{"id":13420,"date":"2009-12-14T00:00:00","date_gmt":"2009-12-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-al-comando-della-flotta-anti-pirati\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:24","slug":"litalia-al-comando-della-flotta-anti-pirati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/litalia-al-comando-della-flotta-anti-pirati\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia al comando della flotta anti-pirati"},"content":{"rendered":"<p>L\u201911 dicembre l\u2019Italia ha assunto il comando dell\u2019operazione Eunavfor-Atalanta, la missione navale dispiegata dall\u2019Unione europea nel dicembre 2008, e recentemente rinnovata per un altro anno. La missione ha il compito di contrastare la pirateria nelle acque dell\u2019Oceano Indiano. Il contrammiraglio Giovanni Gumiero, subentrato al commodoro Pieter Bindt della Marina olandese, manterr\u00e0 la guida della missione in qualit\u00e0 di <i>Force Commander <\/i>fino ad aprile 2010. <\/p>\n<p>La nave rifornitrice Etna Borsini ha il compito di nave di bandiera della Forza Navale europea, composta anche da unit\u00e0 francesi, spagnole, tedesche e norvegesi. Con questo nuovo incarico &#8211; che si aggiunge al comando della componente marittima della missione Unifil in Libano assunto il 30 novembre scorso &#8211; l\u2019Italia conferma  il suo ruolo di importante contributore ad operazioni marittime anti pirateria. Gi\u00e0 nel 2005 l\u2019Italia, prima tra gli europei, aveva infatti assunto un impegno in tal senso con l\u2019operazione Mare Sicuro. Ha continuato poi negli anni successivi con la partecipazione ad <i>Allied Provider<\/i>, la prima missione Nato di contrasto alla pirateria (ottobre-dicembre 2008), comandata dallo stesso Gumiero e oggi sostituita da <i>Ocean Shield<\/i>, e alla stessa missione Atalanta da aprile a settembre 2009.<\/p>\n<p><b>Le incognite per il comando italiano <\/b><br \/>Nonostante l\u2019imponente dispiegamento internazionale che vede la triplice presenza dell\u2019Ue, della Nato e della coalizione multinazionale Ctf-151 a guida americana, oltre alle Marine di diversi paesi presenti a titolo individuale, i dati sulla pirateria nella regione sono ancora allarmanti.<\/p>\n<p>L\u2019<i>International Maritime Bureau <\/i>riferisce infatti che il numero degli attacchi avvenuti nei primi nove mesi del 2009 nelle acque al largo della Somalia (147) \u00e8 oltre il doppio di quello registrato nello stesso periodo dell\u2019anno precedente (63), con nuovi recenti picchi in coincidenza della fine del Ramadan e della stagione monsonica. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 tuttavia una nota positiva: il numero dei sequestri \u00e8 in diminuzione, da una media di circa uno su tre nel 2008 a quella di uno su nove nel 2009. Tra quelli ancora in corso ce ne sono alcuni eccellenti, come l\u2019ultimo della superpetroliera greca Maran Centaurus, diretta verso gli Stati Uniti e ora all\u2019ancora di fronte alla costa somala.<\/p>\n<p>Nonostante una recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, abbia ulteriormente rafforzato la determinazione dei diversi attori presenti nell\u2019area nella lotta alla pirateria,  il compito rimane tanto complesso quanto ambizioso. <\/p>\n<p>Le navi da proteggere sono numerose (ai compiti di Atalanta si aggiunge ora anche la scorta ai mercantili della missione in Somalia dell\u2019Unione Africana &#8211; Amisom) e il raggio d\u2019azione  \u00e8 molto vasto. Negli ultimi mesi si sta inoltre assistendo ad una progressiva estensione dell\u2019area, fino al sud del Mar Rosso, lo stretto di Bab al Mandab, la costa est dell\u2019Oman e le Seychelles. A fronte di ci\u00f2, la creazione di una <i>Maritime Security Patrol Area<\/i>, una sorta di corridoio di transito che i mercantili dovrebbero privilegiare per arrivare fino a Suez, si \u00e8 rivelata vincente, permettendo di concentrare le (poche) risorse a disposizione in un territorio pi\u00f9 ristretto.<\/p>\n<p><b>Maggiore coordinamento<\/b><br \/>L\u2019assenza di un comando unificato non sembra pi\u00f9 rappresentare un problema per il coordinamento tra le varie forze in campo. Si \u00e8 infatti giunti ad una divisione <i>de facto <\/i>e non ufficiale delle responsabilit\u00e0 tra le varie missioni, e grazie anche a frequenti incontri al vertice \u00e8 stato possibile superare il limite di mandati e aree d\u2019azione spesso sovrapposti. A tal proposito, in un\u2019intervista rilasciata nel novembre scorso a <i>Jane\u2019s Defence Weekly<\/i>, il Commodoro Steve Chick, a capo della missione anti-pirateria della Nato, ha spiegato che mentre Atalanta concentra la sua attenzione sul bacino somalo, <i>Ocean Shield <\/i>monitora diversi punti caldi nel Golfo di Aden, e i paesi presenti nell\u2019area a titolo individuale hanno generalmente il compito di scortare i mercantili verso zone pi\u00f9 sicure.