{"id":14020,"date":"2010-03-01T00:00:00","date_gmt":"2010-02-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lasse-di-ferro-siria-iran\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:12","slug":"lasse-di-ferro-siria-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/lasse-di-ferro-siria-iran\/","title":{"rendered":"L&#8217;asse di ferro Siria-Iran"},"content":{"rendered":"<p>Beirut &#8211; Da Ronald Reagan a Barack Obama, sono cinque i presidenti americani che hanno dovuto fare i conti con la solida alleanza strategica tra Siria e Iran. Sopravvissuta al crollo dell&#8217;Unione Sovietica, rafforzata dalle due Guerre del Golfo, cementata dal comune obiettivo di contrastare l&#8217;egemonia israeliana nella regione. Questa volta sul muro di fronte al quale si \u00e8 trovata l&#8217;attuale amministrazione americana \u00e8 dipinta l\u2019immagine che ritrae il presidente siriano Bashar al-Asad e il suo collega iraniano Mahmud Ahmadinejad sorridere mentre si fanno burla del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton.<\/p>\n<p>Durante la conferenza stampa congiunta lo scorso 25 febbraio a Damasco, con un&#8217;ironia ai limiti della derisione, Asad e Ahmadinejad hanno risposto alla signora Clinton, che poche ore prima da Washington aveva esortato Damasco a &#8220;cominciare a prender le distanze&#8221; dall&#8217;Iran. Di fronte ai giornalisti, il ra\u00ecs siriano ha preso la parola con espressione seria e ha detto: &#8220;In effetti ci siamo incontrati oggi per firmare l\u2019atto di separazione\u2026 poi a causa di una cattiva traduzione abbiamo firmato un accordo per cancellare la restrizione dei visti d&#8217;ingresso tra i nostri due Paesi\u2026&#8221;.  Fragore di risa.<\/p>\n<p>A far crescere l&#8217;ilarit\u00e0 in sala-stampa ha contribuito Ahmadinejad, che si \u00e8 rivolto direttamente alla Clinton: &#8220;Lei chiede di aumentare la distanza tra i nostri Paesi, ma questo \u00e8 davvero impossibile\u2026 perch\u00e9 tra Siria e Iran non c&#8217;\u00e8 alcuna distanza!&#8221;. Nuova cascata di risate.<\/p>\n<p>Agli occhi degli osservatori occidentali, l&#8217;atteggiamento di al-Asad (pi\u00f9 che quello di Ahmadinejad), \u00e8 sembrato ai limiti dell&#8217;irriverenza se non dell&#8217;ingratitudine. Gli americani si dimostrano concilianti \u2013 avranno pensato in molti \u2013 e la Siria risponde con sberleffi. Secondo alcune diplomazie occidentali, il cambio di approccio della politica americana verso il Medioriente che si \u00e8 registrato con il passaggio da Bush a Obama dovrebbe essere sufficiente a suscitare una maggiore apertura da parte delle leadership mediorientali. Ma sul terreno, ricordano da Damasco, non \u00e8 cambiato nulla e le esortazioni della Clinton, a est del Mediterraneo, hanno un sapore di ingerenza di vecchio stampo.<\/p>\n<p><b>La \u2018lista-Burns\u2019 <\/b><br \/>Pochi giorni prima del vertice siro-iraniano, William Burns, vice segretario di Stato americano (gi\u00e0 artefice dello storico riavvicinamento tra gli Usa e la Libia di Muammar Gheddafi) era volato in Siria insieme  a Daniel Benjamin, il responsabile dell&#8217;antiterrorismo dello stesso Dipartimento per incontrare il presidente siriano. La visita di Burns e di Benjamin a Damasco era stata letta come un ulteriore segnale di apertura da parte di Washington verso la Siria, dove \u00e8 appena stato nominato, dopo cinque anni di assenza, un nuovo ambasciatore americano.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti avevano ritirato il loro rappresentante in Siria nel 2005, poco dopo l&#8217;assassinio a Beirut dell&#8217;ex premier libanese Rafiq Hariri, titolare anche di passaporto saudita e amico personale dell\u2019allora presidente francese Jacques Chirac. Washington e i suoi alleati nella regione, in primis l&#8217;Arabia Saudita, avevano subito indicato la Siria come il mandante del crimine. Ma Damasco ha sempre respinto ogni accusa, attendendo pazientemente che sia George W. Bush che Jacques Chirac lasciassero il posto rispettivamente alla politica del dialogo di Obama e al pragmatismo di Nicolas Sarkozy.<\/p>\n<p>Dal 2005 ad oggi la cosiddetta Rivoluzione antisiriana dei Cedri sostenuta da Riyad, Parigi e Washington, si \u00e8 gradualmente affievolita e nella sua bacheca dei trofei pu\u00f2 mostrare ormai solo la targa che ricorda la fine, nell&#8217;aprile 2005, della tutela militare siriana in Libano. Anche se le relazioni tra Beirut e Damasco sono ora improntate a un formale equilibrio, nessuno ha dubbi sul fatto che, dopo quattro anni e mezzo, l\u2019influenza politica siriana tra l\u2019Antilibano e il Mediterraneo sia stata parzialmente ristabilita. L\u2019autonomia politica del Libano sembra inoltre essere scivolata in basso  nell\u2019agenda di Washington.