{"id":13970,"date":"2010-02-22T00:00:00","date_gmt":"2010-02-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nato-attenzione-al-due-di-briscola\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:13","slug":"nato-attenzione-al-due-di-briscola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/nato-attenzione-al-due-di-briscola\/","title":{"rendered":"Nato, attenzione al due di briscola!"},"content":{"rendered":"<p>Due notizie gettano una nuova luce sul dibattito in corso sul nuovo concetto strategico della Nato. La prima: il governo olandese del democristiano Peter Balkenende \u00e8 caduto per l\u2019uscita dalla coalizione dei laburisti, contrari ad estendere oltre il prossimo agosto la presenza del contingente olandese in Afghanistan (circa 2000 soldati). Ci\u00f2 porter\u00e0 a nuove elezioni politiche, probabilmente in autunno, e potrebbe di fatto rendere inevitabile il ritiro di quelle forze dal teatro afgano, malgrado le esortazioni contrarie del Segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. La seconda, il premier belga Yves Leterme ha annunciato che il Belgio, assieme al Lussemburgo, all\u2019Olanda e alla Germania, prender\u00e0 l\u2019iniziativa di chiedere al Consiglio Atlantico il ritiro definitivo delle ultimi testate nucleari americane presenti sul territorio europeo.<\/p>\n<p><b> Se l\u2019Aja vacilla<\/b><br \/>Si tratta di questioni molto diverse tra loro, che per\u00f2 confermano un clima di grande incertezza sul futuro dell\u2019Alleanza e sulle sue scelte strategiche. Per molto tempo, per la stragrande maggioranza delle opinioni pubbliche europee, la guerra in Afghanistan era stata considerata come giusta e necessaria, in contrapposizione con quella incompresa, dannosa e forse persino illegale, condotta contro l\u2019Iraq. <\/p>\n<p>Ora per\u00f2, dopo otto anni di impegno militare crescente, molte centinaia di caduti tra i soldati occidentali (e molte migliaia di morti afgani, combattenti e non), nonch\u00e9 molti miliardi di euro di spese affrontate dai paesi impegnati nel conflitto, anche quella convinzione vacilla, specialmente perch\u00e9 non si capisce bene quale guerra staremmo combattendo e in vista di quali risultati. Il probabile ritiro dell\u2019Olanda dal conflitto non \u00e8 un segnale indifferente se si pensa che quel paese \u00e8 considerato da sempre uno dei pi\u00f9 fedeli e saldi baluardi dell\u2019alleanza transatlantica. Se vacillano all\u2019Aja in altre capitali pu\u00f2 scatenarsi un fuggi fuggi generale.<\/p>\n<p>Altrettanto interessante \u00e8 il segnale sulle cosiddette armi atomiche \u201ctattiche\u201d dell\u2019Alleanza. Innanzitutto perch\u00e9 a inviarlo \u00e8 anche in questo caso un gruppo di paesi estremamente rappresentativi del sentire europeo \u201cmedio\u201d e centrali per il futuro dell\u2019Alleanza stessa. Chi potrebbe immaginare una Nato senza il Benelux o la Germania? E poi perch\u00e9 tocca uno dei pi\u00f9 delicati argomenti \u201ctab\u00f9\u201d della strategia alleata, quello della dissuasione nucleare e delle garanzie ultime americane per la difesa del vecchio continente.<\/p>\n<p><b>Disarmo unilaterale o bilanciato?<\/b><br \/>Le argomentazioni avanzate dal primo ministro belga e dal governo tedesco non sono peregrine. \u00c8 ad esempio ormai chiaro a tutti che la validit\u00e0 operativa di quel paio di centinaia di testate nucleari americane ancora presenti in Europa e montate su bombe da aereo, \u00e8 molto bassa. Anzi, in caso di conflitto con un avversario tecnologicamente avanzato (come era la vecchia Urss e come potrebbe essere oggi la Russia) esse presenterebbero gravi problemi di credibilit\u00e0 (per la loro bassissima prontezza operativa, e per la loro altissima vulnerabilit\u00e0 ad attacchi di sorpresa) e potrebbero costituire pi\u00f9 una debolezza che un punto di forza. Inoltre si comprendono bene le argomentazioni di coloro che ritengono che dovrebbero essere sacrificate per favorire il processo di disarmo nucleare e per accrescere le pressioni politiche nei confronti di altri paesi che vogliano dotarsi di armamento nucleare.