{"id":14190,"date":"2010-03-18T00:00:00","date_gmt":"2010-03-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sei-scenari-sulla-politica-estera-dellitalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:10","slug":"sei-scenari-sulla-politica-estera-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/sei-scenari-sulla-politica-estera-dellitalia\/","title":{"rendered":"Sei scenari sulla politica estera dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 in affanno. In un mondo dagli equilibri mutevoli e sempre pi\u00f9 multipolare, fatica a definire una coerente strategia di politica estera. Non \u00e8, come in passato, un problema di collocazione \u2013 la famosa \u201cscelta di campo\u201d \u2013 ma di status e di ruolo. Da sempre convinti sostenitori del G7\/G8, ci ritroviamo ora in consessi molto pi\u00f9 ampi, come il G20, dove i giochi sono pi\u00f9 complessi e il nostro peso relativo molto minore. E, come gli altri europei, guardiamo con apprensione all\u2019ascesa del G2. Siamo saldamente integrati in Europa, ma stentiamo a restare, o a farci accettare, nei gruppi di testa. <\/p>\n<p>E pi\u00f9 l\u2019Unione si allarga, pi\u00f9 dobbiamo preoccuparci di non diventare periferici. Cerchiamo di tener fede ai compiti che ci siamo assunti in sede Nato, ma, con un bilancio della difesa in caduta libera, la nostra credibilit\u00e0 \u00e8 a rischio. Contribuiamo pi\u00f9 di altri ad alcune attivit\u00e0 Onu, incluse le missioni di pace, ma importanti impegni globali, come gli aiuti allo sviluppo o il contrasto ai cambiamenti climatici, non ci vedono certo all\u2019avanguardia. Abbiamo compiuto un grande sforzo per internazionalizzarci, ma, avendo difficolt\u00e0 a fare sistema, siamo rimasti al palo in molti mercati emergenti, mentre le nostre quote traballano in quelli pi\u00f9 maturi.<\/p>\n<p><b>L\u2019orizzonte europeo<\/b><br \/>Problemi analoghi, si dir\u00e0, affliggono anche gli altri paesi europei. La perdita di peso a livello internazionale non \u00e8 certo solo un nostro assillo. E, in ultima analisi, si pu\u00f2 aggiungere, solo se riusciremo a cooperare di pi\u00f9 e a integrarci meglio con i nostri partner europei possiamo sperare di incidere sugli assetti globali. Ma non possiamo nasconderci che l\u2019Italia risente di alcune tradizionali debolezze che, fra l\u2019altro, sono spesso all\u2019origine anche delle difficolt\u00e0 che abbiamo in sede europea. L\u2019Ue pu\u00f2 anche, in certi casi, servire da ciambella di salvataggio \u2013 il test della Grecia ci dir\u00e0 molto al riguardo \u2013 e pone vincoli esterni che possono risultare utili in certe circostanze, ma dovremmo imparare a considerarla soprattutto come il terreno su cui si misurano le nostre capacit\u00e0, a cominciare da quella di fare squadra, in cui raramente eccelliamo. Ma pi\u00f9 in generale c\u2019\u00e8 da noi, pi\u00f9 che altrove, una certa riluttanza a prendere atto che il mondo \u00e8 cambiato e che serve quindi un ripensamento strategico complessivo.<\/p>\n<p>   Dobbiamo invece tornare a ridiscutere seriamente del ruolo internazionale dell\u2019Italia. Il che significa anche esaminare con pi\u00f9 attenzione i nostri interessi nazionali. L\u2019importante \u00e8 l\u2019ottica in cui lo si fa. Se quella miope e rivendicazionista, un po\u2019 predatoria, che punta ai vantaggi immediati, tipica di chi non sa ragionare che in termini di gioco a somma zero. O in un\u2019ottica di pi\u00f9 ampio respiro, che metta al centro dell\u2019analisi le nuove sfide globali e gli strumenti necessari per affrontarli. \u00c8 questa seconda prospettiva che hanno adottato lo Iai e l\u2019Ispi nell\u2019elaborare il rapporto di sintesi del nuovo annuario sulla politica estera italiana, che uscir\u00e0 a maggio per i tipi de Il Mulino.<\/p>\n<p>Il rapporto delinea sei possibili scenari di evoluzione della politica estera italiana che corrispondono ad altrettante opzioni strategiche. Le si pu\u00f2 sintetizzare come segue.