{"id":13510,"date":"2009-12-23T00:00:00","date_gmt":"2009-12-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-e-le-missioni-civili-dellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:22","slug":"litalia-e-le-missioni-civili-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/litalia-e-le-missioni-civili-dellue\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e le missioni civili dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Le missioni civili dell\u2019Unione europea dovrebbero puntare a conquistare \u201ci cuori e la menti\u201d delle  popolazioni locali, condizione essenziale perch\u00e9 le attivit\u00e0 di stabilizzazione e ricostruzione post-conflitto abbiano successo. Il seminario su \u201cL\u2019Italia nelle missioni civili Pesd\u201d organizzato dal Ministero degli affari Esteri (Mae) e dall\u2019Istituto Affari Internazionali  (Iai) a inizio novembre ha avuto il merito di promuovere una conoscenza e analisi pi\u00f9 approfondita di queste missioni anche in vista di un miglioramento qualitativo del contributo italiano, gi\u00e0 elevato dal punto di vista quantitativo (l\u2019Italia \u00e8 il secondo contributore di personale civile nelle missioni dell\u2019Ue). Un recente studio dell\u2019<i>European Council on Foreign Relations<\/i>, infatti, non pone l\u2019Italia in cima alla classifica dei paesi che hanno partecipato pi\u00f9 efficacemente alle missioni civili Pesd, soprattutto per le carenze nei meccanismi di reclutamento e formazione del personale civile non di polizia.<\/p>\n<p><b>Il ruolo delle organizzazioni della societ\u00e0 civile<\/b><br \/>Al seminario sono state formulate  varie <a href= \" http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Comunicati\/MissioniPESD-Comunicato3.pdf\" target= \"blank\"><b><u>raccomandazioni<\/u><\/b><\/a>, fra cui alcune dirette ad accrescere il coinvolgimento nelle missioni di personale proveniente da ambienti estranei alle amministrazioni centrali dello Stato. La domanda da porsi \u00e8 se, come e quando coinvolgere esperti <i>free-lance <\/i>di organizzazioni della societ\u00e0 civile (Osc), del mondo scientifico, del settore privato o liberi professionisti. L\u2019Italia sembra prestare meno attenzione a questo aspetto rispetto ad altri paesi, laddove invece gli obiettivi delle missioni civili dell\u2019Ue si sono <i>de facto<\/i> ampliati nel corso degli anni e il Trattato di Lisbona allargher\u00e0 ulteriormente gli ambiti di intervento dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Una delle problematiche connesse al coinvolgimento di esperti esterni alle amministrazioni statali riguarda i tempi, spesso molto rapidi, di dispiegamento delle missioni. Questa difficolt\u00e0 pu\u00f2 essere superata con la creazione di meccanismi di reclutamento rapido, inclusivo e trasparente. L\u2019attuale sistema, infatti, presenta sia dal punto di vista giuridico che da quello finanziario aspetti non chiari: per esempio, non c\u2019\u00e8 un vero collegamento con i meccanismi di formazione, per cui non \u00e8 detto che il personale qualificato venga effettivamente dispiegato in missione, n\u00e9 ci sono adeguate garanzie, dopo la partecipazione alle missioni, per un reintegro nelle funzioni lavorative alle stesse condizioni precedenti.<\/p>\n<p>Attualmente, soltanto 22 civili italiani su 272 impegnati in missioni civili dell\u2019Ue sono <i>free-lance<\/i>. Nella missione dell\u2019Ue in Georgia (Eumm),  incaricata di monitorare gli accordi di pace dell\u2019estate 2008 e di svolgere pi\u00f9 ampi compiti di normalizzazione, stabilizzazione e <i>confidence building<\/i>, l\u2019Italia utilizza principalmente militari senza divisa e senza armi, ma anche civili esterni agli apparati istituzionali che rappresentano senza dubbio un valore aggiunto. Una presenza pi\u00f9 cospicua di esperti civili con conoscenza delle lingue e culture locali ed esperienza nel <i>peacebuilding<\/i>, nella facilitazione del dialogo, nella tutela dei diritti umani, nelle questioni di genere, potrebbe rappresentare, in questa missione come in altre, un contributo importante e complementare alle altre competenze presenti.