{"id":1370,"date":"2006-05-25T00:00:00","date_gmt":"2006-05-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/quale-missione-italiana-in-iraq\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:29","slug":"quale-missione-italiana-in-iraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/05\/quale-missione-italiana-in-iraq\/","title":{"rendered":"Quale missione italiana in Iraq?"},"content":{"rendered":"<p>Nelle sue dichiarazioni programmatiche del 18 maggio al Senato, il nuovo presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha confermato l\u2019intenzione del governo di ritirare il contingente italiano in Iraq \u201cnei tempi tecnici necessari\u201d, definendone le modalit\u00e0 \u201canche con le parti interessate\u201d, affinch\u00e9 siano garantite condizioni di sicurezza. Due giorni dopo a Napoli il neo-ministro degli Esteri, Massimo D\u2019Alema, ha aggiunto che il governo avvier\u00e0 assai presto la ridefinizione del \u201ccarattere della presenza italiana in Iraq che diventer\u00e0 una presenza civile\u201d. La novit\u00e0 sta dunque nella ridefinizione in senso civile della missione, mentre il ritiro concordato con alleati e iracheni faceva gi\u00e0 parte del programma del passato governo.<\/p>\n<p>Questi orientamenti dovranno essere meglio definiti. A parte i \u201ctempi tecnici\u201d, l\u2019impegno a concordare le modalit\u00e0 del ritiro perch\u00e9 non siano compromesse le condizioni di sicurezza in loco, potrebbe ritardare \u2013 e forse nemmeno di poco &#8211; il ritiro stesso. Invero, il riferimento di Prodi alle condizioni di sicurezza \u00e8 \u2013 forse volutamente \u2013 un po\u2019 vago. Per quanto vago, per\u00f2, significa che il ritiro del contingente italiano non verr\u00e0 fatto \u201calla Zapatero\u201d. <\/p>\n<p>Dunque, il nuovo governo, pur non condividendo la guerra e l\u2019occupazione dell\u2019Iraq \u2013 e su questo Prodi \u00e8 stato molto netto \u2013 non intende venir meno all\u2019ethos dell\u2019alleanza con gli Stati Uniti, che non \u00e8 stata inventata da Berlusconi, n\u00e9 alla necessit\u00e0 e responsabilit\u00e0 di appoggiare il neo-nato e debolissimo governo dell\u2019Iraq. Perci\u00f2, il ritiro italiano \u00e8 una posizione che dovr\u00e0 essere definita nei dettagli e che, nella sua concreta attuazione, potrebbe essere ritardata o ridimensionata o entrambe le cose.<\/p>\n<p><b>Che tipo di \u201criconversione in senso civile\u201d?<\/b><\/p>\n<p>\tLa riconversione della missione in senso civile conferma, d\u2019altra parte, l\u2019intenzione di questo governo di non spogliarsi delle responsabilit\u00e0 di aiuto e sostegno verso l\u2019Iraq e di volere, al contrario, sostenere &#8211; come ha detto D\u2019Alema &#8211; la ricostruzione e la democrazia in quel tormentato paese. Anche questo orientamento dovr\u00e0 essere meglio definito. Potrebbe significare l\u2019invio di aiuti unicamente civili e il potenziamento di quelli gi\u00e0 in corso a fronte della completa eliminazione di quelli militari. Potrebbe per\u00f2 essere una riconversione verso aiuti civili che comprendono una quota, anche alta, di addestramento della polizia e altri sostegni alla sicurezza interna. Potrebbe inoltre significare un incremento dell\u2019impegno italiano nel campo civile accompagnato, per\u00f2, da una, pi\u00f9 o meno notevole, forza militare destinata a proteggerlo, in una situazione di insicurezza che non accenna invero a diminuire. Occorre aggiungere che anche l\u2019invio di istruttori di polizia comporta facilmente il sostegno di forze propriamente militari.