{"id":13640,"date":"2010-01-13T00:00:00","date_gmt":"2010-01-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-anno-di-obama-alla-casa-bianca-la-crisi-le-speranze-il-terrore\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:19","slug":"un-anno-di-obama-alla-casa-bianca-la-crisi-le-speranze-il-terrore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/01\/un-anno-di-obama-alla-casa-bianca-la-crisi-le-speranze-il-terrore\/","title":{"rendered":"Un anno di Obama alla Casa Bianca: la crisi, le speranze, il terrore"},"content":{"rendered":"<p>Il 20 gennaio 2009, un anno fa, Barack Obama, primo presidente nero degli Stati Uniti, s\u2019insediava alla Casa Bianca: l\u2019America e il Mondo, squassati dalla crisi economica, erano galvanizzati dalle grandi speranze che il nuovo leader sapeva trasmettere. In un anno, non tutti gli impegni si sono tradotti in risultati. Obama, in sintonia con i Grandi della Terra, ha cercato di arginare la crisi e di innescare la ripresa e pu\u00f2 ora affermare che il peggio \u00e8 passato e che la ripresa, pur lenta, \u00e8 cominciata. <\/p>\n<p>Negli Usa, ha quasi condotto in porto una riforma della sanit\u00e0 che cancella, o almeno riduce, la vergogna di decine di milioni di americani senza assistenza. Nel Mondo, s\u2019\u00e8 visto assegnare, sulla fiducia, un Nobel per la Pace che deve ancora dimostrare di meritare. Ma, sul piatto della bilancia delle attese non corrisposte, c\u2019\u00e8 il peggioramento della situazione in Afghanistan, il rinvio della chiusura della prigione di Guantanamo (le torture sono state per\u00f2 bandite), lo stallo del conflitto tra israeliani e palestinesi, una certa timidezza verso l\u2019Iran, una certa sudditanza verso la Cina.<\/p>\n<p>A cavallo tra 2009 e 2010, Obama s\u2019\u00e8 bruscamente ritrovato alla casella di partenza: quella della sicurezza dell\u2019America e della lotta al terrorismo, oscurata dalla crisi durante la campagna elettorale. Un anno dopo, il presidente che, su questo terreno, rischiava di essere sconfitto dal suo rivale repubblicano John McCain deve fare i conti con la recrudescenza della minaccia terroristica resa pi\u00f9 inquietante dalle inefficienze del sistema d\u2019<i>intelligence <\/i>e di prevenzione non sanate dai suoi predecessori.<\/p>\n<p>Nel suo discorso di fine anno, il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napoletano ha fatto un bell\u2019elogio di Obama: \u201cNuove luci per il nostro comune futuro sono venute dall\u2019America e dal suo giovane presidente\u201d, che \u00e8 sempre stato attento alla linea dell\u2019apertura al dialogo con gli interlocutori e del coinvolgimento degli alleati. Obama ha deciso di togliere il segreto su tutti gli archivi della Guerra Fredda ed ha compiuto passi decisi con la Russia verso il disarmo nucleare.<\/p>\n<p>Il presidente si d\u00e0 un 8 in pagella per le cose fatte \u2013 ma, espresso in voti americani, \u201cun bel B+\u201d dell\u2019intervista a Ophrah Winfrey suona meno gratificante, \u00e8 il nostro 7+ dei tempi di Cochi e Renato. E mantiene una indubbia freschezza di pap\u00e0 e di leader: durante le vacanze di Natale, sfida critici e benpensanti e con la moglie Michelle porta le figlie Sasha e Malia, 8 e 11 anni, a vedere Avatar, sconsigliato negli Usa agli \u2018under 13\u2019 (in Italia, invece, la censura non pone limitazioni).<\/p>\n<p>I risultati conseguiti non sono finora pari alle attese suscitate neppure nella lotta contro la povert\u00e0 come nell\u2019impegno sul clima. E il <i>Wall Street Journal<\/i>, in sede di bilancio, ricorda che i conti pubblici degli Stati Uniti sono sull\u2019orlo del precipizio: il che spiega l\u2019attenzione a evitare d\u2019irritare la Cina, che degli Usa \u00e8 la principale creditrice. L\u2019America conservatrice torna persino a rimproverare al presidente di essere un nero: a Plains, in Georgia, terra di KuKluxKlan, ma anche paese natale dell\u2019ex presidente Jimmy Carter, compare un manichino di Obama appeso a un cappio; e in Colorado un dipendente statale diffonde un fotomontaggio di Obama lustrascarpe di Sarah Palin.