{"id":13950,"date":"2010-02-16T00:00:00","date_gmt":"2010-02-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lue-e-la-crisi-finanziaria\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:14","slug":"lue-e-la-crisi-finanziaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/lue-e-la-crisi-finanziaria\/","title":{"rendered":"L\u2019Ue e la crisi finanziaria"},"content":{"rendered":"<p>Nelle ultime settimane i mercati finanziari internazionali hanno vissuto fasi turbolente che hanno visto attacchi ripetuti all\u2019euro e ai titoli di paesi europei, con in testa la Grecia. La dichiarazione di solidariet\u00e0 venuta la scorsa settimana dal Consiglio europeo \u00e8 valsa per ora a guadagnare tempo.  Ma  non basta. La crisi finanziaria europea ha radici profonde e il rischio di un contagio resta molto alto. Il vero problema sono i forti squilibri esistenti all\u2019interno del\u2019Unione. Una unione monetaria non pu\u00f2 sopravvivere a lungo in presenza di  una divergenza crescente nella <i>performance <\/i>delle economie che ne fanno parte. Correggere tale divergenza richiede una maggiore capacit\u00e0 di crescita e una politica economica comune dell\u2019area dell\u2019euro.<\/p>\n<p><b>L\u2019allarme dei mercati finanziari<\/b><br \/>Molti e univoci i segnali di allarme che si sono levati dai mercati finanziari in queste ultime settimane. Forti aumenti dei differenziali d\u2019interesse pagati sul debito delle economie europee in difficolt\u00e0 (Grecia, Spagna, Portogallo) rispetto ai titoli  tedeschi: fino a 360 punti base per la Grecia lo scorso mese. Incrementi altrettanto forti dei premi per assicurarsi contro l\u2019insolvenza di questi stati, gli <i>spread <\/i>dei Credit Default Swap (Cds), che, sempre nel caso della Grecia, sono saliti a febbraio al valore record di 422 punti base (si dovevano pagare  422 mila dollari per assicurare 10 milioni di dollari di titoli annuali greci);  pesanti diminuzioni sui mercati azionari del valore dei titoli delle banche pi\u00f9 esposte nei confronti dei governi dei paesi in difficolt\u00e0; infine indebolimento dell\u2019euro rispetto al dollaro di oltre il 5 per cento rispetto all\u2019inizio di gennaio.<\/p>\n<p>Sono tutti andamenti che segnalano non soltanto il netto calo di fiducia degli investitori nei confronti delle economie periferiche dell\u2019area dell\u2019euro;  ma anche una crescente inquietudine sulla tenuta dell\u2019intera area. \u00c8 come se all\u2019improvviso un numero crescente di investitori abbia cominciato a scommettere sugli effetti di contagio di un\u2019eventuale crisi di insolvenza di un paese membro ritenendoli cos\u00ec estesi e profondi da  poter portare addirittura al collasso l\u2019intera costruzione monetaria europea.<\/p>\n<p>Sono timori fondati? Per tentare di fornire una risposta \u00e8 necessario distinguere, come faremo qui di seguito, tra le difficolt\u00e0 che hanno investito alcuni paesi europei e la minaccia pi\u00f9 ampia che pu\u00f2 interessare l\u2019insieme dei paesi dell\u2019euro e che ha natura strutturale.<\/p>\n<p><b>L\u2019aggiustamento dei singoli paesi europei<\/b><br \/>Un primo modo di leggere le tensioni finanziarie di questi giorni &#8211; indiscutibilmente il pi\u00f9 diffuso anche perch\u00e9 fortemente sostenuto dal governo tedesco &#8211;  individua nelle politiche economiche a dir poco \u2018disinvolte\u2019 dei paesi oggi sotto tiro la causa delle loro difficolt\u00e0. Pur se con motivazioni diverse Grecia, Portogallo, Spagna (con l\u2019Irlanda che ha sostituito di recente l\u2019Italia formano oggi il gruppo dei Pigs) si trovano oggi a pagare i costi di politiche fiscali troppo generose, soprattutto sul fronte delle spese, e dinamiche salariali non in linea con i modesti trend domestici della produttivit\u00e0. A tutto ci\u00f2 si associa una perdita di competitivit\u00e0 reale e conseguente crescente disavanzo delle loro bilance correnti.  Va aggiunto che la crisi fiscale dei Pigs \u00e8 un esempio di un fenomeno pi\u00f9 generale, alimentato dalle finanze pubbliche in dissesto di molti paesi che si sono dissanguati per il grande sforzo fatto per contrastare la crisi.