<\/p>\n<p>La missione militare italiana a Nassirya, appiattita dal governo Berlusconi sulla politica americana, ha finito per essere percepita da molti come una missione di \u201cguerra\u201d. In realt\u00e0, \u00e8 stata una classica missione di consolidamento successivo al conflitto, con compiti non marginali di ricostruzione civile e ripristino delle forze locali di sicurezza. La riconversione a una missione civile potrebbe, dunque, rafforzare questi compiti di ricostruzione e sicurezza e, al tempo stesso, approfittare della continuit\u00e0 che la missione di Nassirya mette indubbiamente a disposizione.<\/p>\n<p>La scelta di una missione prevalentemente destinata alla ricostruzione, alla sicurezza civile e alla promozione della democrazia appoggiata, per\u00f2, da un congruo contingente militare porrebbe al nuovo governo qualche problema di coesione della coalizione e presentazione all\u2019opinione pubblica, ma rientrerebbe perfettamente nel modello di operazioni a sostegno della pace che l\u2019Italia e gli alleati hanno gi\u00e0 ampiamente realizzato nel passato, specialmente a partire dalla fine della guerra fredda, cio\u00e8 sarebbero politicamente del tutto legittime e coerenti.<\/p>\n<p>Le diverse opzioni andranno calibrate. \u00c8 evidente che una missione unicamente civile rischia di essere pagante in termini interni, ma assai meno in termini di politica estera e di posizionamento internazionale dell\u2019Italia. \u00c8 evidente altres\u00ec che una missione civile rafforzata e protetta da una forza militare comporta costi elevati e, forse, il bilancio italiano non potr\u00e0 permettersela.<\/p>\n<p><b>L\u2019urgenza di un\u2019 iniziativa europea<\/b><\/p>\n<p>I vincoli di bilancio e quelli della politica interna potrebbero essere alleviati se finalmente nascesse un\u2019iniziativa comune dell\u2019Unione europea verso l\u2019Iraq. \u00c8 questa un\u2019iniziativa possibile? L\u2019Iraq ha profondamente diviso l\u2019Europa e nessuno osa riprendere il discorso, ma vero \u00e8 che le condizioni sono oggi diverse. Da un lato, \u00e8 nato un governo iracheno e appare difficile considerare l\u2019Iraq come un paese \u201coccupato\u201d; \u00e8 quindi possibile un dialogo politico con l\u2019Iraq e gli Stati Uniti che prima era difficile. Dall\u2019altro, le condizioni di sicurezza dell\u2019area sono peggiorate, facendo intravedere minacce che riguardano anche l\u2019Europa e di cui quest\u2019ultima dovr\u00e0 pure farsi carico. I rischi di frammentazione dell\u2019Iraq si sono accresciuti e, con essi, i problemi di destabilizzazione regionale che ne potrebbero derivare, mentre l\u2019Iran minaccia la sicurezza sia nel Golfo che nell\u2019intero Medio Oriente. <\/p>\n<p>A partire da questi cambiamenti, un tentativo diplomatico verso i partner europei volto a promuovere iniziative europee sia in seno alla Comunit\u00e0 europea, sia in seno alle Politica Comune di Sicurezza e Difesa, potrebbe dare qualche frutto. Forse, il momento \u00e8 propizio per richiamare l\u2019Unione ad elaborare quella politica comune verso l\u2019Iraq che nelle condizioni del recente passato sono drammaticamente mancate. L\u2019emergere di una dimensione europea nei confronti dell\u2019Iraq e del Golfo rafforzerebbe la politica italiana, qualunque ne sia l\u2019enfasi, e contemporaneamente ne allevierebbe gli oneri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle sue dichiarazioni programmatiche del 18 maggio al Senato, il nuovo presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha confermato l\u2019intenzione del governo di ritirare il contingente italiano in Iraq \u201cnei tempi tecnici necessari\u201d, definendone le modalit\u00e0 \u201canche con le parti interessate\u201d, affinch\u00e9 siano garantite condizioni di sicurezza. 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