{"id":1410,"date":"2006-06-07T00:00:00","date_gmt":"2006-06-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/balcani-uno-scenario-in-evoluzione\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:27","slug":"balcani-uno-scenario-in-evoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/06\/balcani-uno-scenario-in-evoluzione\/","title":{"rendered":"Balcani: uno scenario in evoluzione"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi la situazione nell\u2019area dei Balcani ha registrato una rapida, per quanto non inattesa, evoluzione. Lo scorso 21 maggio un referendum ha sancito il definitivo divorzio del Montenegro dalla Serbia. Sull\u2019esito del referendum ha certamente pesato il blocco dei negoziati per la stipula dell\u2019accordo di associazione e stabilizzazione tra l\u2019Unione di Serbia e Montenegro e l\u2019Unione europea, richiesto e ottenuto i primi di maggio dal procuratore generale del Tribunale Penale Internazionale dell\u2019Aja, Carla Del Ponte.<\/p>\n<p>La decisione \u00e8 scaturita in seguito alla mancata consegna da parte del governo di Belgrado dell\u2019ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic e dell\u2019ex Presidente della Repubblica Srpska di Bosnia, Radovan Karadzic, ricercati ormai da pi\u00f9 di un decennio con accuse di crimini di guerra e genocidio.<\/p>\n<p>Nel frattempo la Croazia sta facendo notevoli passi avanti sulla via dell\u2019adesione all\u2019Ue, mentre appare sempre pi\u00f9 probabile la possibilit\u00e0 che il Kosovo raggiunga una qualche forma d\u2019indipendenza nonostante la forte opposizione della Serbia, che punta invece alla concessione di una larga autonomia.<\/p>\n<p><b>Mine innescate sulla stabilit\u00e0 dell\u2019area<\/b>Uno scenario in evoluzione, dunque, sul quale tuttavia pesa ancora quel complesso intreccio che lega insieme Bosnia-Erzegovina, Serbia e Kosovo. La proclamazione formale dell\u2019indipendenza di quest\u2019ultimo, formalmente ancora parte della Serbia, potrebbe innescare una nuova fase di tensioni e instabilit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019indipendenza del Kosovo, infatti, bench\u00e9 ormai quasi inevitabile, verrebbe vissuta da una parte della societ\u00e0 serba, soprattutto quella rurale, come un vero e proprio attentato alla sovranit\u00e0 nazionale. Le pulsioni di rivincita potrebbero trovare sfogo proprio in Bosnia dove il distacco definitivo del Kosovo dalla Serbia potrebbe costituire il precedente cui la Repubblica Srpska di Bosnia potrebbe appellarsi per proclamare la propria indipendenza.<\/p>\n<p>Un simile sviluppo potrebbe riportare l\u2019intera area indietro di quattordici anni e preludere al disfacimento della Bosnia-Erzegovina, il cui assetto non ha registrato una sostanziale evoluzione dai tempi di Dayton.<\/p>\n<p><b>Il faro dell\u2019Unione europea<\/b><br \/>\nIn tale contesto l\u2019unico soggetto possibile in grado di esercitare un ruolo forte appare l\u2019Unione europea. Per i Paesi balcanici, infatti, l\u2019Ue rappresenta un faro verso cui tendere e in ragione del quale modulare le proprie ambizioni e le proprie politiche. Dopo la Slovenia, e in prospettiva Bulgaria, Romania e ora Croazia e Macedonia, anche Albania e Montenegro si muovono in tale direzione. E maggiore il numero di Paesi dell\u2019area che ottiene un riconoscimento dall\u2019Ue, maggiore risulta il prezzo in termini di credibilit\u00e0 e possibilit\u00e0 di sviluppo per chi rimane fuori. In tal senso il sogno europeo potrebbe contribuire a mitigare le spinte pi\u00f9 retrive all\u2019interno della Serbia e ad evitare un collasso definitivo della Bosnia-Erzegovina. Fermo restando che per quest\u2019ultima occorre immaginare comunque un qualche tipo di soluzione, essendo lo status quo difficilmente sostenibile nel lungo periodo.<\/p>\n<p>L\u2019Ue, inoltre, potrebbe rappresentare un elemento di attenuazione delle tensioni e di stabilizzazione anche per il diverso ruolo che attribuisce a Stati e regioni all\u2019interno della cornice europea. L\u2019appartenenza all\u2019Unione europea, infatti, comporta lo sbiadirsi dei confini nazionali e al contempo il rafforzamento di quelli regionali e della cooperazione inter-regionale. Un tipo di architettura che nel lungo periodo potrebbe rivelarsi particolarmente adatto ai Balcani.<\/p>\n<p>Nel breve-medio periodo, tuttavia, si pone il problema di definire rapporti e relazioni con una molteplicit\u00e0 di piccoli Stati, spesso poco coesi, caratterizzati dalla presenza di consistenti minoranze linguistiche o religiose, con una situazione politica ancora non pienamente stabile, problemi di legalit\u00e0 non indifferenti e con interessi spesso divergenti nell\u2019area. Un contesto che, di certo, non facilita il processo di allargamento europeo all\u2019intera penisola balcanica e che potrebbe determinare situazioni di stallo e rinvii che allontanerebbero ancora di pi\u00f9 l\u2019effettiva stabilizzazione dell\u2019area.<\/p>\n<p><b>Il ruolo dell\u2019Italia<\/b><br \/>\nIn uno scenario cos\u00ec complesso come quello sopra delineato, l\u2019Italia dovrebbe teoricamente giocare un ruolo importante, se non fondamentale. Non solo per la vicinanza geografica, ma anche a causa di interessi strategici, economici, di sicurezza, e per legami storici. Tuttavia, finora l\u2019Italia, pur avendo giocato un ruolo cruciale in alcuni momenti (stabilizzazione dell\u2019Albania, guerra in Kosovo) e avendo devoluto un quantit\u00e0 di risorse non indifferente a progetti di cooperazione di vario tipo nell\u2019area, non \u00e8 purtroppo riuscito a definire una visione strategica e una politica coerente, limitandosi spesso al ruolo di partner finanziatore. Un limite che ha finito per favorire Germania e Grecia la cui influenza nell\u2019area continua invece a crescere.<\/p>\n<p>Occorre quindi rilanciare il ruolo del nostro paese nell\u2019area, e occorre farlo agendo a due livelli: europeo e italiano. A livello europeo l\u2019Italia dovrebbe farsi promotrice di una politica attiva nei Balcani che permetta da un lato di accelerare il pi\u00f9 possibile la definizione di accordi con i diversi Paesi dell\u2019area (associazione e stabilizzazione, adesione) e dall\u2019altro di affrontare il problema della Bosnia-Erzegovina e promuovere il raggiungimento di uno status definitivo per il Kosovo (presumibilmente la sua indipendenza).<\/p>\n<p>A livello nazionale occorre definire una strategia unitaria che parta da una lucida analisi delle priorit\u00e0 di intervento (Paesi e settori). Si dovrebbe in altre parole delineare un indirizzo strategico chiaro all\u2019interno del quale collocare poi le diverse azioni. Un indirizzo opposto a quello attuale che, favorendo processi di cooperazione decentrata, ha portato alla realizzazione di una miriade di mini interventi spesso autoreferenziali e scollegati, se non addirittura in contrasto tra loro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi la situazione nell\u2019area dei Balcani ha registrato una rapida, per quanto non inattesa, evoluzione. Lo scorso 21 maggio un referendum ha sancito il definitivo divorzio del Montenegro dalla Serbia. 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