{"id":14290,"date":"2010-03-30T00:00:00","date_gmt":"2010-03-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/darfur-al-bivio\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:06","slug":"darfur-al-bivio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/03\/darfur-al-bivio\/","title":{"rendered":"Darfur al bivio"},"content":{"rendered":"<p>Spiragli di luce in Sudan. A fine febbraio il governo ha firmato a Doha, con lo <i>Justice and Equality Movement<\/i> (Jem), il <i>Framework and Ceasefire Agreement<\/i>: un pre-accordo che prevede una tregua tra le parti, anche se non ancora formalizzato in un cessate-il-fuoco o in una pace definitiva. Si \u00e8 forse vicini alla parola \u201cfine\u201d per il conflitto nel Darfur? Alle ragioni di ottimismo si alternano diversi elementi di preoccupazione. In virt\u00f9 della firma dell\u2019accordo, lo Jem ha ottenuto (per la prima volta) posizioni di rilievo sia nell\u2019amministrazione centrale che in quella locale. Un\u2019eventuale <i>partnership <\/i> nazionale dipende invece da una trattativa che giunger\u00e0 forse pi\u00f9 avanti, legata alla possibilit\u00e0 che il movimento diventi un vero e proprio partito politico. <\/p>\n<p>A garanzia della seriet\u00e0 del suo impegno, dopo la firma il governo ha liberato cinquantasette combattenti dello Jem, di cui cinquanta condannati alla pena capitale e cinque all\u2019ergastolo. La liberazione segue quella di altri detenuti nel periodo precedente (il ministro della giustizia sudanese ha commentato di avere \u00abaumentato dal 30 al 50% il numero delle persone liberate\u00bb nell\u2019ultimo periodo). Inoltre, dopo la firma, l\u2019Emiro del Qatar (che ha ospitato i colloqui), ha messo a disposizione un fondo di un miliardo di dollari per la ricostruzione del Darfur. Nel corso delle trattative lo Jem ha anche chiesto (senza ottenere alcun risultato) al governo di posticipare di un periodo adeguato le elezioni presidenziali, allo scopo di meglio preparare la popolazione all\u2019appuntamento.<\/p>\n<p><b>Trattative <\/b><br \/>Le trattative tra governo e Jem sono iniziate circa sei mesi fa e si sono svolte  anche attraverso i buoni auspici della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio che, in un comunicato successivo alla firma, si \u00e8 &#8220;congratulata&#8221; con le parti, il governo del Qatar e il mediatore Djibril Bassol\u00e8 (che svolge la sua attivit\u00e0 su iniziativa congiunta Unione Africana &#8211; Nazioni Unite), sottolineando come \u00abil raggiungimento dell&#8217;accordo sia un&#8217;ulteriore dimostrazione di quanto la sinergia tra realt\u00e0 istituzionali e non istituzionali possa portare a risultati efficaci\u00bb. In questo spirito S. Egidio annuncia che continuer\u00e0 a impegnarsi affinch\u00e9 anche gli altri movimenti ribelli possano raggiungere un accordo con il governo. Analoghe felicitazioni sono arrivate dalla Lega Araba, dall\u2019Organizzazione dei Paesi islamici (Oic) e dai vertici dell\u2019Unamid, la missione di peacekeeping \u201cibrida\u201d Onu-Unione Africana che ha iniziato la sua attivit\u00e0 in Darfur nel 2007.<\/p>\n<p><b>Motivazioni <\/b><br \/>Diversi motivi hanno spinto le parti al tavolo negoziale: per il governo hanno avuto un grande peso le pressioni della comunit\u00e0 internazionale legate all\u2019iniziativa della Corte penale internazionale (Cpi), alle prossime elezioni presidenziali (che, a meno di spostamento di data, si dovrebbero svolgere entro aprile) e al referendum per l\u2019indipendenza della parte meridionale del paese, che si svolger\u00e0 a gennaio 2011. <\/p>\n<p>Per lo Jem la firma dell\u2019accordo significa riaffermare il proprio ruolo nel Darfur dopo che, dal 2008, il movimento ha assunto un\u2019importanza crescente nel panorama regionale e nazionale, anche per l\u2019appoggio del Chad