{"id":13580,"date":"2010-01-07T00:00:00","date_gmt":"2010-01-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-reazione-di-obama-al-terrorismo-tra-deja-vu-e-nuove-strategie\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:20","slug":"la-reazione-di-obama-al-terrorismo-tra-deja-vu-e-nuove-strategie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/01\/la-reazione-di-obama-al-terrorismo-tra-deja-vu-e-nuove-strategie\/","title":{"rendered":"La reazione di Obama al terrorismo tra deja vu e nuove strategie"},"content":{"rendered":"<p>A meno di un anno dal primo anniversario alla Casa Bianca, Barack Obama, il presidente nero che s\u2019insedi\u00f2 alla guida degli Stati Uniti il 20 gennaio 2009, si ritrova alla casella di partenza: quella della sicurezza dell\u2019America e della lotta al terrorismo, che l\u2019esplodere della crisi economica  aveva oscurato durante la campagna elettorale. Un anno dopo, Obama deve fare i conti con una brusca recrudescenza della minaccia terroristica, facilitata dalle inefficienze del sistema d\u2019<i>intelligence <\/i>e di prevenzione non sanate dai suoi predecessori.<\/p>\n<p><b>Errori passati e presenti<\/b><br \/>Al termine di un vertice delle agenzie di spionaggio e d\u2019<i>intelligence <\/i>alla Casa Bianca, il presidente ha ammesso falle disastrose ed errori inaccettabili, rimproverando aspramente i suoi collaboratori. Per il momento, teste non sono saltate. Ma adesso ci vorranno correzioni di rotta immediate. L\u2019arrivo negli aeroporti dei <i>body scanner<\/i>, che suscitano polemiche e perplessit\u00e0, non \u00e8 sufficiente: i piani dei terroristi vanno intercettati e sventati prima che i kamikaze arrivino in aeroporto. La maginot della sicurezza nel XXI Secolo non possono essere i banchi dei check in.<\/p>\n<p>Il sussulto della minaccia tra Natale e Capodanno scuote l\u2019Occidente e scatena, negli Usa, un\u2019offensiva dei repubblicani, che, con in testa l\u2019ex-vicepresidente Dick Cheney,  accusano obama di avere messo in secondo piano la difesa del paese dai complotti di Al Qaeda. Ma sul presidente pesano anche gli errori di chi lo precedette alla Casa Bianca.<\/p>\n<p>Bill Clinton ignor\u00f2, o comunque sottovalut\u00f2, la minaccia di Al Qaeda e il rischio Yemen, nonostante la trappola micidiale al cacciatorpediniere Cole all\u2019ingresso nella baia di Aden il 12 ottobre 2000,  che fece 17 morti e decine di feriti. George Bush rispose agli attacchi terroristici dell\u201911 settembre 2001 contro New York e Washington pi\u00f9 sul piano militare che dell\u2019<i>intelligence <\/i>e della politica, creando i presupposti per due guerre non vinte (l\u2019Iraq e l\u2019Afghanistan) e infoltendo, con le bombe, i ranghi dell\u2019integralismo e dell\u2019estremismo.<\/p>\n<p>Gli episodi s\u2019inanellano, la paura sale: l\u2019attentato di Natale sul volo Delta Amsterdam &#8211; Detroit, fallito solo per l\u2019imperizia del kamikaze. La strage di agenti della Cia che, dalla Base Chapman nella provincia di Khost (Afghanistan orientale), coordinavano i raid dei Predator senza pilota sulle aree tribali lungo il confine afghano-pakistano. Le allerte a Times Square e all\u2019aeroporto di Newark (provocazioni? emulazioni? burle criminali? sventati pericoli? false segnalazioni?).<\/p>\n<p>La psicosi del terrorismo \u00e8 tornata, in Italia e nel mondo: dalla California alla Russia, passando per la Svizzera e Malpensa, gli ultimi giorni, le ultime ore sono segnate da allarmi e, soprattutto, falsi allarmi.