{"id":13940,"date":"2010-02-16T00:00:00","date_gmt":"2010-02-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-tormentata-strada-del-kosovo-verso-lue\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:14","slug":"la-tormentata-strada-del-kosovo-verso-lue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/la-tormentata-strada-del-kosovo-verso-lue\/","title":{"rendered":"La tormentata strada del Kosovo verso l\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>A due anni dall\u2019indipendenza, la situazione del Kosovo si presenta ancora complessa. La difficile integrazione della popolazione serba, una sovranit\u00e0 non piena, la missione dell\u2019Unione europea debole e poco popolare, strutture statali ed una situazione socio-economica fragili, anche rispetto a quelle dei suoi vicini, sono le principali questioni sul tavolo.<\/p>\n<p><b>La \u201cquestione settentrionale\u201d<\/b><br \/>La dichiarazione finale adottata durante l\u2019ultima riunione dell\u2019<i>International Steering Committee<\/i> (parte dell\u2019<i>International Civilian Office<\/i>), tenutasi a Vienna l\u20198 febbraio scorso, ribadisce la necessit\u00e0 di uno sforzo congiunto, con il sostegno anche di Belgrado, volto a migliorare le condizioni di vita nella regione nord del Kosovo e a favorire una maggiore integrazione dei cittadini della comunit\u00e0 serba con le istituzioni statali.<\/p>\n<p>La situazione nella regione settentrionale del paese, rappresenta, infatti, uno dei principali nodi ancora da sciogliere. Nel nord la comunit\u00e0 serba, in maggioranza, non si riconosce nelle istituzioni statali della Repubblica del Kosovo e stenta, perci\u00f2, ad integrarsi con il resto della popolazione. Da pi\u00f9 parti era stata anche ventilata l\u2019ipotesi di una cessione di questa striscia di terra alla Serbia. Ipotesi peraltro decisamente scartata dall\u2019ambasciatore italiano a Pristina, Michael L. Giffoni, che \u00e8 stato di recente nominato facilitatore per l\u2019Unione europea nel nord del Kosovo. In tale veste, il suo compito sar\u00e0 quello di lavorare all\u2019integrazione della comunit\u00e0 serba del nord con il resto del paese, ma anche di rappresentare l\u2019Unione europea in quest\u2019 area, dove, fino ad oggi, \u00e8 stata poco visibile.<\/p>\n<p><b>Sovranit\u00e0 e missione dell\u2019Ue<\/b><br \/>Nonostante la maggior parte dei paesi membri dell\u2019Unione europea riconosca la sovranit\u00e0 del Kosovo, Cipro, Grecia, Romania, Slovacchia e Spagna ancora non lo fanno e non paiono intenzionati, nel breve periodo, a voler cambiare orientamento. L\u2019Italia, dal canto suo, ha ribadito, nell\u2019ambito della recente missione del sottosegretario agli esteri Mantica, la volont\u00e0 di voler proseguire sulla strada iniziata due anni fa: portare avanti il processo di adesione della Serbia e sostenere la costruzione di uno stato sovrano in Kosovo capace, dopo oltre un decennio di assistenza da parte della comunit\u00e0 internazionale, di poter camminare con le sue gambe.<\/p>\n<p>La questione del riconoscimento della sovranit\u00e0 ha ripercussioni anche sulle sorti di Eulex (<i>European Union rule of law mission in Kosovo<\/i>), la pi\u00f9 grande missione di politica di sicurezza e difesa dell\u2019Unione europea, dispiegata lo scorso aprile in Kosovo. Neutrale nei confronti dello status del Kosovo, Eulex ha il compito di sostenere le autorit\u00e0 del paese nei compiti di polizia, giudiziari e frontalieri, nell\u2019ambito della Risoluzione 1244\/99 del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu e di assumere gradualmente i compiti della missione dell\u2019Onu Unmik. Tuttavia, sia la comunit\u00e0 serba che quella albanese hanno mostrato, in occasioni diverse, diffidenza verso la missione. <\/p>\n<p>A causa di un protocollo di collaborazione con il Ministero degli Interni serbo per la lotta alla criminalit\u00e0 organizzata, Eulex \u00e8 stata accusata dalla comunit\u00e0 albanese di voler ridare il controllo del paese alla Serbia. E la popolarit\u00e0 tra i circa 100.000 serbi in Kosovo non \u00e8 certo maggiore: recentemente, sono state raccolte oltre 48.000 firme per il ritiro di Eulex in una petizione consegnata al presidente serbo Boris Tadic. Secondo la comunit\u00e0 serba del Kosovo, infatti, Eulex non ha uno status neutrale e non opera in conformit\u00e0 alla risoluzione 1244\/99 del Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>A questo si aggiunge che la Serbia non riconosce il ruolo del Rappresentante civile in quanto organo istituito dal Piano Ahtisaari, gi\u00e0 definito inaccettabile da Belgrado. Non solo: Goran Bogdanovi&#263;, ministro serbo per il Kosovo, ha di recente espresso critiche abbastanza dure nei confronti di Pieter Feith e, in particolare, del suo doppio ruolo di Rappresentante civile internazionale e Rappresentante speciale dell\u2019Unione europea. Sempre secondo il ministro serbo, la confusione e l\u2019ambiguit\u00e0 generate dall\u2019attivit\u00e0 del diplomatico olandese sarebbero \u201cil principale ostacolo alla cooperazione sul terreno\u201d, ma anche una maniera subdola per dare attuazione al Piano Ahtisaari.