{"id":13800,"date":"2010-02-04T00:00:00","date_gmt":"2010-02-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lentente-franco-britannica-sulla-difesa-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:16","slug":"lentente-franco-britannica-sulla-difesa-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/lentente-franco-britannica-sulla-difesa-europea\/","title":{"rendered":"L\u2019<i>entente <\/i>franco-britannica sulla difesa europea"},"content":{"rendered":"<p>Non sappiamo ancora se la cosa prender\u00e0 corpo. Tuttavia si moltiplicano le voci, a Parigi e a Londra, di possibili pi\u00f9 stretti accordi tra i due paesi nel campo della difesa. All\u2019origine ci sono pochi semplici dati di fatto: Gran Bretagna e Francia, da soli, assicurano il 43% delle spese per la difesa dei 27 paesi dell\u2019Unione europea (se aggiungiamo Germania e Italia arriviamo al 70%), sono due potenze nucleari e conservano una cultura della difesa e una reale capacit\u00e0 di impiego delle forze anche in conflitto aperto (qualcosa che fa difetto, ad esempio, a Germania e Italia).<\/p>\n<p><b>Razionalizzare<\/b><br \/>Sia Gran Bretagna che Francia debbono per\u00f2 fare i conti con la crisi economica e con la limitatezza delle risorse finanziarie a loro disposizione. Nessuna delle due \u00e8 in grado di tenere il passo da sola con gli sviluppi tecnologici del sistema militare americano, e ambedue rischiano di essere definitivamente scavalcate ed emarginate dalla crescita militare di altre potenze extra-europee, come la Cina o l\u2019India. Unire le forze, razionalizzare gli investimenti e rendere maggiormente compatibili le proprie capacit\u00e0 cos\u00ec da poterle impiegare congiuntamente l\u00e0 dove fosse eventualmente necessario, \u00e8 quindi una prospettiva allettante.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile e non \u00e8 neanche un\u2019assoluta novit\u00e0. \u00c8 del dicembre 1998 la dichiarazione anglo-francese di Saint-Malo che aveva dato il via libera a quella costruzione di un\u2019Europa della difesa che trover\u00e0 la sua piena conferma istituzionale nel Trattato di Lisbona ratificato solo lo scorso dicembre, dopo 11 anni. Nel frattempo sono stati fatti naturalmente molti passi avanti, sia nel campo delle capacit\u00e0 militari (gli \u201cobiettivi di Helsinki\u201d) che in campo strategico e nell\u2019avvio del mercato interno europeo della difesa, compresa la costituzione di un\u2019apposita Agenzia della difesa europea. La Francia \u00e8 rientrata nella struttura militare della Nato. Ma \u00e8 chiaro che, senza una pi\u00f9 profonda intesa e integrazione franco-britannica tutto questo non potr\u00e0 mai tradursi in qualcosa di completamente nuovo ed efficace.<\/p>\n<p><b>Dubbi<\/b><br \/>Anche questa volta non \u00e8 detto che tutto proceda speditamente. Importanti tendenze politico-strategiche, oltre che industriali, suggeriscono una certa urgenza. Il nuovo orientamento ondivago della superpotenza americana nei confronti dell\u2019Europa e le difficolt\u00e0 che sta incontrando la Nato in Afghanistan sono segnali preoccupanti circa la credibilit\u00e0 nel lungo termine della stessa alleanza transatlantica. Se ad essi si aggiunge il rafforzarsi militare della Russia, la prospettiva di un ritiro delle armi nucleari americane ancora presenti in Europa e il rischio di una proliferazione nucleare in Medio Oriente si delinea chiara la convenienza di accrescere le capacit\u00e0 autonome della difesa europea.<\/p>\n<p>Certo, la probabile vittoria dei conservatori euroscettici alle prossime elezioni politiche britanniche potrebbe costituire un nuovo ostacolo, anche se essi volessero continuare ad approfondire il legame militare bilaterale con la Francia. Il fatto \u00e8 che le due maggiori potenze europee sono comunque troppo piccole e continuano ad avere interessi, anche industriali e tecnologici, troppo diversi tra loro, se ad esse non si aggiungono almeno gli altri quattro o cinque paesi (Germania, Italia, Spagna e Olanda o Svezia) che, assieme a Francia e Gran Bretagna, assicurano circa l\u201980% della spesa europea per la difesa, cio\u00e8 una ragguardevole somma annuale di circa 170 miliardi di euro e la possibilit\u00e0 di diverse combinazioni industriali e tecnologiche.<\/p>\n<p><b>Gruppo di testa<\/b><br \/> \u00c8 comunque chiaro che la qualit\u00e0 e importanza dell\u2019impulso politico sar\u00e0 determinante, cos\u00ec come la formazione del gruppo di testa che avvier\u00e0 questa nuova fase di cooperazione. A parte la Francia e la Gran Bretagna, \u00e8 probabile che il gruppo comprender\u00e0 sin dall\u2019inizio anche la Germania, se non altro per gli importanti legami industriali che essa ha con la Francia nel settore dell\u2019aerospazio e della difesa. La partecipazione o meno degli altri paesi dipender\u00e0 dalla loro capacit\u00e0 di inserirsi rapidamente in questa prospettiva con proposte credibili e mobilitando le risorse necessarie. Ma un mancato inserimento, nel caso di un effettivo decollo della cooperazione tra i maggiori paesi europei, si tradurrebbe rapidamente in una perdita di peso politico e probabilmente anche industriale e tecnologico, difficilmente compensabile su altri mercati e con altri partner.<\/p>\n<p>\u00c8 in questa prospettiva che l\u2019Italia dovr\u00e0 prepararsi ai suoi prossimi incontri con gli alleati europei, a cominciare da quello bilaterale con la Francia in programma ad inizio aprile, ma anche nei consessi europei. \u00c8 probabile che queste settimane vedranno un susseguirsi di voci e di notizie pi\u00f9 o meno credibili ed informate che dovrebbero essere valutate alla stregua di sondaggi interessati a conoscere gli orientamenti reali del governo italiano e le sue ambizioni. Sarebbe un peccato se arrivassimo a questi appuntamenti senza un\u2019idea precisa di quello che possiamo e vogliamo ottenere e di cosa siamo disposti a concedere.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1355\" target= \"blank\"><b><u>Le sfide del 2010<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>B. Donnelly: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1315\" target= \"blank\"><b><u>Cameron e l\u2019Europa: il rischio di un premier tentenna<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sappiamo ancora se la cosa prender\u00e0 corpo. Tuttavia si moltiplicano le voci, a Parigi e a Londra, di possibili pi\u00f9 stretti accordi tra i due paesi nel campo della difesa. 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