{"id":13540,"date":"2009-12-29T00:00:00","date_gmt":"2009-12-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-ripresa-globale-e-lo-spettro-di-una-nuova-crisi\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:21","slug":"la-ripresa-globale-e-lo-spettro-di-una-nuova-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/la-ripresa-globale-e-lo-spettro-di-una-nuova-crisi\/","title":{"rendered":"La ripresa globale e lo spettro di una nuova crisi"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2010 la ripresa economica \u00e8 destinata a consolidarsi un po\u2019 ovunque, sancendo lo scampato pericolo di una profonda depressione stile anni \u201930. Si aprir\u00e0 tuttavia un periodo prolungato di costosi aggiustamenti e diffuse debolezze, come avvenuto in passato dopo crisi finanziarie altrettanto drammatiche. L\u2019attivit\u00e0 economica tender\u00e0 cos\u00ec ad aumentare a livello mondiale a ritmi contenuti, molto al di sotto della media delle fasi di espansione pi\u00f9 recenti. Ancora pi\u00f9 modesta sar\u00e0 la crescita dei paesi dell\u2019area Ocse, che impiegheranno molti anni per ritornare ai livelli di reddito precedenti la crisi, mentre un contributo sempre pi\u00f9 rilevante verr\u00e0 dalle aree e paesi emergenti.<\/p>\n<p><b>La debolezza della spesa privata negli Stati Uniti<\/b><br \/>Soprattutto il gruppo dei paesi pi\u00f9 sviluppati (Stati Uniti, Europa e Giappone) dovr\u00e0 fronteggiare nel prossimo anno un periodo di crescita modesta (1,6 &#8211; 1,8 per cento), mentre famiglie, imprese e intermediari finanziari cercheranno di riaggiustare i loro dissestati bilanci. Sar\u00e0 soprattutto l\u2019occupazione a risentirne, con aumenti generalizzati dei tassi di disoccupazione ancora nella prima parte del 2010  e un lento impercettibile riassorbimento dell\u2019elevato numero di disoccupati a partire dall\u2019autunno del prossimo anno.<\/p>\n<p>A sostenere l\u2019attivit\u00e0 produttiva nella prima parte del 2010 sar\u00e0 il ciclo di forte ripresa delle scorte e, ancora, gli ingenti stimoli monetari e fiscali messi in atto dai governi in tutte le maggiori aree. Poi questi effetti verranno gradualmente meno e per consolidare la nuova fase espansiva serviranno robusti incrementi della spesa privata, consumi e investimenti, che rappresentano da sempre gli insostituibili motori della crescita delle economie di mercato. Ma il rilancio della spesa privata, a causa dell\u2019enorme eccesso di debito accumulato dal settore privato (famiglie, istituzioni finanziarie e imprese) e del suo riassorbimento, si prevede incontrer\u00e0 non poche difficolt\u00e0 in tutti i maggiori paesi, soprattutto negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>L\u2019economia americana si sta faticosamente riprendendo dalla recessione degli ultimi quattro trimestri, per ora pi\u00f9 lentamente di quanto apparso in un primo momento. L\u2019incremento dei consumi privati, in particolare, si sta rivelando pi\u00f9 debole delle stime iniziali, accrescendo   i timori di una possibile scarsa tenuta della domanda effettiva nella seconda parte dell\u2019anno, allorch\u00e9 il ciclo delle scorte comincer\u00e0 a ridurre il proprio impatto positivo sugli ordini delle imprese.<\/p>\n<p>Le previsioni  pi\u00f9 diffuse intravedono cos\u00ec una dinamica di crescita dell\u2019economia americana piuttosto sostenuta nel 2010, intorno al 2,5%, ma destinata a rallentare nel corso dell\u2019anno, tanto da determinare incrementi ancora pi\u00f9 bassi nel 2011 (intorno all\u20191,4%),  in assenza di ulteriori consistenti stimoli sul fronte delle politiche economiche. <\/p>\n<p><b>Una convalescenza ancora pi\u00f9 lunga per Europa e Giappone<\/b><br \/>La pi\u00f9 recente revisione dei dati sulla ripresa  dell\u2019economia giapponese non ha offerto motivi di conforto: vi \u00e8 stato un drastico ridimensionamento del ritmo di incremento registrato nel terzo trimestre del 2009, dal 5% inizialmente stimato ad un modesto 1,3% di crescita annua. Le previsioni sugli investimenti delle imprese si presentano inoltre particolarmente modeste  e, se associate alle preoccupazioni degli esportatori per un  prevedibile rafforzamento dello yen nel prossimo futuro, spiegano le prospettive di crescita lenta nel 2010 e per l\u2019anno successivo (rispettivamente 1,4% e 1,0%).