{"id":14280,"date":"2010-03-29T00:00:00","date_gmt":"2010-03-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/europa-delle-patrie\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:07","slug":"europa-delle-patrie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/europa-delle-patrie\/","title":{"rendered":"Europa delle patrie"},"content":{"rendered":"<p>Doveva essere il vertice europeo dedicato alla strategia di rilancio della crescita dell\u2019Europa nel prossimo decennio, battezzata enfaticamente \u2018Europa 2020\u2019. \u00c8 stato invece un vertice dominato dal compromesso raggiunto all\u2019ultimo momento sui debiti della Grecia. Un accordo di basso profilo che se servir\u00e0 a scongiurare, a pi\u00f9 breve termine, una crisi finanziaria potenzialmente devastante, rinvia ancora una volta i problemi pi\u00f9 spinosi, accrescendo i timori di un lungo ristagno dell\u2019economia europea nei prossimi anni.<\/p>\n<p><b>L\u2019accordo sui debiti della Grecia <\/b><br \/>In base all\u2019accordo siglato, la Grecia potr\u00e0 ricevere prestiti dagli altri paesi membri dell\u2019area dell\u2019euro su base volontaria e bilaterale e cos\u00ec anche prestiti  da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi), ma solo se si verr\u00e0 a trovare in condizioni di grave difficolt\u00e0 nella gestione del suo debito. L\u2019ammontare complessivo \u00e8 ancora da definire, ma si pensa a una quota di due terzi da coprire attraverso risorse europee (circa 20-22 miliardi di euro) e un terzo da soddisfare attraverso l\u2019intervento del Fmi (intorno ai 10 miliardi).<\/p>\n<p>\u00c8 una formula di compromesso varata da un accordo franco-tedesco dell\u2019ultima ora, che premia soprattutto la Germania rispetto a molti altri paesi dell\u2019euro area, inclusa la Banca centrale europea, che avevano caldeggiato a lungo una soluzione interna coordinata tra i Paesi membri. Si era parlato, ad esempio, di un prestito comunitario che avrebbe potuto portare, a medio termine, alla creazione di un Fondo monetario europeo (Fme) in grado di gestire secondo procedure prestabilite le crisi. <\/p>\n<p>\u00c8 comunque un passo avanti: finalmente si prende atto che l\u2019esplosione di una crisi determinata dall&#8217;insolvenza anche di un piccolo paese membro dell\u2019euro, come la Grecia,  \u00e8 in grado di provocare danni molto rilevanti, a causa dell\u2019effetto contagio, agli altri paesi dell\u2019euro area e alla stessa stabilit\u00e0 della moneta unica.<\/p>\n<p><b>L\u2019aggiustamento della Grecia sar\u00e0 lungo e dall\u2019esito incerto <\/b><br \/>L\u2019accordo siglato nel vertice europeo di Bruxelles segna, tuttavia,  solo l\u2019inizio della crisi del debito greco, non certo la sua fine. In questa prima fase molto dipender\u00e0 dalla Grecia, che deve attuare il  rigoroso programma di risanamento delle sue finanze pubbliche approvato dalla Commissione europea, vincendo innanzi tutto le forti e preoccupanti proteste sociali che si sono gi\u00e0 levate nel paese. Non va dimenticato che il dissesto di bilancio che ha fatto lievitare il debito pubblico greco &#8211; gi\u00e0 oggi al 113 per cento del Pil &#8211; \u00e8 responsabilit\u00e0 innanzi tutto della stessa Grecia che ha truccato i propri conti e infranto le regole esistenti per entrare, prima, nell\u2019euro e per evitare, poi, le sanzioni di Bruxelles.<\/p>\n<p>Il processo di risanamento del debito greco durer\u00e0 tuttavia molto pi\u00f9 a lungo dei tre anni oggi preventivati e coster\u00e0 almeno tre volte (75 miliardi di euro) secondo le stime pi\u00f9 attendibilie le risorse attualmente stanziate. Ma soprattutto il suo esito finale \u00e8 ancora tutto da scrivere perch\u00e9 legato ad andamenti che andranno al di l\u00e0 delle vicende del singolo paese e interesseranno l\u2019area dell\u2019euro nel suo complesso.<\/p>\n<p><b>Disavanzi fiscali e squilibri nell\u2019euro area<\/b><br \/>In un precedente articolo su questa rivista si erano gi\u00e0 messi in risalto gli squilibri economici che si sono accumulati nell\u2019euro area in questi primi dieci anni di vita della moneta unica e che non sono attribuibili alla recente crisi. La misura pi\u00f9 appropriata per valutare la consistenza di questi squilibri \u00e8 data dall\u2019andamento dei costi unitari del lavoro dei singoli paesi membri, che dipendono dal salario nominale e dall\u2019evoluzione della produttivit\u00e0. Un sistema economico guadagna (o perde) competitivit\u00e0 se i salari crescono meno (o pi\u00f9) della produttivit\u00e0. In questi dieci anni i costi unitari di alcuni paesi, soprattutto quelli mediterranei (Spagna, Portogallo e Italia) sono aumentati fra il 15 e 25 per cento pi\u00f9 di quelli della Germania, che grazie alla crescita della produttivit\u00e0 e ancor pi\u00f9 alla moderazione salariale \u00e8 riuscita a mantenerli su livelli pressoch\u00e9 stabili in termini nominali. <\/p>\n<p>Negli anni, l\u2019andamento delle domande interne degli stessi paesi e la presenza di una moneta unica hanno trasformato questi divari di competitivit\u00e0 in persistenti squilibri delle bilance correnti all\u2019interno dell\u2019area, in particolare in un avanzo commerciale di proporzioni quasi cinesi della Germania e in disavanzi (commerciali e correnti) simmetricamente altrettanto elevati dei paesi della fascia mediterranea, quali Spagna, Portogallo, e, in minor misura, Italia. La crisi globale ha fatto poi esplodere in tutti questi paesi i deficit pubblici attraverso una caduta generale della domanda, anche in paesi fiscalmente virtuosi come la Spagna.