{"id":14150,"date":"2010-03-18T00:00:00","date_gmt":"2010-03-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-ritardi-dellitalia-in-un-mondo-che-cambia\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:08","slug":"i-ritardi-dellitalia-in-un-mondo-che-cambia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/i-ritardi-dellitalia-in-un-mondo-che-cambia\/","title":{"rendered":"I ritardi dell\u2019Italia in un mondo che cambia"},"content":{"rendered":"<p>Le sfide della globalizzazione sono difficili e l\u2019Italia \u00e8 in ritardo. Ne sono una spia chiarissima i bilanci dei due dicasteri pi\u00f9 impegnati su questo fronte, Esteri e Difesa, ambedue largamente sotto-capitalizzati e in drammatico, continuo calo. Nel 2009 la percentuale di spesa degli Esteri sul bilancio dello Stato \u00e8 passata dal gi\u00e0 modesto 0,35% al 0,27%, soprattutto (ma non solo) a causa del crollo degli stanziamenti per l\u2019aiuto allo sviluppo.<\/p>\n<p><b>Mezzi inadeguati<\/b><br \/>Per la Difesa siamo ormai stabilmente assestati al di sotto dell\u20191% del Pil (0,9%, per le spese complessive della funzione difesa, che includono anche quelle presenti nei bilanci di altri dicasteri), ben al di sotto della media europea (1,42%), delle richieste della Nato (2%) e degli impegni assunti in sede europea. \u00c8 un bilancio quasi completamente assorbito dalle spese per il personale, arrivate al 63% grazie ad un aumento dello stanziamento di 750 milioni, a fronte di un decremento degli investimenti (-560 milioni) e delle spese per l\u2019esercizio e la formazione (-440 milioni). In altre parole abbiamo Forze Armate sempre peggio armate e peggio addestrate, anche se impegnate in difficili missioni all\u2019estero.<\/p>\n<p>Questa cecit\u00e0 strutturale del sistema italiano si riflette anche nelle sue politiche di penetrazione commerciale. \u00c8 vero che tra il 1999 e il 2008 le nostre esportazioni sono aumentate di un confortante 65% (in valore), ma strutturalmente sono anche divenute pi\u00f9 fragili: si registra una diminuzione della competitivit\u00e0 in ambito Ue (le esportazioni italiane nell\u2019 area Ue crescono pi\u00f9 lentamente, passando da quasi il 64% del totale a circa il 58%), un\u2019analoga tendenza verso gli Usa (dal 9,2% al 6,93%), un aumento ancora troppo modesto nei confronti delle economie emergenti dell\u2019Asia orientale (solo mezzo punto, dal 5,6% al 6,1%) e ancora una diminuzione percentuale verso l\u2019America Latina (un altro mezzo punto dal 3,9% al 3,3%). In altri termini il sistema produttivo italiano non sembra ancora in grado di accrescere significativamente la sua capacit\u00e0 di penetrazione in direzione delle economie a pi\u00f9 alto tasso di crescita.<\/p>\n<p><b>Tentativi di riforma<\/b><br \/>I tentativi di reagire sono ancora modesti e probabilmente inadeguati. Gli Esteri hanno al varo un nuovo regolamento che razionalizza l\u2019amministrazione del dicastero, cercando di potenziare la sua capacit\u00e0 di \u201cfare sistema\u201d, per coordinare o quanto meno aiutare le molteplici presenze e politiche italiane verso l\u2019esterno e potenziarne le sinergie. Questo approccio per\u00f2 dovr\u00e0 riuscire a coinvolgere numerose strutture private e pubbliche e superare la loro evidente riluttanza ad essere in qualche modo imbrigliate e indirizzate verso uno sforzo comune, senza peraltro avere la necessaria autorit\u00e0, a meno che nell\u2019impresa non venga coinvolta appieno anche la Presidenza del Consiglio: ma ci\u00f2 richiederebbe una riforma molto pi\u00f9 profonda e difficile di quella sinora abbozzata.