{"id":13410,"date":"2009-12-14T00:00:00","date_gmt":"2009-12-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-cinque-sfide-dellalleanza-atlantica\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:24","slug":"le-cinque-sfide-dellalleanza-atlantica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/le-cinque-sfide-dellalleanza-atlantica\/","title":{"rendered":"Le cinque sfide dell&#8217;Alleanza Atlantica"},"content":{"rendered":"<p>La Nato cerca di cambiare pelle, ed \u00e8 quindi normale che il vertice periodico in formato \u201cministri degli esteri\u201d svoltosi a Bruxelles il 3 e 4 dicembre abbia avuto un\u2019agenda assai sostanziosa. Importante non solo per gli argomenti trattati, ma soprattutto perch\u00e9 quanto concordato su uno di essi, l\u2019Afghanistan, sar\u00e0 la base per la posizione dell\u2019Alleanza nella conferenza internazionale che si terr\u00e0 a Londra il prossimo 28 gennaio.  Ma la Nato non \u00e8 solo questo, anche se quanto accade in Afghanistan ne riassume in un certo senso molte problematiche.<\/p>\n<p>La concessione alla Bosnia-Erzegovina e Montenegro del Map (<i>Membership Action Plan<\/i>), il programma di cooperazione preparatorio all&#8217;adesione non \u00e8 un passo di importanza secondaria, come pure le ulteriori aperture alla Serbia, il rilancio del partenariato con Mosca ed il nuovo quadro della difesa antimissile, dopo la recente rinuncia di Obama allo schieramento in Polonia e nella Repubblica Ceca. Ma il piatto forte, il termini di trasformazione, resta il Nuovo Concetto Strategico dell\u2019Alleanza, lanciato nel vertice  dei Capi di Stato e di Governo di Strasburgo-Kehl.<\/p>\n<p>Per apprezzare il senso della \u201cmetamorfosi\u201d, occorre rifarsi un po\u2019 alla storia dell\u2019Alleanza. Chi avesse sottomano il Manuale della Nato e volesse divertirsi a sfogliarlo, avrebbe la possibilit\u00e0 non solo di percorrerne la storia e di familiarizzare con articolazioni civili e militari invero assai complesse, ma rimarrebbe soprattutto colpito dalla quantit\u00e0 di concetti evolutivi e processi di adattamento che hanno avuto luogo nel tempo. Lentamente nei lunghi anni della Guerra Fredda, e assai pi\u00f9 rapidamente dopo la caduta del muro di Berlino.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 non basta, perch\u00e9 dopo l\u201911 settembre la necessit\u00e0 di cambiamento si \u00e8 fatta davvero impellente, e di conseguenza ne \u00e8 mutata anche la velocit\u00e0. Dall\u2019aprile 1949 a oggi si sono tenuti 23 summit, l\u2019ultimo dei quali \u00e8 quello di quest\u2019anno a Strasburgo-Kehl, mentre il primo \u00e8 da considerarsi non quello della fondazione, nel 1949 a Washington, ma quello del dicembre 1957 a Parigi. \u00c8 qui che si affermarono i principi cui si ispira tuttora l\u2019alleanza, si posero le basi per il suo funzionamento e furono stabilite &#8211; nel cos\u00ec detto Rapporto dei tre Saggi &#8211; le aree di collaborazione non militare. Nei primi 40 anni, durante la guerra fredda, si tennero solamente dieci summit, e nei successivi venti ben tredici. Questo spinge davvero a qualche riflessione sul cambiamento.<\/p>\n<p><b>Un po\u2019 di  Storia<\/b><br \/>Relegato agli atti della Storia &#8211; cos\u00ec almeno speriamo &#8211; il confronto nucleare, il percorso della nuova Nato inizia a Londra nel 1990, dove viene approvata la Dichiarazione sulla trasformazione e sottolineata l\u2019esigenza di cooperazione politica, economica e militare con i paesi dell\u2019Europa centrale e dell\u2019est. Ma il vero, primo passo importante verso la modernizzazione \u00e8 avvenuto con il summit di Roma del 7-8 novembre 1991. \u00c8 infatti a Roma, con l\u2019approvazione di diversi documenti &#8211; i pi\u00f9 noti sono la Dichiarazione di Roma e il nuovo Concetto Strategico &#8211; che vengono gettate le basi per la Nato di oggi.<\/p>\n<p>Al vertice di Bruxelles del 1995 sono poi approvate la <i>Partnership for Peace <\/i>(PfP), le misure per dare contenuto all\u2019Identit\u00e0 europea di sicurezza e difesa (Esdi) e la disponibilit\u00e0, su richiesta dell\u2019Onu, a compiere attacchi aerei selettivi in Bosnia-Erzegovina. A Parigi nel maggio1997 veniva istituito un Consiglio permanente Nato-Russia e in luglio, a Madrid, si aggiorna il Concetto Strategico e si invitavano all\u2019adesione la Repubblica Ceca, l\u2019Ungheria e la Polonia. A Washington, nel summit del cinquantenario dell\u2019aprile 1999, viene adottato il <i>Membership Action Plan <\/i>(Map) per preparare le successive adesioni e si lancia l\u2019iniziativa sulle armi di distruzione di massa Wmd). A Pratica di Mare, nel 2002, si d\u00e0 nuova veste al Consiglio Nato-Russia, mentre a Praga si enfatizza la politica delle \u201cporte aperte\u201d, invitando Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. Viene inoltre deciso un supporto militare ai paesi dell\u2019Alleanza gi\u00e0 impegnati in Afghanistan.