{"id":13980,"date":"2010-02-23T00:00:00","date_gmt":"2010-02-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/guerra-e-riconciliazione-in-afghanistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:13","slug":"guerra-e-riconciliazione-in-afghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/guerra-e-riconciliazione-in-afghanistan\/","title":{"rendered":"Guerra e riconciliazione in Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>Gli articoli di  Mario Arpino e di Stefano Silvestri sull\u2019Afghanistan pubblicati di recente su questa rivista sollecitano qualche riflessione. Mario Arpino esprime forti perplessit\u00e0 sulla possibilit\u00e0 che la nuova strategia americana possa raggiungere l\u2019obiettivo di un Afghanistan pacificato, unitario e basato su istituzioni democratiche. In alternativa Arpino delinea una soluzione che si limiti alla ricerca della stabilit\u00e0 e della pace, promuovendo &#8211; e, se necessario, comprando &#8211; la cooptazione dei diversi clan e la loro \u201cimpermeabilizzazione\u201d ai talebani e ad Al-Qaeda. <\/p>\n<p>La soluzione delineata da Arpino,  seppur non definitiva, \u00e8 interessante e plasmata sulla realt\u00e0 della situazione afgana. La si potrebbe interpretare come una prima applicazione &#8211; o anche come una tappa intermedia &#8211; della nuova strategia che prevede la riconciliazione. Condivido, inoltre, i dubbi espressi da Stefano Silvestri nei confronti della \u2018tenuta\u2019 politica di Karzai. Silvestri individua nella scarsa affidabilit\u00e0 e nel limitato  consenso di cui gode il  Presidente il punto politico pi\u00f9 delicato per la soluzione del problema afgano. Il discorso vale per oggi e per il futuro, specie nel caso fortunato di una conclusione pacifica del conflitto. <\/p>\n<p>Lo scetticismo di Silvestri nei confronti dell\u2019opzione \u2018fortezze imprendibili\u2019 avanzata da Giovanni Sartori sul <i>Corriere della Sera<\/i>, poi, \u00e8 assolutamente condivisibile. Anzi, non credo neanche valga la pena prenderla in considerazione data l\u2019evidente improponibilit\u00e0 tattica, strategica e politica nella realt\u00e0 afgana.<\/p>\n<p><b>I pilastri della nuova strategia<\/b><br \/>In effetti, i crescenti problemi incontrati soprattutto negli ultimi anni dalla Nato e dalle forze americane in Afghanistan hanno indotto l\u2019amministrazione americana, sin dagli ultimi anni del mandato di George Bush, a lavorare alla definizione di una nuova strategia politica e militare per la stabilizzazione del paese. Ad un anno dalla sua elezione e dopo non pochi momenti di incertezza e difficolt\u00e0, il Presidente Barack Obama ha recentemente annunciato con chiarezza la nuova strategia e le misure da adottare per il suo sviluppo.<\/p>\n<p>\u00c8 in atto innanzitutto un sostanziale rafforzamento della presenza militare americana con un incremento pari a 40.000 unit\u00e0. Il loro impiego si sviluppa lungo due linee operative:  l\u2019intensificazione degli attacchi aerei contro le installazioni talebane e di Al-Qaeda situate a cavallo del confine pachistano, in stretto coordinamento con le operazioni condotte nell\u2019area dalle forze armate pachistane; l\u2019effettuazione di operazioni aereo-terrestri di riconquista delle aree afgane occupate dai talebani e il loro mantenimento per consentire l\u2019insediamento di amministrazioni rette da capi locali, anti-talebane (anche se non strettamente collegate al governo di Karzai) e lo sviluppo delle attivit\u00e0 economiche.<\/p>\n<p>Questo sforzo militare deve garantire una cornice di maggiore sicurezza allo sviluppo civile, che costituisce il secondo pilastro. \u00c8 previsto a tal fine anche un aumento degli aiuti economici e del personale specializzato per dare impulso alle attivit\u00e0 economiche, in particolare in campo agricolo e infrastrutturale. Per lo sviluppo dell\u2019agricoltura gli Usa stanno triplicando (da 300 a 900) il numero dei tecnici.