{"id":13530,"date":"2009-12-29T00:00:00","date_gmt":"2009-12-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/limpasse-di-obama-in-medio-oriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:21","slug":"limpasse-di-obama-in-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/limpasse-di-obama-in-medio-oriente\/","title":{"rendered":"L\u2019impasse di Obama in Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p>Per il Medio Oriente il 2009 \u00e8 stato &#8211; tanto per cambiare &#8211; un anno difficile e probabilmente ceder\u00e0 il passo a un altro anno non facile. La novit\u00e0 principale del 2009 sono stati Barack Obama e la sua amministrazione. Una nuova amministrazione americana \u00e8 sempre un fattore importante per il Medio Oriente. Ma Obama si \u00e8 presentato con un programma che d\u00e0 priorit\u00e0 proprio ai problemi della regione. Un programma,  caratterizzato &#8211; dopo gli otto anni disastrosi di George W. Bush &#8211; da un approccio innovativo e da una  dichiarata volont\u00e0 di risolvere i conflitti in essere. <\/p>\n<p><b>Una regione dilaniata<\/b><br \/>Tuttavia, sono emerse difficolt\u00e0 considerevoli e nell\u2019opinione pubblica mondiale, specialmente in quella della regione, le aspettative si sono tramutate in delusione. Il nuovo Presidente aveva sperato di arrivare al secondo anno del suo mandato avendo avviato a risoluzione il conflitto israelo-palestinese. <\/p>\n<p>Al contrario, il conflitto \u00e8 ora in uno dei periodi pi\u00f9 incerti della sua lunga storia e, d\u2019altra parte, il 2010 si apre con il lancio di uno nuovo sforzo bellico americano in Afghanistan, in un contesto di accresciuta violenza e instabilit\u00e0 in Pakistan, di profonde spaccature interne e radicalizzazione in Iran, di frustrazione e agitazione nel Levante, di persistente caos in Iraq, e sullo sfondo di uno scontro ininterrotto fra il radicalismo religioso transnazionale dei sunniti, il radicalismo religioso e nazionalista degli sciiti e il moderatismo nazional-sunnita. In questa prospettiva, nel pi\u00f9 generale contesto dello scontro fra regimi sunniti e gruppi sciiti appoggiati da Teheran, un nuovo fronte si \u00e8 aperto in Yemen.<\/p>\n<p>Obama ha iniziato la sua presidenza accantonando la politica di scontro del suo predecessore e inaugurando al suo posto una politica di apertura e impegno, a cominciare, significativamente, dall\u2019Iran, il massimo antagonista regionale degli Usa. Secondo la metafora che Obama stesso ha impiegato, gli Usa hanno teso la mano a Teheran aspettandosi che aprisse il pugno per stringerla. Washington  in effetti \u00e8 entrata nel negoziato nucleare accanto ai paesi europei, che vi erano impegnati gi\u00e0 da tempo, e ha fatto capire di essere pronta a riconoscere il ruolo dell\u2019Iran nella regione nel quadro di un\u2019ampia intesa. <\/p>\n<p>Nel frattempo, ha dichiarato di voler perseguire una strategia regionale del doppio binario basata su un assunto: il conflitto israelo-palestinese non deve  attendere  che vengano sciolti i nodi del Golfo &#8211; primo fra tutti quello dell\u2019Iran &#8211; ma merita una sua soluzione autonoma, che pu\u00f2 contribuire essa stessa a sciogliere i nodi della pi\u00f9 vasta regione mediorientale. Obama ha cos\u00ec posto fine alla dannosa politica dei \u201cdue tempi\u201d che ha dominato la strategia americana negli otto anni di Bush e si \u00e8 decisamente avvicinato alla prospettiva dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><b>Il pugno di Teheran <\/b><br \/>Nel corso dell\u2019estate questa nuova strategia \u00e8 stata messa per\u00f2 a durissima prova. Le elezioni iraniane non solo hanno riconfermato la presidenza di Ahmadinejad, ma hanno anche rivelato una forte e ostinata opposizione, che ha violentemente contestato il risultato delle elezioni e continua a farlo ad ogni occasione. La pi\u00f9 recente \u00e8 stata quella della morte dell\u2019ayatollah Montazeri &#8211; il quale si trovava all\u2019opposizione gi\u00e0 dai tempi di Khomeini. <\/p>\n<p>L\u2019instabilit\u00e0 che vige  a Teheran, indipendentemente dal giudizio di merito, impedisce al nuovo governo Ahmadinejad di accettare il negoziato &#8211; trovandosi in condizioni di debolezza &#8211; e pone agli Usa il problema dell\u2019affidabilit\u00e0 del regime come interlocutore negoziale, nonch\u00e9 il dilemma se agire per indebolirlo o rafforzarlo. Si \u00e8 quindi aperta una nuova fase negoziale sul nucleare del tutto inconcludente e apparentemente destinata a fallire. Il pugno di Teheran resta dunque chiuso, mentre la sua semantica si \u00e8 fatta ancora pi\u00f9 ermetica.