<\/p>\n<p>Segue, nel giugno 2004, il vertice di Istanbul, dove si prendono decisioni destinate ad impegnare a lungo l\u2019Alleanza. Tra queste, la graduale espansione delle operazioni Isaf a tutto l\u2019Afghanistan e la creazione di 19 gruppi provinciali di ricostruzione (Prt). Si lancia anche la cos\u00ec detta Iniziativa di Cooperazione di Istanbul verso i Paesi del Medio-Oriente \u201callargato\u201d. Nel febbraio 2005, a Bruxelles, il summit accusa segni di incertezza e si limita a riaffermare il supporto Nato per la stabilit\u00e0 nei Balcani, in Afghanistan e in Iraq, ripromettendosi, nel frattempo, di rafforzare la <i>partnership <\/i>tra Nato e Unione Europea. <\/p>\n<p>A Riga, a novembre 2006, \u00e8 richiesto agli Stati membri uno sforzo maggiore per l\u2019espansione dell\u2019Isaf e si invitano Bosnia, Montenegro e Serbia a partecipare alla <i>Partnership for Peace<\/i> (PfP). Parallelamente, si chiede pi\u00f9 impegno per stabilizzare il Kosovo. <\/p>\n<p>Nel 2008 \u00e8 il turno di Bucarest, ma l\u2019agenda limita i lavori alla valutazione degli impegni militari (Afghanistan e Kosovo), all\u2019invito ad Albania e Croazia e a un principio di accordo  sul nome della Macedonia. Sotto il profilo dottrinale, risultato di rilievo \u00e8 la decisione dei Capi di Stato e di Governo di procedere nella gestione delle crisi secondo il cos\u00ec detto <i>Comprehensive Approach<\/i>. Al di l\u00e0 di questo faticoso percorso, patrimonio della Nato \u00e8 la dotazione di procedure che la rendono unica  per capacit\u00e0 di <i>crisis management<\/i> e di intervento.<\/p>\n<p><b>Uno sguardo critico<\/b><br \/>Se ci\u00f2 ha salvato l\u2019identit\u00e0 della Nato, ripropone il problema della sua utilizzazione  come braccio operativo dell&#8217;Onu, ai fini dell\u2019applicazione dei capitoli VI e VII della Carta. Oggi la Nato, obbligata dai compiti che si \u00e8 autoconferita, sembra quasi ostaggio dei suoi stessi principi, e sovente soffre di una contraddizione tra gli accordi sottoscritti nei summit e un&#8217;evidente riluttanza degli Stati a fornire le risorse per onorarli. Non di rado, si \u00e8 trovata ad affrontare in parallelo, a pettine, un misto di problemi che, con le forze rese disponibili, forse era meglio affrontare singolarmente.<\/p>\n<p>L\u2019Afghanistan, dove si \u00e8 cercato di fare tutto e di pi\u00f9 prima di conseguire un sufficiente grado di controllo del territorio, ne \u00e8 esempio eloquente. Kabul a parte, il livello di risoluzione dei problemi affrontati dalla Nato non appare per nulla soddisfacente. Se nei Balcani 15 anni or sono \u00e8 stata fermata una strage, oggi ci si rende conto che la risoluzione del problema richieder\u00e0 un cambio generazionale nelle leadership locali e che il metodo della settorializzazione comporta la permanenza di truppe a tempo indefinito. Se ci\u00f2 ha consentito di evitare altri morti, ha anche perpetuato la crisi, mantenendola congelata.<\/p>\n<p>Idem per il Kosovo, dove si sono creati precedenti che qualcuno ha gi\u00e0 cercato di sfruttare. L\u2019allargamento ai paesi dell\u2019est ha avuto successo, ma ora si contrappone alla politica di avvicinamento Nato-Russia che, nonostante le ottime premesse, stenta a decollare e sovente regredisce. Intanto, dopo le dispute tra Gazprom e Ucraina, i nuovi membri dell\u2019est chiedono una politica di sicurezza energetica pi\u00f9 ferma nei confronti della Russia. Ma la Nato nicchia. Gli stati hanno aderito all\u2019invito lanciato a Riga a un maggiore impegno nelle operazioni, ma gli incrementi sono lenti, non risolutivi, e solo gli Stati Uniti &#8211; ispiratori dell\u2019appello &#8211; hanno sinora risposto in modo concreto e sostanziale.