premier belga Herman Van Rompuy, e del primo \u2018ministro degli esteri europeo, la baronessa laburista Lady Ashton.<\/p>\n<p>Tutto questo fermento avrebbe potuto alimentare nei leader la voglia di discutere il futuro dell\u2019Unione, se spingere verso un approfondimento dell\u2019integrazione, magari utilizzando la formula delle cooperazioni rafforzate, che possono essere condotte solo da alcuni dei 27, o se accontentarsi di mantenere la rotta verso ulteriori allargamenti, specie nei Balcani, continuando a diluire il potenziale europeo con il vincolo di un\u2019unanimit\u00e0 sempre pi\u00f9 laboriosa da conseguire.<\/p>\n<p><b>Agenda minima<\/b><br \/>Europeisti ed esperti offrivano <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/Calamia-Mondello.asp\" target= \"blank\"><b><u> consigli e supporti<\/u><\/b><\/a> coraggiosi e di prim\u2019ordine. Ma le conclusioni del Vertice si sono invece limitate agli affari urgenti. Sul negoziato sul clima di Copenaghen, l\u2019ultima concertazione informale \u00e8 stata spostata a ridosso delle conclusioni della trattativa, il 17 dicembre, nella capitale danese, con l\u2019impegno &#8211; positivo, al di l\u00e0 degli appelli per \u201cuna forte azione comune Ue\u201d &#8211; a 7,2 miliardi di euro di aiuti europei (600 milioni italiani) ai paesi in via di sviluppo per sostenerli nella lotta contro il riscaldamento del pianeta nei tre anni del cosiddetto \u2018fast start\u2019 (complessivamente, gli aiuti dovrebbero raggiungere i 21 miliardi).<\/p>\n<p>Sull\u2019economia internazionale, c\u2019\u00e8, fra l\u2019altro, l\u2019idea di proporre al Fondo monetario internazionale \u201cuna tassa mondiale sulle transazioni finanziarie\u201d. Sulla crisi greca, i partner prendono atto degli impegni \u201cchiari e trasparenti\u201d del governo di Atene per uscirne e esprimono \u201cfiducia\u201d. Qualche rumore fanno i mugugni dei ministri degli esteri, rimasti esclusi &#8211; come prevede il Trattato di Lisbona &#8211; dal Vertice, nonostante molti si aspettassero un ultimo invito dalla presidenza svedese.<\/p>\n<p>Il Vertice era stato preceduto dai congressi dei due maggiori partiti europei, e gi\u00e0 l\u00ec era stato chiaro che non era il momento delle grandi scelte: sia il Ppe, il Partito popolare europeo, riunito a Bonn, che il Pse, il Partito socialista europeo, riunito a Praga, avevano confermato i loro presidente, rispettivamente l\u2019ex premier belga Wilfried Martens e l\u2019ex premier danese Poul Nyrup Rasmussen, al termine di dibattiti essenzialmente dedicati alla crisi economica (i popolari) e ai mutamenti climatici (i socialisti).<\/p>\n<p>In questo momento, il Ppe \u00e8 di gran lunga la maggiore forza politica europea. Alle elezioni di giugno, ha ottenuto la maggioranza relativa dei seggi nell\u2019Assemblea Ue, 265 su 736, ben oltre un terzo, facendo nettamente meglio dei socialisti (184 seggi) e dei liberal-democratici (84 seggi) &#8211; tutti gli altri gruppi, Verdi, conservatori, sinistra, indipendentisti e nazionalisti, non superano la cinquantina di seggi.<\/p>\n<p>Nei mesi successivi, i popolari hanno prima portato un loro esponente alla presidenza del Parlamento europeo (il polacco Jerzy Buzek, eletto a luglio, rester\u00e0 in carica per met\u00e0 legislatura, due anni e mezzo); poi, hanno confermato Barroso alla guida della Commissione; e, infine, hanno ottenuto per Van Rompuy  la prima presidenza stabile del Consiglio europeo (due anni e mezzo rinnovabili).<\/p>\n<p>Il Ppe \u00e8 inoltre egemone nella Commissione europea, dove conta 13 membri  su 27 &#8211; otto i liberali, solo sei i socialisti, mentre le altre forze politiche europee non sono rappresentate.<\/p>\n<p>Per\u00f2, gli attuali leader Ppe di maggiore spicco e potere, a partire dal cancelliere tedesco Angela Merkel, non paiono avere la stessa carismatica vocazione europea di alcuni loro predecessori, dal Konrad Adenauer dei Trattati di Roma all\u2019Helmut Kohl del Trattato di Maastricht. E un paese come l\u2019Italia, la cui carica europeista tradizionalmente sopperiva a una cronica carenza d\u2019efficienza e dinamismo, \u00e8 oggi tiepido verso l\u2019Unione e sull\u2019integrazione.