{"id":14010,"date":"2010-03-01T00:00:00","date_gmt":"2010-02-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-politica-estera-a-geometria-variabile\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:12","slug":"una-politica-estera-a-geometria-variabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/una-politica-estera-a-geometria-variabile\/","title":{"rendered":"Una politica estera a geometria variabile"},"content":{"rendered":"<p>Dal terminale petrolifero di Ceyhan, sul Mediterraneo, \u00e8 rinata la strategia internazionale della Turchia. Fino al 1991 portava nelle casse di Ankara circa 250 milioni di dollari l\u2019anno grazie al petrolio proveniente dall\u2019Iraq. L\u2019intervento militare alleato contro Baghdad aveva bloccato il flusso di idrocarburi. Nei pochi spazi lasciati liberi dall\u2019embargo contro il petrolio iracheno e dagli attacchi terroristici curdi, l\u2019oleodotto Kirkuk \u2013 Yumurtalik aveva poi ripreso a funzionare a intermittenza. La Turchia beneficiava di questa rendita petrolifera, senza per\u00f2 poter influire sui rapporti politici a monte di essa.<\/p>\n<p><b>Nuovi orizzonti<\/b><br \/>Con il crollo dell\u2019Unione Sovietica si sono aperte nuove opportunit\u00e0 per i flussi energetici tra Est e Ovest; ma i turchi hanno acquistato solo gradualmente consapevolezza del ruolo chiave che avrebbero potuto giocare nel nuovo contesto.<\/p>\n<p>La pipeline che ha cambiato i rapporti tra la Russia e l\u2019Occidente parte dal terminale azero di Baku, sul Caspio, e arriva a Ceyhan, escludendo il territorio russo. La genesi del progetto \u00e8 americana: negli anni novanta,  fu anche grazie all\u2019impegno dell\u2019ambasciatore ad Ankara Marc Grossman che le forze politiche turche favorevoli alla pipeline riuscirono a organizzarsi. Per distrarre l\u2019attenzione della Russia, ancora in profonda crisi economica, gli Stati Uniti s\u2019impegnarono anche nella ristrutturazione delle \u201crotte nord\u201d del Caspio, che avrebbero coinvolto Mosca. Ma alla fine l\u2019iniziativa principale fu quella di Baku-Ceyhan. \u00c8 anche per reagire a questo progetto che la Russia \u00e8 tornata prepotentemente a intervenire nel Caucaso a partire dal 1999. <\/p>\n<p>Le pipeline verso Ceyhan sono una prova tangibile del vantaggio geografico della Turchia in campo energetico. Se l\u2019Europa \u00e8 presa dalla disputa tra pipeline Nabucco e South Stream, la Turchia non deve scegliere: entrambi i tracciati coinvolgono le sue acque o il suo territorio. Lo stretto dei Dardanelli, gi\u00e0 mira di Stalin dopo la Seconda Guerra Mondiale, rimane un punto di transito petrolifero tra i pi\u00f9 importanti al mondo, tanto che sono in sviluppo due progetti di \u201cby-pass\u201d per evitare di sovraccaricarlo. La prima pipeline congiunger\u00e0 il porto turco di Samsun, sul Mar Nero, a Ceyhan, sul Mediterraneo. La seconda evita il territorio turco, passando dalle coste bulgare (Burgas) al terminale greco di Alexandropouli: a parte le considerazioni industriali, il progetto ha l\u2019effetto di sottrarre parte dei flussi energetici al controllo di Ankara.<\/p>\n<p><b>Sguardo a ovest<\/b><br \/>L\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica occidentale si \u00e8 rivolta principalmente verso il controllo che la Russia \u00e8 in grado di esercitare sull\u2019approvvigionamento energetico europeo, ma il rischio strategico legato all\u2019evoluzione dell\u2019agenda estera turca non \u00e8 meno rilevante. A paragone delle crisi del gas tra Ucraina e Russia, il nuovo \u201ccollo di bottiglia\u201d turco che si sta preparando ha un potenziale molto pi\u00f9 pervasivo. E non mancano i segnali di un cambiamento di atteggiamento da parte di Ankara. <\/p>\n<p>La Turchia continua a puntare sull\u2019ingresso nell\u2019Unione europea, ma con un atteggiamento sostanzialmente diverso rispetto al passato. Nelle trattative con l\u2019Ue la Turchia pu\u00f2 adesso far valere il suo nuovo ruolo geo-energetico. Il 17 dicembre 2009, in occasione del quinto anniversario del summit di Bruxelles, dove \u00e8 iniziato l\u2019iter finale di ingresso nell\u2019Ue, il premier Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che l\u2019Europa \u00e8 ancora al centro dell\u2019agenda di politica estera, annunciando che  a ognuna delle 81 province turche verr\u00e0 assegnato un \u201creferente per le politiche Ue\u201d per coordinare le istanze locali verso l\u2019Europa. Ma nella stessa occasione Erdogan ha aggiunto dell\u2019altro: \u201cGrazie alla sua posizione storica e strategica, la Turchia pu\u00f2 dialogare con paesi entro un\u2019estesa area geografica [&#8230;]. Come sottovalutare la crescente influenza della Turchia nel Medio Oriente, nel Caucaso e in Asia centrale, e il suo ruolo di mediatrice affidabile nei conflitti regionali?\u201d. Ankara sa insomma che ora \u00e8 in una posizione nuova che ha accresciuto il suo potere negoziale e le consente di alzare il prezzo della sua partecipazione ai progetti di cooperazione internazionale.