{"id":13830,"date":"2010-02-09T00:00:00","date_gmt":"2010-02-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/che-fare-in-afghanistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:16","slug":"che-fare-in-afghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/che-fare-in-afghanistan\/","title":{"rendered":"Che fare in Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>Ci stiamo ritirando o giochiamo per vincere? Puntiamo ad un Afghanistan \u201cdemocratico\u201d o siamo pronti a lasciarlo nelle mani di talebani \u201cmoderati\u201d? Combattiamo contro i terroristi per affermare i diritti civili della popolazione afgana? \u00c8 una guerra della Nato o soprattutto dell\u2019America? Viene guidata da Washington o da Bruxelles? \u00c8 un teatro operativo unico o \u00e8 frammentato a seconda dei comandi nazionali? Appoggiamo il Presidente Karzai o ce ne vogliamo liberare? Nessuna di queste domande pu\u00f2 ricevere oggi una risposta univoca.<\/p>\n<p><b>Limiti della nuova strategia<\/b><br \/>La recente conferenza internazionale di Londra ha abbozzato una strategia di progressivo, lento ritiro dal Paese, che potrebbe concludersi nel giro di circa 5 anni (le truppe americane, secondo il Presidente Obama, dovrebbero cominciare ad essere ridotte a partire dall\u2019estate del 2011).<\/p>\n<p>Le fasi temporali e politiche di questa strategia dovrebbero venire precisate a una nuova conferenza da convocare a Kabul verso l\u2019autunno. Per assicurarne il successo, oltre ad una decisa campagna militare nelle regioni controllate parzialmente dalla guerriglia, a cominciare dall\u2019Helmand, sono previsti altri strumenti quali un<i> trust fund <\/i>per finanziare i talebani \u201cmoderati\u201d che volessero distaccarsi da Al Qaeda (dovrebbe ammontare a pi\u00f9 di 500 milioni di dollari, di cui circa 200 gi\u00e0 coperti), un maggiore aiuto umanitario (si punta a 870 milioni di dollari) e un maggiore coinvolgimento sia degli afgani sia dei paesi della regione nella ricerca della soluzione. Purtroppo per\u00f2 uno dei paesi chiave, l\u2019Iran, all\u2019ultimo momento ha deciso di non andare a Londra. In compenso il Presidente Karzai sembra intenzionato a convocare una Loya Jirga, la tradizionale assemblea tribale afgana, cui invitare parte almeno dei talebani. Se parteciperanno o meno, e con quali intenzioni, \u00e8 da vedere.<\/p>\n<p>L\u2019intensificazione delle operazioni militari dovrebbe andare di pari passo con le iniziative  volta a dividere gli avversari e a conquistare un maggiore consenso popolare. Il problema \u00e8 che la costruzione della pace e la continuazione  della guerra entrano facilmente in contraddizione.<\/p>\n<p><b>Incognita Karzai<\/b><br \/>Cosa si intende offrire agli ex-nemici? L\u2019Afghanistan non \u00e8 una colonia cui promettere l\u2019indipendenza. Al contrario, \u00e8 un paese  ferocemente indipendente e attaccato alle sue tradizioni, che viene forzato ad accettare grandi trasformazioni. Ma esiste una maggioranza disposta ad andare in questa direzione?  Si \u00e8 tentato di creare un nuovo governo \u201cdemocratico\u201d del Paese, ma il Presidente Karzai sembra incapace di assicurare una vera unit\u00e0 nazionale e non sembra avere neanche un sufficiente consenso interno, tale da permettergli di rivendicare una piena rappresentativit\u00e0.