<\/p>\n<p><b>Berlusconi e il ruolo dell\u2019Italia<\/b><br \/>Il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi \u00e8 stato fra i protagonisti al Ppe e al Vertice, ma ha portato sulle scene internazionali beghe nazionali. Gli assolo del premier, che ha anche auspicato che l\u2019Ue parli con una sola voce per essere un interlocutore del G2 Usa-Cina, non hanno per\u00f2 procurato finora, n\u00e9 garantiscono in futuro, un maggior peso dell\u2019Italia sulla scena europea: sulle poltrone che contano, non vi sono italiani, n\u00e9 vi sono italiani in pole position per i posti presto liberi, nonostante Berlusconi confermi la candidatura del ministro dell\u2019economia Giulio Tremonti alla presidenza dell\u2019Eurogruppo.<\/p>\n<p>Nei mesi scorsi, e poi in particolare nella stagione delle nomine di novembre, c\u2019\u00e8 stato, per\u00f2, un rifiorire dell\u2019intesa fra Berlino e Parigi, anche se a Bruxelles il presidente francese Nicolas Sarkozy ha strizzato l\u2019occhi sugli affari finanziari al premier britannico Gordon Brown. L\u2019asse franco-tedesco &#8211; come lo chiamano i critici &#8211; non piace a chi ne sta fuori, ma senza una forte sintonia tra i due maggiori paesi Ue l\u2019Europa non ha mai fatto grandi e decisi passi avanti.<\/p>\n<p>Fermenti di novit\u00e0 su questo fronte si vedono dalle elezioni politiche tedesche del 27 settembre. Michael Braun, direttore dell\u2019Ufficio di Roma del Friedrich Ebert Stiftung, vede l\u2019asse franco-tedesco tornare \u201cin grande auge\u201d, come ha detto in un recente seminario dell\u2019Istituto Affari Internazionali, se non altro perch\u00e9 il rapporto di Berlino con la Gran Bretagna resta pi\u00f9 difficile (e lo sar\u00e0 ancora di pi\u00f9 in caso di avvento al potere in primavera dei conservatori di David Cameron) e quello con l\u2019Italia \u00e8 contrassegnato da un calo d\u2019intensit\u00e0.<\/p>\n<p>Pur condividendo la sensazione di Braun, Fran\u00e7ois Lafond, direttore dell\u2019Ufficio di Parigi di <i>The German Marshall Fund<\/i>, vede l\u2019attuale asse franco-tedesco limitato al contesto \u201cdi un\u2019Europa pi\u00f9 intergovernativa\u201d e alla tutela, da parte sia di Parigi che di Berlino, della propria sovranit\u00e0 nazionale; se non \u201cfinalizzato alle nomine\u201d che restano da fare, come ipotizza Cesare Merlini, ex presidente dello IAI e attuale presidente del comitato dei garanti.<\/p>\n<p>Storicamente, l\u2019approfondimento dell\u2019integrazione \u00e8 stato pi\u00f9 veloce nelle fasi di crescita delle economie, all\u2019uscita da periodi di crisi: potremmo, dunque, essere alla vigilia di un momento propizio. Se la Germania \u201cs\u2019\u00e8 stancata di portare la bandiera dell\u2019europeismo\u201d, un\u2019intesa franco-tedesca in alcuni settori specifici, come la difesa, l\u2019immigrazione, l\u2019ambiente e l\u2019energia, la strategia industriale, offrirebbe, comunque, un terreno di sviluppo fertile. Almeno nel tempo che ci vorr\u00e0, forse un decennio, per metabolizzare gli allargamenti gi\u00e0 effettuati e quelli prossimi venturi e per ridare lucentezza all\u2019europeismo, rimovendo la patina di scetticismo che oggi lo sovrasta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>J. Forbrig: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1333\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019incontro Berlusconi-Lukashenko e la politica di appeasement dell\u2019Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>G. Gramaglia: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1324\" target= \"blank\"><b><u> Commissione europea: squadra fatta, Barroso cambia tutto<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla carta, il Consiglio europeo che si \u00e8 chiuso a Bruxelles era un\u2019occasione per rilanciare il processo d\u2019integrazione comunitaria, dopo l\u2019entrata in vigore &#8211; il primo dicembre &#8211; del Trattato di Lisbona. 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