<\/p>\n<p><b>La spada di Damocle delle elezioni di <i>mid-term<\/i><\/b><br \/>Come accadde un anno fa con la crisi, ancora una volta \u00e8 l\u2019attualit\u00e0 a imporre le priorit\u00e0 dell\u2019agenda di Obama. Il \u2018terremoto terrorismo\u2019 e l&#8217;onda lunga della sottile insoddisfazione degli elettori, specie per le persistenti difficolt\u00e0 economiche, rischiano di investire il Congresso: due senatori democratici hanno appena annunciato l\u2019intenzione di non ricandidarsi nelle elezioni di <i>mid-term <\/i>del 2 novembre. I seggi di Chris Dodd, nel Connecticut, e di Byron Dorgan, nel Nord Dakota, sono vulnerabili e cos\u00ec la maggioranza di 60 seggi necessaria a sventare gli ostruzionismi dell\u2019opposizione \u00e8 a repentaglio, tanto pi\u00f9 che il voto di <i>mid-term <\/i>\u00e8 tradizionalmente sfavorevole al partito del presidente.<\/p>\n<p>Proprio in vista della scadenza elettorale, Obama ha scelto di giocarsi sul fronte interno tutto il suo credito politico sulla riforma sanitaria, che sta per condurre in porto, pur se con qualche ritardo e qualche pezzo in meno rispetto alle speranze della Casa Bianca. Nei bilanci di fine anno Obama si d\u00e0 un otto in pagella &#8211; ma in inglese il voto appare meno brillante che in italiano; per\u00f2, a parte la crisi e la sanit\u00e0, i risultati conseguiti non sono finora pari alle attese suscitate, nel Medio Oriente come con in Iran, nella guerra al terrorismo come in Afghanistan, nella lotta contro la povert\u00e0 come nell\u2019impegno sul clima. E l\u2019America torna persino a rimproverargli il fatto d\u2019essere nero: a Plains, in Georgia, terra di KuKluxKlan, ma anche paese natale dell\u2019ex presidente Jimmy Carter, compare un manichino di Obama appeso a un cappio; e in Colorado un dipendente statale diffonde un fotomontaggio con Obama lustrascarpe di Sarah Palin.<\/p>\n<p>Se le cifre di Facebook continuano a premiarne la popolarit\u00e0 &#8211; sette milioni di fan, pi\u00f9 del doppio dello sportivo pi\u00f9 amato, Cristiano Ronaldo &#8211; il presidente, sotto la pressione del terrorismo, incappa in errori d\u2019immagine: denuncia la minaccia dalle vacanze alle Hawaii, in un contesto poco credibile di golf e relax, e, nonostante i servizi di sicurezza civili e militari facciano acqua, impiega dieci giorni per convocare alla Casa Bianca un vertice delle 16 organizzazioni statunitensi che si occupano d\u2019<i>intelligence<\/i>.<\/p>\n<p>Sono sigle formalmente unificate, fin dal 2005, sotto un unico \u2018zar\u2019 &#8211; il primo fu John Negroponte, ambasciatore a Baghdad &#8211; ma che continuano ad avere difficolt\u00e0 di comunicazione fra di loro oltre che &#8211; figuriamoci! &#8211; con i servizi segreti e anti-terrorismo dei paesi alleati. Cos\u00ec un giovane nigeriano integralista dichiarato e aspirante attentatore denunciato dal padre sale indisturbato su un aereo Usa diretto negli Stati Uniti, due mesi dopo avere avuto &#8211; nonostante tutto &#8211; un regolare visto. Nel 2001, mesi dopo gli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono, i servizi d\u2019immigrazione degli Stati Uniti recapitarono a domicilio, a due componenti dei commando suicidi ormai deceduti, le proroghe dei permessi di soggiorno negli Usa.<\/p>\n<p><b>Deja vu?<\/b><br \/>Pare il trailer di un film gi\u00e0 visto. Al pari delle ipotesi di attacchi preventivi sul territorio yemenita, magari affidati a droni, cio\u00e8 ad aerei militari telecomandati. Anche se John Brennan, consigliere Usa per l\u2019anti-terrorismo, assicura che non ci sar\u00e0 l\u2019apertura di un nuovo fronte, proprio mentre il governo yemenita mette un veto a operazioni militari americane e alleate sul proprio territorio, dopo che lo stesso Brennan e il generale David Petraeus, un veterano dell\u2019Afghanistan e dell\u2019Iraq, hanno lodato l\u2019atteggiamento \u201cproduttivo\u201d del presidente Saleh.<\/p>\n<p>Nella guerra al terrorismo, lo Yemen, come  il Pakistan, sono alleati di Washington ineludibili, ma non totalmente affidabili: lo dimostra, per assurdo, proprio il fatto che, alle strette, le autorit\u00e0 yemenite annunciano a tambur battente  la cattura di un capo di Al Qaeda e l\u2019uccisione di alcuni suoi accoliti collegati alle minacce che hanno indotto gli Stati Uniti e altri paesi a chiudere per qualche giorno le loro ambasciate a San\u2019a. Difficile  sfuggire al sospetto che quei personaggi fossero gi\u00e0 noti e non venissero disturbati.