{"id":13400,"date":"2009-12-11T00:00:00","date_gmt":"2009-12-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-riforma-del-consiglio-di-sicurezza-dellonu-dopo-il-trattato-di-lisbona\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:24","slug":"la-riforma-del-consiglio-di-sicurezza-dellonu-dopo-il-trattato-di-lisbona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/la-riforma-del-consiglio-di-sicurezza-dellonu-dopo-il-trattato-di-lisbona\/","title":{"rendered":"La riforma del Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu dopo il Trattato di Lisbona"},"content":{"rendered":"<p>Il dibattito sulla riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha compiuto 15 anni, ma i desideri espressi dai 192 membri dell\u2019organizzazione non trovano ancora la loro realizzazione. Dal 1993, anno in cui fu costituito uno speciale gruppo di lavoro incaricato di riflettere sulla riforma, l\u2019obiettivo \u00e8 chiaro: restituire legittimit\u00e0 ed efficacia al massimo organo dell\u2019Onu, prendendo atto della crescita del numero dei membri dal 1945 e dei cambiamenti intervenuti nelle relazioni internazionali dalla fine della guerra fredda. <\/p>\n<p>Tuttavia, le proposte avanzate dagli Stati nel corso degli anni riflettono interpretazioni differenti sul contenuto della riforma. Il vertice mondiale del 2005 sembrava destinato a produrre la spinta politica adeguata ad un decisivo passo in avanti, ma ha deluso le aspettative di molti. Sul nodo cruciale della riforma del Consiglio di Sicurezza, sono state avanzate tre principali piattaforme negoziali, che fanno capo rispettivamente al G4, al gruppo africano e al movimento <i>Uniting for Consensus<\/i> (UfC), di cui fa parte l\u2019Italia. Ma l\u2019auspicio del Segretario generale di produrre una riforma globale e condivisa fino ad oggi \u00e8 stato disatteso.<\/p>\n<p><b>Nuova fase negoziale<\/b><br \/>Dal febbraio del 2009, gli Stati membri delle Nazioni Unite sono tornati ad impegnarsi  in uno sforzo collettivo per dare nuovo lustro all\u2019organo incaricato di garantire pace e sicurezza internazionale. Lo scetticismo che ha accompagnato l\u2019inizio di questa nuova fase negoziale ed il timore che un nuovo fallimento possa minare definitivamente la credibilit\u00e0 dell\u2019organizzazione sono giustificati alla luce dell\u2019insuccesso del 2005. Alcune recenti novit\u00e0 potrebbero tuttavia favorire sviluppi positivi in vista dell\u2019attesa riforma.<\/p>\n<p>Nel settembre del 2008, l\u2019Assemblea generale ha deciso all\u2019unanimit\u00e0 di lanciare un nuovo meccanismo di consultazione basato su negoziazioni intergovernative. Tre fasi di negoziazioni si sono susseguite dal febbraio del 2009 ad oggi sotto la guida dell\u2019Ambasciatore afgano Tanin, e hanno condotto ad alcuni risultati tangibili. Tra questi, vale la pena sottolineare la convergenza sul tema dell\u2019ampliamento del Consiglio di Sicurezza (ad un numero di membri di non molto superiore ai 20); sulla revisione dei metodi di lavoro e del processo decisionale; sullo sviluppo dei rapporti del Consiglio di Sicurezza con l\u2019Assemblea generale e gli altri organi dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>Le questioni pi\u00f9 controverse restano le categorie dei nuovi membri del Consiglio di Sicurezza e il potere di veto.<\/p>\n<p>Per quanto concerne il primo tema, il G4 auspica la creazione di nuovi seggi permanenti da assegnare a Brasile, Giappone, Germania e India; il gruppo africano chiede invece che l\u2019Africa sia rappresentata con due seggi permanenti (contesi tra Nigeria, Sud Africa ed Egitto) e cinque non permanenti (uno per ciascuna delle cinque sotto-regioni africane); la coalizione UfC, con l\u2019Italia in prima linea, rifiuta categoricamente ogni aumento dei membri permanenti, a favore di seggi non permanenti di pi\u00f9 lunga durata (mandato di due anni rinnovabile oppure da tre a cinque anni non rinnovabile).<\/p>\n<p>Sul potere di veto, sono state invece avanzate diverse proposte finalizzate a limitarne l\u2019utilizzo: dalla sua non estensione agli eventuali nuovi membri permanenti, alla restrizione del suo esercizio ad alcuni casi specifici, fino all\u2019obbligo di motivazione dinanzi all\u2019Assemblea generale.<\/p>\n<p><b>Soluzioni transitorie <\/b><br \/>Le crisi che hanno segnato il 2009, da quella finanziaria ed economica ai conflitti in Asia centrale, Africa e Medio Oriente, hanno richiamato l\u2019attenzione della comunit\u00e0 internazionale sulla necessit\u00e0 di un nuovo sistema di <i>governance <\/i>globale. Il passaggio di consegne dal G8 al G20 delle funzioni di gestione dell\u2019economia mondiale deriva dal riconoscimento della redistribuzione del potere economico globale e dall\u2019urgenza di fronteggiare la drammatica crisi in corso. Questi elementi hanno condotto ad un ripensamento della composizione e del ruolo del vecchio gruppo dei grandi, a favore di una compagine pi\u00f9 ampia e rappresentativa (sebbene l\u2019Africa risulti ancora una volta marginale, avendo nel Sud Africa il suo unico rappresentante). Le stesse motivazioni di fondo dovrebbero spingere a trovare formule di compromesso per un ammodernamento del principale organo di sicurezza internazionale.