<\/p>\n<p>Il terzo pilastro della nuova strategia \u00e8 costituito dal ruolo fondamentale che deve svolgere il governo pachistano contro le roccaforti di  Al-Qaeda e dei talebani afgani nel Waziristan. Il capitolo Pakistan \u00e8 di estrema importanza. Nessun movimento guerrigliero o terrorista \u00e8 mai stato battuto sino a quando ha potuto disporre di paradisi e rifugi oltre frontiera. \u00c8 previsto a tal fine un forte sostegno economico e di materiali bellici al Pakistan. <\/p>\n<p>Il governo di Islamabad ha gi\u00e0 condotto una serie di operazioni contro Al-Qaeda e i talebani pachistani nella valle dello Swat e nel Waziristan del nord. Ora \u00e8 fondamentale aprire un fronte operativo nel Waziristan del sud dove si nascondono molti talebani afgani. Le recenti visite dell\u2019inviato speciale Richard Holbrooke e del Segretario alla Difesa Robert Gates ad Islamabad hanno avuto lo scopo di indurre il governo ad iniziare tempestivamente tale operazione. <\/p>\n<p>Un elemento nuovo \u00e8 rappresentato dalla fissazione di un inizio (18 mesi dopo l\u2019invio dei primi rinforzi) del disimpegno per aliquote di truppe Usa, abbinato al raggiungimento di una reale capacit\u00e0 operativa da parte di 240.000 uomini dell\u2019esercito e 150.000 poliziotti afgani. Le due cose sono strettamente legate.<\/p>\n<p><b>Riconciliazione<\/b><br \/>In questo settore, ancor pi\u00f9 che in quello militare, grande pu\u00f2 essere l\u2019apporto degli alleati europei della Nato (per ora in fase di avvio). L\u2019Italia svolge e svolger\u00e0 un\u2019azione di grande rilievo. \u00c8 opportuno ricordare che il capo responsabile della organizzazione di preparazione delle forze di polizia dell\u2019intero Afghanistan \u00e8 il generale dei Carabinieri Carmelo Burgio. Dopo sette anni di scarsi risultati, questa volta il problema viene affrontato con maggior impegno e pi\u00f9 risorse.<\/p>\n<p>A queste linee operative della nuova strategia, che in realt\u00e0 correggono e potenziano quelle precedenti, se ne aggiungono tre di nuova concezione che recepiscono indicazioni da tempo emerse in ambito  internazionale, da ultimo nella recente conferenza internazionale di Londra.<\/p>\n<p>La prima prevede l\u2019avvio di un intenso sforzo di riconciliazione nazionale, rivolto soprattutto al rilancio del processo democratico e all\u2019accordo tra il  governo legittimo e i talebani non legati ad Al-Qaeda e altri capi clan non precisamente favorevoli a Karzai, e il loro inserimento nelle strutture governative centrali e locali. \u00c8 stato costituito un fondo di $500 milioni, di cui 140 gi\u00e0 stanziati per il primo anno. La seconda prevede un grande impegno nella lotta alla corruzione. A tal proposito la comunit\u00e0 internazionale si \u00e8 impegnata ad aumentare del 50% gli aiuti a Kabul se il governo Karzai fa reali e misurabili progressi nella lotta alla corruzione.<\/p>\n<p><b>Approccio regionale<\/b><br \/>La terza pone l\u2019accento sul coinvolgimento di tutti gli Stati geopoliticamente interessati a una soluzione politica del conflitto, e quindi sull\u2019imprescindibile necessit\u00e0 di un approccio di carattere regionale. Oltre agli stati confinanti, anche Turchia, Russia, India, Arabia Saudita possono svolgere un ruolo molto rilevante.<\/p>\n<p>\u00c8 su queste direttrici coordinate e integrate che si sta sviluppando la nuova strategia per la soluzione del problema afgano. Mentre gli Usa sono gi\u00e0 pesantemente impegnati, \u00e8 auspicabile che gli altri paesi della Nato, insieme a quelli gravitanti nella regione, aumentino l\u2019impegno nei settori di loro possibile pertinenza.<\/p>\n<p>L\u2019Italia sta gi\u00e0 fornendo un importante e coerente contributo, sul piano militare, dell\u2019addestramento e per lo sviluppo civile ed economico del paese. Si aprono inoltre spazi e opportunit\u00e0 notevoli per la diplomazia italiana nel quadro degli sforzi per trovare una soluzione politica a livello regionale.<\/p>\n<p><i> Luigi Ramponi \u00e8 senatore della Repubblica<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Arpino: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1396\" target= \"blank\"><b><u>Afghanistan, le incognite del \u2018divide et impera\u2019 <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1383\" target= \"blank\"><b><u> Che fare in Afghanistan<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/archivio_articoli.asp?TagID=1\" target= \"blank\"><b><u> Speciale Afghanistan<\/u><\/b><\/a> su .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli articoli di Mario Arpino e di Stefano Silvestri sull\u2019Afghanistan pubblicati di recente su questa rivista sollecitano qualche riflessione. Mario Arpino esprime forti perplessit\u00e0 sulla possibilit\u00e0 che la nuova strategia americana possa raggiungere l\u2019obiettivo di un Afghanistan pacificato, unitario e basato su istituzioni democratiche. 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