<\/p>\n<p>Anche l\u2019Europa sta approfittando della ripresa internazionale ed \u00e8 tornata a crescere grazie agli stimoli delle politiche economiche, al rilancio della domanda e del commercio mondiali, agli effetti positivi del ciclo di ricostituzione delle scorte. Sono tendenze certamente confortanti dopo la drammatica recessione dell\u2019ultimo anno (-4% la media di riduzione del Pil per l\u2019area dell\u2019euro nel 2009). Ma le previsioni parlano di una ripresa particolarmente contenuta nel prossimo anno e ancora nell\u2019anno successivo (crescita dello 0,9%  nel 2010 e un altro anemico incremento intorno all\u20191% nel 2011). Sono <i>performance <\/i>deludenti, inferiori addirittura a quelle degli Stati Uniti, e che discendono dagli effetti pesantemente negativi conseguenti alla crisi. Soprattutto con riferimento alle perdite in termini di diminuito potenziale di crescita che ne sono derivate, in particolare per i paesi dell\u2019Eurozona (un significativo abbassamento allo 0,7% per il biennio 2009-2010). <\/p>\n<p> Anche nell\u2019Est Europa \u00e8 ripartita la ripresa, ma con ritmi per ora molto inferiori a quelli del passato (la previsione \u00e8 per un incremento intorno all\u20191,7% nel 2010). Non va dimenticato che la crisi globale ha penalizzato fortemente l\u2019intera regione (la contrazione del Pil dovrebbe risultare superiore al 6% nel 2009)  e il percorso di uscita dagli eccessi reali e finanziari del passato sar\u00e0 necessariamente lungo e difficile per la maggior parte delle economie dell\u2019area.<\/p>\n<p><b>La crescita e i nuovi mercati dei paesi emergenti<\/b><br \/>Chi riuscir\u00e0 a fare meglio saranno i paesi e le aree emergenti: le previsioni individuano ritmi di crescita complessiva nel  2010 e nell\u2019anno successivo tre volte pi\u00f9 elevati (intorno al 5,9%) di quelli dell\u2019area Ocse, pur con forti differenze tra i singoli paesi in conseguenza di strutture e condizioni di base assai diverse.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 ancora una volta l\u2019Asia del Pacifico a crescere mediamente pi\u00f9 di tutti nel 2010 (6,5%). Questa volta non grazie alle esportazioni, come sempre avvenuto in passato, ma agli enormi incrementi di spesa pubblica di molti paesi dell\u2019area, innanzi tutto della Cina. Riguardo all\u2019economia cinese, la sua crescita ha fatto registrare di recente  una ulteriore accelerazione per cui le previsioni di incremento del Pil sono state riviste verso l\u2019alto per il 2010 (9.3% l\u2019ultima stima).<\/p>\n<p>Anche l\u2019America Latina sta mostrando dinamiche nel complesso soddisfacenti di uscita dalla crisi e ha evitato finora crolli a livello locale di natura finanziaria e valutaria, a differenza di quanto sperimentato nei passati decenni. Negli ultimi mesi molte economie dell\u2019area sono riuscite a posizionarsi rapidamente sul nuovo sentiero di ripresa delineatosi a livello internazionale, migliorando cos\u00ec sensibilmente le prospettive di crescita dell\u2019area nel suo complesso per il 2010 (+3,2%). Ci\u00f2 vale in particolare per quei paesi latinoamericani che forniscono  materie prime alla Cina e al resto dell\u2019area asiatica, a partire innanzi tutto dal Brasile.