{"id":13920,"date":"2010-02-15T00:00:00","date_gmt":"2010-02-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-conservatori-inglesi-e-il-futuro-della-difesa-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:14","slug":"i-conservatori-inglesi-e-il-futuro-della-difesa-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/i-conservatori-inglesi-e-il-futuro-della-difesa-europea\/","title":{"rendered":"I conservatori inglesi e il futuro della difesa europea"},"content":{"rendered":"<p>Il partito conservatore (Tory) di David Cameron \u00e8 dato per  favorito alle  elezioni parlamentari che si terranno in  Gran Bretagna a primavera, con un vantaggio di 6\/10 punti percentuali sui laburisti del premier uscente Gordon Brown. Grazie al sistema elettorale maggioritario uninominale in vigore oltre Manica, una vittoria con tale margine garantirebbe  ai Tory,  molto probabilmente, la maggioranza assoluta dei seggi e quindi il ritorno al governo dopo 12 anni di opposizione.<\/p>\n<p><b>Cameron e la politica europea<\/b><br \/>Nel partito conservatore \u00e8 in corso una riflessione sulla politica estera, di sicurezza e difesa che potrebbe avere risvolti importanti per l\u2019Europa e l\u2019Italia. I Tory sono sempre stati pi\u00f9 scettici dei laburisti sull\u2019integrazione europea. Nei mesi scorsi, tuttavia, Cameron ha assunto una posizione relativamente nuova in merito, affermando che non proporr\u00e0 un referendum abrogativo sul Trattato di Lisbona. Questa accettazione di fatto del rafforzamento dell\u2019integrazione europea lo ha esposto alla critica dell\u2019ala pi\u00f9 euro-scettica dello spettro politico britannico, che  include lo UK Independence Party e il British National Party. Alle elezioni europee del 2009, questi partiti hanno ottenuto complessivamente il 23% dei voti, esercitando una certa capacit\u00e0 di attrazione sull\u2019elettorato conservatore. Perch\u00e9 dunque Cameron ha scelto sull\u2019Europa una posizione elettoralmente rischiosa alla vigilia delle elezioni politiche? <\/p>\n<p><b>Le \u00e9lites britanniche tra \u2018800 e ventunesimo secolo<\/b><br \/>La risposta potrebbe in parte risiedere nell\u2019evoluzione della riflessione politica e strategica delle \u00e9lites britanniche sulla realt\u00e0 geopolitica mondiale e sul ruolo della Gran Bretagna. Il successo dell\u2019euro, recentemente anche ai danni della sterlina; l\u2019indebolimento della <i>special relationship <\/i>con un\u2019America che guarda pi\u00f9 al Pacifico che all\u2019Atlantico; l\u2019emergere di potenze di dimensioni continentali come Cina e India; la progressiva necessit\u00e0 di una governance globale per affrontare problemi mondiali come il cambiamento climatico e la crisi economica. Sono  gli elementi che hanno fatto breccia nella mentalit\u00e0 di una classe dirigente abituata a vedere nello stato nazione il <i>locus <\/i>naturale del potere, nella Nato la pietra miliare della sicurezza nazionale, e nell\u2019Ue un male necessario per mantenere aperto il mercato europeo. Una breccia che ha avviato una cauta e pragmatica riflessione, culturale oltre che politica, su quali siano gli strumenti migliori, nazionali e internazionali, per servire gli interessi strategici della Gran Bretagna, e in parte anche sulla articolazione di tali interessi.<\/p>\n<p>In una recente conferenza dello European Security and Defence Forum, svoltasi presso il Think Tank londinese Chatham House, l\u2019importanza dell\u2019Ue, di istituzioni europee come l\u2019Agenzia europea di difesa (Eda) e di capacit\u00e0 civili e militari come quelle dispiegate nelle missioni Pesd, \u00e8 stata pi\u00f9 volte sottolineata da importanti relatori britannici, anche conservatori. Allo stesso tempo, nelle \u00e9lites d\u2019oltre Manica permane il forte retaggio storico e culturale  secondo il quale: a) le forze armate sono uno strumento fondamentale della politica estera; b) quello che conta sono le relazioni intergovernative bilaterali; c) la Francia \u00e8 l\u2019unica grande potenza militare europea con cui la Gran Bretagna deve trattare. In quest\u2019ottica, si parla oggi a Londra anche di una <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1380\" target= \"blank\"><b><u>nuova \u201centente cordiale\u201d con Parigi<\/u><\/b><\/a> su una pi\u00f9 stretta cooperazione sulla difesa, incluso un <i>procurement <\/i>congiunto, per mantenere la capacit\u00e0 britannica di essere una potenza globale anche nel nuovo contesto geopolitico e finanziario.<\/p>\n<p>Sull\u2019avvio di questa riflessione ha ovviamente pesato la crisi economica che, tra gli altri effetti, ha reso meno sostenibile, finanziariamente e politicamente, un bilancio della difesa che vorrebbe mantenere la Gran Bretagna al passo con le maggiori potenze mondiali. Non \u00e8 un caso che, per la prima volta da molto tempo, il Capo di stato maggiore della Difesa e quello della Marina britannici abbiano parlato apertamente, a mezzo stampa, delle loro divergenti visioni strategiche, probabilmente con l\u2019obiettivo di ottenere pi\u00f9 fondi rispettivamente per la contro-guerriglia e per la costruzione di portaerei. N\u00e9 \u00e8 un caso che sia oggetto di dibattito il mantenimento del deterrente nucleare britannico e i relativi costi.