{"id":13780,"date":"2010-02-02T00:00:00","date_gmt":"2010-02-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lopzione-zero-di-obama-alla-prova-dei-fatti\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:17","slug":"lopzione-zero-di-obama-alla-prova-dei-fatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/lopzione-zero-di-obama-alla-prova-dei-fatti\/","title":{"rendered":"L\u2019opzione zero di Obama alla prova dei fatti"},"content":{"rendered":"<p>Il prossimo maggio le delegazioni di 189 paesi si riuniranno a New York per tastare il polso al regime di non-proliferazione nucleare. L&#8217;occasione \u00e8 la quinquennale Conferenza di riesame (<i>Review Conference, RevConf<\/i>) del Trattato di non-proliferazione nucleare (Tnp), uno dei perni del sistema di sicurezza internazionale. Negli ambienti diplomatici si respira un certo ottimismo sull&#8217;esito della conferenza. Pochi credono &#8211; o forse dicono apertamente &#8211; che possa ripetersi il disastro del 2005, quando la RevConf si concluse con un nulla di fatto in mezzo a polemiche e accuse reciproche. Eppure, guardando le cose pi\u00f9 da vicino, il rischio di un nuovo fallimento \u00e8 tutt\u2019altro che trascurabile.<\/p>\n<p><b>L\u2019ambiziosa agenda di Obama<\/b><br \/>Ad alimentare l\u2019ottimismo \u00e8, come spesso accaduto nell\u2019ultimo anno, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Lo scorso aprile, a Praga, Obama ha evocato il sogno di un mondo libero da armi nucleari &#8211; l&#8217;opzione &#8216;zero&#8217; di cui ormai si (ri)parla con entusiasmo su entrambe le sponde dell&#8217;Atlantico. Ma se gli animi dei pacifisti, degli attivisti anti-nucleari e anche del grande pubblico hanno vibrato dinanzi alla visione di un mondo senza la pi\u00f9 letale invenzione umana, esperti e diplomatici hanno trovato conforto in altre parti del discorso, quelle in cui il presidente Usa non ha evocato sogni, ma delineato un concreto programma di azione.<\/p>\n<p>Il programma di Obama mira a porre rimedio ad alcune delle principali debolezze del traballante regime di non-proliferazione. Il presidente ha promesso, tra l\u2019altro, di: <br \/>&#8211;\tnegoziare con la Russia un trattato di riduzione degli armamenti nucleari che rimpiazzi l&#8217;accordo &#8216;Start&#8217;; <br \/>&#8211;\tpremere sul Congresso affinch\u00e9  ratifichi il Trattato per mettere al bando i test nucleari (<i>Comprehensive Test Ban Treaty<\/i>, Ctbt); <br \/>&#8211;\tadoperarsi per la ripresa delle trattative per un trattato che proibisca la produzione di uranio altamente arricchito e di plutonio a scopo bellico; <br \/>&#8211;\tsostenere la creazione di una &#8216;banca&#8217; internazionale di materiale fissile in modo da creare un&#8217;alternativa economicamente valida alla produzione nazionale, che reca con s\u00e9 il rischio di una diversione militare;<br \/>&#8211;\tridimensionare il ruolo delle armi nucleari nella politica di difesa americana.<\/p>\n<p>Se attuate, queste misure attenuerebbero le preoccupazioni degli stati non-nucleari. In particolare, multilateralizzare il ciclo di produzione del combustibile nucleare &#8211; attraverso una &#8216;banca&#8217; internazionale di materiale fissile o meccanismi ad hoc &#8211; renderebbe molto pi\u00f9 difficile per stati come l&#8217;Iran giustificare la pretesa di sviluppare capacit\u00e0 di arricchimento autonome.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che gli stati non nucleari sono sempre pi\u00f9 frustrati: non solo quelli nucleari non hanno adempiuto alla promessa di disarmo &#8211; uno dei pilastri su cui si regge il Tnp &#8211; ma nessun obbligo grava sulle tre potenze atomiche che non fanno parte del Tnp: India, Pakistan e Israele.<\/p>\n<p><b>Una conferenza a rischio<\/b><br \/>L\u2019amministrazione di Bush Jr  si era opposta a <i>tutte<\/i> le misure oggi propugnate da Obama, dando all&#8217;Iran e agli altri paesi il destro per addossare, non senza qualche ragione, la responsabilit\u00e0 del fallimento della RevConf del 2005 agli Stati Uniti e agli stati nucleari. Obama ha adottato un approccio radicalmente diverso da quello del suo predecessore, ma gli ostacoli che sta incontrando sono numerosi.<\/p>\n<p>La frustrazione degli stati non nucleari resta la prima e pi\u00f9 grande difficolt\u00e0. I pi\u00f9 scontenti di tutti sono i paesi arabi, e l\u2019Egitto sopra tutti: per loro il Tnp aveva importanza non solo o non tanto perch\u00e9 apriva la prospettiva di un disarmo generale, ma come un mezzo per contenere Israele. Ma trent\u2019anni dopo niente \u00e8 cambiato: qual \u00e8 il vantaggio di aderire al Tnp, se Israele continua indisturbato ad essere una potenza atomica (per quanto non ufficiale) e il disarmo una chimera? Ritirarsi dal Tnp, anche per l\u2019Egitto, resta un\u2019opzione perdente (dopotutto Washington passa al Cairo circa 1 miliardo di dollari  annui). Ma l\u2019Egitto pu\u00f2 essere un efficace \u2018guastatore\u2019 della conferenza (lo ha dimostrato nel 2005), per esempio impuntandosi sulla richiesta di creare in Medio Oriente una zona denuclearizzata, come peraltro auspicato da una risoluzione Onu del 1995.