<\/p>\n<p>Le posizioni estreme ed apparentemente non conciliabili dei diversi gruppi potrebbero trovare un terreno di incontro in forme intermedie e temporanee di riforma, in preparazione di un risultato definitivo da raggiungere nel lungo periodo. Soluzioni transitorie potrebbero includere la creazione di seggi non permanenti di lunga durata (da 3 a 15 anni) oppure nuovi seggi permanenti senza potere di veto da confermare o rivedere dopo un certo periodo di tempo. Se Brasile, India e Giappone, non sembrano orientate a muoversi dalle loro posizioni e non hanno presentato nuove opzioni nel corso dei negoziati, il nuovo Presidente dell\u2019Assemblea generale, il libico Treki, potrebbe condurre il gruppo africano ad adottare un atteggiamento flessibile e  cooperativo.<\/p>\n<p>Il ruolo giocato dagli Stati Uniti potrebbe essere decisivo in questa partita. Il forte accento posto dalla nuova amministrazione americana sull\u2019importanza del multilateralismo e delle Nazioni Unite per la stabilit\u00e0 mondiale sono segnali incoraggianti. La posizione americana sulla riforma del Consiglio di Sicurezza non \u00e8 stata ancora resa  esplicita, ma l\u2019impegno statunitense per un organo pi\u00f9 forte potrebbe creare un terreno favorevole a soluzioni innovative e condivise.<\/p>\n<p><b>Il confronto tra Italia e Germania<\/b><br \/>Sul versante europeo, oltre alle resistenze di Francia e Gran Bretagna ad abbandonare i privilegi connessi alla loro posizione di membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, pesa il divario con le posizioni di Germania e Italia, esponenti di spicco rispettivamente del G4 e del gruppo UfC. Qualche segnale di apertura si pu\u00f2 cogliere da entrambe le parti. Il programma del nuovo governo di coalizione tedesco (formato da liberali e cristiano-democratici) pone una maggiore enfasi  sulla creazione di un seggio europeo, anche se nel frattempo la Germania resta pronta ad assumersi maggiori responsabilit\u00e0 in Consiglio di Sicurezza e ha avanzato la sua candidatura per un seggio non permanente nel 2011\/12.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, dal canto suo, ha presentato in aprile una piattaforma negoziale che ammorbidisce le posizioni  avanzate dall\u2019UfC del 2005, parla di seggio europeo come obiettivo di lungo periodo e si dice disposta ad accettare soluzioni intermedie. In particolare, l\u2019Italia ha elaborato una proposta pragmatica, che mira ad assicurare &#8211; nelle parole del Ministro degli esteri Frattini &#8211; una presenza istituzionale dell\u2019Ue in Consiglio di Sicurezza attraverso l\u2019istituzione di un seggio a rotazione tra i Paesi europei. Ci\u00f2 servirebbe ad aggirare l\u2019ostacolo, per ora insormontabile, della revisione della Carta Onu, la quale stabilisce che soltanto gli Stati possono diventare membri dell\u2019organizzazione. Resta da vedere se questa volta gli altri membri dell\u2019Ue sosterranno la proposta dell\u2019Italia, evitando che essa naufraghi come altre iniziative analoghe negli anni passati.<\/p>\n<p><b>Le potenzialit\u00e0 del Trattato di Lisbona<\/b><br \/>Certo \u00e8 che sulle posizioni dei membri europei del Consiglio di Sicurezza (permanenti e non permanenti) peser\u00e0 l\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Tra le innovazioni destinate ad incidere maggiormente sulla rappresentanza europea alle Nazioni Unite compare non tanto il riconoscimento formale della personalit\u00e0 giuridica internazionale per l\u2019Ue, quanto la creazione della figura dell\u2019Alto Rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune. Assistito da un servizio europeo per l\u2019azione esterna &#8211; composto da funzionari del Consiglio, della Commissione e dei servizi diplomatici degli Stati membri &#8211; l\u2019Alto Rappresentante dovr\u00e0 incarnare il volto e la voce dell\u2019Unione nel mondo.<\/p>\n<p>Se le nuove forme di rappresentanza dell\u2019Unione presso le Nazioni Unite saranno dettate in larga misura dai delicati equilibri istituzionali interni, e soprattutto dal negoziato tra l\u2019apparato burocratico di Consiglio e Commissione, il ruolo che l\u2019Ue \u00e8 destinata a giocare nell\u2019organizzazione mondiale dipender\u00e0 dalla forza delle idee politiche che gli Stati membri sapranno avanzare. Un fronte europeo compatto sulla riforma del Consiglio di Sicurezza darebbe un contributo concreto al proclamato impegno per il rafforzamento dell\u2019Onu e all\u2019attuazione del \u201cmultilateralismo efficace\u201d.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1319\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019eroica missione del nuovo ministro degli esteri dell\u2019Ue <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1245\" target= \"blank\"><b><u> Seggio europeo all\u2019Onu: pio desiderio o possibilit\u00e0 concreta?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Pirozzi: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=116\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019Italia e la riforma del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito sulla riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha compiuto 15 anni, ma i desideri espressi dai 192 membri dell\u2019organizzazione non trovano ancora la loro realizzazione. 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