{"id":14040,"date":"2010-03-04T00:00:00","date_gmt":"2010-03-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/europa-2020-chi-fa-da-se-fa-per-tre\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:12","slug":"europa-2020-chi-fa-da-se-fa-per-tre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/europa-2020-chi-fa-da-se-fa-per-tre\/","title":{"rendered":"Europa 2020, chi fa da s\u00e9 fa per tre"},"content":{"rendered":"<p>Si sa che i proverbi, nella loro saggezza antica e popolare, dicono tutto e il contrario di tutto. Per cui, uno pu\u00f2 invocare \u2018l\u2019unione fa la forza\u2019 e un altro appellarsi a \u2018chi fa da s\u00e9 fa per tre\u2019: veri entrambi, a seconda delle circostanze. Legittimo, per\u00f2, stupirsi  che la Commissione europea, nello scrivere \u2018Europa 2020\u2019, la strategia economica per l\u2019Unione degli Anni Dieci del XXI secolo, s\u2019ispiri pi\u00f9 a \u2018chi fa da s\u00e9 fa per tre\u2019 che a \u2018l\u2019unione fa la forza\u2019, lasciando ciascuno dei suoi 27 Stati libero di definire i propri obiettivi all\u2019interno di un quadro di riferimento non cogente. E chi sgarra si sorbir\u00e0 al massimo un predicozzo.<\/p>\n<p><b>Annacquamento<\/b><br \/>La strategia europea del prossimo decennio che la Commissione ha ora approvato dopo una fase di consultazione e che i leader dei 27 discuteranno entro marzo,non \u00e8 l\u2019esaltazione, ma piuttosto l\u2019annacquamento dell\u2019Unione e dell\u2019integrazione.<\/p>\n<p>Giusto, certo, evitare gli errori compiuti nel decennio trascorso, quando la cosiddetta \u2018agenda di Lisbona\u2019 era caratterizzata da obiettivi ambiziosi, rivelatisi, per\u00f2, spesso irrealistici e quindi portatori di delusione e frustrazione. Ma manca, nel documento dell\u2019Esecutivo, il sogno, l\u2019utopia, un progetto ideale di grande respiro, come lo fu negli anni novanta la moneta unica: gli Stati restano sovrani, sugli obiettivi economici, la politica fiscale, gli impegni di bilancio e il \u2018governo dell\u2019economia\u2019. Bruxelles potr\u00e0 solo dare i voti, ma non avr\u00e0 strumenti per punire gli allievi cattivi della classe europea.<\/p>\n<p>E poich\u00e9 l\u2019ottica \u00e8 economica, \u00e8 inutile cercare nel documento riferimenti, magari pindarici, ma stimolanti, a un esercito europeo, o ai Balcani riunificati e pacificati nell\u2019alveo Ue, a cent\u2019anni o poco pi\u00f9 dagli spari di Sarajevo che fecero scattare la botola di due guerre mondiali e delle pi\u00f9 massicce atrocit\u00e0 della storia umana.<\/p>\n<p>La parola d\u2019ordine della Commissione \u00e8 evitare che gli anni dieci segnino un declino economico dell\u2019Europa: &#8220;Il 2010- dice il presidente, il portoghese Jos\u00e8 Manuel Durao Barroso &#8211; deve segnare un nuovo inizio&#8221;, perch\u00e9 &#8220;mantenere lo status quo ci condannerebbe inevitabilmente a un graduale arretramento e relegherebbe l&#8217;Europa a un ruolo mondiale di secondo piano&#8221;.<\/p>\n<p>Gli ultimi due anni hanno segnato la perdita di milioni di posti di lavoro e la cancellazione di risultati raggiunti nell&#8217;ultimo decennio, con la produzione industriale precipitata sui livelli 1999: ci vorranno da due a quattro anni per tornare sui livelli di ricchezza pro capite precedenti la crisi e ci vorr\u00e0 il doppio del tempo per recuperare i livelli d\u2019occupazione. In pratica, solo nel 2015 prevedibilmente staremo di nuovo cos\u00ec bene come stavamo nel 2008. E questo nell\u2019ipotesi che le variabili finanziarie della speculazione e del rischio non ci preparino altre trappole.<\/p>\n<p>&#8220;Ora &#8211; prosegue il presidente dell\u2019Esecutivo &#8211; per conseguire un futuro sostenibile dobbiamo guardare oltre il breve termine&#8221;. La strategia 2020 punta a &#8220;una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva: \u00e8 l&#8217;unica chance che abbiamo di riuscire&#8221;.<\/p>\n<p><b>Parole chiave<\/b><br \/>L\u2019Ue 2020 gira sui cardini dell\u2019innovazione, della crescita e dell\u2019occupazione e ha cinque obiettivi cifrati: portare dall\u20191,9 al 3% del Pil gli investimenti in ricerca e sviluppo; raggiungere un tasso d\u2019occupazione del 75% almeno per la popolazione tra i 20 e i 64 anni; fare scendere sotto il 10% la quota di giovani che abbandonano la scuola e fare salire al 40% almeno la quota di diplomati o laureati; garantire una crescita sostenibile , riconvertendo l\u2019economia e sviluppando la \u2018green economy\u2019, con una riduzione del 20% delle emissioni di CO2; strappare 20 milioni di persone al rischio povert\u00e0. Un altro punto forte \u00e8 lo sviluppo delle infrastrutture fisiche, a partire da quelle nei settori dei trasporti e dell\u2019energia, che devono essere rafforzate per completare e fare funzionare davvero il mercato unico &#8211; Mario Monti sta lavorando, per conto di Barroso, a proposte in merito.