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 potrebbe pregiudicare i tentativi di migliorare i sistemi di verifica del rispetto del Tnp, in particolare quelli volti ad evitare che i programmi nucleari civili &#8211; o dichiaratamente tali &#8211; servano a fini militari. In assenza di un tornaconto, gli stati non nucleari non sembrano disposti ad accettare la proposta di rendere obbligatorio il cosiddetto Protocollo aggiuntivo, l\u2019accordo del 1997 che rafforza i poteri degli ispettori Onu. Similmente, le trattative sull\u2019ipotesi di \u2018multilateralizzare\u2019 l\u2019arricchimento dell\u2019uranio si areneranno ben presto se gli stati non nucleari dovessero percepirla come una limitazione al diritto sovrano all\u2019uso del nucleare civile.<\/p>\n<p><b>Progressi possibili<\/b><br \/>Ma cos\u2019\u00e8 ragionevole aspettarsi dagli stati nucleari? In realt\u00e0, ben poco. Difficilmente le ansie degli stati non nucleari verrebbero placate dal ridimensionamento del ruolo delle armi nucleari nelle politiche di difesa Usa o degli altri stati nucleari (sempre che tale ridimensionamento abbia luogo). Dopotutto una scelta politica resta sempre reversibile. La ratifica del Ctbt sarebbe invece uno sviluppo molto significativo. Perch\u00e9 il trattato entri in vigore, sono necessarie ancora le ratifiche di Usa, Cina, Iran, Pakistan, Israele, Corea del Nord, pi\u00f9 due stati non nucleari: Indonesia ed Egitto. Per quanto importante, la ratifica americana non \u00e8 decisiva.<\/p>\n<p>Di concreto oggi c\u2019\u00e8 solo l\u2019ipotesi che Usa e Russia si accordino sul successore del trattato Start, su cui stanno ancora negoziando. L\u2019impegno solenne di Obama e del suo omologo russo, Dimitri Medvedev, lascia ancora supporre che alla fine l\u2019accordo si far\u00e0, e anche in tempo per l\u2019inizio della RevConf. Ma nella prospettiva del disarmo, il nuovo accordo sarebbe comunque un progresso modesto: i tetti alle testate \u2013 si parla di 1.500-1.650 \u2013 sono ancora cos\u00ec alti che gli altri stati nucleari non sentiranno il bisogno di dover ridurre i <i>loro <\/i>arsenali (Usa e Russia detengono circa il 95% delle testate). Inoltre, l\u2019accordo non includer\u00e0 le armi tattiche n\u00e9 prevede la distruzione delle testate dismesse (che resteranno \u2018in riserva\u2019).<\/p>\n<p>Nonostante tutto, se la delegazione Usa si presentasse a New York con il <i>follow-on<\/i> dello Start firmato, la conferenza potrebbe ancora chiudersi con un (moderato) successo. In realt\u00e0, il buon risultato della RevConf del 2000 non imped\u00ec il fallimento di cinque anni dopo. A nessuno degli impegni della RevConf 2000 fu dato seguito; alcuni di questi, come la salvaguardia del Trattato antidifese balistiche, sono definitivamente compromessi.<\/p>\n<p>\u00c8 di fondamentale importanza, dunque, che il trattato russo-americano entri presto in vigore. Oggi le chance che il Senato Usa lo approvi sono per\u00f2 scarse. Obama avr\u00e0 bisogno di 67 voti \u2013 due terzi dell\u2019assemblea \u2013 e dovr\u00e0 per forza di cose ottenere il s\u00ec di un numero consistente di repubblicani. Difficile che questi ultimi si prestino, avendo capito che il miglior modo di guadagnar voti \u00e8 sfruttare il senso di frustrazione per la mancata attuazione delle promesse di Obama. In pi\u00f9, repubblicani come Newt Gingrich e lo stesso Bush junior e la destra religiosa continuano a osteggiare il controllo degli armamenti, di cui pure furono convinte sostenitrici e artefici le amministrazioni repubblicane di Nixon, Reagan e Bush senior. <\/p>\n<p> Senza il voto dei repubblicani su un trattato ancora da chiudere, l\u2019amministrazione Obama non avr\u00e0 il capitale politico necessario a promuovere un\u2019ambiziosa agenda di non-proliferazione dopo la RevConf. E senza un impegno forte da parte americana, il regime di non-proliferazione non pu\u00f2 che continuare a deteriorarsi. Dal sogno dell\u2019opzione \u2018zero\u2019 alla realt\u00e0 delle \u2018zero opzioni\u2019, il passo \u00e8 breve.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>E. Sorvillo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1176\" target= \"blank\"><b><u>Se il disarmo non basta: verso la Conferenza di riesame del Tnp<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>E. Greco: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1118\" target= \"blank\"><b><u>La stella polare dell\u2019opzione zero<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1111\" target= \"blank\"><b><u> Il disarmo nucleare dopo Praga<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prossimo maggio le delegazioni di 189 paesi si riuniranno a New York per tastare il polso al regime di non-proliferazione nucleare. L&#8217;occasione \u00e8 la quinquennale Conferenza di riesame (Review Conference, RevConf) del Trattato di non-proliferazione nucleare (Tnp), uno dei perni del sistema di sicurezza internazionale. 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