<\/p>\n<p><b>I Tory e la prossima Strategic Defence Review<\/b><br \/>In questo contesto, sia i conservatori che i laburisti hanno  promesso una <i>Strategic Defence Review<\/i>, che ripensi funzioni e obiettivi della politica di difesa britannica, in stretto rapporto con la politica estera e con quella di sicurezza. Considerando che l\u2019ultima operazione del genere ha portato allo dichiarazione di Saint Malo del dicembre 1998, \u00e8 utile chiedersi se la prossima <i>Review <\/i>avr\u00e0 un forte impatto sulla posizione europea della Gran Bretagna. Vi sono segnali che in ambiente conservatore si sta riflettendo anche su questo punto, inclusi gli interventi recentemente pubblicati sul Times.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 la visione ufficiale dei Tory al riguardo? Il gruppo di riflessione sulla difesa britannica istituito da Cameron un anno fa ha recentemente pubblicato il suo rapporto. Il documento critica la gestione laburista delle forze armate e si concentra su diversi aspetti elettoralmente rilevanti, quali ad esempio il trattamento dei veterani e dei riservisti. Sulla strategia di difesa il rapporto si limita per\u00f2 a generici impegni sul miglioramento dell\u2019equipaggiamento a disposizione delle forze armate di sua maest\u00e0, o su un adeguato incremento degli effettivi in considerazione delle operazioni in corso. Un altro punto rilevante \u00e8 costituito dalla promessa di istituzionalizzare la <i>Defence Review <\/i>su base quadriennale sul modello  americano. Nessuna idea forte viene tuttavia anticipata sui contenuti della <i>Review <\/i>proposta da un eventuale prossimo governo Tory. Anche il recente discorso di Cameron sulla sicurezza nazionale, sebbene abbia lanciato idee innovative quali la creazione di un \u201cConsiglio di sicurezza nazionale\u201d volto a coordinare l\u2019azione dei vari dipartimenti coinvolti nella materia, si \u00e8 concentrato pi\u00f9 sul metodo che sui contenuti della politica di sicurezza e difesa.<\/p>\n<p><b>Una nuova Saint Malo?<\/b><br \/>La cautela finora mantenuta a livello ufficiale dai conservatori pu\u00f2 avere diverse ragioni. Una di queste potrebbe risiedere nella suddetta riflessione sull\u2019opportunit\u00e0 di passare da un approccio rigorosamente nazionale a uno pi\u00f9 europeo nella politica di difesa, o meglio bilaterale, sull\u2019asse Londra-Parigi. Tale riflessione potrebbe concludersi con un nulla di fatto, come accaduto negli anni \u201980 con i progetti di fregate franco-britanniche, e quindi con il persistere a Londra di una logica strettamente nazionale, fedele alla secolare storia britannica. Oppure potrebbe avere uno sbocco europeo, come avvenuto dodici anni fa a Saint Malo. <\/p>\n<p>Nel secondo caso, oggi il contesto strategico offre l\u2019opportunit\u00e0 di una opzione diversa dalla mera <i>entente cordiale<\/i> su base bilaterale: il Trattato di Lisbona che prevede e disciplina la cooperazione strutturata permanente nel campo della difesa; c\u2019\u00e8 l\u2019Eda, peraltro presieduta dalla britannica Ashton, che ha iniziato a sviluppare una visione complessiva delle capacit\u00e0 europee attuali e delle necessit\u00e0 future; ci sono nelle missioni Nato in Afghanistan e Kosovo tanti soldati italiani quanti sono i francesi, a dimostrazione che la Francia non \u00e8 l\u2019unico paese dell\u2019Europa continentale in grado di condurre robuste operazioni militari all\u2019estero. Un\u2019opportunit\u00e0 che merita di essere colta dai governi dei principali paesi europei, <i>in primis<\/i> l\u2019Italia, per tutelare l\u2019interesse nazionale ed europeo in un settore delicato come la politica di difesa.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.chathamhouse.org.uk\/research\/security\/current_projects\/esdf\/\" target= \"blank\"><b><u>European Security and Defence Forum<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href= \" http:\/\/www.timesonline.co.uk\/tol\/comment\/columnists\/guest_contributors\/article7010326.ece\" target= \"blank\"><b><u>A pact with France will keep us fighting fit<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.conservatives.com\/~\/media\/Files\/Downloadable%20Files\/MILITARY_COVENANT.ashx?dl=true\" target= \"blank\"><b><u> Restoring the Covenant <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.conservatives.com\/News\/Speeches\/2010\/01\/David_Cameron_The_Conservative_approach_to_national_security.aspx\" target= \"blank\"><b><u> David Cameron: The Conservative approach to national security<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>B. Donnelly: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1315\" target= \"blank\"><b><u>Cameron e l\u2019Europa: il rischio di un premier tentenna<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il partito conservatore (Tory) di David Cameron \u00e8 dato per favorito alle elezioni parlamentari che si terranno in Gran Bretagna a primavera, con un vantaggio di 6\/10 punti percentuali sui laburisti del premier uscente Gordon Brown. 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