<\/p>\n<p>Anche il rapporto Nato-Unione Europea sta procedendo a bassa velocit\u00e0 e con alterne vicende, non agevolato dalle diverse visioni del mondo. Pu\u00f2 darsi che l\u2019attuale tentativo americano di rilanciare il multilateralismo serva a migliorarlo, ma \u00e8 tutto da dimostrare. Le differenti opinioni sulla crisi economica &#8211; come \u00e8 risultato evidente nei vertici del G20 &#8211; e un\u2019eventuale fallimento della politica della mano tesa, potrebbero ben presto spingere gli Stati Uniti verso un nuovo decisionismo, con decadimento dell\u2019interesse per la Nato e per la stessa Europa. Ma con un\u2019America defilata, la capacit\u00e0 contrattuale della Nato non sarebbe molto dissimile da quella dell\u2019Unione. Ovvero, assai scarsa. Se cos\u00ec fosse, per l\u2019Alleanza si potrebbe profilare una nuova crisi di identit\u00e0, mentre il ritorno della Francia difficilmente varr\u00e0 ad agevolare i rapporti tra gli alleati.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare una visione pessimistica, ma non lo \u00e8. \u00c8 solo un apprezzamento, disincantato ma  realistico, del lungo percorso dell\u2019Alleanza dopo la caduta del muro. Ma \u00e8 anche un tentativo di affrancare il giudizio dalle tentazioni del politicamente corretto, riconoscendo onestamente che la strada della Nato non \u00e8 affatto in discesa e che l\u2019impegno, anche militare, \u00e8 destinato a perpetuarsi in vari luoghi del mondo. Pare proprio, paradossalmente, che l\u2019utopia della pace pretenda una guerra infinita.<\/p>\n<p><b>Cinque nodi da sciogliere <\/b><br \/>          Qualche segnale di miglioramento \u00e8 venuto dal recente vertice di Strasburgo-Kehl, dove l\u2019Alleanza ha dato l\u2019avvio &#8211; con il ritardo che normalmente compete alle decisioni storiche &#8211; ad un\u2019ulteriore ripensamento di s\u00e9 stessa, per vincere le sfide attuali e, con una certa lungimiranza, anche quelle future. L\u2019Afghanistan effettivamente ha suonato il campanello d\u2019allarme, ma l\u2019esigenza di rigenerazione non deriva solo da questo. Ci sono almeno quattro buone ragioni per cui \u00e8 necessario rinnovare.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che d\u2019ora in poi i paesi membri vorranno veder legittimato con maggiore certezza, prima di autorizzarlo, l\u2019uso della forza in operazioni che superino il concetto di autodifesa. La seconda ragione consiste nella necessit\u00e0 di dare un\u2019interpretazione allargata all\u2019articolo 5, la cui applicazione, votata all\u2019unanimit\u00e0 e a caldo subito dopo l\u201911 settembre, ha posto di fatto la Nato in uno stato di guerra. \u00c8 evidente come, in un mondo globalizzato, i limiti che si era posta nel 1999 siano ora d\u2019impaccio. <\/p>\n<p>La terza ragione \u00e8 che la Nato deve cambiare &#8211; o almeno chiarire &#8211; le sue relazioni con l\u2019Unione Europea e con l\u2019Onu, e qui la questione \u00e8 reciproca. Se non lo fa, rischia di diventare di volta in volta il braccio armato dell\u2019Onu, o una \u201ccoalizione di volonterosi\u201d, o tutte e due le cose, snaturando la sua identit\u00e0. Il quarto motivo, che discende dal terzo, riguarda soprattutto i membri dei paesi che sono anche parte della Ue, i quali temono, confrontandosi su questi temi e sui rapporti con la Russia, di compromettere la costruzione della casa europea e sarebbero quindi contenti di non smuovere troppo le cose, mantenendo per quanto possibile lo <i>status quo<\/i>.<\/p>\n<p>Vi sarebbe, poi, anche una quinta ragione, meno esplicita, perch\u00e9 la pelle dell\u2019Alleanza debba e possa cambiare in fretta: la Russia sta gi\u00e0 modificando la propria dottrina strategica e ben presto potremmo avere da Mosca annunci importanti. Ad ogni modo, dopo il summit a livello di Capi di Stato e di Governo di Strasburgo-Kehl, la conferenza dei ministri degli esteri della Nato tenuta la settimana scorsa a Bruxelles potrebbe rappresentare proprio quel colpo di reni necessario a dare impulso al cambiamento su tutto il fronte, dall\u2019Afghanistan al nuovo concetto strategico, dal nucleare ai rapporti con l\u2019Onu e la Ue, dalle relazioni con la Russia al problema della sicurezza energetica. In tutto questo, ci sarebbero anche le premesse perch\u00e9 il ruolo dell\u2019Italia, con un po\u2019 pi\u00f9 di impegno, non sia affatto secondario.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1328\" target= \"blank\"><b><u>Il dubbio amletico della Nato <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>A. Marrone: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1338\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia e la Nato del futuro<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Nato cerca di cambiare pelle, ed \u00e8 quindi normale che il vertice periodico in formato \u201cministri degli esteri\u201d svoltosi a Bruxelles il 3 e 4 dicembre abbia avuto un\u2019agenda assai sostanziosa. 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