{"id":13860,"date":"2010-02-10T00:00:00","date_gmt":"2010-02-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/berlusconi-in-israele-tra-scilla-e-cariddi\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:15","slug":"berlusconi-in-israele-tra-scilla-e-cariddi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/berlusconi-in-israele-tra-scilla-e-cariddi\/","title":{"rendered":"Berlusconi in Israele tra Scilla e Cariddi"},"content":{"rendered":"<p>Silvio Berlusconi \u00e8 tornato per la terza volta in Israele. C&#8217;era gi\u00e0 stato nel marzo del 2000, da leader di Forza Italia. Allora incontr\u00f2 sia il presidente Ezer Weizmann che l\u2019allora primo ministro Ehud Barak. Visit\u00f2 anche lo Yad Vashem, il memoriale ufficiale di Israele per le vittime ebree dell\u2019olocausto. Vi era poi tornato da presidente del Consiglio nel giugno 2003 per una visita lampo. L&#8217;Italia aveva in quel momento anche la presidenza dell&#8217;Ue e Berlusconi rimarc\u00f2 di aver scelto di non incontrare il leader dei palestinesi Yasser Arafat, accettando l\u2019aut-aut imposto da Ariel Sharon, che gli riserv\u00f2 un&#8217;accoglienza davvero cordiale. Altri leader europei, come il ministro degli Esteri Dominique de Villepin e il responsabile per la politica estera dell\u2019Ue Javier Solana, non vennero invece ricevuti perch\u00e9 non rinunciarono a incontrare Arafat.<\/p>\n<p>\t<b>Massima amicizia<\/b><br \/>La terza visita di Berlusconi in Israele ha cos\u00ec avuto una cornice volutamente ampia e solenne, quasi da capo di stato. Anzi di pi\u00f9: il programma della visita del presidente Giorgio Napolitano nel novembre 2008, non includeva un discorso alla Knesset, come invece era stato per il suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, nell&#8217;ottobre 1999.<\/p>\n<p>Berlusconi \u00e8 stato presentato come il miglior amico di Israele. Il linguaggio diplomatico, si sa, ha i suoi inevitabili superlativi, garbatamente mendaci  (e la Germania di Angela Merkel? E gli Usa, con o senza Obama?), ma \u00e8 la distanza tra le parole e la realt\u00e0 che va misurata. Alcune dichiarazioni hanno in effetti fatto risaltare la componente puramente scenica della visita, ma anche la difficolt\u00e0 a prendere posizioni equilibrate ed efficaci sui problemi pi\u00f9 controversi del conflitto israelo-palestinese.<\/p>\n<p>La visita \u00e8 stata preceduta da un\u2019intervista, scritta, al giornale israeliano liberal <i>Haaretz<\/i>, ritenuto il pi\u00f9 autorevole del paese. Nell\u2019intervista Berlusconi, tra l\u2019altro, ha deplorato la colonizzazione della Cisgiordania come ostacolo alla pace. Chi si oppone a questa politica di solito parla di occupazione. Chi invece ritiene in qualche misura valido il millenario legame tra il popolo ebraico e la parte pi\u00f9 importante dell&#8217;antico regno di Israele, ma ne vede anche i pericoli per il raggiungimento di un assetto giusto e stabile nella regione, preferisce parlare di presenza, insediamento, ritorno, senza negare i diritti dei palestinesi. La parola colonizzazione pone gli israeliani in Cisgiordania sullo stesso livello dei francesi in Indocina o in Algeria, e via dicendo. Una gaffe notevole, e se l\u2019intento era quello di rimarcare un qualche mutamento di rotta, \u00e8 dubbio che abbia colto nel segno.<\/p>\n<p>\t<b>Israele nell\u2019Ue<\/b><br \/>Con un programma che prevedeva anche una visita all&#8217;Autorit\u00e0 palestinese, Berlusconi ha navigato tra Scilla e Cariddi, e alcune falle diplomatiche  non hanno tardato ad aprirsi.<\/p>\n<p>La visita a Gerusalemme ha avuto due momenti centrali: il ritorno a Yad Vashem, dettato dal protocollo, e il discorso alla Knesset, il parlamento israeliano. Onore altissimo anche se non esclusivo: l&#8217;elenco degli ospiti degli ultimi 10 anni include anche tre esponenti di punta della poco amata Unione europea. A Berlusconi \u00e8 stata tributata una <i>standing ovation<\/i>, un momento molto gratificante per tutti gli italiani. Prima di lui, ne erano stati gratificati anche Angela Merkel (marzo 2008), Nicholas Sarkozy (giugno 2008) e persino Gordon Brown (luglio 2008), ma la palma dell&#8217;applausometro \u00e8 andata sicuramente a George W. Bush (maggio 2008).