<\/p>\n<p>Alzando la minaccia, Osama bin Laden &#8211; ammesso che lui c\u2019entri qualcosa con quanto sta accadendo &#8211; ha ottenuto il risultato di rendere il linguaggio di Obama simile a quello di Bush, anche se, per il momento, le scelte restano diverse (e l\u2019impegno a chiudere il carcere di Guantanamo viene confermato). Le promesse di rendere l\u2019America sicura, la volont\u00e0 di colpire i terroristi ovunque essi siano perch\u00e9 loro non ci colpiscano a casa nostra, la \u2018tolleranza zero\u2019 verso chi sbaglia e gli annunci di giri di vite ai controlli si susseguono (ma poteva gi\u00e0 essere troppo tardi): d\u2019ora in poi, i cittadini di 14 paesi verranno sottoposti a verifiche sistematiche all\u2019imbarco verso gli Usa. A Cuba, Iran, Siria e Sudan, Paesi nella lista degli \u2018sponsor\u2019 del terrorismo internazionale, si aggiungono Afghanistan, Algeria, Arabia Saudita, Iraq, Libano, Libia, Nigeria, Pakistan, Somalia e, appunto, Yemen.<\/p>\n<p>Per meritarsi adesso la poltrona di presidente e il Nobel per la pace, un premio ritirato proprio dopo avere inviato rinforzi in Afghanistan con quella che ha definito la sua decisione \u201cpi\u00f9 difficile\u201d, Obama dovr\u00e0 combattere il terrorismo pi\u00f9 con i fatti che con gli annunci e facendo scelte non basate solo sulle opzioni militari o di contrasto, ma sul dialogo, l\u2019economia, l\u2019intelligence. Era gi\u00e0 difficile, \u00e8 pi\u00f9 difficile adesso: la situazione nello Yemen complica il puzzle militare e diplomatico del Grande Medio Oriente, dal Pakistan al Marocco.<\/p>\n<p><b>La latitanza dell\u2019Europa<\/b><br \/>Ma i film gi\u00e0 visti non vanno in scena solo in America. Anche l\u2019Europa ha i suoi remake. Di fronte al ritorno della minaccia e a un accenno di neo-decisionismo americano, gli europei ripropongono il copione della divisione. Il neo-ministro degli esteri europeo, la baronessa laburista britannica Lady Ashton, latita, al punto che il ministro degli esteri italiano Franco Frattini le tira le frange, invocando un coordinamento europeo.<\/p>\n<p>Intanto, la Gran Bretagna di Gordon Brown &#8211; proprio come fece quella di Tony Blair &#8211; s\u2019allinea su Washington sia sull\u2019ipotesi di formare una forza anti-terrorismo multinazionale che sull\u2019idea di muoversi congiuntamente nello Yemen e in Somalia. E Londra, Parigi, Berlino procedono in ordine sparso alla chiusura, totale o parziale, delle ambasciate nello Yemen, mentre l\u2019Italia e altri paesi non lo fanno. Fortuna che l\u2019ottimo Herman Van Rompuy, presidente stabile del Consiglio europeo, prende l\u2019iniziativa di convocare un Vertice straordinario l\u201911 febbraio (ma per parlare della crisi economica, non di sicurezza e terrorismo): \u00e8 anche un modo per giustificare che lui guadagni pi\u00f9 di Obama, 310 mila euro contro 282 mila, secondo cifre molto dettagliate di <i>News of the World<\/i>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1355\" target= \"blank\"><b><u>Le sfide del 2010<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>L. Carlino: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1277\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019attentato di Milano e il jihadismo in Italia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A meno di un anno dal primo anniversario alla Casa Bianca, Barack Obama, il presidente nero che s\u2019insedi\u00f2 alla guida degli Stati Uniti il 20 gennaio 2009, si ritrova alla casella di partenza: quella della sicurezza dell\u2019America e della lotta al terrorismo, che l\u2019esplodere della crisi economica aveva oscurato durante la campagna elettorale. 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