<\/p>\n<p>Il dato da sottolineare \u00e8 che l\u2019accelerata crescita delle aree emergenti e lo sviluppo di nuovi mercati di consumo in paesi quali la Cina, l\u2019India, il Brasile, determineranno mutamenti significativi nella composizione della domanda mondiale nei prossimi anni. La quota sui consumi mondiali delle economie emergenti pi\u00f9 sviluppate (Cina e India in primo luogo) \u00e8 destinata a crescere significativamente,  fino ad avvicinare gradualmente il peso dei paesi oggi pi\u00f9 sviluppati. Non a caso la presenza su questi nuovi mercati \u00e8 gi\u00e0 divenuto un obiettivo prioritario nelle strategie di espansione a medio termine di molte grandi imprese occidentali.<\/p>\n<p><b>La minaccia di una nuova crisi<\/b><br \/>La fase di ripresa porter\u00e0 nuovamente alla ribalta nel prossimo anno il problema degli squilibri macroeconomici globali: con persistenti disavanzi delle bilance correnti di alcuni paesi (Stati Uniti soprattutto) e forti  simmetrici surplus di altri (Cina e Germania in testa). Non va dimenticato che, unitamente alle sregolatezze della finanza, gli squilibri macroeconomici, accumulatisi a partire dalla fine degli anni novanta,  hanno offerto un contributo determinante all\u2019esplosione della crisi finanziaria. La recessione dell\u2019ultimo anno  li ha notevolmente ridotti, ma si \u00e8 trattato di un effetto temporaneo, di natura congiunturale, e che  verr\u00e0 meno con il consolidarsi della ripresa internazionale.<\/p>\n<p>\u00c8 facile prevedere cos\u00ec che gli squilibri globali torneranno ad assumere proporzioni consistenti il prossimo anno e nel successivo. Si riproporranno cos\u00ec una serie di problemi sul piano macroeconomico gi\u00e0 sperimentati in passato e torner\u00e0 a crescere il rischio di una nuova crisi finanziaria globale nel prossimo futuro, con drammatici effetti che \u00e8 purtroppo facile immaginare.<\/p>\n<p>Per scongiurarla servirebbe avviare, da subito, un processo di profondi aggiustamenti e rinnovate politiche macroeconomiche nei maggiori paesi, a partire da quelli in avanzo (Cina e Germania) e in deficit (Stati Uniti). La lezione del passato, tuttavia, \u00e8 che tali virtuosi cambiamenti non possono derivare dalle decisioni e iniziative autonome dei singoli paesi, perch\u00e9 gli interessi di questi ultimi configgono con quelli di sistema. Si tratta di un classico problema di  azione collettiva che per essere risolto richiede un regime di forte concertazione e cooperazione macroeconomica  internazionale. <\/p>\n<p>Il G20, promosso a nuovo direttorio dell\u2019economia mondiale nel vertice di Pittsburgh nel settembre 2009, si \u00e8 dato tra i suoi compiti quello di favorire la costruzione di tale regime, ma senza essere ancora riuscito a definire  procedure e mezzi adeguati. A questo riguardo il 2010 sar\u00e0 un anno molto importante con scadenze di grande rilievo per il G20 e per il processo di definizione di una nuova <i>governance <\/i>economico globale. Sarebbe estremamente grave non riuscire a sfruttarle.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>G. Bonvicini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1352\" target= \"blank\"><b><u> Un anno di svolta per l\u2019Europa?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1353\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019impasse di Obama in Medio Oriente<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2010 la ripresa economica \u00e8 destinata a consolidarsi un po\u2019 ovunque, sancendo lo scampato pericolo di una profonda depressione stile anni \u201930. Si aprir\u00e0 tuttavia un periodo prolungato di costosi aggiustamenti e diffuse debolezze, come avvenuto in passato dopo crisi finanziarie altrettanto drammatiche. 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