{"id":13990,"date":"2010-02-23T00:00:00","date_gmt":"2010-02-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lhonduras-torna-a-sperare\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:13","slug":"lhonduras-torna-a-sperare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/02\/lhonduras-torna-a-sperare\/","title":{"rendered":"L\u2019Honduras torna a sperare"},"content":{"rendered":"<p>A fine gennaio Porfirio Lobo Sosa, vincitore delle elezioni del 29 novembre scorso, \u00e8 ufficialmente divenuto presidente dell\u2019Honduras. Si \u00e8 cos\u00ec  conclusa la crisi,  in certa misura sorprendente, che era iniziata lo scorso giugno con l\u2019espulsione dal paese centroamericano del presidente Manuel Zelaya, che aveva cercato di imporre a tutti i costi un cambiamento costituzionale senza il necessario sostegno politico. L\u2019Honduras ha cos\u00ec voltato le spalle ai rocamboleschi tentativi di avvicinamento al Venezuela di Chavez, rilanciando invece il rapporto con gli Stati Uniti, soprattutto nella speranza di una ripresa degli aiuti allo sviluppo.  Ristabilimento delle regole democratiche interne e apertura internazionale sono i due obiettivi principali del nuovo presidente Lobo, il cui primo atto \u00e8 stato di garantire una sicura uscita dal paese di Manuel Zelaya.<\/p>\n<p><b>Doccia fredda<\/b><br \/>La crisi \u00e8 stata sorprendente per almeno due ragioni. I colpi di stato in America Latina, cui si era abituati sino a vent\u2019anni fa, sono divenuti molto rari dopo la fine  della dittatura cilena nel  1990:  \u2013 \u201cl\u2019autogolpe\u201d di Portillo in Guatemala e  il tentativo contro Ch\u00e1vez  in Venezuela hanno avuto entrambi esito negativo.<\/p>\n<p>L\u2019esautoramento dell\u2019ex presidente  Manuel Zelaya  \u00e8  stato quindi una doccia fredda per la comunit\u00e0 internazionale, e in particolare per i paesi latinoamericani che pensavano che i colpi di stato fossero ormai un retaggio del passato. La crisi dell\u2019Honduras ha prodotto anche un certo impatto sulle opinioni pubbliche della regione, soprattutto perch\u00e9 avvenuta in coincidenza con la diffusione della retorica populista di Chavez sul \u201csocialismo del XXI secolo\u201d. <\/p>\n<p>Chi si attendeva che  il governo di fatto dell\u2019imprenditore di origini italiane Roberto Micheletti, succeduto a Zelaya e non riconosciuto da nessun paese, non avrebbe retto l\u2019isolamento internazionale, \u00e8 stato smentito dai fatti. Micheletti ha infatti resistito alle pressioni internazionali fino al 27 gennaio, quando ha finalmente trasferito i poteri al neo-eletto Lobo.<\/p>\n<p>Dal momento del colpo di Stato attuato da Micheletti la comunit\u00e0 internazionale si \u00e8 mossa in modo positivamente coeso per  ristabilire la legalit\u00e0 infranta, rifiutandosi di  riconoscere una situazione  che avrebbe fatto retrocedere la democrazia latinoamericana di vent\u2019anni. Il fatto, inoltre, che nessun governo latinoamericano sia stato tentato da un riconoscimento del governo Micheletti, nonostante i rapporti di quest\u2019ultimo con diversi poteri forti nella regione,  dimostra quanto la democrazia si sia rafforzata in America Latina nel corso degli ultimi vent\u2019anni. L\u2019immediata espulsione dell\u2019Honduras dall\u2019Organizzazione degli Stati americani (Organizacion de los Estados Americanos, Oea) e la sospensione di ogni forma di cooperazione con il governo giudicato illegittimo di Micheletti non sarebbero state cos\u00ec immediate fino a qualche anno fa.<\/p>\n<p><b>Fuga in avanti<\/b><br \/>La situazione nel paese era comunque precipitata anche a causa dei gravi errori commessi dall\u2019ex presidente Zelaya . Eletto nelle fila del partito liberale, che con il partito nazionale si alterna da decenni al potere in Honduras, Zelaya era finito in minoranza perfino all\u2019interno del proprio partito quando, per ragioni tattiche, aveva deciso di far aderire l\u2019Honduras all\u2019Alleanza Bolivariana per le Americhe (Alba), promossa da Venezuela e Cuba in alternativa all\u2019Area di Libero Commercio delle Americhe (Alca) sostenuta  invece dagli Stati Uniti. In Honduras non esisteva infatti un significativo sostegno al \u201csocialismo del XXI secolo\u201d, n\u00e9 Zelaya godeva del consenso interno che possono vantare Ch\u00e1vez, Morales e Correa nei rispettivi paesi.