<\/p>\n<p>Allo studio \u00e8 anche una nuova revisione dell\u2019amministrazione della Difesa e, presumibilmente, dello stesso \u201cmodello di difesa\u201d, resa certamente pi\u00f9 difficile dalle gravi carenze di bilancio e dall\u2019assenza di un chiaro dibattito pubblico sulle opzioni realmente aperte in questa direzione. Manca tra l\u2019altro in Italia la volont\u00e0 o la capacit\u00e0 di affrontare congiuntamente, almeno sul piano dell\u2019analisi, i complessi problemi, tra loro interrelati, del settore della sicurezza e di quello della difesa, e della nuova, essenziale dimensione delle operazioni miste civili-militari, che invece stanno assumendo una rilevanza sempre maggiore a livello comune europeo ed atlantico. <\/p>\n<p>L\u2019Italia, paese dalle numerosissime forze di polizia, parte da questo punto di vista teoricamente avvantaggiata, a condizione per\u00f2 di avere una visione strategica ed operativa chiara dell\u2019insieme delle sue capacit\u00e0 e delle linee comuni di evoluzione di questo settore. Una tale riflessione \u00e8 invece ancora assente e porta a strane e pericolose \u201cinnovazioni\u201d quali l\u2019uso di forze prettamente militari per compiti di ordinaria sicurezza in uno schema che sembra pi\u00f9 di competizione che di cooperazione e ancora meno di integrazione.<\/p>\n<p><b>Punti fermi e nuove sfide<\/b><br<Dal punto di vista strategico, ogni riforma della Difesa italiana dovrebbe prendere atto degli importanti mutamenti in corso. Il 2010 vedr\u00e0 la definizione del nuovo \u201cconcetto strategico\u201d della Nato, ma sin dal 2009 si sono delineate problematiche importanti a cominciare dalla prospettiva di un futuro ritiro delle armi nucleari tattiche dal territorio europeo (inclusa l\u2019Italia), il che riapre l\u2019annosa questione della strategia dissuasiva dell\u2019Alleanza e delle garanzie americane nei confronti dei paesi membri non nucleari . Allo stesso tempo si pone con urgenza la questione del nostro contributo al processo di rafforzamento della politica europea di difesa e sicurezza: con quali obiettivi e capacit\u00e0?\n\nIn questo periodo di incertezza e mutamenti la politica estera italiana ha cercato per lo pi\u00f9 di mantenere alcuni punti fermi quali il contributo al processo di integrazione europea, la partecipazione all\u2019Alleanza Atlantica, il ruolo nelle Nazioni Unite, la presenza nel \u201cgruppo di testa\u201d delle maggiori potenze industrializzate. Tutti questi capisaldi sono oggi in pieno mutamento al punto da richiedere una riflessione sulla loro tenuta nel tempo o sulla loro stessa natura.\n\nL\u2019Italia si trova dunque ad operare su un terreno privo di quei precisi e solidi punti di riferimento che tanto le erano stati preziosi nel passato. Deve prepararsi ad affrontare nuove sfide e nuovi costi. \u00c8 un processo gi\u00e0 iniziato, ma senza essere accompagnato da un vero e ampio dibattito politico interno che consenta la formazione di uno stabile consenso, premessa necessaria per una  mobilitazione delle risorse necessarie.\n\n.\n\nVedi anche: \n\n<a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/annuario_2010_rapporto.pdf\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia e la trasformazione dello scenario internazionale fra rischi di marginalizzazione e nuove responsabilit\u00e0<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>E. Greco: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1419\" target= \"blank\"><b><u> Sei scenari per la politica estera dell\u2019Italia <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>B. Biancheri: <a href= \"url\" target= \"blank\"><b><u>La politica estera italiana tra multilateralismo e nuovi slanci bilaterali<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le sfide della globalizzazione sono difficili e l\u2019Italia \u00e8 in ritardo. Ne sono una spia chiarissima i bilanci dei due dicasteri pi\u00f9 impegnati su questo fronte, Esteri e Difesa, ambedue largamente sotto-capitalizzati e in drammatico, continuo calo. 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