{"id":13850,"date":"2010-02-10T00:00:00","date_gmt":"2010-02-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-crisi-della-spagna-minaccia-leurozona\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:15","slug":"la-crisi-della-spagna-minaccia-leurozona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/la-crisi-della-spagna-minaccia-leurozona\/","title":{"rendered":"La crisi della Spagna minaccia l\u2019eurozona"},"content":{"rendered":"<p>Il terremoto borsistico che ha scosso l\u2019Europa negli ultimi giorni ha un epicentro preciso: Madrid. La Spagna \u00e8 l\u2019unico paese del G20 a trovarsi ancora in recessione. La fulminea crescita del debito che ne \u00e8 originata ha diffuso il timore che il paese segua la deriva greca e comprometta la stabilit\u00e0 dell\u2019euro. Ma se il pericolo di fallimento e di conseguente l\u2019uscita dalla moneta unica sembra, ad un\u2019attenta analisi, piuttosto remoto, il peggioramento dei conti iberici potrebbe invece condurre alla formazione di una zona euro a due velocit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Sotto i colpi della crisi<\/b><br \/>Stupisce la rapidit\u00e0 del cambiamento: tra il 2000 e il 2007 la Spagna \u00e8 cresciuta a un ritmo doppio della media europea. Ma la crisi ha mostrato i tanti punti deboli del sistema. Innanzitutto, il mercato del lavoro \u00e8 caratterizzato da un massiccio ricorso ai contratti a tempo determinato (spesso a tre o sei mesi). Introdotti gi\u00e0 nel 1984, questi rappresentano ormai un quarto del totale e il 91% delle nuove assunzioni: per contenere le spese, molte imprese si sono limitate a non rinnovare i contratti scaduti durante la crisi.<\/p>\n<p>Buona parte della crescita spagnola poggiava poi sullo sviluppo sfrenato del settore edilizio privato, che ha provocato una vera e propria bolla speculativa esplosa all\u2019inizio del 2008, seguita da fallimenti e licenziamenti a catena. Secondo le stime, sono circa cinque milioni gli alloggi in eccedenza; sono necessari in media sessanta mesi per vendere un appartamento; i disoccupati del settore della costruzione sono pi\u00f9 di seicentomila. Inoltre, un altro pilastro dell\u2019economia spagnola, il turismo di massa, ha sofferto un calo del volume di affari di circa il 10%, dovuto soprattutto alla crisi internazionale.<\/p>\n<p><b>Rischio-paese<\/b><br \/>L\u2019insieme di questi fattori ha prodotto un impressionante aumento della disoccupazione, passata in due anni dall\u20198,5% al 19,5% (i senza lavoro sono oltre quattro milioni) e un forte calo dei consumi privati. L\u2019indebitamento delle famiglie spagnole &#8211; 127% del loro reddito &#8211; \u00e8 infatti tra il pi\u00f9 alto d\u2019Europa. La crisi ha fatto s\u00ec che le banche, spaventate dalla concreta possibilit\u00e0 di insolvenza diffusa, chiudessero i rubinetti del credito: hanno cos\u00ec inferto un duro colpo alla vendita di case, automobili, viaggi, che spesso passava attraverso un finanziamento bancario.<\/p>\n<p>Di conseguenza i conti pubblici si sono deteriorati altrettanto velocemente &#8211; dall\u2019attivo del 2007 si \u00e8 arrivati a un passivo dell\u201911,4% nel 2009 &#8211; grazie a tre cause concorrenti: l\u2019enorme aumento delle indennit\u00e0 di disoccupazione, le mancate entrate fiscali dovute al calo del Pil, e i costi degli incentivi diretti a settori specifici (auto e lavori pubblici).<\/p>\n<p>I mercati non credono al risanamento perch\u00e9 si percepisce una congiuntura ancora negativa: il solo mese di gennaio ha visto 120.000 nuovi disoccupati e un volume di debito pubblico ben oltre le previsioni. In pi\u00f9, la risposta politica offerta dal governo Zapatero \u00e8 stata giudicata intempestiva, poco vigorosa e inadeguata alle circostanze.<\/p>\n<p><b>Una politica economica inadeguata<\/b><br \/>La politica economica del Partito socialista spagnolo (Psoe), al potere dal 2004, riflette l\u2019esito dello scontro tra il ministro dell\u2019Economia Pedro Solbes e il ministro dell\u2019Industria Miguel Sebasti\u00e1n. Il primo era favorevole a un intervento diretto sui conti pubblici gi\u00e0 ai primi segnali di crisi; il secondo era sostenitore di una visione pi\u00f9 ottimista, secondo cui l\u2019economia spagnola godeva di una salute di ferro e i problemi si sarebbero rivelati di piccola dimensione e breve durata. Questa interpretazione \u00e8 prevalsa e il premier Zapatero, che rivendicava come un successo politico la prosperit\u00e0 del paese, nell\u2019aprile 2009 ha deciso di sostituire Solbes con una sua fedelissima, Elena Salgado.