{"id":14160,"date":"2010-03-18T00:00:00","date_gmt":"2010-03-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-strategia-europa-2020-banco-di-prova-per-litalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:09","slug":"la-strategia-europa-2020-banco-di-prova-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/la-strategia-europa-2020-banco-di-prova-per-litalia\/","title":{"rendered":"La strategia \u201cEuropa 2020\u201d banco di prova per l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Gli scenari di politica internazionale delineatisi nel corso dell\u2019ultimo anno aprono nuove prospettive per il nostro paese e pongono i decisori dinanzi ad opzioni sempre pi\u00f9 complesse. Le scelte di politica estera cui l\u2019Italia \u00e8 chiamata \u2013 presentate sotto forma di scenari all\u2019interno dell\u2019Annuario Iai\/Ispi \u201cLa politica estera dell\u2019Italia\u201d \u2013 assumono un rilievo particolarmente pregnante, in particolare, alla luce del prossimo varo della strategia \u201cEuropa 2020 \u2013 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva\u201d. Si tratta di un importante test per l\u2019Italia, che su questo decisivo dossier dovr\u00e0 misurare, nel prossimo decennio, il proprio peso nella definizione delle priorit\u00e0 europee e la propria capacit\u00e0 di interazione con le istituzioni bruxellesi nell\u2019era del trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>In linea con quanto emerge dal Rapporto Iai-Ispi, \u00e8 necessaria una riflessione sulle priorit\u00e0 nazionali e su quegli \u201celementi di sistema\u201d che sono alla base della proiezione internazionale dell\u2019Italia, al fine di individuare le opzioni da perseguire, a cominciare proprio dalla strategia \u201cEuropa 2020\u201d.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia in un mondo senza barriere<\/b><br \/>La proiezione internazionale di un paese a forte vocazione globale come l\u2019Italia ha risentito, negli ultimi decenni, di alcuni fattori che hanno contribuito a ridimensionare le ricadute positive \u2013 i \u201cdividendi della pace\u201d\u2013 di quel mondo \u201csenza barriere\u201d affermatosi nel quindicennio che va dall\u2019inizio dell\u2019Uruguay Round dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Omc) (1986), fino al varo della Doha Development Agenda (2001).<\/p>\n<p>In un mondo che si liberava delle contrapposizioni ideologiche, l\u2019Italia \u00e8 stata fortemente penalizzata, oltrech\u00e9 dal crescente debito pubblico, da una progressiva frammentazione dei centri decisionali e della \u00abcapacit\u00e0 di proiezione\u00bb (effetto della <i>devolution<\/i>), da un\u2019inedita (rispetto alla Guerra Fredda) perifericit\u00e0 nelle nuove aree di punta (Asia e Pacifico), e dall\u2019avvento di una politica monetaria comune che ha consegnato alla storia, con l\u2019ultima svalutazione della lira del &#8217;95, un <i>atout <\/i>competitivo. A tali fattori \u2013 di natura eminentemente pubblica \u2013 si \u00e8 aggiunto il mancato sviluppo dimensionale d\u2019impresa, arenatasi al \u00ab piccolo \u00e8 bello \u00bb, che ci consegna un sistema produttivo con il 95% delle imprese con meno di 10 addetti, e la conseguente difficolt\u00e0 di internazionalizzazione.<\/p>\n<p>A queste criticit\u00e0 l\u2019Italia ha supplito negli anni post Guerra Fredda consolidando i due pilastri tradizionali \u2013 Atlantico\/sicurezza, Europa\/crescita economica \u2013 e sviluppando il terzo \u2013 il \u00abcerchio della politica creativa\u00bb \u2013 caratterizzato, anche nei decenni precedenti, da iniziative mediterranee, terzomondiste, filoarabe e filosovietiche.<\/p>\n<p><b>Tra \u201cpolitica della sedia\u201d e istinto di frontiera<\/b><br \/>Sui primi due fronti, quelli \u201coccidentali\u201d, vi \u00e8 stato un forte impegno nella politica del <i>dining power<\/i> (o \u201cpolitica della sedia\u201d), in cui la presenza nei <i>fora<\/i> \u2013 G8, Quint, quattro grandi Ue, Consiglio di Sicurezza Onu, etc. \u2013 \u00e8 stata vista come una conferma tautologica \u2013 della mantenuta rilevanza.<\/p>\n<p>Su un fronte prevalentemente orientale e mediterraneo, invece, si \u00e8 sviluppata una significativa proiezione internazionale del sistema produttivo italiano, soprattutto nei mercati emergenti, grazie a un \u201cistinto di frontiera\u201d che lo ha portato a conquistare mercati e insediarsi in diverse latitudini.<\/p>\n<p>\u00c8 stato il quindicennio delle quattro \u201ca\u201d del made in Italy \u2013 automazione, agroalimentare, arredo, abbigliamento \u2013 che hanno portato l\u2019Italia  ad affermarsi, pur in assenza di grandi mezzi di produzione, e giacimenti energetici, innanzitutto nel manifatturiero, come il secondo partner commerciale dei Bric (dopo la Germania). In quei 15 anni, <i>the rise of the rest,<\/i> di cui ci parla Fareed Zakaria, presentandoci il nuovo mondo degli \u201cemergenti\u201d, ha giocato un ruolo tutto sommato positivo per l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Con lo sgretolamento del sistema dell\u2019Omc, verificatosi immediatamente dopo il varo (e il pressoch\u00e9 simultaneo naufragio) della Doha Development Agenda, l\u2019Europa e l\u2019Italia hanno dovuto invece fronteggiare un mondo con geometrie variabili di apertura e trasparenza, in una \u00ab globalizzazione selettiva \u00bb, caratterizzata da alleanze \u201cliquide\u201d, e quindi estremamente pi\u00f9 insidiosa.