{"id":13660,"date":"2010-01-14T00:00:00","date_gmt":"2010-01-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gli-scricchiolii-dellasse-franco-tedesco-e-il-ruolo-dellitalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:18","slug":"gli-scricchiolii-dellasse-franco-tedesco-e-il-ruolo-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/01\/gli-scricchiolii-dellasse-franco-tedesco-e-il-ruolo-dellitalia\/","title":{"rendered":"Gli scricchiolii dell\u2019asse franco-tedesco e il ruolo dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Il rapporto tra la Francia e la Germania, due grandi paesi divisi da secoli di conflitti e tensioni terminate solo in un\u2019epoca storicamente recente, \u00e8 considerato da sempre il motore del processo di integrazione europea. I mutamenti intervenuti all\u2019indomani della caduta del muro di Berlino hanno tuttavia alterato una cooperazione, formalizzata con il Trattato dell\u2019Eliseo del 1963, che aveva conosciuto una stagione particolarmente dinamica e produttiva all\u2019epoca di Fran\u00e7ois Mitterrand e Helmut Kohl.<\/p>\n<p><b>L\u2019altalenante protagonismo di Parigi e il disorientamento tedesco<\/b><br \/>L\u2019entrata in scena di Nicolas Sarkozy, assurto alla magistratura suprema sull\u2019onda di un populismo di stampo nazionalistico, e l\u2019ascesa della Germania nel quadro continentale, accentuatasi sotto la direzione di Gerhard Schroeder e proseguita in forme diverse con Angela Merkel, hanno contribuito ad attenuare il poderoso impetus assunto dall\u2019<i>entente <\/i>carolingia in questi decenni. <\/p>\n<p>In parallelo con il crescente peso di Berlino si \u00e8 assistito ad un altalenante protagonismo francese. La riesumazione, da parte di Sarkozy, dei \u201cvincoli profondi fondati sulla Storia\u201d con gli Usa e la ricerca di qualificanti terreni d\u2019intesa con la Gran Bretagna &#8211; ne \u00e8 un esempio recente il comune sostegno, non avallato dalla Germania, all\u2019abortita candidatura di Tony Blair alla Presidenza dell\u2019Ue &#8211; hanno suscitato non poco sconcerto nel vicino germanico, gi\u00e0 incline ad orientarsi verso nuovi orizzonti. Il disorientamento tedesco \u00e8 anche dipeso dal brusco mutamento di rotta di Sarkozy rispetto alle linee guida del suo predecessore Jacques Chirac. Oltre Reno \u00e8 maturato un atteggiamento pi\u00f9 distaccato nei confronti delle disorganiche proposte francesi di collaborazione, giudicate da una fonte tedesca \u201cdiscontinue e incoerenti\u201d e motivate da un malcelato desiderio di rinverdire il mito della <i>grandeur <\/i>. <\/p>\n<p><b>La ricollocazione strategica di Berlino <\/b><br \/>Per converso, la nuova <i>Ostpolitik<\/i> tedesca trae linfa dalla consapevolezza del rilievo \u201cstrategico\u201d dei rapporti con la Russia ai fini del consolidamento del ruolo centrale della Germania come interlocutore privilegiato degli Stati Uniti in Europa. Un approdo giustificato dalla dimensione economica e politica raggiunta dalla Germania grazie alla riunificazione, che le consente di sviluppare in modo  autonomo una rinnovata proiezione verso gli spazi orientali europei.<\/p>\n<p>La recente missione di Angela Merkel a Washington e gli aspetti di solennit\u00e0 che l\u2019hanno contraddistinta confermano  come, oltre Atlantico, si consideri la Germania il principale interlocutore in Europa con cui contribuire a ridefinire rapporti con una Russia scossa da convulsioni autoritarie e dove allignano tensioni interne destinate probabilmente ad accentuarsi nel prossimo futuro. