{"id":13810,"date":"2010-02-05T00:00:00","date_gmt":"2010-02-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/berlusconi-in-israele-fuori-tempo-massimo\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:16","slug":"berlusconi-in-israele-fuori-tempo-massimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/berlusconi-in-israele-fuori-tempo-massimo\/","title":{"rendered":"Berlusconi in Israele fuori tempo massimo"},"content":{"rendered":"<p>Della recente visita di Silvio Berlusconi in Israele sono stati discussi soprattutto le implicazioni di politica internazionale. Minore attenzione \u00e8 stata dedicata al suo significato per la politica estera italiana &#8211; l\u2019asserito spostamento da una posizione percepita come filo-araba e filo-palestinese a una pi\u00f9 equilibrata &#8211; e per la politica interna &#8211; la volont\u00e0 di rimarcare la distanza da una \u201csinistra\u201d presentata come anti-israeliana e attardata su posizioni \u201cantimperialiste\u201d.<\/p>\n<p><b>Schizofrenia<\/b><br \/>Come di consueto, Berlusconi ha manifestato grande amicizia e ammirazione per Israele, sottolineando il suo carattere democratico e la sua natura europea, che lo qualificherebbe, secondo il Presidente del Consiglio, per l\u2019entrata nell\u2019Ue, e ha detto cose scontate sull\u2019Iran e sul terrorismo internazionale, ma in una intervista a <i>Haaretz<\/i> ha anche preso una posizione sulle colonie ebraiche perfettamente in linea con quella europea, che vale la pena di riportare per intero:<\/p>\n<p>\u201cLa politica degli insediamenti di Israele pu\u00f2 costituire un ostacolo per la pace. Voglio dire al popolo e al governo israeliani, da amico e con la mano sul cuore, che persistere su questa strada \u00e8 un errore. Ho accolto con favore il coraggioso annuncio del primo ministro Netanyahu sul congelamento per dieci mesi [della costruzione degli insediamenti]. Non sar\u00e0 mai possibile convincere i palestinesi delle buone intenzioni di Israele se quest\u2019ultima continua a costruire in territori che devono essere restituiti come parte di un accordo di pace\u201d.<\/p>\n<p>Questa dichiarazione &#8211; anche se bilanciata da una successiva, in cui d\u00e0 atto ad Israele della difficolt\u00e0 a trattare con gente che brucia le sinagoghe, lancia missili sulla popolazione ed \u00e8 preda di lotte intestine &#8211; allinea il governo Berlusconi alla posizione che prevale in Europa. Lo allinea anche alle posizioni dell\u2019amministrazione americana (e questa potrebbe essere la molla di fondo che l\u2019ha fatta maturare).<\/p>\n<p>Ma, al di l\u00e0 della retorica, non pare che questa posizione italiana abbia avuto un ruolo effettivo nei colloqui fra i due governi. \u00c8 stata fatta amichevolmente in via preliminare, ma nei colloqui si \u00e8 parlato d\u2019altro. Insomma, l\u2019Italia ritiene che le colonie ebraiche impediscano la pace, ma ci\u00f2 non sembra destinato ad avere concrete conseguenze sulla sua politica. <\/p>\n<p>Questa sorta di schizofrenia non riguarda per\u00f2 solo il governo italiano, ma anche gli altri governi europei e quello statunitense. Tutti continuano a dire, pi\u00f9 o meno amichevolmente, a Israele di porre un termine alle colonie per consentire la pace. Alcuni lo fanno in via puramente declaratoria, altri, come l\u2019amministrazione Obama nel corso del 2009, nel contesto di una strategia politica. Ma proprio l\u2019amministrazione Obama, arrivata al dunque, non ha avuto la forza o la possibilit\u00e0 di ottenere da Israele la fine della colonizzazione.