{"id":14170,"date":"2010-03-18T00:00:00","date_gmt":"2010-03-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-politica-estera-italiana-tra-multilateralismo-e-nuovi-slanci-bilaterali\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:09","slug":"la-politica-estera-italiana-tra-multilateralismo-e-nuovi-slanci-bilaterali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/la-politica-estera-italiana-tra-multilateralismo-e-nuovi-slanci-bilaterali\/","title":{"rendered":"La politica estera italiana tra multilateralismo e nuovi slanci bilaterali"},"content":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 probabilmente paese al mondo che non abbia compiuto all\u2019inizio del 2009  una riflessione su come sarebbe mutato il contesto internazionale per effetto della nuova presidenza americana e quali conseguenze ci\u00f2 avrebbe comportato nella definizione della politica estera di ciascuno. L\u2019Italia non ha fatto eccezione.<\/p>\n<p>Otto anni prima, tuttavia, l\u2019era Bush aveva avuto un avvio che, almeno sul piano internazionale, non si differenziava troppo da quello del suo predecessore e solo in seguito \u2013 soprattutto  dopo l\u201911 settembre e ancor pi\u00f9 nel secondo mandato \u2013 avrebbe assunto quella dimensione unipolare di dogmatismo democratico che l\u2019ha poi contraddistinta. L\u2019era Obama, invece, si \u00e8 presentata come fortemente innovativa fin dall\u2019inizio (anzi, ancor prima), come se un mutamento profondo dovesse intervenire nei rapporti internazionali.  Mutamento che poi invece ha tardato a manifestarsi. O,  non si \u00e8 manifestato affatto.<\/p>\n<p><b>Impronta <i>bipartisan<\/i><\/b><br \/>La politica estera italiana ha finito cos\u00ec col muoversi anche nel 2010 secondo linee che le sono consuete dalla fine della guerra fredda ad oggi \u2013 mantenendo tra l\u2019altro la sua tradizionale e prevalente impronta bipartisan \u2013 all\u2019interno del quadro multilaterale che costituisce il suo primo e pi\u00f9 stabile punto di riferimento (Unione Europea, Onu, Nato, G8, G20 ecc.) e sviluppando al contempo i rapporti bilaterali lungo alcune direttrici di interesse prioritario.<\/p>\n<p>Sul piano propriamente multilaterale, uno dei classici settori di attivit\u00e0 della diplomazia italiana, quello del controllo dei tentativi di allargamento del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, non ha richiesto particolare attenzione, data la relativa (e forse temporanea) stasi in cui questo processo si trova attualmente.<\/p>\n<p>Il G8, invece, ha offerto all\u2019Italia un\u2019occasione per attirare l\u2019attenzione internazionale. Il declino della formula G8 era visibile e noto da tempo. Nata negli anni settanta in un contesto del tutto diverso, poi modificata con l\u2019aggiunta della Russia, ma rimasta manchevole come foro globale a causa dell\u2019assenza di altri grandi protagonisti come la Cina o l\u2019India, quando nel 2009 l\u2019Italia ha assunto la presidenza il G8 era praticamente in punto di morte. Anzich\u00e9 piangerci su, la presidenza italiana ne ha festeggiato la scomparsa facendone il trampolino per il formato successivo, qualunque esso sia. Per il livello di partecipazione e per il rilievo mediatico che l\u2019ha accompagnato \u2013 favorito senza dubbio dalla scelta di tenere gli incontri in una citt\u00e0 portata agli occhi del mondo da un tragico terremoto \u2013 esso ha costituito un successo sia politico che d\u2019immagine.<\/p>\n<p><b>Crescente bilateralismo<\/b><br \/>In termini generali, il multilateralismo universale predicato da Barack Obama nella sua campagna elettorale e nei primi mesi del suo mandato ha finito con il mettere in ombra i singoli ambiti multilaterali in cui la societ\u00e0 internazionale si struttura e cio\u00e8 proprio il terreno nel quale l\u2019Italia esercita preferenzialmente la sua azione diplomatica. Hanno acquistato, di conseguenza, maggiore rilievo talune accentuazioni di carattere bilaterale della politica estera italiana in direzione della Russia, del Mediterraneo (e specificamente della Libia), nonch\u00e9 \u201ctentativamente\u201d dell\u2019Iran.<\/p>\n<p>Fatta eccezione per l\u2019Iran, l\u2019azione \u00e8 stata impostata in larga misura con l\u2019apporto diretto del Presidente del Consiglio, per esempio con il carattere personale di una sua lunga visita in Russia o con un suo ruolo diretto durante la presenza del leader libico a Roma, che pure concludeva lunghi negoziati condotti sul piano tecnico e diplomatico dall\u2019apparato di governo e dalle imprese. Accanto allo storico interesse geopolitico verso l\u2019area mediterranea, dove l\u2019Italia aspira a mantenere una posizione centrale, hanno influito su queste scelte interessi di ordine energetico, in particolare per ci\u00f2 che riguarda la Russia e l\u2019Iran, e il controllo dei flussi di immigrazione clandestina dove la cooperazione con la Libia \u00e8 decisiva.<\/p>\n<p>Nei confronti degli Stati Uniti, l\u2019azione italiana \u00e8 parsa diretta a mantenere in vita il rapporto di fiducia creato a suo tempo dal Presidente Berlusconi con George W. Bush, anche con una manifesta comprensione delle esigenze americane nel contesto afghano. La risposta italiana alla richiesta rivolta da Washington agli alleati Nato di rafforzare il loro impegno militare a fronte della situazione sul terreno \u00e8 stata  pi\u00f9 pronta e collaborativa di altre. <\/p>\n<p> Vale la pena, infine, menzionare, in questo rapido excursus, come, in una fase del processo di integrazione europea che ha visto alternarsi, nelle opinioni pubbliche di molti paesi dell\u2019Ue, una certa stanchezza con vacillanti speranze suscitate dall\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona, l\u2019Italia si sia mantenuta stabilmente sul terreno istituzionale, senza cercare, come altri ha fatto, rispondenze di pensiero con questo o quello dei maggiori partner europei su formule innovative, in vista di evoluzioni politiche ed economiche del contesto globale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/annuario_2010_rapporto.pdf\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia e la trasformazione dello scenario internazionale fra rischi di marginalizzazione e nuove responsabilit\u00e0<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1415\" target= \"blank\"><b><u>I ritardi dell\u2019Italia in un mondo che cambia <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>E. Greco: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1419\" target= \"blank\"><b><u>Sei scenari per la politica estera dell\u2019Italia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 probabilmente paese al mondo che non abbia compiuto all\u2019inizio del 2009 una riflessione su come sarebbe mutato il contesto internazionale per effetto della nuova presidenza americana e quali conseguenze ci\u00f2 avrebbe comportato nella definizione della politica estera di ciascuno. L\u2019Italia non ha fatto eccezione. 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