{"id":14140,"date":"2010-03-17T00:00:00","date_gmt":"2010-03-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/pakistan-in-bilico\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:10","slug":"pakistan-in-bilico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/pakistan-in-bilico\/","title":{"rendered":"Pakistan in bilico"},"content":{"rendered":"<p>Impressionante la sequenza delle stragi suicide in Pakistan, che ha ripetutamente interessato a macchia di leopardo tutte le grandi citt\u00e0. A Karachi, strage anche tra i religiosi della cos\u00ec detta area moderata interconfessionale. I boati delle esplosioni trovano subito eco a Kandahar, in Afghanistan, con una serie di crimini analoghi. In entrambi i paesi la maggior parte delle vittime, che \u00e8 rilevante, si conta tra la popolazione civile. Se in Afghanistan si pu\u00f2 pensare alle vittime civili come \u201cdanno collaterale\u201d delle azioni sovversive contro polizia, esercito e forze alleate, in Pakistan non ci sono soldati Nato o americani. In questo caso, niente truppe straniere da combattere e cacciare dal sacro suolo dell\u2019Islam. Sono tutti musulmani pachistani. Ma allora, cosa sta succedendo e perch\u00e9?<\/p>\n<p><b>Una polveriera pronta a esplodere<\/b><br \/>Quando era ancora presidente del Pakistan e poco prima di ritirarsi in buon ordine, Pervez Musharraf sostenne che gli Stati Uniti non erano l\u2019unica vittima dell\u201911 settembre. Anche per il Pakistan l\u2019impatto era stato violento: aveva innescato la miccia di una polveriera interna  gi\u00e0 sul punto di esplodere per la presenza di quattro milioni di diseredati profughi afgani, in forte aumento dopo l\u2019inizio della guerra ai talebani e ad al-Qaeda. I profughi afgani erano sfuggiti alla guerra contro i russi, ma erano anche amareggiati per il disinteresse degli Stati Uniti, che pure li aveva aiutati per ottenere il ritiro dei sovietici. Certo, ora il Pakistan aveva decisamente preso posizione contro il terrorismo, e la maggior parte dei pachistani condannava gli attentati dell\u201911 settembre.<\/p>\n<p>Ma in questa doppia componente della societ\u00e0 la parte tribale, quella pi\u00f9 misera, incoraggiata dai trafficanti, dalle lobby religiose e dai latenti sentimenti anti-americani della classe evoluta, originati dal lungo periodo di sanzioni, stava alimentando sotto la brace una protesta destinata prima o poi ad esplodere. Le divisioni interne e le lotte di potere avrebbero catalizzato questo processo.<\/p>\n<p>          Ma lo sforzo di Musharraf di perseguire l\u2019interesse nazionale mantenendo, al contempo, l\u2019impegno contro il terrorismo non \u00e8 stato compreso fino in fondo dall\u2019Occidente &#8211; dagli Stati Uniti in particolare &#8211; e con il suo ritiro \u00e8 stata cos\u00ec inconsapevolmente favorita una situazione che non poteva non portare alle attuali emergenze. Il presidente pachistano Asif Ali Zardari e il primo ministro Yousaf Raza Gilani oggi se ne rendono ben conto e, pur consapevoli che il residuo margine di consenso si va riducendo ogni giorno, in mancanza di alternative all\u2019interno stanno cercando di negoziare con gli Stati Uniti un sostegno esterno che sia discreto, poco visibile e, soprattutto e per quanto possibile, accettabile per il paese. \u00c8 a questo tentativo di dialogo che, con la violenza caratteristica degli estremisti, si stanno opponendo le componenti pi\u00f9 riottose della societ\u00e0.<\/p>\n<p>In queste acque torbide anche al-Qaeda sta tentando di ricostruire tra i fondamentalisti la propria credibilit\u00e0, appannata dalle numerose sconfitte. Ma come mai questa recrudescenza della violenza si manifesta proprio nel momento attuale? Un\u2019analisi degli eventi di questi giorni pu\u00f2 forse essere illuminante.<\/p>\n<p><b>L\u2019asse con Washington<\/b><br \/>          Sul fronte diplomatico, si lavora  a un rilancio della cooperazione con gli Stati Uniti; la speranza \u00e8 che, ottenendo risultati su questo fronte, sia possibile puntellare l\u2019ormai evidente precariet\u00e0 dell\u2019esecutivo e bilanciare la sua perdita di credibilit\u00e0 sul fronte interno.<\/p>\n<p>Lo scorso fine settimana l\u2019attivit\u00e0 politica &#8211; in parallelo con quella dei \u201cmartiri\u201d assassini &#8211; \u00e8 stata frenetica. Il Capo di Stato Maggiore, generale Ashfaq Parvez Kayani,  ha avuto un lungo incontro con Shah Mahmood Qureshi, ministro degli esteri, per concordare gli aspetti di propria competenza &#8211; e sono tanti &#8211; dell\u2019agenda del cos\u00ec detto \u201cdialogo strategico\u201d che inizier\u00e0 a Washington il prossimo 24 marzo. La delegazione sar\u00e0 ovviamente guidata da Qureshi, ma Kayani la preceder\u00e0 negli Stati Uniti con i suoi per una serie di incontri  non solo militari. <\/p>\n<p>Una riunione simile, ma su scala pi\u00f9 ampia &#8211; con i principali ministri oltre all\u2019onnipresente Kayani &#8211; \u00e8 stata poi tenuta dal primo ministro Raza Gilani per completare l\u2019agenda globale. Ciascun ministro, infatti, \u00e8 stato invitato a presentare le problematiche del proprio dicastero, dall\u2019economia alla sicurezza, dalla pubblica istruzione alle istanze sociali. Come ha detto lo stesso primo ministro, non si tratta solo di esaminare la situazione contingente, ma di ristabilire con gli Stati Uniti un rapporto di lungo termine che, superando le divergenze del passato, sia in grado di \u201cportare i due popoli verso una condizione di reciproca fiducia\u201d.