{"id":13450,"date":"2009-12-20T00:00:00","date_gmt":"2009-12-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-modello-italiano-in-afghanistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:23","slug":"il-modello-italiano-in-afghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/il-modello-italiano-in-afghanistan\/","title":{"rendered":"Il modello italiano in Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>Per quanto Herat sia considerata la Dubai (o la Milano, se preferite) dell\u2019Afghanistan, non vi si pu\u00f2 dare per scontata la presenza di strutture quali un ospedale pediatrico o un orfanotrofio femminile. Le hanno realizzate, insieme a molte altre, gli italiani presenti in quella provincia. Non solo militari, ma anche personale del Ministero degli Affari Esteri (Mae)  che operano congiuntamente come <i>Provincial Reconstruction Team<\/i> (Prt).<\/p>\n<p><b>Le difficolt\u00e0 della cooperazione civile-militare<\/b><br \/>In Afghanistan ci sono 26 Prt, distribuiti su 34 province e gestiti complessivamente da 14 paesi (gli americani da soli ne hanno attivati 12). Ad oggi sono gli unici strumenti della missione <i>International Security Assistance Force <\/i>(Isaf) a guida Nato per tentare uno sforzo coordinato di ricostruzione civile\/militare, in linea con il cosiddetto \u201capproccio complessivo\u201d.<\/p>\n<p>Il concetto di Prt prende le mosse dalla dottrina, tipica dei manuali tattici di contro-insurrezione, del \u201c<i>vincere i cuori e le menti<\/i>\u201d: piccole unit\u00e0 addette alla cooperazione civile-militare (Cimic, secondo il gergo Nato) si occupano, oltre che di intrattenere rapporti con la popolazione, di piccoli progetti di ricostruzione, come l\u2019edificazione di una scuola, lo scavo di un pozzo o la consegna di materiale umanitario. L\u2019obiettivo \u00e8 triplice: 1) incrementare il margine di sicurezza dei militari sul territorio; 2) promuovere l\u2019accettazione della missione da parte della popolazione locale; 3) reperire informazioni a fini di <i>intelligence<\/i>. Non si tratta pertanto di un vero e proprio programma di ricostruzione, bens\u00ec di una serie di piccoli progetti spesso scollegati tra loro e del tutto accessori.<\/p>\n<p>Si \u00e8 fatto uno sforzo per migliorare il concetto di Prt sotto un duplice profilo. In primo luogo, superando la subordinazione delle unit\u00e0 Cimic al resto del contingente. Alle unit\u00e0 Cimic \u00e8 stato dato uno \u201cspazio\u201d di autonomia operativa con unit\u00e0 militari permanentemente assegnate in funzione di scorta. In secondo luogo, si \u00e8 cercato di coinvolgere personale proveniente dai Ministeri degli Esteri e dalle agenzie governative per la cooperazione allo sviluppo, nell\u2019intento di elevare la qualit\u00e0 di una ricostruzione intesa <i>latu sensu <\/i>come sostegno alle autorit\u00e0 afghane nella fornitura di beni e servizi essenziali per la popolazione.<\/p>\n<p>Lodevoli intenti, ma che restano perlopi\u00f9 sulla carta. Grazie ad organismi di vertice farraginosi, ma al contempo meramente consultivi, infatti, i contingenti nazionali restano (non a caso) liberi di plasmare i propri Prt conformemente alle rispettive esigenze operative e volont\u00e0 politico-strategiche. Ne consegue una grande eterogeneit\u00e0 di esperienze e risultati, molti dei quali tutt\u2019altro che edificanti.<\/p>\n<p><b>Il modello italiano<\/b><br \/>Gli italiani costituiscono, in questo senso, uno degli esempi maggiormente virtuosi. Il rapporto tra la quantit\u00e0 di progetti realizzati e la disponibilit\u00e0 finanziaria disponibile per realizzarli \u00e8 piuttosto elevato, ma \u00e8 soprattutto sul versante della metodologia progettuale che la nostra unit\u00e0 Cimic riesce ad incarnare al meglio la ragion d\u2019essere e lo spirito di fondo di tale organismo. <\/p>\n<p>Ogni anno redige una lista degli interventi in programma con i relativi importi; gli ambiti di intervento sono stabiliti dalla <i>Commissione Provinciale per lo Sviluppo <\/i>(Pdc), organo eletto che assomma le pi\u00f9 alte cariche provinciali, cos\u00ec da incentivare la capacit\u00e0 di autogoverno degli afghani. Con il Pdc ci si consulta regolarmente per ridurre al minimo i rischi di favoritismi nella selezione dei progetti. I lavori sono poi eseguiti da ditte afghane, la cui affidabilit\u00e0 sia comprovata dal Cimic stesso, una volta vinta la gara d\u2019appalto indetta dal comando italiano.