{"id":13550,"date":"2009-12-30T00:00:00","date_gmt":"2009-12-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-sfide-del-2010\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:21","slug":"le-sfide-del-2010","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/le-sfide-del-2010\/","title":{"rendered":"Le sfide del 2010"},"content":{"rendered":"<p>Il primo decennio degli anni 2000 sembra terminare cos\u00ec come \u00e8 cominciato, con un grave allarme terrorismo. Ma in realt\u00e0, alla fine del 2009, la situazione \u00e8 molto diversa da quella del settembre 2001. Allora un grande attacco, condotto con il dirottamento di quattro aerei di linea, ebbe successo e fece migliaia di morti sul suolo americano, gli ultimi attacchi sono stati  molto pi\u00f9 modesti e sono falliti. <\/p>\n<p>Allora il terrorismo fondamentalista voleva portare la guerra nel mondo occidentale, oggi moltiplica attentati e morti soprattutto all\u2019interno del mondo islamico. Allora vi fu l\u2019immediata reazione della superpotenza ferita da un attacco di sorpresa, che reag\u00ec dichiarando la guerra al terrorismo, spazzando via il regime dei talebani in Afghanistan e poi quello di Saddam Hussein in Iraq. Oggi siamo tutti consapevoli del fatto che il terrorismo non si pu\u00f2 combattere solo con gli eserciti e che il problema da affrontare deve trovare soluzioni molto pi\u00f9 complesse, politiche, culturali e religiose (oltre che economiche).<\/p>\n<p><b>Nuove strategie del terrorismo<\/b><br \/>In questo decennio al-Qaeda ed i suoi imitatori ed alleati sembrano reagire agli eventi allo stesso modo scelto, nel corso dei secoli, da tante comunit\u00e0 o sette eretiche o scismatiche all\u2019interno del mondo islamico, rintanatesi in enclaves pi\u00f9 o meno difficili da raggiungere e facili da difendere, per poi da l\u00ec tentare le loro fortune a seconda delle evoluzioni del quadro politico e sociale di riferimento. <\/p>\n<p>Dagli alauiti agli hazara, dai drusi agli sciiti duodecimani, passando per gli zoroastriani, i ba\u2019hai, gli armeni e tanti altri, queste comunit\u00e0, a volte semplicemente religiose, altre volte anche etniche, sono di volta in volta rimaste nei loro deserti o tra le loro montagne, sono scese ad occupare interi quartieri delle maggiori citt\u00e0 mediorientali, hanno svolto ruoli politici a volte determinanti o sono state oggetto di dure repressioni e tentativi di assimilazione, ma sono comunque sopravvissute per secoli in una societ\u00e0 islamica che, malgrado la sua forza espansionista e la sua carica messianica, ha finito per convivere con questa articolatissima frammentazione.<\/p>\n<p>I nuovi terroristi islamici jihadisti sembrano voler percorrere queste stesse strade, tentando di ricavarsi delle zone franche in aree inospitali come i territori di frontiera del Pakistan con l\u2019Afghanistan, il deserto yemenita, il caos territoriale somalo o le aree pi\u00f9 inaccessibili del Sahara, tra Algeria, Mauritania e Mali.<\/p>\n<p>N\u00e9 \u00e8 in contrasto con questa realt\u00e0 territoriale il contemporaneo tentativo di trovare nuovi seguaci e di sfruttare nuove tecnologie di comunicazione e propaganda, come internet, per condurre attacchi contro i loro nemici. Il fatto che trovino qualche seguace tra giovani immigrati in Occidente, anche di seconda o terza generazione, o tra altri giovani islamici educati nelle scuole britanniche, francesi o americane non \u00e8 una dimostrazione della loro forza (semmai solo della loro determinazione), ma piuttosto di alcune carenze del sistema occidentale e del fatto che sar\u00e0 sempre e comunque possibile trovare piccolissime minoranze di disadattati facilmente influenzabili o di aspiranti martiri rivoluzionari.<\/p>\n<p><b>I buchi neri del mondo globalizzato<\/b><br \/>In realt\u00e0 le guerre non si moltiplicano (anzi, dalla fine della Guerra Fredda, nel 1989, esse sono sostanzialmente diminuite di numero) e i famosi \u201cbuchi neri\u201d, le aree di ingovernabilit\u00e0 e instabilit\u00e0, pur continuando ad esistere, sembrano rimanere sempre pi\u00f9 o meno gli stessi, cos\u00ec come i famosi \u201cstati canaglia\u201d o problematici che dir si voglia. Semmai qualche dubbio comincia a circolare sulla efficacia delle strategie tentate per cercare di condizionare, controllare e circoscrivere queste aree di crisi, siano esse di tipo militare, economico o politico. Al ripetuto fallimento sperimentato in Somalia si aggiunge oggi il continuo mancato successo (non ancora un fallimento, ma il pericolo c\u2019\u00e8) in Afghanistan e la possibilit\u00e0 di una nuova crisi nello Yemen. Siamo evidentemente alla periferia della nuova societ\u00e0 globale, ma \u00e8 una periferia dove si annidano forze criminali che cercano di sfruttare tutti gli interstizi lasciati aperti dalla societ\u00e0 globalizzata per colpirla in modo sanguinoso.