{"id":1420,"date":"2006-06-07T00:00:00","date_gmt":"2006-06-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/allarme-turchia\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:27","slug":"allarme-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/06\/allarme-turchia\/","title":{"rendered":"Allarme Turchia"},"content":{"rendered":"<p>Del monito che il 16 maggio scorso la Commissione europea ha rivolto a Romania e Bulgaria, possono darsi, oltre a quella pi\u00f9 ovvia, anche altre letture, pi\u00f9 o meno sottintese, che aggiungono nuove valenze, senza contraddirla, a quella ufficiale. La prima \u00e8 che l\u2019Unione europea, non solo la Commissione, ma soprattutto i governi, abbia con ci\u00f2 inteso rassicurare le opinioni pubbliche europee, oggi in maggioranza ostili a ulteriori allargamenti dell\u2019Unione, o quanto meno rassicurarle che la vigilanza \u00e8 severa e che non si faranno sconti a chicchessia.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 che si sia voluto dimostrare alla Turchia, che ritiene (giustamente) che nel negoziato per l\u2019adesione l\u2019Ue le stia imponendo condizioni pi\u00f9 dure di quelle riservate a Romania e Bulgaria, che in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 discriminazione. Una terza lettura vede nella presa di posizione della Ue nei confronti di quei due paesi un segnale indiretto ad Ankara: e questo segnale pu\u00f2 significare, nell\u2019interpretazione pi\u00f9 benevola, che cos\u00ec come Bulgaria e Romania non possono dare per scontato che entreranno nel 2007, la Turchia deve mettere in conto che il negoziato potrebbe avere una durata ancora pi\u00f9 lunga di quanto oggi previsto o sperato; e nell\u2019interpretazione meno benevola, un messaggio teso a incoraggiare i dubbi di quanti, oggi ad Ankara, sospettano che il negoziato alla fin fine fallir\u00e0.<\/p>\n<p><b>Dubbi crescenti<\/b><br \/>C\u2019\u00e8 da credere che, consciamente o inconsciamente, anche quest\u2019ultimo intento abbia aleggiato nella formulazione del monito rivolto a Bulgaria e Romania. D\u2019altra parte, alcuni recenti episodi verificatisi in Turchia, quali i processi a intellettuali accusati di offesa all\u2019identit\u00e0 turca e alcuni errori di Erdo&#287;an (si sarebbe tentati di chiamarli gaffe, ma in realt\u00e0 vanno ritenuti il frutto delle difficolt\u00e0 obiettive nelle quali \u00e8 costretto a muoversi il primo ministro turco), destano preoccupazione. Mi riferisco, tra l\u2019altro, alla decisione di candidare alla carica di Governatore della Banca centrale una persona che il Presidente della Repubblica non poteva gradire, all\u2019insistenza con cui il primo ministro ripropone periodicamente la questione del velo, alla proposta poi rientrata di criminalizzare l\u2019adulterio, alla sua decisione di non intervenire ai funerali del giudice del Consiglio di Stato assassinato da un estremista nazionalista.<\/p>\n<p>Queste e altre mosse politiche lo hanno messo sulla difensiva. E se \u00e8 vero che i processi di cui sopra non sono stati una scelta del governo che, semmai, si \u00e8 dichiarato contrario, ma sono stati provocati da una agguerrita schiera di avvocati nazionalisti, nondimeno essi hanno rafforzato le riserve di quanti, in Turchia e in Europa, si oppongono all\u2019ingresso della Turchia nella Ue.<\/p>\n<p>Un risveglio della questione curda, e il deterioramento del rapporto di Erdo&#287;an con i militari, hanno ulteriormente indebolito il governo. Corrono voci, senza alcun dubbio istigate ad arte dai nazionalisti, tuttavia emblematiche del clima politico che in questi giorni regna nel Paese, che danno per possibile un nuovo pronunciamento dei militari. Perch\u00e9 mai altrimenti il presidente del Parlamento recentemente ha ritenuto di dovere dichiarare che \u201cnon \u00e8 vero che un colpo di stato \u00e8 alle porte\u201d? <\/p>\n<p><b>Il ruolo dell\u2019esercito<\/b><br \/>In passato, il ruolo di \u201csalvatori della patria\u201d dei militari ha fortemente condizionato la vita politica turca \u2013 questa volta un loro intervento verrebbe presentato, si dice, come una risposta agli attentati e alle altre violenze verificatisi negli ultimi due mesi. Se ci\u00f2 per malaugurata ipotesi dovesse avvenire, l\u2019intellighenzia laica e liberale, in passato sempre critica del ruolo dei militari (tanto che molti dei suoi esponenti hanno pagato con il carcere la loro opposizione), ma che si \u00e8 rassegnata a denti stretti a vedere il Paese governato da un governo islamico, questa volta potrebbe defilarsi e scegliere il silenzio.<\/p>\n<p>E intanto gli ultimi sondaggi indicano che il sostegno dell\u2019opinione pubblica alla politica europea di Erdo&#287;an va diminuendo e aumentano coloro che si esprimono contro l\u2019ingresso nella Ue. N\u00e9 aiutano le notizie provenienti dall\u2019Europa, dove in molti paesi l\u2019opposizione popolare a un tale ingresso va crescendo.<\/p>\n<p>Un ritorno dei nazionalisti al governo segnerebbe la fine dell\u2019avventura europea, non solo, ma sarebbe foriero di una crisi grave che andrebbe ben oltre la questione europea, con conseguenze difficilmente prevedibili ma comunque molto pericolose, anche per gli equilibri della regione. Sebbene siano ancora in molti in Turchia a ritenere poco probabile una caduta di Erdo&#287;an, il quale potrebbe decidere, per uscire dall\u2019impasse, di indire elezioni anticipate, al momento tale eventualit\u00e0 non pu\u00f2 venire esclusa.<\/p>\n<p>La ragione politica ci obbliga a un cauto ottimismo, ma non possiamo nasconderci che, sia pure in assenza di un colpo di mano dei militari o di una vittoria dei nazionalisti, quanto sta avvenendo in questi giorni su entrambe le sponde potrebbe preludere a un drastico ridimensionamento del rapporto della Turchia con l\u2019Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Del monito che il 16 maggio scorso la Commissione europea ha rivolto a Romania e Bulgaria, possono darsi, oltre a quella pi\u00f9 ovvia, anche altre letture, pi\u00f9 o meno sottintese, che aggiungono nuove valenze, senza contraddirla, a quella ufficiale. 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