{"id":13740,"date":"2010-02-02T00:00:00","date_gmt":"2010-02-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-proliferazione-mondiale-dei-think-tanks\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:17","slug":"la-proliferazione-mondiale-dei-think-tanks","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/la-proliferazione-mondiale-dei-think-tanks\/","title":{"rendered":"La proliferazione mondiale dei think tanks"},"content":{"rendered":"<p>Secondo l\u2019ultimo <a href=\"http:\/\/www.ony.unu.edu\/2009%20global%20go%20to%20think%20tank%20report.pdf\" target=\"_blank\"><b><u>rapporto del \u201c<i>Think Tank and Foreign Policy Program<\/i>\u201d<\/u><\/b><\/a> del Foreign Policy Research Institute (Fpri) di Filadelfia, il numero dei think tank nel mondo \u00e8 in costante e vertiginosa ascesa. Rispetto all\u2019anno scorso \u2013 quando venne pubblicato il secondo rapporto globale \u2013 i centri di ricerca che si possono definire come think tank sono aumentati di quasi mille unit\u00e0, da 5465 a 6305. A fare la parte del leone resta il Nord America, dove sono presenti 1912 centri, seguito dall\u2019Europa occidentale (1750) e dall\u2019Asia (1183). Il primo paese sono gli Stati Uniti (1815), il secondo, neanche a dirlo, la Cina (428), ma in generale nel vecchio mondo occidentale ha sede ancora il 58% del totale dei think tank mondiali. <\/p>\n<p>Secondo il rapporto, le istituzioni italiane che si possono definire think tank sono ben 88 (anche qui, forse, il dato \u00e8 per eccesso), mentre sono quattro i centri citati in classifica: l&#8217;Istituto affari internazionali (Iai), l&#8217;Istituto Bruno Leoni di Torino, e poi l&#8217;Aspen Institute e il Centre for Economic and International Studies (Ceis) di base all\u2019Universit\u00e0 di Tor Vergata di Roma.<\/p>\n<p><b>Criteri<\/b><br \/>Per una classificazione le definizioni sono essenziali. Il rapporto ne propone una rosa piuttosto ampia,  partendo da quella fornita dall\u2019Undp, che definisce i think tank un \u201cponte tra conoscenza e potere\u201d. Per McGann, direttore del Fpri, i think tank svolgono una funzione \u201cdi filtro\u201d e di \u201csintesi\u201d per  l\u2019identificazione delle <i>policy issues <\/i>rilevanti, delle soluzioni, e dei metodi per attuarle. Forniscono cos\u00ec un riscontro \u201cterzo\u201d e neutrale alle politiche di amministrazioni e governi. <\/p>\n<p>McGann pone su un continuum i diversi modelli di think tank: a un\u2019estremit\u00e0 quelli che si dedicano a promuovere soluzioni politiche, in un quadro di dibattito aperto e plurale, che favorisce il controllo dell\u2019azione di governo e rende pi\u00f9 responsabile (<i>accountable<\/i>) il ruolo del decisore pubblico; all\u2019altro capo quelli che hanno una propria agenda politica, riducendosi talora a espressione di \u201cinteressi speciali\u201d. <\/p>\n<p>Per McGann la moltiplicazione dei centri \u00e8 un motivo di speranza e fiducia in un funzionamento pi\u00f9 razionale e trasparente dei sistemi politici: un\u2019iniezione di expertise nei processi decisionali. L\u2019assunto \u00e8 che la presenza dei think tank sia in s\u00e9 per s\u00e9 indice del buon funzionamento di una democrazia liberale. E qui appare una delle debolezze di questo rapporto (comunque utile e ricco di informazioni): la visione illuministica della funzione dell\u2019esperto proposta da McGann \u2013 per il quale uno dei compiti del think tank \u00e8 \u201cdire la verit\u00e0 al potere\u201d, parafrasando la formula del politologo americano Aaron Wildawsky \u2013 non si sposa con la moltiplicazione dei think tank in paesi assai poco liberali, come la Cina e la Russia. Insomma, all\u2019approccio di McGann sembra mancare una riflessione pi\u00f9 accurata su quale possa effettivamente essere il ruolo di \u201cponte tra conoscenza e potere\u201d svolto da un think tank all\u2019interno di regimi scarsamente o per nulla democratici. <\/p>\n<p>L\u2019idealtipo cui pensa McGann corrisponde al modello statunitense, ma potrebbe non essere sufficiente alla luce della moltiplicazione dei centri di ricerca del mondo non occidentale, Asia in primis, messa in luce dal rapporto. Cosa significa essere un think tank in Cina o in Vietnam? Che rapporto c\u2019\u00e8 tra societ\u00e0 civile, governi e think tank in questi paesi? Evidentemente esistono diversi modi di essere think tank sulle quali sarebbe opportuno riflettere di pi\u00f9.