<\/p>\n<p>In tal modo, i provvedimenti anti-crisi si sono concretizzati in una serie di incentivi e sussidi totalmente a carico di uno Stato fiducioso nell\u2019arrivo dei \u201cgermogli verdi\u201d. Solo di fronte al grave peggioramento di bilancio il governo ha cambiato strategia: \u00e8 stato annunciato un piano che include tagli per 50 miliardi e alcune riforme strutturali, volte a garantire la solvibilit\u00e0 del paese. Lo ha espressamente richiesto la Commissione europea, preoccupata per gli effetti che avrebbe sull\u2019euro un eventuale blocco del sistema-Spagna (il suo peso \u00e8 pari a 1\/8 dell\u2019intera economia Ue): destabilizzanti per la moneta unica, e ben peggiori di quelli derivanti dallo stallo della piccola Grecia.<\/p>\n<p>Le misure allo studio sono entrambe di ispirazione tedesca: innalzare l\u2019et\u00e0 pensionabile da 65 a 67 anni e modificare i contratti di lavoro per introdurre la riduzione dell\u2019orario come alternativa al mancato rinnovo. Non \u00e8 sicuro che il governo sapr\u00e0 tradurle in pratica: la pensione a 67 anni ha spezzato l\u2019intesa tra governo e sindacati, che ora minacciano lo sciopero generale; la riforma dei contratti \u00e8 ancora una bozza che sar\u00e0 oggetto di lunghi negoziati. E intanto Zapatero e il Psoe soffrono una notevole perdita di consensi, dovuta secondo le inchieste, all\u2019immagine di improvvisazione offerta nel contrasto alla crisi economica.<\/p>\n<p><b>Prospettive future<\/b><br \/>\u00c8 la stessa percezione avuta dagli operatori di borsa, che hanno divorato in tre giorni il 9% dell\u2019indice Ibex di Madrid. Ma la Spagna \u00e8 davvero a rischio insolvenza? Nonostante tutto, il sistema economico spagnolo pu\u00f2 contare su un buon numero di punti di forza che rendono un collasso molto improbabile. Il rapporto deficit\/Pil \u00e8 cresciuto moltissimo (dal 34 al 59% in dodici mesi), ma rimane comunque sotto la media europea, e consente un certo margine di manovra; cos\u00ec come sotto la media europea \u00e8 la pressione fiscale. Grandi aziende come Telefonica e Repsol tengono grazie alla loro dimensione multinazionale (buona parte del loro fatturato ha origine latinoamericana). I principali istituti bancari hanno chiuso il 2009 in attivo e consolidano la loro posizione di forza in Europa. La Spagna inoltre pu\u00f2 raccogliere i frutti del buon utilizzo dei fondi europei: 118 milardi di euro (tre volte il Piano Marshall) spesi con successo nello sviluppo delle infrastrutture e del settore delle energie alternative.<\/p>\n<p>Il rischio vero \u00e8 dunque che il paese non riesca ad imbrigliare il suo debito prima che raggiunga livelli \u201citaliani\u201d: l\u2019Ocse e l\u2019Ue dicono che la disoccupazione rappresenter\u00e0 ancora per alcuni anni un costo gravoso per lo Stato. Anche l\u2019elevato indebitamento delle famiglie e degli enti locali non potr\u00e0 essere sanato in breve tempo, cosa che rende improbabile una veloce ripresa degli investimenti pubblici e dei consumi privati.<\/p>\n<p><b>Europa a due velocit\u00e0?<\/b><br \/>Una situazione del genere sarebbe rischiosa per la moneta unica. Potrebbe infatti crearsi una durevole frattura tra un <i>centro <\/i>stabile e prospero e una <i>periferia<\/i> (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda) gravata da un debito che ne impedirebbe crescita e competitivit\u00e0 e la costringerebbe al rimorchio delle economie pi\u00f9 sviluppate: un\u2019eventualit\u00e0 che nel lungo periodo potrebbe compromettere l\u2019integrazione finora raggiunta.<\/p>\n<p>Tra le soluzioni ipotizzate, quella di un coordinamento sovranazionale per le ventisette politiche economiche dei paesi dell\u2019Unione europea, proposta dall\u2019ultimo vertice franco-tedesco, sembra la pi\u00f9 adatta ad affrontare tali squilibri, che sono orami di dimensione continentale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>E. Martini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1370\" target= \"blank\"><b><u>Il debutto di Zapatero alla presidenza dell\u2019Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il terremoto borsistico che ha scosso l\u2019Europa negli ultimi giorni ha un epicentro preciso: Madrid. La Spagna \u00e8 l\u2019unico paese del G20 a trovarsi ancora in recessione. La fulminea crescita del debito che ne \u00e8 originata ha diffuso il timore che il paese segua la deriva greca e comprometta la stabilit\u00e0 dell\u2019euro. Ma se il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[80],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13850"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13850"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13850\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62082,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13850\/revisions\/62082"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13850"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13850"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13850"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}