<\/p>\n<p><b>Errori passati e presenti<\/b><br \/>Di nuovo alla prese con l\u2019incubo del terrore, il presidente ammette falle disastrose ed errori inaccettabili: non fa saltare teste, ma detta correzioni di rotta immediate. L\u2019arrivo negli aeroporti dei <i>body scanner<\/i>, che pure suscitano polemiche e perplessit\u00e0, non \u00e8 sufficiente: i piani dei terroristi vanno intercettati e sventati prima che i kamikaze arrivino in aeroporto. La maginot della sicurezza nel XXI Secolo non possono essere i banchi dei check in.<\/p>\n<p>Il sussulto della minaccia tra Natale e Capodanno scuote l\u2019Occidente e scatena, negli Usa, un\u2019offensiva dei repubblicani, che, con in testa l\u2019ex-vicepresidente Dick Cheney, accusano Obama di avere messo in secondo piano la difesa del paese dai complotti di Al Qaeda. Ma sul presidente pesano anche gli errori di chi lo precedette alla Casa Bianca.<\/p>\n<p>Bill Clinton ignor\u00f2, o comunque sottovalut\u00f2, la minaccia di Al Qaeda e il rischio Yemen, nonostante la trappola micidiale al cacciatorpediniere Cole all\u2019ingresso della baia di Aden il 12 ottobre 2000, che fece 17 morti e decine di feriti. George Bush rispose agli attacchi terroristici dell\u201911 settembre 2001 contro New York e Washington pi\u00f9 sul piano militare che dell\u2019<i>intelligence <\/i>e della politica, creando i presupposti per due guerre non vinte (l\u2019Iraq e l\u2019Afghanistan) e infoltendo, con le bombe, i ranghi dell\u2019integralismo e dell\u2019estremismo.<\/p>\n<p>Gli episodi s\u2019inanellano, la paura sale: l\u2019attentato di Natale sul volo Delta Amsterdam &#8211; Detroit, fallito solo per l\u2019imperizia del kamikaze. La strage di agenti della Cia che, dalla Base Chapman nella provincia di Khost (Afghanistan orientale), coordinavano i raid dei Predator senza pilota sulle aree tribali lungo il confine afghano-pakistano. Le allerte a Times Square e all\u2019aeroporto di Newark (provocazioni? emulazioni? burle criminali? sventati pericoli? false segnalazioni?). La psicosi del terrorismo \u00e8 tornata, in Italia e nel mondo: dalla California alla Russia, passando per la Svizzera e Malpensa, le ultime settimane sono state segnate da allarmi e, soprattutto, falsi allarmi.<\/p>\n<p><b>La spada di Damocle delle elezioni di mid-term<\/b><br \/>Come accadde un anno fa con la crisi, ancora una volta \u00e8 l\u2019attualit\u00e0 a imporre le priorit\u00e0 dell\u2019agenda di Obama. Il \u2018terremoto terrorismo\u2019 e l&#8217;onda lunga della sottile insoddisfazione degli elettori, specie per le persistenti difficolt\u00e0 economiche, rischiano di investire il Congresso. Due senatori democratici hanno annunciato l\u2019intenzione di non ricandidarsi nelle elezioni di <i>mid-term <\/i>del 2 novembre: i seggi di Chris Dodd, nel Connecticut, e di Byron Dorgan, nel Nord Dakota, sono vulnerabili e cos\u00ec la maggioranza di 60 seggi necessaria a sventare gli ostruzionismi dell\u2019opposizione \u00e8 a repentaglio, tanto pi\u00f9 che il voto di <i>mid-term <\/i>\u00e8 tradizionalmente sfavorevole al partito del presidente.<\/p>\n<p>Se le cifre di Facebook continuano a premiare la popolarit\u00e0 di Obama &#8211; sette milioni di fan, pi\u00f9 del doppio dello sportivo pi\u00f9 amato, Cristiano Ronaldo, il presidente, sotto la pressione del terrorismo, incappa in errori d\u2019immagine inconsueti per lui: denuncia la minaccia dalle vacanze alle Hawaii, in un contesto poco credibile di golf e relax, e, nonostante i servizi di sicurezza civili e militari facciano acqua, impiega dieci giorni per convocare alla Casa Bianca un vertice delle 16 organizzazioni statunitensi che si occupano d\u2019<i>intelligence<\/i>.