<\/p>\n<p>La riuscita  delle azioni anti-pirateria dipende tuttavia non solo dalla quantit\u00e0 &#8211; ancora insufficiente &#8211; ma anche dalla qualit\u00e0 dei mezzi disponibili. Sotto quest\u2019ultimo profilo, \u00e8 lecito avanzare alcuni dubbi, come pi\u00f9 volte lamentato anche da alcuni operatori sul campo. Questi ultimi hanno infatti spesso rilevato che la grande dimensione delle navi militari, pur rappresentando da sola un ottimo deterrente, le rende  poco adatte a inseguire le rapide imbarcazioni dei pirati o a distinguerli dalle comuni barche di pescatori.<\/p>\n<p>Da qui la scelta di utilizzare anche elicotteri o altri velivoli per il pattugliamento marittimo (<i>Maritime Patrol Aircraft<\/i>, Mpa). La scelta americana di dispiegare \u201cdrones\u201d disarmati per attivit\u00e0 di controllo sembra proprio rispondere a quest\u2019esigenza. Il Consiglio Ue del 17 novembre scorso si \u00e8 invece dichiarato soddisfatto dei mezzi di pattugliamento finora resi disponibili, pur rilevando la necessit\u00e0 di ulteriori sforzi. Si tratta di un\u2019esigenza cui l\u2019Ue e anche l\u2019Agenzia europea per la difesa (Eda) stanno dedicando crescente attenzione, con la scelta di avviare programmi di cooperazione congiunti nel settore della sorveglianza marittima e della <i>situation awareness<\/i>.<\/p>\n<p><b>Le priorit\u00e0 dell\u2019Italia<\/b><br \/> Le priorit\u00e0 che l\u2019Italia dovrebbe sostenere nei sei mesi di permanenza al comando della flotta europea riguardano il coordinamento, la sorveglianza marittima e il <i>capacity building<\/i>. Dal punto di vista del coordinamento, l\u2019Italia dovrebbe continuare sulla strada gi\u00e0 tracciata dai suoi predecessori, intensificando la cooperazione e lo scambio di informazioni con gli altri attori anche su base non ufficiale.  Sarebbe tuttavia auspicabile estendere la cooperazione  anche ad altri paesi limitrofi, pianificando attivit\u00e0 di pattugliamento congiunte, quali quelle gi\u00e0 avviate con le Seychelles, la cui Guardia Costiera ha gi\u00e0  operato con Eunavfor per sventare un attacco e procedere poi alla cattura dei pirati.<\/p>\n<p>L\u2019Italia  \u00e8 inoltre sempre stata sensibile alla sorveglianza marittima, promuovendo l\u2019estensione del Vtms (<i>Vessel Traffic Monitoring System<\/i>) anche ad aree extra europee interessate dalla pirateria. In quest\u2019ottica la societ\u00e0 <i>Selex Sistemi Integrati<\/i>, del gruppo Finmeccanica,  ha recentemente completato in Yemen il primo lotto operativo del sistema. Quest\u2019ultimo, una volta terminato, dovrebbe dare un efficace contributo alla lotta alla pirateria, permettendo di ottenere, grazie alla  tecnologia satellitare, una mappa piuttosto dettagliata della zona interessata e individuando quanto sfugge ai radar tradizionali. In un prossimo futuro, si potrebbe allora pensare di riuscire ad allertare le navi potenziali vittime di un attacco e coordinare le eventuali risposte di elicotteri e motovedette.<\/p>\n<p>La rilevanza del <i>capacity building<\/i> deriva, infine, dal riconoscimento che la soluzione del problema della pirateria si trova non tanto in mare quanto sulla terra ferma, ovvero nel ripristino della pace e della stabilit\u00e0 in Somalia. Da un lato \u00e8 dunque necessario ricostruire forze locali oggi assenti o estremamente deboli e prepararle a gestire autonomamente le proprie problematiche. Dall\u2019altro \u00e8 necessario preparare \u201csoluzioni locali ai problemi locali\u201d permettendo alle potenze occidentali, ancora provate dalla drammatica esperienza degli anni Novanta, di non farsi risucchiare dal caos somalo.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha tutte le potenzialit\u00e0 per fornire un importante contributo anche in questo settore, avendo ad esempio gi\u00e0 avviato in Yemen programmi di addestramento congiunto che potrebbero essere estesi anche alle forze somale. \u00c8 quindi auspicabile che l\u2019Italia, anche in virt\u00f9 del suo storico coinvolgimento nelle vicende somale e del suo attivismo pi\u00f9 volte palesato, possa farsi promotrice, insieme con altri paesi europei gi\u00e0 disponibili, di una prossima missione Pesd tesa alla formazione di oltre duemila unit\u00e0 delle forze di sicurezza somale, attualmente allo studio del Consiglio Ue.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che, tuttavia, sembra ancora mancare \u00e8 una strategia  condivisa per affrontare in modo strutturale il problema politico della Somalia. Quel <i>comprehensive approach <\/i>da molti, a ragione, evocato sembra ancora lontano dai confini somali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>V. Miranda: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1076\" target= \"blank\"><b><u>Guerra alla pirateria: salto di qualit\u00e0 nel 2009?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1007\" target= \"blank\"><b><u>Il ritorno della pirateria<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>F. Caffio: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1194\" target= \"blank\"><b><u>I Paesi arabi del Mar Rosso contro la pirateria<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u201911 dicembre l\u2019Italia ha assunto il comando dell\u2019operazione Eunavfor-Atalanta, la missione navale dispiegata dall\u2019Unione europea nel dicembre 2008, e recentemente rinnovata per un altro anno. 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