{"id":14340,"date":"2010-04-09T00:00:00","date_gmt":"2010-04-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-lunga-marcia-del-fondo-sovrano-cinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:05","slug":"la-lunga-marcia-del-fondo-sovrano-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/04\/la-lunga-marcia-del-fondo-sovrano-cinese\/","title":{"rendered":"La lunga marcia del Fondo sovrano cinese"},"content":{"rendered":"<p>Grazie ai 2.400 miliardi di dollari di riserva in valuta estera di cui dispone, la Repubblica Popolare cinese \u00e8 tra i paesi protagonisti degli investimenti diretti esteri. La punta di lancia della politica di acquisizioni internazionali di Pechino \u00e8 il fondo sovrano cinese, meglio conosciuto come China Investment Corporation (Cic).<\/p>\n<p>\t I fondi sovrani (<i>Sovereign Wealth Funds<\/i> \u2013 Swf) sono un veicolo preferenziale per investimenti in prodotti finanziari e <i>commodities <\/i>che promettono un\u2019alta redditivit\u00e0. I pi\u00f9 noti sono solitamente controllati dalle banche centrali dei paesi che hanno accumulato ricchezze nel corso del tempo grazie ai proventi dell\u2019esportazione di petrolio e gas o ad altri tipi di avanzi della bilancia commerciale, come appunto nel caso cinese. Esistono anche altri fondi governativi, non strettamente identificati come fondi sovrani, che operano sui mercati esteri. Nel caso cinese sono il Safe, preposto dalla Banca centrale al controllo della conversione della valuta, e il fondo pensionistico Nssf, che pu\u00f2 diversificare sui mercati esteri sino al 20% del proprio capitale.<\/p>\n<p><b>Nuovi equilibri<\/b><br \/>\tVari sono gli obiettivi dei fondi sovrani. Possono per esempio servire a stabilizzare i capitali generati da una bilancia commerciale favorevole, ma anche a finanziare politiche di sviluppo interno a lungo termine. Il loro recente arrivo sulla scena mondiale &#8211; un fenomeno sviluppatosi soprattutto nell\u2019ultimo quinquennio &#8211; ha contribuito a spostare l\u2019equilibrio del potere economico dai paesi Ocse a quelli del Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e del Medio Oriente.  \u00c8 chiaro che la tradizionale distinzione tra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati non corrisponde a quella attuale tra paesi debitori e creditori. In questa seconda classificazione le economie degli Stati Uniti e della vecchia Europa non si trovano pi\u00f9 in una posizione di vantaggio, al contrario. Ne \u00e8 un esempio la recente offerta greca alla Cina di 25 miliardi di dollari del proprio debito pubblico.<\/p>\n<p>Questo spostamento del potere economico dai paesi liberal-democratici a quelli contraddistinti da nuove forme di capitalismo autoritario pu\u00f2 avere notevoli implicazioni. Nonostante i grandi problemi irrisolti della sua economia, la Cina pu\u00f2 emergere sulla scena mondiale come un attore primario, ora che le sue riserve valutarie estere non vengono pi\u00f9, come in passato, immediatamente reinvestite nel debito pubblico americano. Il fatto \u00e8 che oggi sono le nazioni maggiormente industrializzate a essere obiettivo di acquisizioni ostili da parte dei fondi delle nazioni in via di sviluppo. Il che  sta gi\u00e0 provocando accese controversie.<\/p>\n<p>\tSecondo una stima dall\u2019Economist Intelligent Unit, i fondi con maggiori disponibilit\u00e0 di risorse sono l\u2019Abu Dhabi Investment Authority (875 miliardi di dollari), il Government Pension Fund della Norvegia (350 miliardi), la Government of Singapore Investment Corporation (Gic \u2013 330 miliardi), il gi\u00e0 ricordato China Investment Corp (Cic \u2013 300 miliardi), la  Temasek Holdings di Singapore (159,2 miliardi) e lo Stabilisation Fund della Russia (158 miliardi). L\u2019unico paese europeo presente in questa classifica \u00e8 la Norvegia; gli altri paesi comunitari sono in realt\u00e0 afflitti da un ingente debito sovrano.