{"id":14400,"date":"2010-04-22T00:00:00","date_gmt":"2010-04-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lemergenza-immigrazione-riaccende-la-tensione-tra-italia-e-malta\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:03","slug":"lemergenza-immigrazione-riaccende-la-tensione-tra-italia-e-malta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/04\/lemergenza-immigrazione-riaccende-la-tensione-tra-italia-e-malta\/","title":{"rendered":"L\u2019emergenza immigrazione riaccende la tensione tra Italia e Malta"},"content":{"rendered":"<p>Un contenzioso latente ma pervicace continua ad opporre Malta all\u2019Italia a dispetto degli eccellenti rapporti politici che si sono venuti consolidando  sin dal 1980, quando l\u2019Italia si impegn\u00f2 con un trattato a garantire la neutralit\u00e0 maltese. Motivo di disaccordo \u00e8 l\u2019enorme zona marittima di ricerca e soccorso (Search and Rescue, Sar) di quasi 250.000 chilometri quadrati che Malta reclama nonostante il suo territorio insulare sia di appena 315 chilometri quadrati.<\/p>\n<p><b>Termini della controversia<\/b><br \/>La zona reclamata da Malta include persino le acque territoriali italiane delle Isole Pelagie, Lampedusa compresa. Proprio Lampedusa costituisce una delle ragioni centrali della disputa: Malta  sostiene che i migranti salvati nella sua zona di ricerca e soccorso debbano essere trasportati sull\u2019isola italiana, qualora questa sia l\u2019approdo pi\u00f9 vicino per i mezzi di salvataggio. <\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/SAR.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\" align=\"center\"><\/p>\n<p>Malta non accetta in sostanza il principio, codificato nel 2004 nell\u2019ambito della Convenzione  Solas (1974) e della Convenzione di Amburgo (1979), secondo cui il posto sicuro (<i>place of safety<\/i>) in cui sbarcare i migranti va individuato tra i porti del paese che \u00e8 titolare della zona Sar. A parere di Malta la nozione di <i>place of safety <\/i>dovrebbe invece essere interpretata nel senso che lo sbarco pu\u00f2 avvenire nel porto pi\u00f9 vicino al luogo di soccorso, a prescindere dal fatto che esso appartenga o meno allo Stato responsabile del Sar. La differente interpretazione di tale principio ha causato tensioni. Ad esempio, l\u2019anno scorso La Valletta ha rifiutato l\u2019approdo al mercantile turco \u201c<i>Pinar<\/i>\u201d che aveva salvato 144 migranti nella zona Sar maltese, 50 miglia a sud di Lampedusa. L\u2019approdo \u00e8 stato poi autorizzato dall\u2019Italia a Porto Empedocle per motivi umanitari. L\u2019episodio aveva indotto il governo italiano ad auspicare la ricerca di una soluzione interpretativa a livello europeo. <\/p>\n<p><b>Nuove regole  europee<\/b><br \/>Tenendo conto di tale auspicio e nel tentativo di gestire l\u2019emergenza immigrazione che si ripresenter\u00e0 nei prossimi mesi estivi, le istituzioni europee hanno adottato nuove  misure per la cooperazione operativa dell\u2019agenzia europea Frontex e per il soccorso in alto mare di migranti in pericolo. La Commissione aveva elaborato un progetto di decisione del Consiglio per integrare il codice Schengen nella parte relativa alla sorveglianza delle frontiere marittime affidata alla stessa Frontex. La decisione \u00e8 stata sottoposta al vaglio del Parlamento europeo il quale non ha tuttavia approvato la proposta di attribuirle valore vincolante. Il testo ha cos\u00ec mantenuto una valenza orientativa e sostanzialmente esortativa (<i>soft law<\/i>). Le nuove <i>Rules e Guidelines<\/i> escludono i respingimenti in alto mare, prevedendo che gli agenti di Frontex debbano prioritariamente \u201ctener  conto delle particolari esigenze dei minori, delle vittime della tratta, di quanti necessitano di assistenza medica urgente o di protezione internazionale e di quanti si trovano in situazione di grande vulnerabilit\u00e0\u201d. <\/p>\n<p>Questi principi di carattere generale sono completati dalla regola &#8211; che non \u00e8 accettata da Malta &#8211; secondo cui lo sbarco dei migranti soccorsi deve avvenire nel paese che ospita l\u2019operazione Frontex, a meno di diverse soluzioni quali \u201clo sbarco nel paese terzo da