<\/p>\n<p>La parte civile del Prt opera in sostanziale autonomia da quella militare, pur intrattenendo rapporti collaborativi con essa e realizzando sinergie delle quali il succitato ospedale pediatrico costituisce l\u2019esempio pi\u00f9 emblematico: il Cimic ha provveduto alla costruzione dell\u2019edificio, la Cooperazione italiana l\u2019ha cofinanziata, fornendo gli equipaggiamenti, mentre Cesvi, un\u2019organizzazione non governativa (Ong), ha fornito altro materiale e svolge corsi di formazione per il personale. Altre Ong operano nell\u2019area di Herat, anche su progetti nei quali \u00e8 coinvolto il Prt, ma in un\u2019ottica di stretta separazione e distinzione delle attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Certamente, l\u2019efficacia del Prt italiano va relativizzata. In generale, infatti, il meccanismo dei Prt \u00e8 stato per molti versi fallimentare. Per limitarci a un esempio, comune a tutti i Prt, l\u2019apporto dei civili \u00e8 limitatissimo (a Herat sono in 7 su 190 operativi totali) anche a causa delle difficolt\u00e0 di reclutarli. La componente civile, il cui ruolo \u00e8 cruciale per la sostenibilit\u00e0 a lungo periodo della ricostruzione, \u00e8 insomma assolutamente insufficiente. Le Ong presenti in loco lamentano, inoltre, l\u2019ingerenza del Prt nella sfera umanitaria, sostenendo che essa compromette i principi cardine di neutralit\u00e0, imparzialit\u00e0 ed indipendenza.<\/p>\n<p><b>Un\u2019esperienza da valorizzare<\/b><br \/>Certo \u00e8 che se il modello italiano \u00e8 tra i pi\u00f9 efficaci tra i Prt, sorge spontaneo chiedersi come mai gli altri modelli, specie quelli maggiormente caratterizzati da una visione strumentale degli interventi di ricostruzione, non ne siano stati positivamente influenzati. La volont\u00e0 dei singoli paesi Nato di mantenere la propria sfera di autonomia costituisce gi\u00e0 un formidabile ostacolo, ma a ci\u00f2 si aggiunge il dato incontestabile che la situazione nelle varie province afghane \u00e8 talmente diversa e mutevole da rendere difficilmente applicabile un unico modello di intervento. D\u2019altronde gli italiani a Herat hanno potuto beneficare di alcune condizioni favorevoli, tra cui un contesto di sicurezza migliore che altrove e istituzioni provinciali relativamente efficienti ed affidabili, anche grazie alla presenza di un governatore con passaporto statunitense.<\/p>\n<p>Il modello italiano \u00e8 poco conosciuto e per certi versi poco applicabile in altre aree, ma \u00e8 ignorato anche dai nostri stessi vertici politico-militari, da cui sono venuti, specie nell\u2019ultimo anno, segnali preoccupanti circa la volont\u00e0 di accordare priorit\u00e0 assoluta all\u2019azione militare. Il Cimic riceve in un anno la stessa cifra che si spende in un mese per i nostri due Tornado, mentre gli stanziamenti a singhiozzo del Mae inficiano la continuit\u00e0 dei suoi progetti, che sono per definizione di lungo termine. Il pericolo concreto \u00e8 di dissipare il patrimonio di consenso popolare che gli italiani hanno saputo pazientemente costruire negli ultimi quattro anni.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Rossoni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1142\" target= \"blank\"><b><u>Un &#8216;conflitto&#8217; nel conflitto: ricostruzione civile ed attivit\u00e0 militari in Afghanistan<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>G. Gramaglia: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1302\" target= \"blank\"><b><u>La nuova strategia per l\u2019Afghanistan e il ruolo dell\u2019Italia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=147\" target= \"blank\"><b><u>La missione italiana in Afghanistan e l\u2019articolo 11 della Costituzione<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per quanto Herat sia considerata la Dubai (o la Milano, se preferite) dell\u2019Afghanistan, non vi si pu\u00f2 dare per scontata la presenza di strutture quali un ospedale pediatrico o un orfanotrofio femminile. Le hanno realizzate, insieme a molte altre, gli italiani presenti in quella provincia. 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