{"id":14250,"date":"2010-03-26T00:00:00","date_gmt":"2010-03-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-battaglia-europea-sugli-ogm\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:07","slug":"la-battaglia-europea-sugli-ogm","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/la-battaglia-europea-sugli-ogm\/","title":{"rendered":"La battaglia europea sugli Ogm"},"content":{"rendered":"<p>La coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) \u00e8 sempre pi\u00f9 diffusa a livello globale. Nel 2008 la sua estensione arrivava a 125 milioni di ettari (+20% sul 2006): per met\u00e0 negli Stati Uniti, seguiti da Argentina, Brasile, India e Canada. Tuttavia l\u2019Unione europea, uno dei principali produttori agricoli al mondo, rimane ai margini di questo processo perch\u00e9 una decennale battaglia interna tra favorevoli e contrari impedisce l\u2019adozione di una legislazione chiara ed esaustiva. La nuova Commissione Barroso ha l\u2019occasione di trovare un compromesso che consenta di uscire dallo stallo attuale.<\/p>\n<p><b>Barriere<\/b><br \/>La coltivazione e la lavorazione degli Ogm all\u2019interno dell\u2019Unione europea sono in effetti teoricamente possibili, ma la procedura di autorizzazione che la disciplina sembra avere  l\u2019obiettivo di ostacolarle. La crescente impopolarit\u00e0 di questo tipo di piantagioni ha corretto l\u2019apertura originaria, contenuta in una direttiva del 1990, che introduceva 17 diversi tipi di Ogm. Dal 1997 in poi molti stati, guidati dalla Francia, si sono opposti a ogni nuova autorizzazione dando vita a una moratoria di fatto durata fino all\u2019entrata in vigore della nuova procedura di approvazione degli Ogm, presente nella direttiva 2001\/18, basata sul principio di precauzione.<\/p>\n<p>Questa procedura-gymkana stabilisce che l\u2019introduzione &#8211; coltivazione, importazione o uso &#8211; di un nuovo Ogm in uno stato membro debba essere autorizzata da un ente nazionale e dall\u2019Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Ogni altro stato membro dell\u2019Ue ha la facolt\u00e0 di contestare l\u2019eventuale permesso concesso, rinviando la decisione al Consiglio dei Ministri, che deliberer\u00e0 dopo aver sentito il parere di un ulteriore comitato scientifico. In mancanza di una maggioranza qualificata, la decisione definitiva spetta alla Commissione. In ogni caso, qualsiasi paese pu\u00f2 ancora appellarsi alla \u201cclausola di salvaguardia\u201d e proibire la coltivazione, l\u2019importazione o l\u2019uso di quell\u2019Ogm nel proprio territorio. Le autorizzazioni sono temporanee e il loro rinnovo comporta la ripetizione della procedura. Non meraviglia dunque che l\u2019Unione europea ad oggi consenta la coltivazione di una sola pianta geneticamente modificata, il famoso mais M810 prodotto da Monsanto: l\u2019azione degli oppositori ha potuto essere efficace. I permessi di importazione o uso sono invece stati concessi pi\u00f9 generosamente.<\/p>\n<p> <b>Guerra di posizione<\/b><br \/>La scadenza dell\u2019autorizzazione del mais M810 e il contemporaneo insediamento della nuova Commissione europea hanno riacceso lo scontro. Tra i favorevoli si contano lo stesso presidente Barroso e stati come Regno Unito, Olanda e Svezia, tradizionalmente forti nella ricerca biotecnologica e liberali nella sua applicazione pratica; il fronte dei contrari vede come protagoniste Francia e Austria, tra le prime ad avvalersi della clausola di salvaguardia e sicuramente interessate a proteggere il loro florido settore agricolo, imitate poi da Grecia e Ungheria e infine (luglio 2009) da Germania e Lussemburgo. Italia e Polonia applicano invece una proibizione \u201cdi fatto\u201d. Questi stati contestano gli studi dell\u2019Efsa come incompleti e ancora prematuri. La Spagna, che concentra il 75% della produzione europea, non pu\u00f2 a sua volta essere annoverata tra i favorevoli per il suo allineamento alle posizioni francesi in materia di agricoltura.<br \/>La decisione su mais M810 e altri Ogm come la patata Amflora ha una forte valenza simbolica per quanto riguarda la futura politica alimentare europea. L\u2019atteggiamento della Ue \u00e8 stato criticato a livello internazionale: nel 2003 Stati Uniti, Argentina e Canada lo hanno denunciato al Wto, che ha stabilito che la Ue deve adottare una legislazione definitiva nel pi\u00f9 breve tempo possibile. Durante il suo primo mandato Barroso ha cercato pi\u00f9 volte di forzare il veto degli stati a una liberalizzazione degli Ogm: la normativa comunitaria consentirebbe alla Commissione europea di annullare il ricorso alla clausola di salvaguardia in caso di evidenze scientifiche contrarie.<\/p>\n<p>Ma ogni tentativo in questo senso \u00e8 stato annullato dal Consiglio dei Ministri dell\u2019Ambiente, che ha gi\u00e0 votato quattro volte a favore del principio secondo cui un membro dell\u2019Unione europea ha il diritto di proibire la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio; in occasione dell\u2019ultimo voto (marzo 2009) solo i tre stati di cui sopra si sono dichiarati apertamente pro-Ogm, e ventidue contro.