<\/p>\n<p>Con l\u2019ingresso della Cina nell\u2019Omc (2001) e la scadenza dell\u2019accordo multifibre (2004) il sistema Italia ha visto indebolirsi la propria tenuta in ragione della crescente concorrenza dei paesi asiatici nelle produzioni manifatturiere \u2013 in cui l\u2019Italia \u00e8 specializzata \u2013 spesso frutto di <i>dumping <\/i>o altre politiche di concorrenza sleale, a cominciare dalla contraffazione. In pi\u00f9 gli effetti della crisi finanziaria globale hanno colpito il sistema Paese (fortemente vocato all\u2019<i>export<\/i>) proprio in ragione del crollo della domanda globale nei comparti dell\u2019abbigliamento, dei beni per la casa, dell\u2019automazione e in alcuni altri settori maturi, dove spesso l\u2019Italia occupava una posizione dominante nel commercio mondiale. <\/p>\n<p>Bench\u00e9 riposizionatisi su una fascia a pi\u00f9 alto valore aggiunto, i beni di consumo italiani hanno conosciuto un progressivo ridimensionamento. Non si tratta di un fenomeno solo italiano e, anzi, la specializzazione multisettoriale del paese ha garantito una tenuta complessiva del sistema, se si considera che l\u2019Italia si colloca al secondo posto dopo la Spagna per \u201cpernottamenti\u201d (turismo), al secondo dopo la Francia per valore dell\u2019agroalimentare e al secondo dopo la Germania per performance della meccanica. Ma il mondo post-Doha \u00e8 lungi dall\u2019esaurire i suoi effetti di asimmetria e di concorrenza sleale. Per cui sar\u00e0 importante operare per un\u2019efficace strategia italiana in seno all\u2019alveo europeo.<\/p>\n<p><b>Pensare italiano agire europeo<\/b><br \/>Nel contesto della strategia \u201cEuropa 2020\u201d l\u2019Italia pu\u00f2 sviluppare alcune linee prioritarie di azione che offrano una ricaduta sul sistema produttivo nazionale e, in ultima analisi sulla propria proiezione ed il proprio ruolo nella competizione globale.<\/p>\n<p>Innanzitutto portando avanti l\u2019iniziativa \u201cdazio zero sulle materie prime\u201d per facilitare l&#8217;approvvigionamento dei prodotti strategicamente rilevanti per l&#8217;industria europea che si tradurrebbe in un beneficio di 2 miliardi di euro l&#8217;anno per l&#8217;intero continente europeo, ed in particolare per i paesi trasformatori come l\u2019Italia. Per facilitare la commercializzazione dei manufatti in un momento in cui la domanda statunitense langue, sar\u00e0 opportuno fissare nella strategia europea, sempre in tema di scambi commerciali, la priorit\u00e0 della pronta realizzazione dell\u2019Area di libero scambio con gli Usa (anche per bilanciare il <i>trans-Pacific link<\/i>).<\/p>\n<p><i>In secundis<\/i> prevedendo, provvedimenti specifici in tema di propriet\u00e0 intellettuale a cominciare dall\u2019obbligo di stampigliatura del paese d\u2019origine sulla merce importata nell\u2019Unione, passando per il negoziato Trips (Trade related intellectual property rights) per la tutela delle indicazioni geografiche, fino a normative sanzionatorie per paesi che perseguano con diversa intensit\u00e0 le azioni doganali nazionali nel respingere le  merci contraffatte.<\/p>\n<p><b>L\u2019imperativo della sostenibilit\u00e0 energetica<\/b><br \/>Da ultimo \u00e8 necessario perseguire una sostenibilit\u00e0 energetica attraverso la diversificazione in termini di <i>tipologia <\/i>e di <i>approvvigionamento<\/i>. Sul primo aspetto \u00e8 necessario operare un rilancio dell\u2019Euratom (anche come strumento di dialogo e promozione del nucleare civile nei paesi dell\u2019area mediterranea), mentre sul fronte degli approvvigionamenti sar\u00e0 opportuno mantenere la diversificazione (rotta South Stream e rotta Nabucco) fin quando non saranno completati gli studi di fattibilit\u00e0 della <i>Trans Caspian pipeline <\/i>che  richiedono il pieno coinvolgimento di Turkmenistan e Kazakhstan.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale bisogner\u00e0 perseguire la politica per l\u2019Italia di <i>hub<\/i> europeo dell\u2019energia anche attraverso lo sviluppo dei rigassificatori. Oltre all\u2019aspetto energetico la vocazione di <i>hub <\/i>dovrebbe essere perseguita  anche nella sfera commerciale, ampliando le infrastrutture di trasformazione e mobilizzazione delle merci.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/annuario_2010_rapporto.pdf\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia e la trasformazione dello scenario internazionale fra rischi di marginalizzazione e nuove responsabilit\u00e0<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1415\" target= \"blank\"><b><u>I ritardi dell\u2019Italia in un mondo che cambia <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>E. Greco: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1419\" target= \"blank\"><b><u> Sei scenari per la politica estera dell\u2019Italia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>B. Biancheri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1417\" target= \"blank\"><b><u>La politica estera italiana tra multilateralismo e nuovi slanci bilaterali<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli scenari di politica internazionale delineatisi nel corso dell\u2019ultimo anno aprono nuove prospettive per il nostro paese e pongono i decisori dinanzi ad opzioni sempre pi\u00f9 complesse. 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