{"id":13440,"date":"2009-12-20T00:00:00","date_gmt":"2009-12-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gas-e-sfere-di-influenza-in-asia-centrale\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:23","slug":"gas-e-sfere-di-influenza-in-asia-centrale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/gas-e-sfere-di-influenza-in-asia-centrale\/","title":{"rendered":"Gas e sfere di influenza in Asia centrale"},"content":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi Turkmenistan e Cina hanno inaugurato un nuovo gasdotto che collega i ricchi giacimenti turkmeni al sistema di distribuzione energetica cinese. Oltre ai due presidenti Gurbanguly Berdimuhammedov  e Hu Jintao, erano presenti all\u2019evento autorit\u00e0 dei paesi dell\u2019Asia centrale. Mancavano invece i rappresentanti iraniani, che pure erano stati invitati, e quelli russi, la cui partecipazione non era prevista. L\u2019avvenimento, comprese le assenze eccellenti di Russia e Iran, lascia immaginare un possibile mutamento di scenario in Asia centrale, con la Cina intenzionata a far valere il suo crescente peso specifico al suo confine sud-occidentale. Le  ripercussioni sugli assetti regionali, ma anche sulle relazioni tra l\u2019Europa, la Cina e altri paesi, come la Russia,  potrebbero essere di non poco momento.<\/p>\n<p><b>La nuova via del gas <\/b><br \/>L\u2019impronta cinese in Asia centrale si manifesta nella costruzione del gasdotto che collega il ricco giacimento turkmeno di Bagtyyarlyk alle infrastrutture energetiche cinesi nella provincia dello Xinjiang. La prima sezione del gasdotto, costruita da un consorzio internazionale guidato dalla China National Petroleum Corporation, \u00e8 lunga circa 1800 chilometri e attraversa i territori di Uzbekistan e Kazakhstan. Nel 2010 il gasdotto sar\u00e0 in grado di trasportare in territorio cinese 10 miliardi di metri cubi di gas centroasiatico, che dovrebbero diventare 40 entro il 2012, quando sar\u00e0 ultimata anche la seconda sezione del progetto che collegher\u00e0 i giacimenti kazaki alla provincia della Cina occidentale.<\/p>\n<p>L\u2019inaugurazione del gasdotto sino-turkmeno avviene in un momento estremamente delicato delle relazioni tra Ashgabat e Mosca. La Russia, sia durante il periodo sovietico che in seguito all\u2019indipendenza turkmena, ha di fatto mantenuto un monopolio sulle esportazioni di idrocarburi della repubblica caspica, controllando oltre il 90% della sua rete energetica. Berdimuhammedov, che \u00e8 salito al potere nel gennaio 2006, ha per\u00f2 puntato a ridurre l\u2019influenza russa, con l\u2019obiettivo di trarre maggiori profitti dall\u2019esportazione di idrocarburi. Lo scorso aprile una misteriosa esplosione presso la sezione turkmena del Central Asia-Center pipeline, un sistema di gasdotti controllato da Gazprom, il gigante russo del gas, ha interrotto le esportazioni verso la Russia, che da allora non sono state pi\u00f9 ripristinate, aprendo una frattura nelle relazioni tra Ashgabat e Mosca.<\/p>\n<p>Nel 2003, durante la presidenza di Saparmurat Niyazov, il Turkmenistan aveva siglato con Gazprom un contratto di fornitura per 90 miliardi di metri cubi annui fino al 2028, confermato da un accordo del 2007 (sottoscritto da Berdimuhammedov) per la costruzione di un nuovo gasdotto caspico in grado di assicurare la fornitura dei quantitativi stabiliti. Sebbene il Turkmenistan sia comunemente considerato uno dei grandi attori globali nel settore del gas naturale, stenta a raggiungere i livelli di estrazione necessari ad assicurare le forniture concordate negli ambiziosi contratti con Mosca e Pechino. La partita del gas turkmeno coinvolge anche l\u2019Unione europea, che nella sua schizofrenica corsa alla diversificazione energetica ritiene ancora plausibile fare affidamento sulle esportazioni garantite dal Turkmenistan nell\u2019aprile 2008.<\/p>\n<p><b>L\u2019ascesa cinese<\/b><br \/>La crescente influenza cinese in Asia centrale rischia di spazzare in un solo colpo i piani egemonici di Mosca sulla regione e le pie illusioni dell\u2019Ue. Sin dal crollo dell\u2019Unione Sovietica, il governo cinese ha progressivamente rafforzato i legami con i governi centrasiatici. E la presenza di Pechino non si fa sentire soltanto nel settore energetico, ma anche in quello commerciale e della sicurezza.<\/p>\n<p>La Shangai Cooperation Organization (Sco), ad esempio, sebbene includa tra i suoi membri anche la Russia, tende a configurarsi sempre pi\u00f9 come uno strumento di Pechino per rafforzare la propria presenza nella regione.  