<\/p>\n<p>Il problema dei prossimi anni non \u00e8 quindi solo la lotta al terrorismo, ma il rafforzamento della capacit\u00e0 di governo della societ\u00e0 globale: si tratta cio\u00e8 della necessit\u00e0 di chiudere parte almeno di quegli spazi di non governo o di anarchia che alimentano ogni tipo di criminalit\u00e0, inclusa quella del terrorismo internazionale.<\/p>\n<p><b>Luci e ombre nei rapporti tra le grandi potenze<\/b><br \/> Una migliore governabilit\u00e0 della societ\u00e0 globale richiede infatti, in primo luogo, un pi\u00f9 alto tasso di collaborazione tra le maggiori potenze. In campo economico ci\u00f2 dipender\u00e0 probabilmente dal successo o dall\u2019insuccesso dei programmi abbozzati, ma sinora anche non attuati, dai vari vertici G8 e G20. In campo politico invece dipender\u00e0 in primo luogo dalla capacit\u00e0 degli Stati Uniti, della Russia e della Cina di riprendere le fila di un discorso comune di sicurezza. Esistono ovviamente importanti segnali positivi, tra Mosca, Pechino e Washington, ma si tratta per lo pi\u00f9 di un complesso di rapporti bilaterali, e non multilaterali o trilaterali, aperti quindi al rischio di molteplici rivalit\u00e0 o incomprensioni reciproche.<\/p>\n<p>Rimangono inoltre vastissime aree di ambiguit\u00e0. Tra Usa e Cina, ad esempio, oltre alla questione \u201csospesa\u201d di Taiwan, rimane poco chiaro se sia possibile una visione comune sul futuro degli equilibri in Asia e nella regione del Pacifico, e sul ruolo che vi dovranno giocare potenze come la Corea (riunificata?), il Giappone o l\u2019India. Con la Russia rimangono aperte molteplici questioni, dal Medio Oriente (quale politica verso l\u2019Iran?) al nodo strategicamente centrale della collocazione che dovr\u00e0 avere Mosca in Europa. Mentre tra Cina e Russia rimane aperta la questione del futuro dell\u2019Asia centrale e della Siberia. Eppure, se non si riuscir\u00e0 ad avviare seriamente un tale dialogo multilaterale, sar\u00e0 anche impossibile parlare di nuova e pi\u00f9 salda governabilit\u00e0 internazionale e di maggiore sicurezza e stabilit\u00e0 della societ\u00e0 globale.<\/p>\n<p><b>Il ruolo indispensabile dell\u2019Europa <\/b><br \/>In tutto questo un pensiero dovrebbe andare anche all\u2019Europa. Essa \u00e8 stata in larga misura protagonista della crescita economica e commerciale che ha portato alla societ\u00e0 globale e ha contribuito in modo determinante alla fine della guerra fredda. Oggi \u00e8 materialmente il maggiore alleato degli Stati Uniti, il pilastro essenziale delle strategie di stabilizzazione e gestione delle crisi e l\u2019interlocutore inevitabile sia della Russia che del nuovo Medio Oriente e dell\u2019Africa. Eppure non sembra ancora in grado di esprimere una sua identit\u00e0 e un suo progetto di ordine internazionale. Questa debolezza pesa gravemente sia sulle prospettive della societ\u00e0 globale che sulla stessa sicurezza e forse sulla futura prosperit\u00e0 dell\u2019Europa. Vedremo nel 2010 se potremo scorgere il delinearsi di segnali pi\u00f9 positivi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1354\" target= \"blank\"><b><u> La ripresa globale e lo spettro di una nuova crisi<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>G. Bonvicini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1352\" target= \"blank\"><b><u> Un anno di svolta per l\u2019Europa?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"url\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019impasse di Obama in Medio Oriente<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo decennio degli anni 2000 sembra terminare cos\u00ec come \u00e8 cominciato, con un grave allarme terrorismo. Ma in realt\u00e0, alla fine del 2009, la situazione \u00e8 molto diversa da quella del settembre 2001. 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