<\/p>\n<p>Sempre in preparazione del \u201cdialogo strategico\u201d, Ali Zardari ha ricevuto l\u2019ambasciatore americano, signora Ann W. Patterson, per discutere la situazione regionale e le modalit\u00e0 di gestione dei finanziamenti di sostegno. Nella circostanza, ha anche riaffermato pubblicamente l\u2019impegno contro il terrorismo.<\/p>\n<p><b>La controffensiva  dei religiosi<\/b><br \/>          Tutto questo, va da s\u00e9, non piace assolutamente ai religiosi, \u00e8 guardato con sospetto dall\u2019<i>intellighenzia <\/i>e valutato tra i molti distinguo dall\u2019avversario-alleato Nawaz Sharif, filoislamico per convenienza. Come si \u00e8 visto nella strage dei chierici, le lotte settarie sciiti-sunniti fanno da degno contesto alla situazione, tanto da costringere il ministro degli interni federale Rahman Malik a minacciare le maniere forti e a dare incarico in tal senso al capo della polizia, in caso di intemperanze durante lo sciopero dei trasporti dichiarato a Karachi.<\/p>\n<p>All\u2019azione del governo &#8211; un centinaio di arresti a Rawalpindi e la pubblicazione di una lista comprendente i 130 estremisti pi\u00f9 pericolosi &#8211; i religiosi, contrari ad ogni rapporto con gli Usa e con l\u2019India, ribattono punto su punto. Nella preghiera dello scorso venerd\u00ec Sayed Munawar Hassan, leader di Jamaat-e-Islami, ha addirittura dichiarato che dietro gli attacchi terroristici di questi giorni c\u2019\u00e8 la famigerata compagnia di contractors Blakwater, che \u201copererebbe sotto la supervisione del ministro degli interni Rehman Malik\u201d. Si \u00e8 detto anche convinto che \u201cquesti incidenti non cesseranno finch\u00e9 il ministro non verr\u00e0 rimosso\u201d. Ha poi accusato gli Stati Uniti di utilizzare l\u2019Afghanistan per una \u201cguerra su procura\u201d contro l\u2019Iran e di fomentare l\u2019instabilit\u00e0 in Pakistan con l\u2019obiettivo di insediarsi stabilmente nel paese. Per suo conto Nawaz Sharif, in risposta ai propositi di dialogo di Zardari, fa dire al portavoce della sua lega islamica (Pml-N) &#8211; molto forte nel Punjab &#8211; che il partito non accetter\u00e0 mai ordini dagli stranieri e rivolgendosi ai talebani chiede che, se questa \u00e8 anche la loro posizione, si astengano da attentati nella regione sotto il suo controllo.<\/p>\n<p>          In Pakistan, quindi, tutti contro tutti. Anche se Richard Holbrooke, l\u2019inviato speciale Usa per l\u2019Afpak, ostentando un ottimismo di maniera, loda l\u2019impegno del governo pachistano contro il terrorismo talebano e ritiene al-Qaeda allo stremo. Mentre i fatti sembrerebbero indicare il contrario, un recente sondaggio di Gallup trova che otto cittadini su dieci siano stanchi di ogni estremismo e che in Afghanistan il favore degli intervistati per i talebani negli ultimi sei mesi sia sceso dal 15 al 4 per cento. Se sono rose, fioriranno. Non resta ora che attendere la fine del mese per capire quali premesse di pace e stabilit\u00e0 sia in grado di creare il nuovo \u201cdialogo strategico\u201d. A meno che &#8211; in questa regione del mondo tutto \u00e8 possibile &#8211; non si trasformi in ulteriore benzina sul fuoco.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Arpino: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1396\" target= \"blank\"><b><u>Afghanistan, le incognite del \u2018divide et impera\u2019 <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>C. Calia: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=970\" target= \"blank\"><b><u>Rischio Pakistan<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>E. Giunchi: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=761\" target= \"blank\"><b><u> Il dopo-Musharraf si presenta pieno di problemi<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Impressionante la sequenza delle stragi suicide in Pakistan, che ha ripetutamente interessato a macchia di leopardo tutte le grandi citt\u00e0. A Karachi, strage anche tra i religiosi della cos\u00ec detta area moderata interconfessionale. I boati delle esplosioni trovano subito eco a Kandahar, in Afghanistan, con una serie di crimini analoghi. 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