<\/p>\n<p><b>Ripiegamento nazionalistico<\/b> &#8211; In difficolt\u00e0 ad affrontare le nuove sfide l\u2019Italia potrebbe diventare preda di un riflesso difensivo e di chiusura, ritraendosi dai contesti di cooperazione e sviluppando atteggiamenti antagonistici, quelli propri del <b>free rider<\/b>. A livello europeo ci\u00f2 potrebbe manifestarsi in ricorrenti tentativi di delegittimare le istituzioni comunitarie o di contestarne alcune prerogative, a livello globale in un disimpegno dalle iniziative e missioni multilaterali. In campo economico prevarrebbero orientamenti protezionistici. Il rischio sarebbe quello di rimanere intrappolati in un tipico circolo vizioso: le politiche pi\u00f9 assertive con cui si vorrebbero evitare il declino e la marginalizzazione, finirebbero molto probabilmente per accelerarli, poich\u00e9 creerebbero un clima di sfiducia, se non di sospetto, anche nei rapporti con i partner tradizionali. Ogni deriva nazionalistica tende infatti a ritorcersi contro gli stati che vi si abbandonano, specie se non dispongono delle risorse e capacit\u00e0 necessarie per condurre politiche unilaterali.<\/p>\n<p><b>Ricerca di alleanze speciali <\/b>&#8211; Di fronte allo slabbrarsi del tessuto multilaterale l\u2019Italia potrebbe invece cercare sostegno e protezione in uno stato pi\u00f9 potente in grado di esercitare un\u2019egemonia efficace anche al di fuori dei contesti istituzionali. L\u2019Italia si rassegnerebbe in questo caso a un ruolo subordinato, di <b>fedele scudiero<\/b>, con un limitato margine di manovra per cambiare orientamenti e politiche del potente alleato. In realt\u00e0, l\u2019unica opzione in cui questo scenario potrebbe concretizzarsi \u00e8 il rilancio di una partnership speciale con gli Stati Uniti. Facendovi affidamento si potrebbe sperare, fra l\u2019altro, di sostenere costi minori di quelli di una politica pi\u00f9 attiva e autonoma. Un rapporto di forte subordinazione agli Usa lascerebbe per\u00f2 poco spazio all\u2019Italia in vari ambiti e settori della politica internazionale e andrebbe a scapito del suo ruolo in Europa. Ma c\u2019\u00e8 un altro punto debole di questa opzione: \u00e8 improbabile che gli Usa siano disposti a impegnarsi \u2013 e a investire \u2013 in una partnership speciale con l\u2019Italia, essendo cambiato radicalmente il baricentro geografico dei loro interessi e preoccupazioni.<\/p>\n<p><b>Diplomazia degli affari <\/b>&#8211; In questo scenario l\u2019Italia sceglierebbe di concentrare i suoi sforzi nella promozione dei suoi interessi economici anche se talora ci\u00f2 non fosse in sintonia con consolidate posizioni europee e transatlantiche. La presenza internazionale del paese si estrinsecherebbe prevalentemente in una spregiudicata diplomazia degli affari verso le aree e i paesi pi\u00f9 dinamici e promettenti. Questo approccio da <b>commesso viaggiatore<\/b> potrebbe permettere all\u2019Italia di sfruttare al meglio le opportunit\u00e0 di mercato, favorendone la sprovincializzazione. Ma \u00e8 dubbio che si possano tenere distinti i rapporti economici da quelli politici e di sicurezza. Il rischio \u00e8 di ritrovarsi economicamente esposti in Stati instabili e con cui potrebbero crescere le tensioni politiche. Se poi ci\u00f2 implicasse entrare in contrasto con gli impegni assunti a livello internazionale, la reputazione del paese non potrebbe non risentirne.<\/p>\n<p><b>Piccolo cabotaggio<\/b> \u2013 In difficolt\u00e0 a dare un preciso orientamento alla sua politica estera, l\u2019Italia potrebbe, pi\u00f9 o meno consapevolmente, rassegnarsi a un pragmatismo di basso profilo, tipico del <b>navigatore a vista<\/b>. Vivrebbe un po\u2019 alla giornata: non rimetterebbe in discussione le alleanze e le partnership esistenti, ma non si impegnerebbe fino in fondo nell\u2019attuazione degli impegni che ne derivano; cercherebbe di difendere con pi\u00f9 decisione questo o quel suo interesse particolare, ma evitando conflitti dirompenti; continuerebbe a contribuire a varie iniziative internazionali, ma restando ai margini dei processi decisionali che contano. \u00c8 un approccio che potrebbe metterla al riparo dal rischio dell\u2019isolamento, ma non da quello della marginalizzazione. Equivarrebbe in pratica ad accettare passivamente una progressiva perdita di status a livello internazionale. Inoltre, con atteggiamenti incerti e ondivaghi, si suscita una percezione di incoerenza e inaffidabilit\u00e0 negli altri attori internazionali, dandogli il motivo, o il pretesto, per escluderci.