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, non si pu\u00f2 non ravvisare un\u2019insofferenza profonda, una sorta di <i>protectorate fatigue<\/i>, da parte della popolazione kosovara (sia albanese che serba), nei confronti dell\u2019ingerenza ormai decennale della comunit\u00e0 internazionale nella vita di tutti i giorni. Di fatto, l\u2019indipendenza dalla Serbia ha significato sinora, dal punto di vista dei kosovari, il passaggio da un protettorato a sigla UN a uno EU. Tuttavia, \u00e8 stata di recente approvata una progressiva riduzione del contingente Kfor, da 15.000 a circa 10.000 unit\u00e0 (coerentemente, quello italiano sar\u00e0 ridotto di circa 500 unit\u00e0): segno, probabilmente, di una migliorata situazione di sicurezza, ma anche della necessit\u00e0, in tempi di crisi, di ridurre i costi delle missioni internazionali.<\/p>\n<p><b>La costruzione dello Stato e la strada verso l\u2019Europa<\/b><br \/>La strategia annuale e i <i>progress report <\/i>sull\u2019allargamento pubblicati il 14 ottobre scorso dalla Commissione europea, evidenziano alcuni passi avanti verso l\u2019Ue, ma anche il rischio che il Kosovo rimanga indietro rispetto ad altri paesi dei Balcani occidentali. Rispetto ai criteri di Copenhagen, il Kosovo ha fatto alcuni progressi per quanto riguarda l\u2019allineamento legislativo agli standard Ue, ma \u00e8 molto indietro con la realizzazione di politiche concrete. <\/p>\n<p>Secondo la Commissione europea, devono essere rafforzate le capacit\u00e0 della pubblica amministrazione e del parlamento, mentre la riforma del settore giudiziario, cos\u00ec come la lotta alla corruzione e al crimine organizzato, richiedono sforzi immediati. Assicurare la partecipazione della comunit\u00e0 serba e delle altre comunit\u00e0 minoritarie alla vita pubblica \u00e8 cruciale. Bisogna costruire fiducia e promuovere il dialogo. Dal punto di vista economico, corruzione, debole stato di diritto, incertezza sui diritti di propriet\u00e0 e disoccupazione continuano a rappresentare forti limitazioni per lo sviluppo del paese e impediscono una piena realizzazione dei diritti di cittadinanza. Anche la questione dei visti genera malumore: dal 2010 i cittadini di Macedonia, Montenegro e Serbia possono circolare liberamente nell\u2019Unione senza visto mentre i kosovari no (anche se ufficialmente le ragioni sono tecniche, ossia la mancanza di passaporti biometrici).<\/p>\n<p>A due anni dall\u2019indipendenza, la situazione del Kosovo \u00e8 dunque lontana dall\u2019essere risolta. Il paese presenta debolezze endogene e strutturali, nonostante le ingenti risorse che negli ultimi anni sono state destinate al suo sviluppo. E il confronto con i paesi vicini non \u00e8 confortante. Ma le criticit\u00e0 del Kosovo derivano anche da fattori esogeni. I numerosi organismi internazionali presenti nel paese hanno ruoli e mandati spesso poco distinguibili: questo genera confusione tra la popolazione ed aumenta la frustrazione per una prospettiva nell\u2019Unione europea ancora remota. All\u2019Unione europea, dunque, spetta il compito di rafforzare la propria azione nel paese e di rilanciare, in maniera credibile, le prospettive di adesione del Kosovo, trainandolo verso una sovranit\u00e0 piena e responsabile nei confronti di tutti i suoi cittadini.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>M. Lekic: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1379\" target= \"blank\"><b><u>L&#8217;offensiva diplomatica della Turchia nei Balcani <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A due anni dall\u2019indipendenza, la situazione del Kosovo si presenta ancora complessa. La difficile integrazione della popolazione serba, una sovranit\u00e0 non piena, la missione dell\u2019Unione europea debole e poco popolare, strutture statali ed una situazione socio-economica fragili, anche rispetto a quelle dei suoi vicini, sono le principali questioni sul tavolo. 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