<\/p>\n<p><b>Arena globale<\/b><br \/>Il rapporto non si pone \u2013 e forse non \u00e8 nemmeno tenuto a farlo \u2013 domande di questo tipo; si limita a registrare la diffusione progressiva dello strumento del think tank. McGann sottolinea un dato molto interessante: non solo i think tank aumentano in termini di quantit\u00e0 assoluta, ma i migliori tra loro si fanno sempre pi\u00f9 transnazionali o parte di una rete globale, che siano quelli di stampo pi\u00f9 \u201caccademico\u201d (le cosiddette \u201cuniversit\u00e0 senza studenti\u201d) o quelli pi\u00f9 \u201c<i>policy-oriented<\/i>\u201d. In Europa, per esempio, si rafforzano di anno in anno  le attivit\u00e0 dell\u2019<i>European Network of Political Foundations <\/i>(Enop). <\/p>\n<p>L\u2019esistenza di un\u2019arena globale dei think tank \u00e8 una realt\u00e0 e il merito principale del rapporto \u00e8 di fornire nomi e cognomi dei vari attori che la animano, suddivisi per le diverse regioni del mondo. L\u2019obiettivo  \u00e8 di fornire indicazioni \u2013 una bussola \u2013 a una platea mondiale al fine di mostrare le migliori esperienze dell\u2019universo dei think tank, classificati per aree geografiche e sottogruppi, in base alle diverse funzioni svolte dai centri di ricerca: settori di policy (politica estera, politiche sanitarie, politiche sociali, sicurezza, economia, economia internazionale, le scienza e la tecnologia eccetera), la migliore comunicazione, l\u2019offerta  pi\u00f9 innovativa, la capacit\u00e0 d influenza, la qualit\u00e0 della ricerca, i migliori emergenti. Una serie di interessantissime informazioni che vedono premiare quest\u2019anno soprattutto la Brookings Institution (\u00e8 l\u2019effetto Obama, per un centro  composto prevalentemente da democratici centristi, molti dei quali sono andati a lavorare nella nuova amministrazione Usa).<\/p>\n<p><b>Il peso delle idee<\/b><br \/>Il limite di questa classificazione \u00e8 il metodo: si tratta della somministrazione di un questionario ai protagonisti stessi del mondo dei think tank (analisti, finanziatori, manager ecc. ecc: comunque un lavoro enorme), una popolazione vastissima, ma che d\u00e0 un visione parziale del fenomeno. Altre ricerche \u2013 come quella di Andrew Rich pubblicata nel 2004 con il titolo <i>The Politics of Expertise<\/i>, che per\u00f2 si occupa solo degli Usa \u2013 si sono rivolte a una platea pi\u00f9 vasta comprendente anche i giornalisti, i politici e i loro staff: da categoria a categoria i risultati cambiano in modo sensibile (per esempio, alla domanda \u201cquale \u00e8 il think tank pi\u00f9 influente\u201d le percezioni sono molto diverse da un\u2019audience all\u2019altra). E poi, se si volessero adottare criteri di classificazione un po\u2019 pi\u00f9 stringenti e rigorosi, difficilmente si raggiungerebbe quella cifra di oltre 6 mila think tank. In ultimo: le idee si pesano, non si contano. Anche piccolissimi centri con un\u2019idea vincente e una buona strategia di \u201cmarketing\u201d hanno ottenuto straordinari successi: nessuna classifica ci potr\u00e0 mai svelare appieno il percorso di un\u2019idea. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo l\u2019ultimo rapporto del \u201cThink Tank and Foreign Policy Program\u201d del Foreign Policy Research Institute (Fpri) di Filadelfia, il numero dei think tank nel mondo \u00e8 in costante e vertiginosa ascesa. 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