{"id":13610,"date":"2010-01-12T00:00:00","date_gmt":"2010-01-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-marina-italiana-alla-ricerca-di-un-nuovo-assetto\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:19","slug":"la-marina-italiana-alla-ricerca-di-un-nuovo-assetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/01\/la-marina-italiana-alla-ricerca-di-un-nuovo-assetto\/","title":{"rendered":"La Marina italiana alla ricerca di un nuovo assetto"},"content":{"rendered":"<p>I bilanci della  difesa continuano a subire tagli pesanti e anche  le maggiori marine occidentali non possono che adeguarsi. Ne \u00e8 un esempio il drastico ridimensionamento cui \u00e8 sottoposta la <i>Royal Navy <\/i>britannica. La Marina militare italiana non fa eccezione: la sfida che deve affrontare \u00e8 tra le pi\u00f9 ardue e impegnative, quella di razionalizzare la sua struttura, sviluppando nel contempo capacit\u00e0 sufficienti a garantire un\u2019adeguata proiezione internazionale dell\u2019Italia. Una delle condizioni per raggiungere quest\u2019obiettivo \u00e8 che si apra sempre pi\u00f9 alla cooperazione internazionale, segnatamente a quella con i partner europei.<\/p>\n<p><b>Le ambizioni dell\u2019Italia<\/b><br \/>La strategia italiana di presenza oltre i confini nazionali \u00e8 ben esemplificata nell\u2019espressione \u201cMediterraneo allargato\u201d, che indica, fra l\u2019altro, lo scenario privilegiato delle operazioni fuori area. L\u2019esigenza di interventi rapidi e duraturi nel <i>mare nostrum <\/i>e nell\u2019area compresa tra il Corno d\u2019Africa e l\u2019Oceano Indiano richiede sempre pi\u00f9 spesso uno strumento navale capace di operare in contesti potenzialmente assai diversi. Basti pensare alle pi\u00f9 recenti operazioni effettuate dalla Marina Militare Italiana per rendersi conto delle crescenti capacit\u00e0 necessarie per fronteggiare le nuove minacce regionali.<\/p>\n<p>Risalendo nel tempo, l\u2019Italia ha operato con contingenti terrestri in Somalia e Timor Est. Si trattava di  operazioni che richiedevano una piena sinergia tra la presenza terrestre \u2013 gli \u201cstivali sul terreno\u201d \u2013 e le capacit\u00e0 di trasporto via mare. Disporre di capacit\u00e0 anfibie \u00e8 un requisito essenziale per un paese costiero di primo piano. Non meno importanti sono le capacit\u00e0 di dispiegamento di consistenti forze di terra, per missioni di pace o per la risoluzione di crisi, di evacuazione di civili o di personale militare all\u2019estero, e di pattugliamento anti-pirateria o anti-terrorismo o per altre  operazioni speciali. <\/p>\n<p> <b>Portaerei e forze anfibie<\/b><br \/>Attualmente la Marina Militare dispone di due portaerei che costituiscono il principale strumento per la proiezione di forza dello strumento militare italiano. La nave Cavour, destinata ad ospitare la flotta dei nuovi caccia F35, \u00e8 la seconda portaerei per dislocamento in Europa e dispone di avanzate capacit\u00e0 di comando e controllo complesso. Il Cavour ha raggiunto la piena operativit\u00e0 quest\u2019anno, levando alla piccola portaerei Garibaldi il titolo di ammiraglia della flotta. <\/p>\n<p>Il Garibaldi, entrato in servizio nel 1985, subir\u00e0 presto un programma di rinnovo per essere designato, probabilmente, come portaelicotteri (Lph)  con due funzioni: sostituire il Cavour quando questo \u00e8 in bacino o affiancare le navi che prenderanno il posto dell\u2019attuale flotta da sbarco della Marina Militare. Al termine di questo periodo anch\u2019esso dovr\u00e0 essere rimpiazzato.<\/p>\n<p>La forza anfibia attualmente \u00e8 rappresentata dai tre \u201cSanti\u201d (San Marco, San Giorgio e San Giusto) che dovrebbero andare in disarmo tra il 2018 e il 2028. La sostituzione di tre navi da assalto anfibio e, in aggiunta, della Garibaldi pone tre problemi delicati.<\/p>\n<p>In primo luogo, la sostituzione dovr\u00e0 essere pressoch\u00e9 simultanea, in modo da garantire che non vi siano vuoti. In dieci anni possono succedere molte cose e non \u00e8 escluso che nella turbolenta zona che compete all\u2019Italia si presenti l\u2019esigenza di intervenire. \u00c8 necessario perci\u00f2 che la prima nave sia cantierizzata prima che l\u2019attuale flotta termini la sua vita operativa.