<\/p>\n<p><b>Idealismo delle nobili cause<\/b> \u2013 Per ridare smalto e credibilit\u00e0 al suo ruolo internazionale l\u2019Italia potrebbe puntare a un recupero della dimensione etica della sua politica estera, facendosi paladina di nobili cause, come la democratizzazione degli Stati autoritari, la tutela dei diritti umani e il riequilibrio tra Nord e Sud del mondo. Un approccio da <b>cavaliere dell\u2019ideale <\/b>con cui l\u2019Italia potrebbe sperare di rafforzare il proprio ruolo in alcuni consessi internazionali. L\u2019esperienza per\u00f2 insegna che \u00e8 molto difficile fondare la politica estera su principi etici. Si rischia facilmente di cadere in contraddizione, esponendosi all\u2019accusa di praticare un doppio standard. Inoltre, se si ponesse come precondizione il rispetto dei principi e standard gi\u00e0 acquisiti in Occidente, ci si precluderebbe la cooperazione con alcune potenze emergenti, dal cui coinvolgimento non si pu\u00f2 pi\u00f9 prescindere. Infine progetti come la \u201ccomunit\u00e0 delle democrazie\u201d, se promossi in alternativa all\u2019Onu, potrebbero avere un effetto destabilizzante, anzich\u00e9 aggregante, nell\u2019attuale scenario internazionale.<\/p>\n<p><b>Multilateralismo<\/b> \u2013 In questo scenario si darebbe priorit\u00e0 all\u2019impegno nella cooperazione multilaterale e alla partecipazione ai processi di integrazione a livello europeo, nella convinzione che questa sia la via maestra per dare un assetto stabile a un mondo globalizzato. L\u2019adesione al multilateralismo pu\u00f2 per\u00f2 assumere due forme assai diverse fra loro: una essenzialmente passiva, che vede nelle istituzioni internazionali soprattutto un utile ancoraggio o dei contesti in cui rimarcare una presenza e difendere il proprio status; un\u2019altra pi\u00f9 dinamica e propositiva che, senza temere di discutere strutture e pratiche consolidate, si pone il problema, a seconda delle diverse situazioni, della loro revisione, aggiornamento o approfondimento. Nel primo caso abbiamo una posizione difensiva di fronte ai processi di trasformazione o di passiva accettazione degli stessi. Nel secondo caso, invece, ci si mette nella logica dell\u2019<b>attore protagonista <\/b>che cerca di dare un contributo fattivo al miglioramento delle istituzioni. Per un paese come l\u2019Italia la capacit\u00e0 di iniziativa \u00e8 fondamentale soprattutto a livello europeo. \u00c8 infatti attraverso una pi\u00f9 forte solidariet\u00e0 e coesione europea che l\u2019Italia pu\u00f2 sperare di incidere sugli equilibri mondiali, preservando il suo stesso ruolo. Questa opzione in favore di un multilateralismo attivo \u00e8 per\u00f2 particolarmente impegnativa perch\u00e9 richiede non solo la conferma degli impegni internazionali, ma anche una disponibilit\u00e0 ad attuare quelle riforme interne che sono necessarie per renderli credibili e sostenibili nel tempo. <\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/annuario_2010_rapporto.pdf\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia e la trasformazione dello scenario internazionale fra rischi di marginalizzazione e nuove responsabilit\u00e0<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1415\" target= \"blank\"><b><u>I ritardi dell\u2019Italia in un mondo che cambia <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>B. Biancheri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1417\" target= \"blank\"><b><u>La politica estera italiana tra multilateralismo e nuovi slanci bilaterali<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 in affanno. In un mondo dagli equilibri mutevoli e sempre pi\u00f9 multipolare, fatica a definire una coerente strategia di politica estera. Non \u00e8, come in passato, un problema di collocazione \u2013 la famosa \u201cscelta di campo\u201d \u2013 ma di status e di ruolo. 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