<\/p>\n<p>Il discorso alla Knesset \u00e8 stato un esercizio difficile perch\u00e9 non si potevano eludere alcuni nodi estremamente delicati. Discorsi di questo genere non dovrebbero mai essere mutati all&#8217;impronta, per compiacere una platea che con la sua sola presenza e con gli applausi pu\u00f2 facilmente indurre alla tentazione di dire qualcosa di pi\u00f9 e di diverso di quanto appaia sul foglio.<\/p>\n<p>Berlusconi ha cercato di toccare tutte le corde gradite, n\u00e9 poteva fare altrimenti. Ma con un&#8217;ecumenica collezione di argomenti: dal mea culpa sulle leggi razziali all&#8217;omaggio a due papi, dalla condanna del rapporto Goldstone dell\u2019Onu (sui crimini di guerra commessi dall\u2019esercito israeliano, nonch\u00e9 anche da Hamas, nella striscia di Gaza tra la fine del 2008 e l&#8217;inizio del 2009), all&#8217;elogio del principio dei due stati, fino alla consueta riproposizione di una via economica alla pace, anzi di un piano Marshall (che Sharon nel 2000 voleva addirittura chiamare Piano Berlusconi). E naturalmente i temi del terrorismo, della bomba iraniana e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Ma la chiusura del discorso dedicata al tema dell&#8217;ingresso di Israele nell&#8217;Ue ha dimostrato come la realt\u00e0 di Israele sia poco capita, non \u00e8 chiaro se volutamente o per ignoranza. L&#8217;argomento \u00e8 grosso, ma per semplificarlo al massimo e dando per acquisiti tutti quei parametri economici che ne sono la premessa &#8211; e astraendo per un momento dalla questione dei confini &#8211;  rimane il fatto che entrare nell&#8217;Ue come membro effettivo significa riconoscerne il principio di sopranazionalit\u00e0, con tutti gli obblighi &#8211; e sono molti e impegnativi &#8211; che comporta. E soprattutto acquisirne il quadro normativo, per il passato e per ogni nuovo atto legislativo.<\/p>\n<p> Israele non pu\u00f2 farlo, senza cambiare profondamente la sua natura. Un Israele membro dell&#8217;Unione richiede prima l&#8217;elaborazione di un sionismo nuovo, anzi europeo. Non lo vedremo presto, e comunque Israele ha gi\u00e0 una forma di associazione con l\u2019Ue che gli basta e che al massimo pu\u00f2 essere approfondita, ma non mutata. Nel 2004, l&#8217;allora ambasciatore in Italia, Ehud Gol, scrisse un articolo per ricordare che a Israele bastava l&#8217;associazione, e lo stesso tema \u00e8 stato ripreso  in un recentissimo articolo del <i>Jerusalem Post<\/i>, giornale ben poco <i>liberal<\/i>.<\/p>\n<p>Poco si sa dei colloqui riservati tra gli italiani e gli israeliani, ma i temi di Siria, nucleare Iran e commesse italiane, Libano e Hezbollah devono esservi rientrati. Mentre molto si \u00e8 insistito sugli accordi bilaterali:  ben otto, firmati dai ministri che accompagnavano Berlusconi. Ma gli accordi sono scatole, che poi si pu\u00f2 scegliere di riempire o no e in modi diversi.<\/p>\n<p>Una perplessit\u00e0 storica: l&#8217;episodio raccontato alla Knesset da Netanyahu sulla madre di Berlusconi che durante l&#8217;occupazione nazista imped\u00ec a un poliziotto tedesco (a Milano?) di arrestare una donna ebrea minacciando in pratica il linciaggio da parte dei passeggeri del treno merita un riscontro o almeno un contesto pi\u00f9 preciso. L&#8217;argomento \u00e8 purtroppo assai serio e si spera che non ne sia stato fatto un uso strumentale.<\/p>\n<p>\t<b>\u201cPragmatismo romano\u201d<\/b><br \/>La visita di Berlusconi a Ramallah, e il colloquio con Abu Mazen, pare siano state solo formalmente cordiali. D&#8217;altra parte, nemmeno davanti a un interlocutore palestinese si pu\u00f2 mettere insieme nella stessa frase le vittime della Shoah e quelle di Gaza, troppe e troppo ingombranti essendo le differenze.