<\/p>\n<p>Per gli Stati Uniti sono altri gli scenari su cui la Siria potrebbe giocare un ruolo a loro favorevole, tanto che nella sua ormai celebre esortazione a Damasco di prender le distanze dall\u2019Iran, la Clinton ha snocciolato la \u2018lista della spesa\u2019 presentata da William Burns ad al-Asad: \u201cAbbiamo indicato ai siriani la necessit\u00e0 di una maggiore cooperazione con l\u2019Iraq, la fine delle ingerenze in Libano e delle forniture di armi a Hezbollah, nonch\u00e9 la ripresa dei negoziati israelo-palestinesi\u201d.<\/p>\n<p>Gli unici due teatri su cui la distanza di interessi tra siriani e americani non \u00e8 amplissima sembra essere il gi\u00e0 citato Libano e, soprattutto, l\u2019Iraq. Dalla Terra dei Due Fiumi, dove a giorni si apriranno le urne per le attesissime elezioni, gli Stati Uniti stanno cercando di uscire limitando le perdite. Damasco avrebbe promesso che far\u00e0 valere la sua influenza sugli ambienti baathisti pi\u00f9 turbolenti, ma al contempo ha fatto capire che non potr\u00e0 nulla o quasi di fronte alla crescente forza e presenza iraniana a Baghdad.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 un caso, ma proprio durante la conferenza stampa a Damasco, il presidente iraniano ha incluso anche l\u2019Iraq \u2013 insieme a Siria, Iran e Libano \u2013 tra i Paesi che parteciperanno alla \u201cdistruzione dell\u2019entit\u00e0 sionista\u201d, se quest\u2019ultima \u201cdovesse ripetere gli errori del passato (lanciare una nuova guerra, ndr)\u201d.<\/p>\n<p><b>\u201cAmerica: cos\u00ec lontana, cos\u00ec vicina\u2026\u201d<\/b><br \/>Della lista-Burns, rimane dunque il ruolo della Siria nei confronti di Hezbollah e di Hamas. Su questo, Damasco accoglie di buon grado le carezze americane (del 19 febbraio \u00e8 la decisione Usa di depennare la Siria dalla lista dei Paesi a rischio per i cittadini statunitensi), ma non rinuncia alle sue antiche priorit\u00e0: vedersi restituite le Alture del Golan (occupate da Israele nel 1967) in cambio del ritorno al tavolo dei negoziati di pace.<\/p>\n<p>In questo senso, il sostegno siriano a Hezbollah e alle fazioni radicali palestinesi \u00e8 funzionale al suo braccio di ferro con Israele. Queste sono le uniche  carte di peso che Damasco potr\u00e0 in futuro mettere sul tavolo di un\u2019eventuale intesa con gli Stati Uniti. Carte che la Siria non caler\u00e0 mai fino a quando non sar\u00e0 sicura di poter tornare sulle sponde del Lago di Tiberiade, anche solo tramite un accesso simbolico di una decina di metri di spiaggia.<\/p>\n<p>L\u2019alleanza strategica con l\u2019Iran non sembra invece negoziabile. E non solo perch\u00e9 la Siria ha bisogno di un protettore regionale forte di fronte a Israele (agli occhi di Damasco, gli Usa, fidi amici dello Stato ebraico, non potranno mai sostituirsi alla Repubblica islamica), ma anche perch\u00e9 in questi trent\u2019anni, nonostante le profonde differenze tra i due sistemi politici, l\u2019alleanza con Teheran le ha garantito quella profondit\u00e0 geografica necessaria per non annegare nelle ostili acque interarabe.<\/p>\n<p>Al presidente siriano che, insieme ad Ahmadinejad, si era detto \u201csorpreso\u201d delle parole della Clinton e del fatto che gli Stati Uniti mirino a rovinare le relazioni bilaterali tra due Paesi amici della regione, ha risposto una responsabile del Dipartimento di Stato, citata il 26 febbraio dal quotidiano panarabo ash-Sharq al-Awsat: \u201cNon ci opponiamo al fatto che Iran e Siria intrattengano sane relazioni bilaterali. Il nostro problema \u00e8 piuttosto con quegli aspetti dei rapporti siro-iraniani che indeboliscono la pace e la sicurezza regionali\u201d.<\/p>\n<p>Per gli Stati Uniti, gli \u201caspetti\u201d non \u201csani\u201d dell\u2019idillio tra Damasco e Teheran sono dunque il loro sostegno ai nemici di Israele: Hezbollah e Hamas. Su questo, all\u2019indomani della visita dell\u2019alto rappresentante Usa, ha risposto il quotidiano filogovernativo <i>al-Thawra <\/i>con un editoriale intitolato \u2018America, cos\u00ec lontana e cos\u00ec vicina\u2019. \u201cIl nostro problema con gli Stati Uniti  \u2013 si leggeva il 18 febbraio scorso \u2013 \u00e8 Israele e la sua ombra nella politica americana. Tra noi e loro non c\u2019\u00e8 nessun altro problema\u201d.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>B. Voltolini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1139\" target= \"blank\"><b><u> Prove di dialogo con la Siria<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Alcaro: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1263\" target= \"blank\"><b><u> Obama alla prova del negoziato con l&#8217;Iran<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Beirut &#8211; Da Ronald Reagan a Barack Obama, sono cinque i presidenti americani che hanno dovuto fare i conti con la solida alleanza strategica tra Siria e Iran. Sopravvissuta al crollo dell&#8217;Unione Sovietica, rafforzata dalle due Guerre del Golfo, cementata dal comune obiettivo di contrastare l&#8217;egemonia israeliana nella regione. 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