<\/p>\n<p>Alcuni avevano pensato che fosse opportuno cambiare cavallo, ma il tentativo \u00e8 miseramente fallito di fronte alla difficolt\u00e0 di trovare nuovi credibili leader nazionali e di organizzare elezioni accettabili. Ora la coalizione \u00e8 costretta a sostenere Karzai, anche se \u00e8 pi\u00f9 un problema che una soluzione. Ci\u00f2 la priva di flessibilit\u00e0 politica. Per riconquistarla bisognerebbe non solo sconfiggere militarmente i guerriglieri, ma anche lavorare alle spalle di Karzai per sacrificarlo ad eventuali nuovi alleati: troppo complicato per avere serie speranze di successo.<\/p>\n<p>Problematico \u00e8 anche l\u2019approccio economico, volto a \u201ccomprare\u201d il consenso di parte almeno degli avversari, sia perch\u00e9 tali accordi possono facilmente essere rinnegati, se non altro per ottenere nuovi versamenti, sia perch\u00e9 non si pu\u00f2 comunque dimenticare che in quelle regioni gi\u00e0 circola abbondante il denaro del commercio della droga, in parte controllato proprio dai talebani e dai loro alleati e che assicura il sostentamento di segmenti importanti della popolazione locale.<\/p>\n<p>In alternativa la coalizione potrebbe decidere di inondare l\u2019Afghanistan di militari, raggiungendo un rapporto popolazione\/soldati pi\u00f9 in linea con una strategia di efficace controllo territoriale, saturando le capacit\u00e0 di manovra dei nemici e conducendo una guerra di effettiva conquista del territorio. Non sembra per\u00f2 che gli Usa e i paesi europei, che dovrebbero fornire il grosso di tali forze, ne abbiano la volont\u00e0 politica.<\/p>\n<p><b>L\u2019opzione fortezze \u201cimprendibili\u201d<\/b><br \/>Altre alternative sono egualmente poco convincenti. Cos\u00ec ad esempio il professor  Sartori, sul <i>Corriere della Sera<\/i>, ha tratteggiato una strategia militare che ricorda l\u2019epopea del \u201cmonte Grappa\u201d: le cime imprendibili da cui gli Alpini della I guerra mondiale dominavano le vallate. Essa richiederebbe una rete di fortilizi inespugnabili, se pure pu\u00f2 esistere nella strategia militare qualcosa che, alla lunga, non possa essere espugnato o neutralizzato. Ad esempio, durante la I Guerra Mondiale, quando gli austro-tedeschi decisero di non puntare pi\u00f9 a conquistare le vette e avanzarono invece rapidamente a mezza costa, arriv\u00f2 Caporetto.<\/p>\n<p>Si tratterebbe di controllare da lontano le aree \u201ctalebane\u201d tenendole sotto il tiro di armi a lunga gittata, sfruttando la loro altissima precisione. Gli israeliani pensavano a qualcosa di simile da costruire lungo il Giordano quando ancora prendevano in considerazione l\u2019ipotesi di uno stato autonomo palestinese. In passato sono stati molti i tentativi di costruire analoghi \u201climes\u201d fortificati, per la difesa di un territorio o per condurre puntate offensive di alleggerimento o parziale controllo di una minaccia.<\/p>\n<p>Tale ipotesi per\u00f2 sarebbe molto complessa dal punto di vista logistico e del suo sostentamento nel tempo, tecnicamente azzardata (poich\u00e9 i sensori pi\u00f9 perfezionati non permettono in realt\u00e0 di mantenere il controllo territoriale senza mai mescolarsi alla popolazione), militarmente di incerta efficacia, giuridicamente esposta a forti sospetti di illegalit\u00e0 (poich\u00e9 implicherebbe la condotta di operazioni \u201cpreventive\u201d e il rischio di forti \u201cdanni collaterali\u201d). Certo alimenterebbe l\u2019ostilit\u00e0 e non il consenso delle popolazioni locali e potrebbe favorire evoluzioni politiche contrarie sia in Pakistan sia in Afghanistan, che renderebbero impossibile il mantenimento dei fortini.<\/p>\n<p>Il suo maggior limite peraltro \u00e8 strategico: non sembra tener conto della natura dell\u2019avversario che si vuole combattere, che non \u00e8 tanto la guerriglia talebana, quanto il terrorismo internazionale di matrice jihadista.