<\/p>\n<p>Gli obiettivi generali, giudicati raggiungibili, saranno tradotti in obiettivi nazionali. Questa \u00e8 la grande differenza con la strategia dell&#8217;agenda di Lisbona: tenere conto delle differenze tra paese e paese. Ogni Stato Ue dovr\u00e0, infatti, presentare ogni anno il suo programma con dentro i traguardi che intende conseguire rispetto ai parametri di riferimento. Poi, l\u2019Unione valuter\u00e0 se gli sforzi del singolo paese sono sufficienti o meno, proprio come gi\u00e0 avviene nel campo dei conti pubblici, dove gli Stati devono presentare ogni anno il programma di stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>E se gli Stati &#8216;virtuosi&#8217; saranno premiati con incentivi e agevolazioni nell&#8217;accesso ai fondi europei, quelli inadempienti saranno oggetto di raccomandazioni da parte della Ue, le quali potranno essere seguite da \u2018policy warning\u2019, vale a dire veri e propri allarmi da parte della Commissione. Non sono per\u00f2 previste invece sanzioni: &#8220;Non credo che sia il caso&#8221;, sostiene Barroso.<\/p>\n<p>L\u2019Esecutivo consegna, quindi, alla riflessione dei capi di Stato o di governo dei 27, che dovrebbero pronunciarsi in modo definitivo entro il prossimo giugno, la proposta di un governo dell\u2019economia europea spuntato, ridotto a gestire solo meccanismi di dialettica pi\u00f9 o meno tradizionali e spesso inefficaci tra Istituzioni comunitarie e Stati membri.<\/p>\n<p><b>Museificazione<\/b><br \/>Manca, in questa fase, la coesione, oltre che l\u2019entusiasmo e , specie da parte di Barroso, il coraggio. Anche se, come osserva Janis Emmanouilidis, senior policy analist dello European Policy Center, l\u2019Unione pu\u00f2 avere bisogno di fermarsi un po\u2019 a \u2018digerire\u2019 un ventennio \u2018costituente\u2019, dal Trattato di Maastricht a quello di Lisbona, prima di muoversi di nuovo in avanti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 pure e forse soprattutto un problema di metodologia decisionale. Parlando all\u2019Universit\u00e0 di Milano Bicocca, il primo marzo l\u2019ex presidente della Commissione europea Romano Prodi ha detto: \u201cL\u2019Unione europea \u00e8 stato il pi\u00f9 bel laboratorio della politica degli ultimi 60 anni, il pi\u00f9 importante. Ma oggi rischia di diventare un museo: con l\u2019unanimit\u00e0, oggi non si gestisce neanche un condominio\u201d.<\/p>\n<p>Il meccanismo inibitorio dell\u2019unanimit\u00e0 va dunque superato: \u201cIl Trattato di Lisbona \u00e8 una buona cosa, ma \u00e8 un compromesso d\u2019un compromesso d\u2019un altro compromesso\u201d, dalla Costituzione bocciata al Trattato impallinato dai referendum e rivisto due volte al ribasso. \u201cLa prima stesura &#8211; ha ricordato Prodi &#8211; prevedeva la fine dell\u2019unanimit\u00e0. Ora, l\u2019unanimit\u00e0 \u00e8 stata tolta da alcuni capitoli, ma rimane sugli aspetti politici pi\u00f9 importanti, come la difesa e la politica economica\u201d (e pure fiscale).<\/p>\n<p>Una strategia 2020 credibile non dovrebbe, quindi, limitarsi a una cura economica, pur necessaria. Bisogna, diceva Barroso al Vertice di Bruxelles dell\u201911 febbraio, \u201caffrontare insieme e con decisione le debolezze strutturali dell\u2019Unione europea\u201d. E, ricevendo al Berlaymont il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, poche ore dopo il varo di Europa 2020, riconosce che il problema \u201c\u00e8 il nazionalismo, non le istituzioni forti\u201d. E, allora, quale strategia migliore per l\u2019Europa 2020 di quella indicata da Napolitano in poche battute: \u201cno ai direttori e all\u2019unanimit\u00e0 paralizzante\u201d?<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1395\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Ue e la crisi finanziaria<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si sa che i proverbi, nella loro saggezza antica e popolare, dicono tutto e il contrario di tutto. Per cui, uno pu\u00f2 invocare \u2018l\u2019unione fa la forza\u2019 e un altro appellarsi a \u2018chi fa da s\u00e9 fa per tre\u2019: veri entrambi, a seconda delle circostanze. 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