Va ricordato che nell\u2019estate 2008 sia la Cina che i membri centrasiatici dell\u2019organizzazione (Kazakhistan, Kyrgyzstan, Tagikistan e Uzbekistan) hanno preso le distanze dall\u2019intervento russo in Georgia, rifiutandosi di riconoscere le due repubbliche secessionistiche di Abkhazia e Ossezia del Sud. Concepita un po\u2019 velleitariamente come possibile controaltare militare della Nato, nei fatti l\u2019organizzazione funziona principalmente come forum di discussione su questioni che spaziano dalla sicurezza alle relazioni commerciali.<\/p>\n<p>Nel settore della sicurezza Pechino ha trovato un importante denominatore comune con i governi delle ex-repubbliche sovietiche nella lotta contro il fondamentalismo di matrice islamica, che rappresenta una minaccia per la stabilit\u00e0 sia della provincia cinese dello Xinjiang che dei paesi dell\u2019Asia centrale. Nel marzo 2009 la Sco ha organizzato una <i>Special Conference on Afghanistan<\/i>, con l\u2019obiettivo di rafforzare il ruolo dell\u2019organizzazione nella promozione della stabilit\u00e0 regionale e per la realizzazione di azioni comuni contro il terrorismo, il traffico di droga e il crimine organizzato anche attraverso il coinvolgimento delle autorit\u00e0 afghane.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni si sono intensificati anche gli scambi commerciali tra la Cina e le repubbliche centrasiatiche. Tra il 2002 ed il 2005 sono pi\u00f9 che triplicati. Nel 2008 hanno raggiunto un valore di pi\u00f9 di 19 miliardi di euro. Il dato \u00e8 particolarmente interessante se si considera che nello stesso anno gli scambi con la Russia, per anni principale attore politico-economico in Asia Centrale, sono stati di poco superiori, attestandosi attorno ai 20 miliardi euro. L\u2019incremento dei traffici energetici tra Cina, Kazakhistan e Turkmenistan previsto per i prossimi anni porter\u00e0 presumibilmente ad uno storico sorpasso.<\/p>\n<p><b>Implicazioni per l\u2019Europa<\/b><br \/>La competizione sino-russa in Asia centrale ha alcune importanti implicazioni per l\u2019Europa.Sta emergendo innanzitutto  che il tanto temuto asse tra Mosca e Pechino \u00e8 pi\u00f9 immaginario che reale. Soltanto un paio di mesi fa, in occasione dell\u2019accordo tra i due governi su una serie di ricchi contratti commerciali, molti osservatori europei avevano paventato una nuova fase di cooperazione strategica tra Russia e Cina, con conseguenti ripercussioni negative per la sicurezza energetica (ma non solo) dei paesi europei. <\/p>\n<p>L\u2019intesa di massima tra Gazprom e la China National Petro\u00acleum Corporation, che prevedeva una fornitura di 70 miliardi di metri cubi di gas annui nei gasdotti cinesi in cambio di un ingente sostegno finanziario da parte di Pechino, non si \u00e8 per\u00f2 ancora conclusa con la firma di un accordo vincolante. L\u2019inaugurazione del gasdotto sino-turkmeno potrebbe rallentare ulteriormente questo processo, riavvicinando Mosca (se mai se ne fosse allontanata effettivamente) ai suoi partner europei.<\/p>\n<p>Dal punto di vista della sicurezza, l\u2019attivismo cinese potrebbe rappresentare un punto di forza per la lotta contro il terrorismo, il traffico di droga e il crimine organizzato che hanno il loro epicentro nella regione. Sebbene in modi spesso in contrasto con i principi dell\u2019occidente, Pechino ha dimostrato di essere fortemente impegnata (anche attraverso la Shangai Cooperation Organization) a contrastare la diffusione del terrorismo e del fondamentalismo nelle aree limitrofe al suo confine sud-occidentale.<\/p>\n<p>Rinunciando alle proprie velleit\u00e0 di influenza in Asia centrale, l\u2019Europa potrebbe avvantaggiarsi della rivalit\u00e0 energetica tra Mosca e Pechino nella regione per ristabilire un rapporto di  interdipendenza pi\u00f9 equilibrato con la Russia, dalle cui risorse non pu\u00f2 realisticamente prescindere. Al contempo, potrebbe far leva sull\u2019effettiva esigenza di sicurezza della Cina e dei membri centrasiatici della Shanghai Cooperation Organization, per favorire una stabilizzazione concertata del conflitto afghano, dalla quale tutti gli attori coinvolti avrebbero da guadagnare.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>A. Dai Pra: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1224\" target= \"blank\"><b><u>La via dell\u2019Ue al gas del Caspio<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p> A. Marrone: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1220\" target= \"blank\"><b><u>Nabucco e South Stream: complementari o in competizione? <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi Turkmenistan e Cina hanno inaugurato un nuovo gasdotto che collega i ricchi giacimenti turkmeni al sistema di distribuzione energetica cinese. Oltre ai due presidenti Gurbanguly Berdimuhammedov e Hu Jintao, erano presenti all\u2019evento autorit\u00e0 dei paesi dell\u2019Asia centrale. 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