<\/p>\n<p>La cura che discende da questa diagnosi \u00e8 facilmente intuibile. Vanno adottate drastiche politiche di aggiustamento e di riduzione dei deficit da parte dei singoli paesi, a partire dalla Grecia. Devono essere sufficientemente prolungate e intense da poter riportare in pochi anni all\u2019equilibrio i conti pubblici, da un lato,  e sotto controllo quelli con l\u2019estero, dall\u2019altro.<\/p>\n<p>E il resto d\u2019Europa? Dovrebbe evitare interventi diretti di sostegno, anche per scongiurare casi di \u2018azzardo morale\u2019, che possono fiaccare la capacit\u00e0 di aggiustamento dei paesi pi\u00f9 esposti, offrendo loro false &#8211; e alla lunga dannose &#8211; scorciatoie. Di qui il distacco con cui \u00e8 stata seguita in Europa la crisi della Grecia per un lungo periodo iniziale. Solo in seguito all\u2019aggravarsi delle tensioni finanziarie \u00e8 stata presa, la scorsa settimana, dai paesi dell\u2019euro la decisione di un loro coinvolgimento &#8211; invero piuttosto blando &#8211; con una offerta di solidariet\u00e0. In cambio, la promessa da parte della Grecia di perseguire ancor pi\u00f9 \u2018rigore e trasparenza\u2019 nel suo percorso di aggiustamento. Un supporto per ora tiepido, che si giustifica soprattutto con i  timori della Germania di essere chiamata a pagare, da oggi in poi, i conti dei paesi pi\u00f9 deboli e \u2018spendaccioni\u2019 dell\u2019area dell\u2019euro. <\/p>\n<p> Per la Merkel e gli altri rappresentanti del fronte dell\u2019intransigenza in Europa, la via di uscita dalle tensioni di queste settimane  dovr\u00e0 gravare in misura predominante sulle spalle della Grecia e degli altri paesi periferici in difficolt\u00e0, che dovranno attuare, a qualunque costo, il risanamento di bilancio richiesto, riducendo deficit e debiti. Al massimo, qualora la situazione lo richiedesse, si possono prevedere da parte degli altri paesi dell\u2019euro interventi tesi al rafforzamento della liquidit\u00e0 delle economie in difficolt\u00e0, attuando formule di prestito bilaterali corredate di forti condizionalit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Divergenze e crescita nell\u2019area dell\u2019euro<\/b><br \/>Ma i sacrifici dei Pigs saranno davvero sufficienti? Pur riconoscendo la necessit\u00e0 di piani severi di aggiustamento, da parte della  Grecia e degli altri paesi oggi in difficolt\u00e0, si pu\u00f2 fortemente dubitare che questa possa essere davvero una strada risolutiva. La crisi europea di queste settimane ha radici profonde e in qualche modo legate alla storia di questi primi dieci anni di integrazione monetaria dell\u2019Europa. Se non sapremo affrontarle, ogni soluzione legata alle <i>performance <\/i>dei singoli paesi pu\u00f2 diventare impercorribile.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto chiave di cui tener conto \u00e8 il problema macroeconomico che affligge da tempo l\u2019area dell\u2019euro. Ha una duplice natura: da un lato la crescita dell\u2019area negli anni che hanno preceduto la crisi \u00e8 stata modesta e largamente dipendente dall\u2019esterno, dalla crescita americana in particolare. Dall\u2019altro si sono create \u00e8 consolidate divergenze nelle <i>performance <\/i>dei paesi che hanno portato a persistenti squilibri delle bilance correnti all\u2019interno dell\u2019area.<\/p>\n<p>Sono  aspetti che si intrecciano. La bassa  espansione \u00e8 anche il riflesso di un modello di crescita che in molti paesi &#8211; in primo luogo in Germania &#8211; \u00e8 trainato in misura prevalente dalla domanda esterna e troppo poco da quella interna. Un modello, che necessariamente assume connotazioni di gioco a somma zero e da cui alcune economie della regione traggono beneficio (in testa la Germania) ed altre ne sono svantaggiate (soprattutto i paesi della periferia dell\u2019euro). Un simile modello \u00e8 poi associato a una divergenza nelle posizioni competitive e negli andamenti della produttivit\u00e0 dei paesi membri che si riflettono in enormi deficit commerciali intraeuropei e che per essere affrontati seriamente richiederebbero interventi di tipo strutturale e coordinati a livello europeo.