<\/p>\n<p>Zelaya voleva infatti avviare una riforma costituzionale (e quindi un processo di rielezione) simile a quelli consolidatisi negli ultimi anni in Venezuela, Ecuador, Bolivia e Nicaragua, con un aumento dei poteri dell\u2019esecutivo e un rapporto pi\u00f9 diretto tra capo del governo ed elettorato. Messo in minoranza nel proprio partito (il suo vicepresidente e candidato designato del partito liberale alle elezioni non condivideva le sue posizioni), Zelaya si era dunque lanciato  in un\u2019improbabile fuga in avanti, ostinandosi a promuovere un referendum sulla riforma costituzionale persino dopo il voto contrario del Congresso e l\u2019opinione negativa della Corte Suprema, che lo aveva giudicato incostituzionale. La mattina del referendum \u201cautoconvocato\u201d, Zelaya \u00e8 stato arrestato dai militari e espulso dal paese, mentre il Congresso votava la sua destituzione.<\/p>\n<p>I promotori della destituzione di Zelaya sono comunque riusciti a coagulare attorno a s\u00e9 un vasto consenso interno. Il rifiuto  della comunit\u00e0 internazionale di riconoscere il nuovo governo ha provocato un tipico riflesso nazionalistico. Per mantenere la coesione di  questo fronte interno, Micheletti ha boicottato ogni  successivo tentativo di mediazione, come quello affidato dall\u2019Oea al presidente del Costa Rica, Oscar Arias, divenuto ancora pi\u00f9 necessario dopo il rocambolesco ritorno a Tegucigalpa di Zelaya , che dal 23 settembre viveva nell\u2019ambasciata brasiliana.<\/p>\n<p>Dopo mesi di tensioni interne la crisi si \u00e8 risolta con la vittoria di Lobo, che il 29 novembre ha prevalso su Santos, candidato del partito liberale, in un\u2019elezione che ha fatto registrare una discreta affluenza alle urne, nonostante la campagna elettorale fosse anestetizzata dalla mancanza di un libero dibattito politico.<\/p>\n<p><b>Lenta uscita dall\u2019isolamento<\/b><br \/>Le elezioni  sono state riconosciute solo da pochi paesi: Usa, Costa Rica, Panama, Per\u00f9. Gli altri paesi latinoamericani e l\u2019Ue si sono mantenuti pi\u00f9 prudenti, non volendo riconoscere un ritorno alla democrazia esercitato sotto la tutela del presidente di fatto Micheletti. Solo all\u2019indomani della sua uscita di scena, e dell\u2019uscita dal paese di Zelaya, il processo di ristabilimento dei rapporti con l\u2019Honduras \u00e8 lentamente ricominciato.<\/p>\n<p>La crisi ha messo in evidenza da un lato la solidit\u00e0 dell\u2019attaccamento alla democrazia in America Latina, che ha impedito il riconoscimento di una situazione di fatto, ma anche i limiti degli strumenti multilaterali, come ad esempio l\u2019Oea, nel sostenere la democrazia in situazioni di crisi acuta.<\/p>\n<p>L\u2019unanimismo iniziale della comunit\u00e0 internazionale si \u00e8 attenuato quando gli Usa hanno deciso di riconoscere le elezioni. Il Brasile, a quel punto, \u00e8 divenuto il capofila della posizione opposta, volta a  restituire la presidenza a Zelaya, come richiesto anche dai paesi dellOea e dall\u2019Ue. Una volta svanita tale possibilit\u00e0 (dopo le elezioni del 29 novembre), questa posizione \u00e8 mutata nel sostegno alla formazione di un governo d\u2019unit\u00e0 nazionale. Anche l\u2019Unione europea ha cos\u00ec deciso di riavviare, a febbraio, i negoziati per  un accordo di associazione biregionale con l\u2019America centrale, che potrebbe essere concluso in occasione del vertice Ue-America Latina che si svolger\u00e0 a maggio sotto la presidenza di turno della Spagna. <\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:  <\/p>\n<p>G. Casa: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1367\" target= \"blank\"><b><u>Miliardari al governo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M. Del Pero e L. Zanatta: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1096\" target= \"blank\"><b><u>Obama e il dilemma venezuelano<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A fine gennaio Porfirio Lobo Sosa, vincitore delle elezioni del 29 novembre scorso, \u00e8 ufficialmente divenuto presidente dell\u2019Honduras. 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