{"id":13490,"date":"2009-12-22T00:00:00","date_gmt":"2009-12-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/immigrati-aiutarli-a-casa-loro\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:23","slug":"immigrati-aiutarli-a-casa-loro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/immigrati-aiutarli-a-casa-loro\/","title":{"rendered":"Immigrati, \u2018aiutarli a casa loro\u2019 ?"},"content":{"rendered":"<p>Vari esponenti politici hanno proposto di incrementare gli aiuti ai paesi di provenienza degli immigrati al fine di ridurre i flussi migratori, \u201caiutandoli direttamente a casa loro\u201d. Si tratta di una proposta che, tolte le strumentalizzazioni politiche che spesso l\u2019accompagnano, corrisponde al basilare principio che ogni persona dovrebbe poter vivere e prosperare a casa propria, senza essere costretta a cercare altrove la garanzia della sopravvivenza. Ma si tratta di una proposta efficace? E quale tipo di impegni richiede? <\/p>\n<p>Intersos ha reso pubblico un documento che cerca di rispondere a queste domande partendo da dati verificabili e analizzati in modo diversificato. I risultati sono particolarmente interessanti in quanto evidenziano come la riduzione dei flussi verso l\u2019Italia possa dipendere solo in modo molto limitato, nel breve periodo, dall&#8217;incremento degli aiuti ai paesi di provenienza.<\/p>\n<p>Il paradosso della politica degli aiuti L&#8217;analisi dei dati, basata su diversi indicatori (indice dello sviluppo umano, indice degli stati falliti e reddito pro capite), evidenzia infatti che i paesi di origine della gran parte degli immigrati non corrispondono ai criteri e priorit\u00e0 della cooperazione allo sviluppo. Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina, Filippine, Tunisia, per citare alcune delle principali provenienze, non sono infatti tra i paesi pi\u00f9 bisognosi. Meno del 2% degli immigrati in Italia provengono da paesi a grave e diffusa povert\u00e0 (sotto i 1.500 US$ annui pro capite).<\/p>\n<p>Inoltre, la politica degli aiuti finalizzata a far uscire dalla povert\u00e0 i paesi pi\u00f9 poveri potrebbe paradossalmente favorire nel breve periodo un incremento anzich\u00e9 un decremento dei flussi migratori. Dall&#8217;analisi di Intersos scaturisce infatti che i paesi a maggiore emigrazione sono quelli con un reddito pro capite mediamente pari a 5.225 US$ annui, che occupano quindi la fascia mediana nella scala della povert\u00e0 mondiale. Salvo casi di persecuzione o guerra, normalmente i pi\u00f9 poveri non \u201cpossono permettersi\u201d di emigrare. Emigra chi pu\u00f2 farlo, in termini economici, ma anche di maggiori conoscenze, istruzione, salute, capacit\u00e0 di iniziativa, intraprendenza. <\/p>\n<p>Non esiste dunque alcuna correlazione tra aiuti allo sviluppo e migrazioni? Eccome se esiste! Va per\u00f2 presa sul serio, senza limitarsi alle buone intenzioni. Il problema \u00e8 duplice: da un lato, gli aiuti non produrranno, in merito, alcun effetto positivo se continueranno ad essere minimi; dall\u2019altro, occorre una visione politica e strategica di lunga durata, coordinata a livello europeo e internazionale, con programmi di aiuto efficaci e coerenti politiche economiche e commerciali di sostegno, per creare realmente crescita e sviluppo nelle aree pi\u00f9 povere.<\/p>\n<p>Solo quando il livello di vita, economico, sociale e culturale riuscir\u00e0 a soddisfare adeguatamente, \u201ca casa loro\u201d, i bisogni e le aspirazioni familiari dei potenziali migranti e assicurare un futuro decoroso ai loro figli, solo se il loro lavoro sar\u00e0 remunerato adeguatamente e riuscir\u00e0 a garantire una vita dignitosa, la spinta all\u2019emigrazione si affievolir\u00e0 e inizier\u00e0 al contempo quella inversa del ritorno a casa. E non \u00e8 sufficiente che aumenti il reddito pro capite medio; \u00e8 necessario che tale aumento sia abbastanza diffuso e generalizzato da consentire l\u2019eliminazione delle maggiori sacche di miseria.<\/p>\n<p>Cambiare passo per riuscire in questa impresa non baster\u00e0 certo l\u2019attuale limitato impegno italiano per la cooperazione allo sviluppo (0,14% del Pil, il minimo storico in trent\u2019anni di cooperazione, a cui viene aggiunto, scorrettamente, un altro 0,02% per la remissione di crediti inesigibili). Senza quadruplicare da subito le risorse &#8211; onorando gli impegni assunti e pi\u00f9 volte confermati &#8211; e senza una forte assunzione di responsabilit\u00e0, coordinata internazionalmente, senza cio\u00e8 una visione politica lungimirante, si rischia di rimanere allo stadio delle buone intenzioni o peggio della propaganda politica, e di non riuscire pi\u00f9 a governare un fenomeno migratorio che tende inevitabilmente a crescere.