{"id":1390,"date":"2006-05-30T00:00:00","date_gmt":"2006-05-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/e-il-momento-giusto-per-lasciare-liraq\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:28","slug":"e-il-momento-giusto-per-lasciare-liraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/05\/e-il-momento-giusto-per-lasciare-liraq\/","title":{"rendered":"E&#8217; il momento giusto per lasciare l\u2019Iraq?"},"content":{"rendered":"<p>Il 12 giugno, il nostro Ministro degli Esteri incontrer\u00e0 Condoleezza Rice per parlare delle strategie e dei tempi di uscita dall\u2019Iraq dei nostri 2.700 soldati. Missione difficile, condizionata, da un lato, dalle frange estreme dell\u2019Unione, ma, dall\u2019altro, agevolata dall\u2019ottima reputazione che D\u2019Alema conserva negli Usa sin da quando era Presidente del Consiglio. Con il buon senso si potranno evitare almeno due cose: eccessive penali in politica estera e, parallelamente, la vanificazione degli sforzi sinora compiuti. Anche l\u2019incontro recente di Blair e di Bush, che in Iraq dispiegano rispettivamente 8.000 e 130.000 soldati, ha reso evidente che, al di l\u00e0 di facili dichiarazioni pubbliche in termini di ritiri e riduzioni, il desiderio di annunciare una definitiva exit strategy effettivamente c\u2019\u00e8 ed \u00e8 comune. Il desiderio, ma non la strategia. Quella allo studio, sembrerebbe per forza di cose legata all\u2019efficacia che sapr\u00e0 dimostrare il nuovo governo iracheno. In ogni caso, almeno per i principali alleati, sar\u00e0 strategia con tempi non brevi, visto che la fretta, si sa, spesso \u00e8 cattiva consigliera.<\/p>\n<p><b>Il paradosso dell\u2019addestramento accelerato<\/b><br \/>La forte intensificazione delle azioni degli \u201cinsurgents\u201d e dei loro temporanei alleati &#8211; i cosiddetti \u201carabi\u201d di al Zarkawi &#8211; era iniziata diversi mesi or sono, contemporaneamente al primo tentativo di riunione del parlamento appena eletto, e si era accentuata durante le lotte intestine che hanno portato alla designazione condivisa dello sciita laico Jawad al Maliki quale premier.<\/p>\n<p>Inoltre, gli obiettivi pi\u00f9 frequenti sono state le reclute della polizia e dell\u2019esercito, nella stragrande maggioranza sciite e curde, e i loro istruttori. Tra questi, si distinguono i nostri militari. \u00c8 ovvio che, in una situazione in continuo sbilanciamento a danno dei sunniti, agli ex baathisti per sopravvivere non resti che continuare ad alimentare le fila della guerriglia. La situazione va quindi corretta, e a questo fine l\u2019\u201duscire\u201d troppo presto certo non aiuta. Ecco perch\u00e9, ora lo si pu\u00f2 comprendere, l\u2019accelerazione dell\u2019addestramento pu\u00f2 paradossalmente essere una delle pi\u00f9 rilevanti concause della lentezza del processo di stabilizzazione.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che la coalizione, a causa della fretta eccessiva di alcune sue componenti, per salvarsi l\u2019anima ha messo il carro davanti ai buoi. Ora il premier al Maliki, dopo cinque mesi di difficile gestazione, \u00e8 riuscito bene o male a comporre un governo che ha ottenuto la fiducia, anche se ministeri importanti sono ancora da assegnare. \u00c8 la prima volta nella storia dell\u2019Iraq, e tradiremmo lo spirito della missione se gettassimo la spugna proprio ora che qualche frutto \u00e8 possibile.<\/p>\n<p><b>Il nuovo governo iracheno ha ancora bisogno di noi<\/b><br \/>Infatti, proprio questo \u00e8 il governo che dovr\u00e0 eliminare le \u201cparentesi quadre\u201d che nella nuova Costituzione ancora racchiudono elementi di indeterminazione e discordia, come le procedure di discriminazione degli uomini dell\u2019ancien r\u00e9gime, e porre cos\u00ec almeno le basi per una pacificazione nazionale. Fino ad allora occorrer\u00e0 che le truppe della coalizione rimangano, magari rallentando arruolamenti e addestramento fino a che il nuovo governo non sar\u00e0 a buon punto con l\u2019opera di recupero di alcuni esperti funzionari baathisti e di un certo numero di militari ancora oggi costretti alla macchia. Un pi\u00f9 rassicurante equilibrio dei Corpi armati riporter\u00e0 il carro al suo posto, ovvero \u201cdietro\u201d ai buoi.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 possibile, allora, riprendere l\u2019addestramento con minori preoccupazioni per tutti, svuotando progressivamente le file della guerriglia. Attivit\u00e0, quest\u2019ultima, scomoda tanto per chi la subisce quanto per chi la conduce. Quando il governo iracheno e i principali alleati saranno d\u2019accordo, la coalizione potr\u00e0 iniziare il ritiro, visto che nel contempo gli stessi sunniti avranno gi\u00e0 provveduto a \u201cliquidare\u201d i loro poco amati amici \u201carabi\u201d, non pi\u00f9 utili ad una causa ormai vuota di contenuti. \u00c8 in questo quadro che, magari con buon anticipo sui principali alleati, potremmo ritirarci anche noi. Con tutti gli onori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 12 giugno, il nostro Ministro degli Esteri incontrer\u00e0 Condoleezza Rice per parlare delle strategie e dei tempi di uscita dall\u2019Iraq dei nostri 2.700 soldati. Missione difficile, condizionata, da un lato, dalle frange estreme dell\u2019Unione, ma, dall\u2019altro, agevolata dall\u2019ottima reputazione che D\u2019Alema conserva negli Usa sin da quando era Presidente del Consiglio. 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