<\/p>\n<p><b>Fame di materie prime<\/b><br \/>\tNato nella seconda met\u00e0 del 2007 grazie all\u2019incessante lavoro di <i>lobbying<\/i> all\u2019interno del Consiglio di Stato da parte dell\u2019odierno presidente Lou Jiwei, gi\u00e0 viceministro delle finanze, il Cic si \u00e8 subito imposto all\u2019attenzione dei salotti buoni della finanza mondiale con importanti acquisizioni azionarie all\u2019interno di Blackstone, Visa e Morgan &#038; Stanley. A seguito del tracollo del sistema finanziario americano il fondo sovrano cinese ha avuto una virata a 180 gradi della propria politica di investimento, puntando sul settore che la Cina considera strategico per una politica di sviluppo sostenibile: quello dell\u2019energia e delle materie prime.<\/p>\n<p>Se la vecchia Europa continua a chiedersi quali siano gli obiettivi del Cic, alcuni paesi dell\u2019Asia Centrale, dell\u2019Africa e dell\u2019America Latina ne hanno gi\u00e0 sperimentato l\u2019azione. La societ\u00e0 statale del Kazakhistan per la gestione dell\u2019energia ha subito recentemente un\u2019acquisizione dell\u201911% da parte del Cic per un totale di 939 milioni di dollari. Il Cic ha investito altri 2.75 miliardi in PT Bumi Resources, primo produttore di carbone indonesiano, e in Noble Group Ltd, che opera anch\u2019esso nel settore delle materie prime. Altri enti statali cinesi hanno fatto investimenti in Canada (settore petrolifero), nel Curdistan iracheno, in Nigeria e in Svizzera (Addax Petroleum Corporation). <\/p>\n<p>\t\t<b>Impatto sull\u2019Italia<\/b><br \/>Lo scorso febbraio il direttore generale del Cic Gao Xiqing ha visitato l\u2019Italia, ma non \u00e8 chiaro quali azioni il Cic intenda intraprendere nel nostro paese. Potrebbe orientarsi su acquisizioni minoritarie in Enel e Eni, magari con un occhio di riguardo al settore assicurativo (Generali). Se l\u2019azione del fondo sovrano cinese in Europa suscita ancora molti interrogativi, \u00e8 probabile che vi investir\u00e0 meno di quanto ha fatto (o in procinto di fare) nelle nuove aree strategiche di approvvigionamento energetico, dall\u2019Asia centrale all\u2019Africa.<\/p>\n<p>\tLa proiezione internazionale del Cic non solo pu\u00f2 favorire la penetrazione economica cinese al di fuori dei confini nazionali, ma anche rendere sempre pi\u00f9 appetibile per i paesi in via di sviluppo il modello cinese di socialismo di mercato. \u00c8 un fatto che, se prima della crisi il modello liberista e democratico andava ancora per la maggiore, oggi i metodi occidentali di governo, con i tanti vincoli e intrecci tra istituzioni e soggetti politici che li caratterizzano, suscitano una crescente perplessit\u00e0.<\/p>\n<p>Astri nascenti della finanza mondiale, i fondi sovrani potranno avere una notevole influenza sull\u2019andamento dei mercati, ma anche su contingenti situazioni politiche, e persino sullo stesso processo di globalizzazione. Per la Cina la scommessa \u00e8 di riuscire a cambiare, in tempi brevi, il proprio modello di crescita, trasformandosi da venditore a compratore. Il Cic  potrebbe favorire questa transizione, assicurando un cospicuo ritorno degli investimenti esteri sia in termini di capitale che di risorse strategiche.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>F. Dani: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1406\" target= \"blank\"><b><u> I cinesi in Mozambico a caccia di risorse <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Casarini: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1321\" target= \"blank\"><b><u>Il rapporto Ue-Cina e il ruolo dell&#8217;Italia <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie ai 2.400 miliardi di dollari di riserva in valuta estera di cui dispone, la Repubblica Popolare cinese \u00e8 tra i paesi protagonisti degli investimenti diretti esteri. La punta di lancia della politica di acquisizioni internazionali di Pechino \u00e8 il fondo sovrano cinese, meglio conosciuto come China Investment Corporation (Cic). I fondi sovrani (Sovereign Wealth [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[77,122],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14340"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14340"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14340\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62193,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14340\/revisions\/62193"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14340"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14340"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14340"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}