<\/p>\n<p>Tutte sigle formalmente unificate, fin dal 2005, sotto un unico \u2018zar\u2019 &#8211; il primo fu John Negroponte, ambasciatore a Baghdad &#8211; ma che continuano ad avere difficolt\u00e0 di comunicazione fra di loro oltre che &#8211; figuriamoci! &#8211; con i servizi segreti e anti-terrorismo dei paesi alleati. Cos\u00ec un giovane nigeriano integralista dichiarato e aspirante attentatore denunciato dal padre sale indisturbato su un aereo Usa diretto negli Stati Uniti, due mesi dopo avere avuto &#8211; nonostante tutto &#8211; un regolare visto. Nel 2001, mesi dopo gli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono, i servizi d\u2019immigrazione degli Stati Uniti recapitarono a domicilio, a due componenti dei commando suicidi ormai deceduti, le proroghe dei permessi di soggiorno negli Usa.<\/p>\n<p><b>Deja vu?<\/b><br \/>Pare il trailer di un film gi\u00e0 visto. Al pari delle ipotesi di attacchi preventivi sul territorio yemenita, magari affidati a droni, cio\u00e8 ad aerei militari telecomandati. Anche se John Brennan, consigliere Usa per l\u2019anti-terrorismo, assicura che non ci sar\u00e0 l\u2019apertura di un nuovo fronte, proprio mentre il governo yemenita mette un veto a operazioni militari americane e alleate sul proprio territorio, dopo che lo stesso Brennan e il generale David Petraeus, un veterano dell\u2019Afghanistan e dell\u2019Iraq, hanno lodato l\u2019atteggiamento \u201cproduttivo\u201d del presidente Saleh.<\/p>\n<p>Nella guerra al terrorismo, lo Yemen, come il Pakistan, sono alleati di Washington ineludibili, ma non totalmente affidabili: lo dimostra, per assurdo, proprio il fatto che, alle strette, le autorit\u00e0 yemenite annunciano a tambur battente (ma poi smentiscono, e infine danno per fatte) la cattura di un capo di Al Qaeda e l\u2019uccisione di alcuni suoi accoliti collegati alle minacce che hanno indotto gli Stati Uniti e altri paesi a chiudere per qualche giorno le loro ambasciate a San\u2019a. Difficile sfuggire al sospetto che quei personaggi fossero gi\u00e0 noti e non venissero disturbati.<\/p>\n<p>Alzando la minaccia, Osama bin Laden &#8211; ammesso che lui c\u2019entri qualcosa con quanto sta accadendo &#8211; ha ottenuto il risultato di rendere il linguaggio di Obama simile a quello di Bush, anche se, per il momento, le scelte restano diverse. Le promesse di rendere l\u2019America sicura, la volont\u00e0 di colpire i terroristi ovunque essi siano perch\u00e9 loro non ci colpiscano a casa nostra, la \u2018tolleranza zero\u2019 verso chi sbaglia e gli annunci di giri di vite ai controlli si susseguono (ma poteva gi\u00e0 essere troppo tardi): d\u2019ora in poi, i cittadini di 14 paesi verranno sottoposti a verifiche sistematiche all\u2019imbarco verso gli Usa. A Cuba, Iran, Siria e Sudan, Paesi nella lista degli \u2018sponsor\u2019 del terrorismo internazionale, si aggiungono Afghanistan, Algeria, Arabia Saudita, Iraq, Libano, Libia, Nigeria, Pakistan, Somalia e, appunto, Yemen.<\/p>\n<p>Per meritarsi ex post la poltrona di presidente e il Nobel per la pace, un premio ritirato dopo avere inviato rinforzi in Afghanistan con quella che giudica la sua decisione \u201cpi\u00f9 difficile\u201d, Obama dovr\u00e0 combattere il terrorismo pi\u00f9 con i fatti che con gli annunci, facendo scelte non basate solo sulle opzioni militari o di contrasto, ma sul dialogo, l\u2019economia, l\u2019intelligence. Era gi\u00e0 difficile, \u00e8 pi\u00f9 difficile adesso: la situazione nello Yemen complica il puzzle militare e diplomatico del Grande Medio Oriente, dal Pakistan al Marocco.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1355\" target= \"blank\"><b><u>Le sfide del 2010<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>L. Carlino: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1277\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019attentato di Milano e il jihadismo in Italia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 20 gennaio 2009, un anno fa, Barack Obama, primo presidente nero degli Stati Uniti, s\u2019insediava alla Casa Bianca: l\u2019America e il Mondo, squassati dalla crisi economica, erano galvanizzati dalle grandi speranze che il nuovo leader sapeva trasmettere. In un anno, non tutti gli impegni si sono tradotti in risultati. 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