che, storicamente, rappresenta il suo principale punto di riferimento. Secondo Vittorio Scelzo, emissario della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio che ha seguito le trattative, l\u2019accordo tra Chad e Sudan \u00e8 stato determinante ed \u201cha accelerato le fasi del negoziato. Si sa che il Jem era il gruppo realmente armato e protetto dal Chad\u201d, paese che ha avuto anche un ruolo importante nel facilitare il dialogo a Doha e che, dopo la firma dell\u2019intesa, ha assunto nuovamente l\u2019iniziativa per arrivare al pi\u00f9 presto ad un accordo definitivo (o, almeno, a un cessate-il-fuoco preparatorio).<\/p>\n<p><b>Caleidoscopio<\/b><br \/>L\u2019accordo \u00e8 stato rifiutato dalle fazioni dello Slm di Abdel Wahid al-Nur (Slm-Aw) e di Ahmed Abdel Shafi (Slm-Juba) che, sulla base del principio \u201cno soluzione senza sospensione &#8211; del conflitto &#8211; \u201d, (enunciato da Wahid oltre un anno fa) , chiedono al governo  il disarmo delle milizie dei <i>janjaweed <\/i>e la fine degli attacchi ai civili come pre-condizione per il dialogo. Altre dieci fazioni, alcune delle quali appartenenti ai gruppi di Tripoli (riuniti su iniziativa della Libia) e Addis Abeba (riuniti su iniziativa dell\u2019inviato speciale Usa Scott Gration) si sono uniti nel <i>Liberation Movement for Justice<\/i> (Lmj), guidato da El Tijani El-Sissi, gi\u00e0 governatore del Darfur.<\/p>\n<p>Il 18 marzo il nuovo gruppo ha sottoscritto con il governo un accordo di contenuto analogo a quello di febbraio. Khalil Ibrahim, leader dello Jem, non ha riconosciuto l\u2019accordo, opponendosi all\u2019idea di trattative parallele che minano la leadership del suo movimento; Ibrahim lavora inoltre affinch\u00e9 altre fazioni si uniscano al Jem, al fine di arrivare al tavolo delle trattative con un \u201cpeso\u201d maggiore. L\u2019azione del leader dello Jem ha portato nei giorni scorsi alla riunificazione con alcune importanti fazioni, facenti parte del gruppo di Addis Abeba. In generale, sia pure in misura inferiore rispetto al passato, il panorama dei movimenti di opposizione sembra ancora essere caratterizzato da una certa frammentazione e da dinamiche interne di forte contrapposizione.<\/p>\n<p><b>Futuro incerto<\/b><br \/>Un anno fa un accordo analogo a quelli firmati da Jem e Ljm con il governo del Sudan \u00e8 rimasto soltanto sulla carta, soprattutto perch\u00e9 il contesto generale non lasciava ben sperare rispetto alla sua effettiva realizzazione.<\/p>\n<p>Un anno dopo la situazione sembra cambiata, ma restano forti elementi di perplessit\u00e0. Dopo solo due giorni dalla firma dell\u2019accordo, l\u2019offensiva dell\u2019esercito regolare del Sudan nel Jebel Marra (la regione centrale del Darfur) contro le forse Sla di Wahid ha portato nuovi gravi disagi alla popolazione, dimostrando (ove ce ne fosse ancora bisogno) che nonostante l\u2019accordo di massima l\u2019esercito di Khartoum non rinuncia a guadagnare posizioni sul campo. Esistono inoltre forti disaccordi tra il governo e lo Jem: sia riguardo alle cariche che, nel governo nazionale e locale, spetterebbero al movimento, sia riguardo alla richiesta avanzata dallo Jem di posticipare le elezioni. Le condizioni sembrerebbero dunque finalmente diverse. Ma il condizionale rimane d\u2019obbligo. Solo il tempo riuscir\u00e0 a stabilire se alle dichiarazioni ufficiali seguiranno, finalmente, i fatti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>La Repubblica: <a href= \" http:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2010\/02\/24\/news\/guerra_darfur_finita-2417784\/\" target= \"blank\"><b><u> Sudan, l&#8217;annuncio di Bashir &#8220;La guerra nel Darfur \u00e8 finita&#8221;<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spiragli di luce in Sudan. 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