<\/p>\n<p><b>Le diverse terapie necessarie<\/b><br \/>Se \u00e8 vero in generale che tutti i paesi dell\u2019euro area  dovranno procedere &#8211; e al pi\u00f9 presto &#8211; a risanare i propri dissestati conti pubblici, le terapie da adottare dovrebbero essere diverse. Sar\u00e0 necessario distinguere tra i casi in cui, come in Grecia, le cause dei deficit sono dovute eminentemente a  sregolatezze fiscali del passato,  e quelli in cui \u00e8 necessario intervenire anche sugli squilibri competitivi accumulati fino ad oggi, come nel caso della Spagna e anche dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Nel primo caso vanno applicate  &#8211; e con maggiore rigore rispetto al passato &#8211; la disciplina e le regole comuni di una ordinata gestione dei conti pubblici, arrivando anche a rivedere, in direzione di un suo rafforzamento, il Patto di stabilit\u00e0 e crescita (Psc) europeo: a causa della crisi i vincoli esistenti del 3% del disavanzo sul Pil e quello del 60% del debito sul Pil si sono infatti fortemente indeboliti.<\/p>\n<p> La sola revisione del Psc, tuttavia, non sar\u00e0 sufficiente nel secondo caso, dove c\u2019\u00e8 da procedere ad aggiustamenti evitando che i loro oneri ricadano interamente sulle spalle dei paesi in disavanzo (in questo caso i paesi del mediterraneo), cercando di coinvolgere anche i paesi in avanzo (come la Germania). In assenza di una qualche simmetria, in effetti, si verificherebbe una inevitabile contrazione della domanda interna europea e, con essa, della crescita complessiva dell\u2019area dell\u2019euro. Ci\u00f2 renderebbe assai pi\u00f9 gravosi, se non addirittura impossibili, i risanamenti fiscali da attuare ad opera dei singoli paesi in difficolt\u00e0. Di qui i timori di un potenziale di crescita europea destinato a rimanere basso negli scenari del dopo crisi.<\/p>\n<p><b>La stagione difficile dell\u2019economia europea<\/b><br \/>Per ripartire simmetricamente tra paesi (in surplus e deficit) gli aggiustamenti richiesti all\u2019interno dell\u2019area dell\u2019euro, \u00e8 necessario un reale ed efficace coordinamento delle politiche economiche nazionali. Ci sarebbe anche lo strumento per attuarlo: il \u201cBroad Economic Policy Guidelines\u201d, una sorta di schema di concertazione delle politiche economiche dei singoli paesi membri dell\u2019euro. Adeguatamente  rafforzato con nuovi incentivi e sanzioni, questo documento potrebbe venire utilizzato anche con una certa rapidit\u00e0, come non \u00e8 avvenuto, viceversa, nei primi dieci anni di vita dell\u2019euro.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo vertice di Bruxelles si \u00e8 parlato, in effetti, della esigenza di una nuova governance o di un nuovo governo economico (a seconda delle traduzioni) dell\u2019area dell\u2019euro, ma senza specificare, almeno  per ora, alcun contenuto. Uno dei maggiori ostacoli \u00e8 rappresentato dalle attuali posizioni della Germania, il paese oggi indiscutibilmente pi\u00f9 forte in Europa. Angela Merkel ha ripetuto che l\u2019unica ricetta da applicare ai paesi in difficolt\u00e0 \u00e8 la riduzione dei disavanzi pubblici, da attuare al pi\u00f9 presto. A questo riguardo, l\u2019unica vera necessit\u00e0 \u00e8 rafforzare gli obblighi e le sanzioni all\u2019interno di un rinnovato Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita. Fino ad arrivare a prospettare una modifica dei trattati europei per consentire l&#8217;espulsione dall&#8217;euro di quei paesi che non rispettano per un periodo di tempo prolungato i parametri di finanza pubblica prescritti dagli stessi accordi.<\/p>\n<p>La posizione della Germania, d\u2019altra parte, non fa che riflettere un atteggiamento generalizzato dei singoli paesi membri  &#8211; del gruppo dell\u2019euro e pi\u00f9 in generale dell\u2019Unione europea &#8211; caratterizzato da diffuse  mediocrit\u00e0 e da gretta chiusura nazionalistica verso gli obiettivi e gli interessi  comunitari. Un\u2019Europa delle patrie, per sintetizzare, che ha impiegato mesi per partorire una modesta risposta ad un piccolo problema quale \u00e8 quello dei debiti della Grecia e che appare ancora meno in grado di formulare una efficace strategia di rilancio a medio termine della sua crescita economica, come nelle ambizioni di \u201cEuropa 2020\u201d.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1395\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Ue e la crisi finanziaria<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Doveva essere il vertice europeo dedicato alla strategia di rilancio della crescita dell\u2019Europa nel prossimo decennio, battezzata enfaticamente \u2018Europa 2020\u2019. \u00c8 stato invece un vertice dominato dal compromesso raggiunto all\u2019ultimo momento sui debiti della Grecia. 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