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 non vuol dire, naturalmente che il legame tra le due sponde del Reno sia destinato a perdere rilievo, se non altro per una consuetudine ai reciproci contatti ormai molto radicata al livello dei vertici politici e che appare irreversibile. I governi francese e tedesco hanno tutto l\u2019interesse a garantirsi un ruolo preminente nel campo delle politiche economiche e finanziarie nell\u2019area euro, anche se le decisioni che hanno assunto per far fronte alla crisi non hanno rispettato i previsti criteri di coordinamento. <\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che il rapporto tra le due potenze non ha pi\u00f9 la  valenza strategica del passato, anche  a causa dell\u2019emergere, nella patria di Goethe, di un nazionalismo di stampo bismarckiano. Non a caso, il rapporto strategico tra i due paesi si \u00e8 indebolito in parallelo con l\u2019attenuarsi dello slancio europeista. <\/p>\n<p><b>Un\u2019occasione per l\u2019Italia<\/b><br \/>Questa situazione pu\u00f2 aprire  interessanti spazi d\u2019azione per l\u2019Italia. Non \u00e8 convincente, infatti, l\u2019idea secondo cui l\u2019asse franco-tedesco sopperirebbe alla \u201cdebole leadership\u201d politica delle istituzioni comunitarie. Questa visione non tiene conto delle nuove variabili del rapporto tra i due paesi n\u00e9 del risentimento che alcuni governi dei paesi centro-orientali covano verso la Francia (alimentato da passate e recenti  esternazioni di Chirac e Sarkozy abbastanza sconcertanti) nonch\u00e9 della fisiologica diffidenza verso la proiezione della nuova <i>Ostpolitik <\/i>tedesca verso la Russia. Sono aspetti che si tende a trascurare quando si conferisce ad un rivisitato direttorio franco-tedesco la patente di volano del processo dell\u2019integrazione. L\u2019Ue, d\u2019altronde, \u00e8 ben diversa da quella precedente l\u2019allargamento ad est ed a sud. N\u00e9 si pu\u00f2 sottovalutare una certa rivalit\u00e0 che, soprattutto sul piano industriale, comincia a farsi luce tra Parigi e Berlino.<\/p>\n<p>In un quadro europeo pi\u00f9  polifonico del passato, potrebbe uscire rafforzato il ruolo dell\u2019Italia, che \u00e8 aliena dall\u2019inguaribile paternalismo della <i>grandeur<\/i> francese e non gravata da negative reminiscenze storiche. Quanto alla Gran Bretagna, la probabile vittoria elettorale dei conservatori, certamente non filoeuropei, la prossima primavera potrebbe determinarne un ulteriore ridimensionamento all\u2019interno dell\u2019Ue. Essendo ancora una delle quattro potenze economiche del continente, l\u2019Italia vedrebbe aprirsi margini pi\u00f9 ampi di azione, anche grazie ai legami di cooperazione che pu\u00f2 consolidare sia all\u2019interno che all\u2019esterno dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Il nuovo contesto potrebbe in prospettiva aprire nuove opportunit\u00e0 in vari settori, compresa la riforma del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu e creare le condizioni propizie perch\u00e9 il peso economico e industriale dell\u2019Italia, da tutti riconosciuto, trovi  riscontro sul piano politico e diplomatico, attenuando una discrasia che non giova agli interessi nazionali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>C. Merlini:  <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1296\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019asse franco-tedesco, la cabina di regia dell\u2019Ue e il ruolo dell\u2019Italia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>G.L. Tosato: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1268\" target= \"blank\"><b><u>Se la Corte tedesca chiede pi\u00f9 democrazia in Europa<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Fagiolo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1253\" target= \"blank\"><b><u>I nuovi orizzonti della politica estera tedesca<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto tra la Francia e la Germania, due grandi paesi divisi da secoli di conflitti e tensioni terminate solo in un\u2019epoca storicamente recente, \u00e8 considerato da sempre il motore del processo di integrazione europea. 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