<\/p>\n<p><b>Lo stallo israelo-palestinese <\/b><br \/>D\u2019altra parte, il tentativo di ripresa del negoziato israelo-palestinese risultava gi\u00e0 fallito a settembre. All\u2019Assemblea delle Nazioni Unite Obama aveva pensato di annunciare una positiva ripresa del negoziato e invece si \u00e8 trovato di fronte a un muro contro muro. Obama e il negoziatore George Mitchell hanno agito sulla base di una strategia, quella del \u201cWest Bank first\u201d, che in verit\u00e0 si era gi\u00e0 dimostrata inagibile nel corso dell\u2019ultimo anno della presidenza Bush. <\/p>\n<p>Negli ultimi anni, le guerre con il Libano (2006) e con Hamas (2008), il controllo ormai assoluto del territorio in Cisgiordania (favorito dal muro e dalla collaborazione Usa-Autorit\u00e0 palestinese in tema di sicurezza) hanno cambiato la percezione di Israele. Gli israeliani si  sentono sicuri e, il governo di destra, forte di ci\u00f2, non vede nessun motivo per rinunciare all\u2019attivit\u00e0 di colonizzazione o limitarla, n\u00e9 per negoziare. <\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte, il leader palestinese Mahmoud Abbas vuole negoziare perch\u00e9 spera che una soluzione sia pure parziale aumenterebbe i consensi della popolazione palestinese e lo rafforzerebbe. Al tempo stesso, ogni volta che si arriva al dunque arretra di fronte alla possibilit\u00e0 di un compromesso per timore di prestare il fianco alla propaganda dei radicali di Hamas. L\u2019idea di un negoziato risulta dunque sempre pi\u00f9 estranea alle parti:  il tentativo  di Obama di rilanciarlo si \u00e8 infranto proprio contro questo scoglio (oltre ad aver risentito di una strategia diplomatica molto discutibile). Da settembre si sente ogni tanto qualche nuova dichiarazione di buoni intenti, ma non sembra che l\u2019amministrazione abbia un \u201cpiano B\u201d per la soluzione del conflitto.<\/p>\n<p><b>Il rebus Afghanistan <\/b><br \/>Il 2010 si apre dunque senza che l\u2019Iran abbia aperto il pugno e con il conflitto israelo-palestinese tornato ad essere una priorit\u00e0 di terza categoria. Di fatto, la strategia di Obama si \u00e8 rivelata impraticabile. Nella contesa con il radicalismo nazionalista iraniano, l\u2019ultimo round \u00e8 andato a quest\u2019ultimo e ai suoi vari alleati, settari e nazionalisti, sparsi nella regione, dalle trib\u00f9 montanare del Yemen del Nord, a Hizbollah, da Hamas a Damasco. <\/p>\n<p>Nel frattempo, Obama ha anche avviato un nuovo approccio nei confronti del pi\u00f9 ampio mondo mussulmano con il discorso del Cairo del giugno 2009, in cui ha affermato l\u2019amicizia fra Stati Uniti e musulmani puntando al rafforzamento dei moderati e dei legami di alleanza con essi. Un obiettivo che Bush e i neoconservatori avevano perseguito cercando di promuovere una trasformazione democratica dei regimi arabi moderati. L\u2019attuale amministrazione ha invece lasciato cadere ogni accenno alla democratizzazione basando la collaborazione sul perseguimento di fini politici comuni, a cominciare dal conflitto israelo-palestinese e dalla lotta all\u2019estremismo islamico, sia nelle forme del nazionalismo iraniano che in quelle del fanatismo di radice sunnita (Al Qaeda, le sue affiliazioni e i suoi simpatizzanti).<\/p>\n<p>Se la risposta nei confronti  dell\u2019Iran e del conflitto israelo-palestinese si \u00e8 rivelata debole, in Afghanistan si \u00e8 deciso, dopo una lunga gestazione, di impegnarsi a fondo contro il fanatismo sunnita. Una decisione presa negli ultimi mesi dell\u2019anno, che \u00e8 una vera e propria scommessa poich\u00e9 affida ancora una volta allo strumento militare un problema i cui aspetti politici sono al tempo stesso decisivi e trascurati. Si tratta, ancora una volta di una guerra senza paletti politici che offrano una rete di sicurezza. <\/p>\n<p>Il dilemma politico \u00e8 duplice, perch\u00e9 riguarda l\u2019Afghanistan, ma ormai anche il Pakistan, travolto dalla sua politica verso il vicino nordorientale e dalle alleanze trasversali che questa politica ha finito per suscitare fra islamismi allotrii e indigeni.  Su tutto ci\u00f2 grava l\u2019esito disastroso delle recenti elezioni politiche, che hanno affidato nuovamente il paese a una figura ampiamente screditata come Hamid Karzai. Ci\u00f2 rende ancora pi\u00f9 complesso sia conseguire una vittoria militare, sia stabilizzare il quadro politico per poter avviare il ritiro. <\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1354\" target= \"blank\"><b><u>La ripresa globale e lo spettro di una nuova crisi <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>G. Bonvicini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1352\" target= \"blank\"><b><u>Un anno di svolta per l\u2019Europa? <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per il Medio Oriente il 2009 \u00e8 stato &#8211; tanto per cambiare &#8211; un anno difficile e probabilmente ceder\u00e0 il passo a un altro anno non facile. La novit\u00e0 principale del 2009 sono stati Barack Obama e la sua amministrazione. Una nuova amministrazione americana \u00e8 sempre un fattore importante per il Medio Oriente. Ma Obama [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[99],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13530"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13530"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13530\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63326,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13530\/revisions\/63326"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13530"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13530"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13530"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}