<\/p>\n<p>In sintesi, la cooperazione allo sviluppo, collegata ad altre tipologie di aiuto, pubbliche e private, ai paesi in via di sviluppo pu\u00f2 certamente contribuire alla riduzione delle migrazioni <i>nel medio-lungo periodo<\/i>. Ma l\u2019idea di utilizzare <i>tout court <\/i>gli strumenti della cooperazione per ridurre nel breve termine i flussi \u00e8 semplicistica. Determinate azioni, appositamente studiate, possono in alcuni casi avere un immediato impatto (ad es. precisi programmi finalizzati al ritorno), ma la via maestra per rendere davvero efficaci le politiche di aiuto, anche al fine di \u201caiutarli a vivere e crescere a casa loro\u201d, \u00e8 di mettere la cooperazione allo sviluppo al centro delle strategie e scelte politiche dei prossimi decenni, dotandola di risorse e strutture funzionali e operative adeguate e indirizzandola politicamente con visioni globali e di ampio respiro, in coordinamento con gli altri paesi. Una svolta politica a 180 gradi, ma necessaria.<\/p>\n<p>La tabella 1 \u2013 <a href= \"\/Documenti\/Tabella1.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Presenze in Italia e grado di povert\u00e0\/difficolt\u00e0 nel paese di provenienza<\/u><\/b><\/a>, prende in considerazione le 20 comunit\u00e0 di immigrati pi\u00f9 numerose in Italia (le 3 dei paesi Ue non entrano nell\u2019analisi) e verifica se vi sia corrispondenza  tra il numero delle presenze ed una serie di indicatori specifici dei paesi di provenienza (indice dello sviluppo umano (Hdi), indice degli stati falliti (Fsi) e Pil pro capite). I paesi con le pi\u00f9 ampie comunit\u00e0 immigrate in Italia sono solo marginalmente quelli caratterizzati da condizioni di grave povert\u00e0, arretratezza economica o difficolt\u00e0 politico-istituzionali (di cui sono stati evidenziati i primi cinque). <\/p>\n<p>La tabella 2 \u2013 <a href= \"\/Documenti\/Tabella2.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Paesi pi\u00f9 poveri e numero di presenze in Italia<\/u><\/b><\/a> prende in considerazione i 20 paesi con il minore indice di sviluppo umano (Hdi) e ne verifica la consistenza immigratoria in Italia. Per permettere un pi\u00f9 ampio confronto, vengono riportati anche il Pil procapite e l\u2019indice degli stati falliti (Fsi). Solo una minima parte degli immigrati presenti in Italia provengono dai venti paesi maggiormente caratterizzati da condizioni di estrema povert\u00e0: tra l\u20191,5 e il 2% del totale (comprendendo anche gli irregolari).<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Per le altre tabelle e le proposte operative, si veda il <a href= \"http:\/\/www.intersos.org\/italia_migrazione.htm\" target= \"blank\"><b><u> documento completo<\/u><\/b><\/a> di Intersos.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1334\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019Italia e l\u2019immigrazione, tra fobie e integrazione<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>F. Pastore: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1335\" target= \"blank\"><b><u> Immigrazione: cosa vogliono davvero le opinioni pubbliche<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vari esponenti politici hanno proposto di incrementare gli aiuti ai paesi di provenienza degli immigrati al fine di ridurre i flussi migratori, \u201caiutandoli direttamente a casa loro\u201d. Si tratta di una proposta che, tolte le strumentalizzazioni politiche che spesso l\u2019accompagnano, corrisponde al basilare principio che ogni persona dovrebbe poter vivere e prosperare a casa propria, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[91],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13490"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13490"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13490\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63743,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13490\/revisions\/63743"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13490"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13490"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13490"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}