<\/p>\n<p>Tuttavia, una rinuncia unilaterale ad una determinata classe di armamenti, come le armi nucleari montate su vettori aerei a medio raggio, non equivale ad un disarmo bilanciato: proprio l\u2019altro giorno il ministro russo della difesa sosteneva la possibilit\u00e0 per Mosca di installare missili nucleari a breve o medio raggio a Kaliningrad, come eventuale risposta ad un rafforzamento unilaterale della difesa anti-missile dell\u2019Alleanza. Se si pensa ad una trattativa di controllo e riduzione degli armamenti sarebbe pi\u00f9 logico proporre una rinuncia bilanciata da ambedue le parti.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, non si capisce bene quale segnale si intenderebbe dare contro la proliferazione nucleare se si aggiunge come giustificazione che si vuole cos\u00ec rinunciare semplicemente ad armi obsolete, inutili e forse pericolose per noi pi\u00f9 ancora che per eventuali avversari. Questo non sarebbe certo un messaggio di alto valore morale e politico, ma solo di buon senso e di difesa dei propri interessi.<\/p>\n<p><b>Il problema della dissuasione<\/b><br \/>Ma la questione centrale resta quella sulla natura e credibilit\u00e0 della strategia alleata. Per anni, la presenza di queste armi nucleari sul territorio europeo \u00e8 stata considerata come l\u2019ultimo anello che garantiva la credibilit\u00e0 della dottrina americana della dissuasione allargata in base alla quale gli Usa assicuravano la difesa dell\u2019Europa sino al limite della guerra nucleare, ed oltre. Oggi,  &#8211; molti sostengono con buoni argomenti &#8211; che queste armi sono troppo obsolete ed inadatte allo scopo, e potrebbero quindi essere ritirate, ma non propongono di sostituirle con altri sistemi offensivi, bens\u00ec con maggiori sistemi difensivi antimissili ed antiaerei. Ma non \u00e8 la stessa cosa.<\/p>\n<p>Certo, sullo sfondo rimarrebbe anche la possibilit\u00e0 che gli Usa utilizzino qualcuna delle loro armi nucleari strategiche per continuare a garantire la sicurezza europea, ma gli alleati non avrebbero pi\u00f9 neanche la parvenza di un controllo sul loro impiego, n\u00e9 un sostanziale diritto di parola sulla strategia e sulla dottrina operativa, n\u00e9 infine la possibilit\u00e0 di discutere delle caratteristiche tecniche e del dispiegamento di quei sistemi.<\/p>\n<p>E poi, se i nuovi sistemi difensivi non dovessero funzionare al cento per cento (e qui i dubbi dei tecnici sono altissimi) o se l\u2019arma nucleare dovesse arrivare sul nostro territorio per altre strade meno \u201cconvenzionali\u201d, quale sarebbe la capacit\u00e0 di risposta del paese attaccato (e quindi la sua forza di dissuasione)? Dovrebbe forse affrontare con armamenti convenzionali un avversario nucleare? O potrebbe contare su una pressoch\u00e9 automatica risposta del governo americano?<\/p>\n<p><b>Ripensamento strategico<\/b><br \/>In una situazione in cui le divergenze politiche tra europei ed americani si allargano, a cominciare proprio da quell\u2019Afghanistan dove la Nato si sta giocando la propria credibilit\u00e0 e forse il proprio futuro, siamo sicuri di poter tranquillamente rinunciare anche solo ad un due di briscola?<\/p>\n<p>Si alimentano grandi aspettative sul futuro concetto strategico dell\u2019Alleanza. Alcuni dicono che dovr\u00e0 avere il peso di quello che fu, nel 1967, il \u201crapporto Harmel\u201d, che riusc\u00ec a rafforzare la solidariet\u00e0 transatlantica e allo stesso tempo ad aiutare il processo di distensione tra Est ed Ovest. Ma il clima politico \u00e8 mutato profondamente, e oggi sarebbe bene che questo documento dicesse con chiarezza quale sar\u00e0 realmente il ruolo degli Usa nel futuro della sicurezza e della difesa europea. Senza abbandonarsi a sin troppo facili scappatoie di comodo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>M. Arpino: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1341\" target= \"blank\"><b><u>Le cinque sfide dell&#8217;Alleanza Atlantica<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1328\" target= \"blank\"><b><u>Il dubbio amletico della Nato<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due notizie gettano una nuova luce sul dibattito in corso sul nuovo concetto strategico della Nato. La prima: il governo olandese del democristiano Peter Balkenende \u00e8 caduto per l\u2019uscita dalla coalizione dei laburisti, contrari ad estendere oltre il prossimo agosto la presenza del contingente olandese in Afghanistan (circa 2000 soldati). 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