<\/p>\n<p>Per larga parte dello scorso decennio la forte crescita dell\u2019economia globale e l\u2019abbondante disponibilit\u00e0 di liquidit\u00e0 internazionale hanno consentito di contenere gli effetti negativi della dinamica di crescita bassa e squilibrata dell\u2019area dell\u2019euro. Ma non \u00e8 stato pi\u00f9 cos\u00ec con la crisi e non sar\u00e0 pi\u00f9 cos\u00ec nei prossimi anni. L\u2019area dell\u2019euro &#8211; e l\u2019economia europea nel suo complesso &#8211; rischiano di andare incontro a un periodo lungo di crescita molto bassa se non addirittura di ristagno. Anche perch\u00e9 non ci sar\u00e0 pi\u00f9 il motore americano &#8211; come avvenuto nell\u2019 ultimo decennio &#8211; ad assicurare una forte e crescente domanda mondiale. Il risultato ultimo sarebbe di aggravare ulteriormente gli squilibri esistenti all\u2019interno dell\u2019area.<\/p>\n<p>In questo contesto la periferia della zona euro (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, in questo caso anche l\u2019Italia) pagherebbe i costi pi\u00f9 elevati e  rischierebbe un lungo periodo di recessione strutturale. Si creerebbero cos\u00ec crisi di insolvenza di singoli paesi vanificando la possibilit\u00e0 di perseguire strategie di rientro dal debito degli stessi paesi, per quanto severe esse potranno essere. E anche un solo caso di insolvenza &#8211; come nel caso della Grecia &#8211; potrebbero generare un effetto contagio assai ampio e arrivare a minacciare la stabilit\u00e0 economica e finanziaria dell\u2019area euro nel suo complesso. <\/p>\n<p>  <b>Le difficolt\u00e0 dell\u2019Unione monetaria<\/b><br \/>In conclusione, il problema macroeconomico dell\u2019Europa ha un duplice aspetto. L\u2019Europa deve far aumentare la crescita aggregata rilanciando la domanda interna europea &#8211; a partire dalla Germania &#8211; ma deve anche colmare i <i>gap <\/i>di produttivit\u00e0 e di tassi di cambio reale tra i paesi membri. Sono evidenti le implicazioni per la tenuta dell\u2019euro e del quadro macroeconomico europeo. Se la crescita del reddito e della produttivit\u00e0 non si innalzano in misura significativa la disciplina fiscale sar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile da rispettare. Se le divergenze nelle posizioni competitive non si restringono, la sostenibilit\u00e0 della moneta unica sar\u00e0 sottoposta a tensioni crescenti.<\/p>\n<p>Al momento della creazione dell\u2019Unione monetaria era noto che l\u2019Europa non costituisse un\u2019area valutaria ottimale e che di conseguenza la perdita del tasso di cambio, come strumento di aggiustamento, avrebbe provocato costi elevati nei paesi pi\u00f9 deboli e per l\u2019area nel suo complesso. Ma non si vollero creare strumenti e meccanismi per affrontare eventuali squilibri puntando, viceversa, su processi di convergenza spontanei e endogeni all\u2019operare della stessa Unione monetaria. Non \u00e8 stato cos\u00ec, perch\u00e9 continuano ad esistere significative eterogeneit\u00e0 e rigidit\u00e0 nel funzionamento dei mercati e delle economie europee. <\/p>\n<p>Servirebbero, di conseguenza, oltre a processi di riforma, meccanismi in grado di gestire eventuali crisi e gli squilibri esistenti. La crisi pi\u00f9 recente potrebbe offrire una ulteriore occasione per cominciare a crearli, cogliendo l\u2019opportunit\u00e0 che l\u2019emergenza offre di rafforzare strumenti e pratiche di una politica economica comune europea. Le proposte di come avviare un capacit\u00e0 europea di governo economico non mancano di certo.<\/p>\n<p>Ma lo sbocco pi\u00f9 probabile \u00e8 ancora una volta quello di non far niente e di rinviare i problemi. Il pericolo \u00e8 grande dal momento che l\u2019Unione monetaria rischia di ristagnare a lungo o, addirittura, non sopravvivere in presenza di  una divergenza crescente nella <i>performance<\/i> delle economie quale quella dell\u2019Europa di questi anni.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Pennisi: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1385\" target= \"blank\"><b><u>La crisi della Spagna minaccia l\u2019eurozona<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1354\" target= \"blank\"><b><u>La ripresa globale e lo spettro di una nuova crisi<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle ultime settimane i mercati finanziari internazionali hanno vissuto fasi turbolente che hanno visto attacchi ripetuti all\u2019euro e ai titoli di paesi europei, con in testa la Grecia. La dichiarazione di solidariet\u00e0 venuta la scorsa settimana dal Consiglio europeo \u00e8 valsa per ora a guadagnare tempo. Ma non basta. 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