<\/p>\n<p>In secondo luogo, bisogna considerare che si tratter\u00e0 di uno sforzo considerevole sia per il bilancio italiano &#8211; si pu\u00f2 stimare un impegno di circa un miliardo e mezzo di euro per le quattro unit\u00e0 &#8211; sia per Fincantieri per via del rispetto dei tempi e della sovrapposizione con altri ordini maggiori. <\/p>\n<p>Va infine considerata la questione del \u201ccomplemento\u201d alle future capacit\u00e0 navali anfibie italiane; la Forza di Proiezione dal Mare recentemente costituita, brigata leggera composta dai reggimenti San Marco e Lagunari, e le componenti ad ala rotante e fissa della Marina Militare sembrano essere incompatibili sia tra loro che con i progetti di navi anfibie finora elaborati. Oltre alla cronica mancanza di fondi,  pesa negativamente la non sopita rivalit\u00e0 tra le forze armate, a causa della quale mezzi e capacit\u00e0 diventano spesso oggetto di contesa. La difficolt\u00e0 a conciliare una cooperazione integrata fra le forze armate,  quando serve, con la valorizzazione delle specificit\u00e0  &#8211; ovvero, ad ognuno il suo ruolo &#8211; rischia di essere, ancora una volta, uno dei maggiori mali delle forze armate italiane.<\/p>\n<p><b>Accrescere la cooperazione internazionale <\/b><br \/>Per quanto riguarda, infine, le capacit\u00e0 cantieristiche, negli ultimi anni le tre maggiori acquisizioni sono state i caccia antiaerei Orizzonte, gi\u00e0 consegnati; le fregate Fremm, ancora in buona parte da finanziare e costruire; i sommergibili classe Todaro, la cui seconda coppia \u00e8 in costruzione. I primi due progetti, sono stati eseguiti di concerto con la Francia per sfruttare le economie di scala, sebbene le navi destinate alla <i>Marine Nationale <\/i>abbiano notevoli differenze con quelle della Marina Militare; i sommergibili sono invece derivati da un progetto tedesco cui l\u2019Italia si \u00e8 aggiunta  successivamente. <\/p>\n<p>Di fatto, quindi, la componente di alto mare della Marina Militare italiana \u00e8 frutto delle sinergie con cantieri stranieri. Una sinergia che sembra aver dato i suoi frutti,  considerata anche la maggiore facilit\u00e0 con cui si potr\u00e0 pensare alle future navi come prodotti per l\u2019export; a progetti analoghi sono infatti interessate alcune marine emergenti, come quelle di Turchia, India e Brasile, desiderose di aumentare il loro potenziale strategico.<\/p>\n<p> Si potrebbe quindi  ricreare questo schema anche per la componente anfibia della Marina. La Francia, per esempio, attualmente dispone di navi che rispondono in maniera abbastanza precisa alle esigenze italiane e i suoi cantieri, con cui Fincantieri ha gi\u00e0 lavorato, hanno ormai una consolidata esperienza nel settore. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 il rischio che, per ragioni che prescindono dalle effettive esigenze e capacit\u00e0 dell\u2019Italia, si opti per progetti fatti in proprio e male, non calcolando che spesso tra produzione nazionale e internazionale possono crearsi sinergie positive. D\u2019altronde, se perfino la marina russa sembra cedere alla collaborazione con i cantieri esteri, a maggior ragione ha senso che l\u2019Italia intraprenda di nuovo questa strada, facendo leva anche sulle prospettive di cooperazione in ambito europeo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>G. Gasparini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1089\" target= \"blank\"><b><u>Il vero bilancio italiano della difesa<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M. Arpino: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1061\" target= \"blank\"><b><u>Le forze armate al bivio<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M. Nones: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=897\" target= \"blank\"><b><u>La tela di Penelope<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I bilanci della difesa continuano a subire tagli pesanti e anche le maggiori marine occidentali non possono che adeguarsi. Ne \u00e8 un esempio il drastico ridimensionamento cui \u00e8 sottoposta la Royal Navy britannica. 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