<\/p>\n<p>Qualsiasi limes fortificato \u00e8 infatti volto al controllo di un determinato territorio, mentre il terrorismo jihadista \u00e8 eminentemente extra-territoriale e transnazionale. Certamente ha bisogno di santuari, ed oggi questi sono in gran parte situati nelle regioni frontaliere tra Pakistan ed Afghanistan, ma \u00e8 una realt\u00e0 che pu\u00f2 facilmente evolvere, in risposta ad una strategia nemica che si rivelasse efficace: se, sorprendentemente, i fortilizi funzionassero, i terroristi potrebbero stabilirsi altrove, in Yemen, in Somalia o in altri paesi.<\/p>\n<p>In caso di successo dunque il limes fortificato finirebbe per trasformarsi in una \u201cFortezza Bastiani\u201d che presidia un vuoto deserto dei tartari. Ma sarebbe difficile anche abbandonarlo perch\u00e9 ci\u00f2 potrebbe lasciare libera la via del ritorno al nemico. \u00c8 questa la condanna di tutti i sistemi fissi di fortificazione, fino a che il passare dei secoli e l\u2019evolvere della tecnica non li trasforma in localit\u00e0 turistiche, dalla Grande Muraglia alla Linea Maginot. Destino che purtroppo non \u00e8 pi\u00f9 quello dell\u2019antica roccaforte di Bam, in Iran, filmata da Zurlini come fortezza del deserto dei tartari, e distrutta da un terribile terremoto nel 2003.<\/p>\n<p><b>Ripensare gli obiettivi strategici<\/b><br \/>E allora?  <\/p>\n<p>Su un punto molti concordano: dopo il successo ottenuto contro il governo dei talebani grazie alla coalizione tra forze speciali occidentali e Alleanza del Nord, \u00e8 stato un errore mantenere una presenza militare sul posto, ed anzi accrescerla, impegnandosi in un\u2019operazione di state-building per la quale non c\u2019era nessuna chiara strategia n\u00e9 competenza. Questo errore \u00e8 stato aggravato dalla successiva decisione dell\u2019amministrazione Bush di concentrare attenzione e risorse sull\u2019Iraq. Ora per\u00f2 sembra illusorio pensare di poter invertire l\u2019orologio per fare quello che non \u00e8 stato fatto nel decennio passato.<\/p>\n<p>In Afghanistan \u00e8 difficile e forse impossibile \u201cvincere\u201d perch\u00e9 continua a non essere chiaro quali siano gli obiettivi che si vogliono raggiungere, se essi siano realistici e se abbiano un costo accettabile. La coalizione internazionale \u00e8 ostacolata dal convivere di molteplici obiettivi, a volte in contraddizione o persino retorici, mai perseguiti con mezzi e approcci adeguati. \u00c8 necessaria una drastica semplificazione.<\/p>\n<p>Quali possono dunque essere gli obiettivi?<br \/>1.\tridurre la minaccia terroristica impedendo ad Al Qaeda la conquista di \u201csantuari\u201d;<br \/>2.\tsalvare la stabilit\u00e0 del Pakistan;<br \/>3.\tevitare un conflitto indo-pakistano.<\/p>\n<p>Tutto il resto passa decisamente in secondo piano.<\/p>\n<p>In effetti, gi\u00e0 oggi, il primo obiettivo \u00e8 stato quasi raggiunto e potrebbe essere messo in forse solo da una riconquista dell\u2019Afghanistan da parte dei talebani alleati con i jihadisti. Sarebbe quindi possibile promettere agli afgani un progressivo rientro delle truppe che veda la prosecuzione, per un tempo limitato di operazioni di distruzione delle basi e delle forze della guerriglia: uno o due anni. Tale offerta per\u00f2 dovrebbe prevedere anche la possibilit\u00e0 di un rapido rientro in campo di forze speciali e di altre unit\u00e0 di supporto (ad esempio forze aeree) per rovesciare qualsiasi nuovo governo afgano che faccia risorgere l\u2019alleanza con il terrorismo internazionale, facendogli pagare duramente tale errore, sin dalle prime avvisaglie del delinearsi di una tale eventualit\u00e0. A tal fine sarebbe necessario mantenere nella regione, ma non necessariamente in Afghanistan, alcune capacit\u00e0 militari e la logistica necessaria all\u2019eventuale rapido dispiegamento delle forze necessarie.