<\/p>\n<p>Ma il momento pi\u00f9 insidioso \u00e8, come sempre, quello della conferenza stampa. Quella di Ramallah ha avuto il suo momento peggiore quando la pi\u00f9 prevedibile delle domande (Presidente Berlusconi, ha visto il muro? Cosa ne pensa?) ha avuto una risposta maldestra se all&#8217;impronta, disastrosa se preparata: non l&#8217;ho visto, preparavo gli appunti degli incontri. Esattamente il tipo di scusa che anche gli israeliani trovano insopportabile: chi non vede la barriera di sicurezza oggi, chiss\u00e0 cosa non vedr\u00e0 domani, se gli conviene. E la stampa israeliana, anche filogovernativa, non ha lesinato critiche anche durissime: il quotidiano israeliano <i>Maariv <\/i>parla di \u201cpragmatismo romano\u201d di un Silvio Cesare a spasso per il suo impero mediorientale.<\/p>\n<p>Sempre davanti a Abu Mazen, in conferenza stampa, Berlusconi ha ribadito la necessit\u00e0 di bloccare la crescita degli insediamenti e ipotizzato come positiva la soluzione di uno stato palestinese sulle linee precedenti la guerra del 1967. Il che implica un massiccio sgombero di tutti gli insediamenti israeliani, compresa Gerusalemme est, che gli israeliani hanno dichiarato capitale unica e indivisibile, dopo averne allargato a dismisura i confini municipali: ovvero, uno sfracello. Ma \u00e8 possibile che le parole pronunciate  da Berlusconi non abbiano oltrepassato il muro, pardon barriera, che in verit\u00e0 non aveva notato e non siano cos\u00ec giunti a Netanyahu.<\/p>\n<p>\t<b>La necessaria sintonia con l\u2019Ue<\/b><br \/>Un viaggio a Gerusalemme e Ramallah \u00e8 oggettivamente una missione di estrema difficolt\u00e0, che richiede una profonda conoscenza delle situazioni e dei problemi, e del ruolo che vi giocano le diverse parti, ma senza scivolare nella trappola di voler compiacere tutti. Ognuno di loro, a ospite partito, tender\u00e0 a ricordare soprattutto gli aspetti negativi e le contraddizioni, e a dimenticare i magari genuini tentativi di mediazione, che semmai tenter\u00e0 di usare  contro gli altri. In Medio Oriente e soprattutto a Gerusalemme e Ramallah bisogna parlare un linguaggio coerente, pur ricco e articolato, se ci si riesce, nell\u2019argomentazione e nella proposta: \u00e8 il presupposto per costringere le parti a prendere atto della realt\u00e0, finch\u00e9 \u00e8 ancora plasmabile.<\/p>\n<p>Se l&#8217;Italia si vuole porre, oggi, alla testa di un&#8217;offensiva di pace, tra israeliani e palestinesi ma anche, per cerchi concentrici, di un\u2019iniziativa diplomatica per dare stabilit\u00e0 a tutta la regione fino all&#8217;Iran, deve soprattutto essere consapevole che il suo peso \u00e8 limitato, e che quindi le sue iniziative possono avere un effetto moltiplicatore solo se in piena sintonia con l\u2019Ue. Sintonia che non esclude iniziative autonome, anche basate sulla diplomazia personale, ma senza mai perdere il contatto con Bruxelles e i principali attori della scena mediorientale. N\u00e9 l\u2019Italia pu\u00f2 trascurare il ruolo del Quartetto (Usa, Russia, Ue, Onu) che rimane il principale strumento di pace: solo un&#8217;iniziativa strutturata che veda anche un consenso russo pu\u00f2 dare risultati. Anzi, dovremmo presto cominciare a parlare di Quintetto: la Cina ha complessi rapporti con il Medio oriente,  anche con Israele, e gioca su tutti i tavoli contemporaneamente, politici, militari, economici ed \u00e8 tempo che si assuma anche le relative responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1381\" target= \"blank\"><b><u>Berlusconi in Israele fuori tempo massimo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Silvio Berlusconi \u00e8 tornato per la terza volta in Israele. C&#8217;era gi\u00e0 stato nel marzo del 2000, da leader di Forza Italia. 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