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia e gli interventi civili<\/b><br \/>Le missioni civili, e non solo quelle targate Ue, non sono certamente un tema nuovo per le amministrazioni italiane, n particolare per quelle attivamente coinvolte nel processo di reclutamento del personale, dalla Difesa agli Interni, dal Mae alla Presidenza del Consiglio, fino al Ministero dell\u2019economia e delle finanze (Mef). Il forte impegno italiano nella missione Unifil a fine 2006 aveva riacceso il dibattito sulle potenzialit\u00e0 delle missioni civili e sul coinvolgimento delle realt\u00e0 non-governative. Nel febbraio del 2007 era stato istituito un Tavolo di dialogo tra Mae e organizzazioni della societ\u00e0 civile sugli \u201cinterventi civili in aree di conflitto\u201d. Il Tavolo, promosso dall\u2019allora viceministro Patrizia Sentinelli, non \u00e8 mai stato istituzionalizzato e non \u00e8 sopravvissuto al cambio di governo del 2008.<\/p>\n<p>Occorre porre mente a tre elementi emersi dalle esperienze maturate fino ad oggi che possono risultare utili anche per il futuro. Innanzitutto, mancano riflessioni teoriche e studi di fattibilit\u00e0 che possano contribuire concretamente a un miglioramento del sistema Italia in questo settore. In secondo luogo, una serie di limiti legislativi e timori amministrativi hanno inciso negativamente sulla possibilit\u00e0 di sperimentare nuovi interventi civili in aree di conflitto all\u2019interno del quadro della cooperazione internazionale. Infine, il dialogo politico inaugurato nel 2007 \u00e8 stato sostituito con un progetto dalle finalit\u00e0 puramente formative e divulgative, il che non ha consentito di sfruttare fino in fondo le potenzialit\u00e0 di un\u2019interazione strutturata tra istituzioni e settore non-governativo in tema di gestione civile delle crisi.<\/p>\n<p><b>Prospettive<\/b><br \/>Lo sviluppo di elevate capacit\u00e0 d\u2019intervento in missioni civili di pace passa anche dall\u2019istituzionalizzazione di meccanismi che permettano alle amministrazioni statali di arricchire il proprio contributo alle missioni Ue con l\u2019apporto di competenze specifiche presenti in universit\u00e0, centri di ricerca, Ong, associazioni o settore privato. Questo processo pu\u00f2 concretizzarsi solo se si muta approccio e si realizzano alcune concrete iniziative.<\/p>\n<p>Le organizzazioni della societ\u00e0 civile (Osc)  con pi\u00f9 competenze devono sforzarsi di adattare  i propri approcci e strategie di azione &#8211; come quella dei \u201ccorpi civili di pace &#8211; allo scenario politico attuale, focalizzandosi ad esempio sulle stesse missioni civili dell\u2019Ue o su esperienze come il Servizio Civile di Pace tedesco. Le Osc sono spesso percepite dalle amministrazioni governative come una nebulosa con scarse competenze e tante voci con le quali \u00e8 difficile stabilire rapporti organici di collaborazione. L\u2019individuazione  degli attori pi\u00f9  idonei con cui collaborare \u00e8 di importanza strategica per le strutture statali, il Mae in primo luogo.<\/p>\n<p>Un primo passo concreto sarebbe la creazione in una banca dati unica (<i>roster<\/i>) di esperti civili da dispiegare in missioni internazionali, prendendo spunto da modelli come quelli tedesco e svedese: un\u2019iniziativa che andrebbe realizzata con il coordinamento del Mae. Un\u2019uscita dal carattere di mera eccezionalit\u00e0 del reclutamento di <i>free-lance<\/i>, oltre a diretti vantaggi nelle missioni, potrebbe portare a una maggiore visibilit\u00e0, promozione e pubblicizzazione delle opportunit\u00e0 delle missioni civili Ue. L\u2019Italia sarebbe cos\u00ec in grado di offrire un contributo pi\u00f9 diversificato e qualificato alle missioni civili internazionali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>F. Rui Sacco: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1345\" target= \"blank\"><b><u>Il modello italiano in Afghanistan<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le missioni civili dell\u2019Unione europea dovrebbero puntare a conquistare \u201ci cuori e la menti\u201d delle popolazioni locali, condizione essenziale perch\u00e9 le attivit\u00e0 di stabilizzazione e ricostruzione post-conflitto abbiano successo. 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