<\/p>\n<p>Bisogna invece sottolineare che, al contrario di ci\u00f2 che \u00e8 successo per i permessi di coltivazione, le licenze all\u2019importazione e lavorazione industriale degli Ogm autorizzate dall\u2019Efta non sono state messe in discussione: finora hanno avuto il via libera una trentina di elementi, soprattutto semi di mais, colza e soia prodotti da Monsanto, Bayer, Pioneer e Syngenta, destinati all\u2019alimentazione animale o umana. Nei fatti dunque, se la coltivazione diretta \u00e8 stata ostacolata in ogni modo, il mercato europeo \u00e8 stato e continua ad essere aperto ai prodotti agricoli geneticamente modificati.<\/p>\n<p><b>La strategia di Barroso<\/b><br \/>Un accordo di carattere generale, che ponga fine all\u2019incoerenza tra coltivazioni vietate e importazione e lavorazione consentite, \u00e8 stato finora irrangiungibile. Barroso \u00e8 preoccupato di riequilibrare la bilancia commerciale (l\u2019acquisto extra-Ue di Ogm non coltivabili pesa negativamente per 50 milioni di euro) e sviluppare la ricerca scientifica europea nel campo, che ha sofferto un calo consistente nell\u2019ultimo decennio; inoltre deve affrontare una minaccia di sanzioni commerciali da parte degli Stati Uniti in caso di inazione. Il rinnovo della Commissione gli fornisce un\u2019occasione per regolare il comportamento dell\u2019Unione europea, con l\u2019obiettivo di \u201ccreare un mercato unico delle biotecnologie compatibile con la protezione della salute e dell\u2019ambiente\u201d.<\/p>\n<p>In primo luogo, Barroso ha intenzione di accelerare l\u2019estenuante processo di autorizzazione degli Ogm: \u00e8 da leggere in questa ottica il provvedimento che ha trasferito la delega alle biotecnologie dalla DG Ambiente alla DG Salute, retta dal maltese John Dalli. Negli anni passati il Commissario all\u2019Ambiente Stavros Dimas \u00e8 stato una vera spina nel fianco del fronte pro-Ogm, e parallelamente il voto del Consiglio dei Ministri dell\u2019Ambiente ha sempre tenuto conto dell\u2019orientamento dell\u2019opinione pubblica europea, decisamente contraria. Barroso crede che, occupandosene i ministri della Salute, il dossier potr\u00e0 \u201craffreddarsi\u201d e acquisire una connotazione meno politica e pi\u00f9 scientifica che faciliti il raggiungimento del suo scopo.<\/p>\n<p>Il secondo atto della strategia di Barroso consiste infatti nella stesura di una nuova direttiva, che poggerebbe su due pilastri: una procedura morbida per l\u2019autorizzazione degli Ogm, che soddisfi le richieste dei favorevoli, e ampia libert\u00e0 di applicazione per i singoli stati, fino alla facolt\u00e0 di dichiararsi totalmente \u201cOgm free\u201d: una concessione necessaria, senza la quale il provvedimento non potrebbe superare la contrariet\u00e0 della maggior parte dei paesi membri e del Parlamento europeo.<\/p>\n<p><b>Uscire dal compromesso al ribasso<\/b><br \/>L\u2019adozione di una tale direttiva sarebbe per\u00f2 tutt\u2019altro che auspicabile. Priverebbe di senso il sistema di controllo e di garanzie che distingue qualitativamente il mercato alimentare europeo da quello del resto del mondo. E soprattutto, grazie all\u2019escamotage della fissazione di regole molto liberali, la Commissione rinuncerebbe al proprio ruolo di motore normativo comunitario perch\u00e9 delegherebbe la regolamentazione del settore nella sua interezza ai singoli paesi: ogni stato sarebbe libero di muoversi come crede all\u2019interno di limiti pi\u00f9 che blandi, che renderebbero possibile l\u2019adozione di normative nazionali  variabili dall\u2019autorizzazione in blocco al rifiuto totale.<\/p>\n<p>Ci troveremmo cos\u00ec davanti non al mercato unico delle biotecnologie, frutto di una politica comune in tema di alimentazione e salute, ma a ventisette legislazioni differenti che creeranno diseguaglianze tra i cittadini europei e incoerenze coi principi stabiliti nei Trattati. Questo metodo, gi\u00e0 applicato spesso negli anni scorsi in diversi campi della politica europea, \u00e8 il sintomo di una Commissione pi\u00f9 debole che mai, che restituisce agli stati una sovranit\u00e0 che non riesce a esercitare.<\/p>\n<p>Nell\u2019impossibilit\u00e0 di giungere a una posizione comune, una soluzione positiva potrebbe passare invece per lo strumento della cooperazione rafforzata, su iniziativa di un gruppo  di paesi, che scelga di darsi regole pi\u00f9 vincolanti in materia di Ogm. Uno sforzo che suppone una chiara  volont\u00e0 politica, ma che avrebbe il merito di superare il sistema fortemente diseguale che scaturirebbe dalla direttiva cos\u00ec com\u2019\u00e8 pensata oggi, nonch\u00e9 le contraddizioni della situazione attuale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:P. Guerrieri, <a href='https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1395'><b><u>L\u2019Ue e la crisi finanziaria<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) \u00e8 sempre pi\u00f9 diffusa a livello globale. Nel 2008 la sua estensione arrivava a 125 milioni di ettari (+20% sul 2006): per met\u00e0 negli Stati Uniti, seguiti da Argentina, Brasile, India e Canada. 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