<\/p>\n<p>Il mondo esterno manterrebbe un \u201c<i>droit de regard<\/i>\u201d sull\u2019Afghanistan per evitare che da esso partano nuove minacce alla sicurezza globale. Per il resto facciano come preferiscono. Una tale strategia avrebbe naturalmente bisogno del conforto di una risoluzione delle Nazioni Unite, oltre al mantenimento di forze e basi avanzate adeguate e di efficaci antenne di intelligence. Tutte cose, peraltro, molto meno pericolose e costose di quelle oggi richieste. Un  dispositivo analogo \u00e8 stato mantenuto per circa un decennio per controllare l\u2019Iraq di Saddam Hussein e ha avuto largo successo (sia nel proteggere le aree del Kurdistan, sia nel forzare l\u2019eliminazione degli armamenti e dei programmi non convenzionali).<\/p>\n<p><b>Il nodo indo-pakistano<\/b><br \/>Il secondo e il terzo obiettivo sono invece molto pi\u00f9 difficili. Tuttavia, se diminuir\u00e0 l\u2019importanza della guerra in Afghanistan, probabilmente diverr\u00e0 pi\u00f9 facile anche la situazione in Pakistan. Il problema diverr\u00e0 semmai quello di convincere il Pakistan a non replicare gli errori passati per cui \u201ctalebanizzava\u201d l\u2019Afghanistan e il Kashmir in funzione anti-indiana, alimentando la tensione nel sub-continente ed aiutando il rafforzarsi dell\u2019estremismo \u201cjihadista\u201d. E questo richiede una ben pi\u00f9 difficile, ma essenziale, iniziativa politica per risolvere o quanto meno ricondurre a livelli accettabili la rivalit\u00e0 tra India e Pakistan, il vero centro strategico della crisi.<\/p>\n<p>Per cominciare, vi dovrebbe essere la piena consapevolezza, largamente condivisa, che le due maggiori potenze del sub-continente, congiuntamente, sono una priorit\u00e0 per tutti, ma che la loro contrapposizione \u00e8 una minaccia globale. Bisogner\u00e0 quindi por fine a politiche che alimentano tale divisione. Sar\u00e0 possibile, ad esempio, evitare di armare troppo il Pakistan da un lato e fare troppe concessioni nucleari e politiche all\u2019India dall\u2019altro? <\/p>\n<p><i>Stefano Silvestri \u00e8 presidente dello Iai e direttore di AffarInternazionali<\/i>.<\/p>\n<p><i>Errata corrige<br \/>Caro lettore, a volte il diavolo mette la coda dove meno uno se l&#8217;aspetta. Nel mio caso, nell&#8217;articolo &#8220;che fare in Afghanistan&#8221; mi aveva fatto attribuire a Franco Zeffirelli la paternit\u00e0 del film Il Deserto dei Tartari che invece \u00e8 stato diretto da Valerio Zurlini. Due grandi registi italiani ambedue, ma ben diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro: in comune hanno la Z iniziale del cognome, ma ci\u00f2 non scusa certo la mia distrazione. Mi dispiace. Stefano Silvestri<\/i><\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/archivio_articoli.asp?TagID=1\" target= \"blank\"><b><u> Speciale Afghanistan<\/u><\/b><\/a> su . <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci stiamo ritirando o giochiamo per vincere? Puntiamo ad un Afghanistan \u201cdemocratico\u201d o siamo pronti a lasciarlo nelle mani di talebani \u201cmoderati\u201d? Combattiamo contro i terroristi per affermare i diritti civili della popolazione afgana? \u00c8 una guerra della Nato o soprattutto dell\u2019America? 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