<\/p>\n<p><b>Le aperture verso Siria e Armenia <\/b><br \/>A partire dalla met\u00e0 degli anni novanta, la Turchia ospita annualmente un\u2019esercitazione militare congiunta denominata \u201cAnatolian Eagle\u201d, a cui partecipano la Nato, gli Stati Uniti e Israele. Nell\u2019ultima edizione l\u2019invito a Israele \u00e8 stato ritirato. Poco dopo, Erdogan annunciava un\u2019altra esercitazione militare con la Siria, insieme alla formazione di un \u201cConsiglio di cooperazione strategica\u201d tra Ankara e Damasco. \u00c8 un cambiamento radicale: in passato la Turchia sospettava che la Siria sostenesse i gruppi terroristici curdi in territorio turco. Sono lontani i tempi in cui la Turchia minacciava la Siria di \u201centrare da una parte e uscire dall\u2019altra\u201d se Damasco non avesse interrotto gli aiuti ai terroristi curdi del Pkk. In ci\u00f2 c\u2019era una consonanza con la politica estera di Israele, che vede in Damasco una delle principali sostenitrici della resistenza palestinese. Nel corso dell\u2019intervento armato a Gaza, alla fine del 2008, la Turchia non ha lesinato critiche a Israele e a Davos, nel febbraio 2009, Erdogan si \u00e8 lanciato in una pesante requisitoria contro il presidente israeliano Shimon Peres.<\/p>\n<p>Non meno significativa \u00e8 l\u2019apertura verso l\u2019Armenia. Negli ultimi anni gli armeni hanno perso peso politico nel loro quadrante regionale. Le lobby armeno-cristiane negli anni novanta avevano fatto in modo che Washington preferisse Erevan alle lusinghe petrolifere dell\u2019islamico Azerbaijan, che infatti venne escluso dai primi aiuti finanziari alla regione. Con l\u2019apertura energetica, la posizione dell\u2019Azerbaijan si \u00e8 rafforzata; l\u2019Armenia invece si \u00e8 trovata sempre pi\u00f9 isolata. Il riavvicinamento turco-armeno risponde ad alcuni interessi specifici di Ankara, ma serve anche ad estendere la portata della sua politica internazionale nella direzione del Caspio. <\/p>\n<p> <b>Opportunit\u00e0 e contraddizioni<\/b><br \/>\t\u201cNella mia religione la lancetta della bussola \u00e8 fissata a un perno, e la punta pu\u00f2 dirigersi verso 72 paesi\u201d, ha dichiarato Erdogan citando la mistica sufi Mevlana Jelaluddin Rumi. Ci\u00f2 significa: la Turchia non vuole schierarsi, perch\u00e9 i maggiori vantaggi li ha nel ritagliarsi un ruolo di mediazione, facendo leva anche sul potere strategico del transito energetico. Se il governo di Ankara sviluppa contatti con l\u2019Iran, si possono aprire opportunit\u00e0 di mediazione tra Washington e Tehran. Allo stesso modo, il nuovo impegno di Ankara in Medioriente pu\u00f2 contribuire ai tentativi di rilancio del processo di pace. \u00c8 positivo che, dopo gli incidenti di Davos e \u201cAnatolian Eagle\u201d, la Turchia si sia dimostrata disponibile a riprendere un ruolo di mediazione tra la Siria e Israele. A tutto questo si aggiunge il rilievo politico che va assumendo l\u2019interscambio con la Cina: gli investimenti di Pechino nelle aziende turche sono sempre pi\u00f9 importanti, in questa fase di crisi.<\/p>\n<p>\tSe la bussola turca punter\u00e0 pi\u00f9 verso Est o pi\u00f9 verso Ovest dipender\u00e0 anche dalle offerte americane e dalle opportunit\u00e0 che sapr\u00e0 offrire l\u2019Europa. La Turchia \u00e8 un paese in forte crescita, caratterizzato da un processo di urbanizzazione molto rapido.  Oggi si sta formando la classe media nazionale dei prossimi anni, la cui opinione influenzer\u00e0 il corso politico del paese. Un elemento \u00e8 certo: l\u2019Europa e l\u2019America, rispetto a solo cinque anni fa, hanno meno leve per condizionare la politica turca.<\/p>\n<p>\tNelle ultime settimane si \u00e8 aggiunta un\u2019altra incognita: l\u2019ombra dei militari. La scoperta di progetto di colpo di stato, con indagini che hanno coinvolto 49 militari, ha fatto riemergere le contraddizioni di cui soffre il paese. Se Erdogan \u00e8 pi\u00f9 tiepido verso l\u2019Europa, i militari continuano a sospettare che egli persegua un disegno di islamizzazione del paese e sono intenzionati a contrastarlo. Ma una democrazia controllata dai generali \u00e8 ben lontana dai modelli europei. La politica estera \u00e8 inevitabilmente condizionata da quella domestica e, sotto questo rispetto, le tensioni interne che continuano ad attraversare la Turchia non possono non limitarne l\u2019affidabilit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Lekic: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1379\" target= \"blank\"><b><u>L&#8217;offensiva diplomatica della Turchia nei Balcani <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>E. Schibotto: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1304\" target= \"blank\"><b><u>Se la Turchia si allontana dall\u2019Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal terminale petrolifero di Ceyhan, sul Mediterraneo, \u00e8 rinata la strategia internazionale della Turchia. Fino al 1991 portava nelle casse di Ankara circa 250 milioni di dollari l\u2019anno grazie al petrolio proveniente dall\u2019Iraq. L\u2019intervento militare alleato contro Baghdad aveva bloccato il flusso di idrocarburi. 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