<\/p>\n<p><b>La chimera dei due Stati <\/b><br \/>Obama  ha provato ad afferrare la testa del serpente, rilanciando l\u2019idea di un accordo israelo-palestinese basato sulla creazione di due stati, ma ha dovuto presto abbandonare il tentativo. Ne \u00e8 scaturito un senso generale di impotenza e si sono rafforzati i dubbi sulla praticabilit\u00e0 di questa soluzione. <\/p>\n<p>Oggi risulta evidente che, a parte la minoranza palestinese che ha in mano l\u2019Alta Autorit\u00e0 e una piccola minoranza israeliana, nessuno veramente vuole i due stati. Non li vuole Israele, che si sente sicura e soddisfatta nel suo vicinato del Levante e guarda all\u2019Iran come al suo vero problema. Non lo vuole Hamas, soddisfatto del suo emirato a Gaza, purch\u00e9 liberato dall\u2019attuale assedio, e con il miraggio di una \u201ccitt\u00e0 di Dio\u201d la cui realizzazione sfugge ai criteri della politica mondana. <\/p>\n<p>Credere, d\u2019altra parte, che Abu Abbas e Salam Fayyad, rispettivamente presidente e primo ministro dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, possano costituire uno stato palestinese da affiancare a quello israeliano non ha senso, perch\u00e9 una non trascurabile parte dei palestinesi vede i due come quasi usurpatori, sostenuti dalle \u201cbaionette\u201d di Dayton e dal denaro dell\u2019Occidente. <\/p>\n<p>Abbas e Fayyad, con i loro piani di promozione di un benessere economico separato dal processo politico, sono destinati a incontrarsi con l\u2019idea di \u201cpace economica\u201d di Netanyahu (e, come ha notato giustamente Janiki Cingoli, con il Piano Marshall che Berlusconi ha nuovamente sfoderato in Israele), cio\u00e8 con la divisione dei palestinesi e uno status di autonomia personale in Cisgiordania &#8211; come quello che aveva in mente l\u2019ex-premier israeliano Menachem Begin. Tutto questo configura altri cent\u2019anni di gestione del conflitto, nessuna risoluzione, e men che meno i due stati di cui parla la Road Map.<\/p>\n<p><b>Tempo scaduto <\/b><br \/>La posizione che Berlusconi ha preso sulle colonie pu\u00f2 apparire strumentale (il passaggio da Bush a Obama; l\u2019obiettivo di tagliare l\u2019erba sotto i piedi all\u2019opposizione interna italiana; etc.), ma bisogna rallegrarsene, perch\u00e9 allinea pi\u00f9 esplicitamente l\u2019Italia sulle posizioni europee. Tuttavia, essa \u00e8 tanto inattuale quanto lo \u00e8 ormai la dottrina ufficiale dell\u2019intero Occidente sulla risoluzione del conflitto israelo-palestinese: una dottrina che riposa su premesse che non esistono pi\u00f9, o a cui non si ha la forza e la volont\u00e0 di dar concreto seguito. <\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 certo rimproverare solo  l\u2019Italia e il governo Berlusconi per non aver proposto qualche idea pi\u00f9 concreta su come uscire dalla drammatica \u201cimpasse\u201d in cui oggi si trova il conflitto israelo-palestinese. \u00c8 un problema che investe tutti, a cominciare dai leader dell\u2019Occidente. Si deve per\u00f2 evitare di credere, come fa larga parte dei commentatori italiani, che con le sue dichiarazioni il presidente Berlusconi abbia assunto un\u2019importante posizione politica o contribuito davvero a smuovere le acque: ha detto la cosa giusta quando ormai sarebbe il caso di dire qualche altra cosa che serva davvero a far ripartire il processo di pace. <\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1353\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019impasse di Obama in Medio Oriente<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Tocci: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1155\" target= \"blank\"><b><u>Il conflitto israelo-palestinese e l\u2019acquiescenza dell\u2019Europa<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Della recente visita di Silvio Berlusconi in Israele sono stati discussi soprattutto le implicazioni di politica internazionale. 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