cui \u00e8 partita la nave che trasporta le persone interessate o dalle cui acque territoriali o regione di ricerca e soccorso tale nave \u00e8 transitata\u201d Il risultato \u00e8 che lo svolgimento della prossima operazione Frontex (denominata \u201c<i>Chronos<\/i>\u201d) che doveva essere ospitata a Malta, \u00e8 subordinato all\u2019esito della missione nell\u2019isola del Commissario europeo per gli Affari interni Cecilia Malmstr\u00f6m. Va detto che le attivit\u00e0 di Frontex nel Mediterraneo  sono sempre risultate efficaci (nelle Canarie l\u2019agenzia europea ha svolto le operazioni \u201c<i>Hera<\/i>\u201d incentrate sul rimpatrio e molto apprezzate dalla Spagna). <\/p>\n<p><b>Lacune maltesi<\/b><br \/>Il nodo della questione sta nell\u2019enorme zona marittima Sar maltese in cui vengono soccorsi i migranti, che si sovrappone alle acque territoriali delle Pelagie e che si spinge fin sotto Creta, a distanza di circa 500 miglia da Malta, privando tra l\u2019altro la Tunisia di un ragionevole spazio in cui esercitare le proprie funzioni di ricerca e soccorso. Questa zona marittima  coincide di fatto con la zona per le informazioni di volo &#8211; zona Fir &#8211; la cui funzione \u00e8 regolamentata dalla Convenzione di Chicago del 1944 sulla sicurezza dell\u2019aviazione civile, che \u00e8 stata gestita dalla Gran Bretagna fino a quando Malta era un suo possedimento. Malta ne pretende la titolarit\u00e0, nonostante le proteste italiane. <\/p>\n<p>Una situazione analoga si ha in Egeo ove la Grecia ha una zona Sar (coincidente con la Fir) non riconosciuta dalla Turchia. Ma mentre la Grecia, facendo base sui suoi mezzi aeronavali &#8211; dislocati sulle numerose isole che si spingono a ridosso della costa turca &#8211; \u00e8 effettivamente in grado di provvedere ad un efficiente servizio di  soccorso, non \u00e8 cos\u00ec per Malta. I mezzi maltesi, anche se ben assortiti (anche grazie alla cooperazione militare italiana che, tra l\u2019altro, ha messo a disposizione elicotteri ed un pattugliatore d\u2019altura) e di recente incrementati con quattro motovedette acquistate dall\u2019Australia con fondi europei, non sembrano sufficienti a garantire la capacit\u00e0 di azione necessaria ad effettuare tempestivi soccorsi in un\u2019area cos\u00ec vasta. Tant\u2019\u00e8 che Malta \u00e8 stata costretta pi\u00f9 volte a far intervenire mezzi di soccorso italiani e ha assegnato alla Grecia, tramite un accordo, la sorveglianza nell\u2019area pi\u00f9 orientale della propria zona. <\/p>\n<p>Nel 2008 Malta ha inoltre stipulato un memorandum di cooperazione Sar con la Libia, considerando evidentemente la prossimit\u00e0 della propria area alle coste libiche. Una riduzione della zona Sar maltese ad ovest, a sud e a est, rappresenterebbe quindi un adeguamento alla realt\u00e0 geografica dell\u2019area in conformit\u00e0 al principio di effettivit\u00e0 presupposto, in materia, dalla Convenzione di Amburgo del 1979.<\/p>\n<p><b>Possibili vie d\u2019uscita<\/b><br \/>Possono ben comprendersi i motivi per cui Malta difende strenuamente la zona Sar come una questione di vitale interesse nazionale e con il sostegno della propria opinione pubblica: non solo l\u2019Ue fornisce a Malta un aiuto finanziario rapportato all\u2019estensione della Sar, ma la frontiera sud di quest\u2019ultima costituisce per pi\u00f9 di 1.000 km il vallo, per cos\u00ec dire, della fortezza Europa. A Malta si tende a vedere la zona Sar come una sorta di compensazione per l\u2019esigua estensione territoriale del paese e si ritiene che fornisca un\u2019ipoteca sulle future delimitazioni della Zona economica esclusiva (Zee) e della piattaforma continentale che resta ancora da definire (senza alcun fondamento giuridico, in quanto la Sar riguarda la giurisdizione ai fini del soccorso e non l\u2019esercizio di diritti sovrani).<\/p>\n<p>\u00c8 quindi difficile che Malta rinunci alle sue pretese. A meno di non immaginare un\u2019intesa italo-maltese per deferire la soluzione del caso ad un organo arbitrale o giurisdizionale o, pi\u00f9 opportunamente, per convocare una conferenza intergovernativa sotto egida dell\u2019International Maritime Organization (Imo) per la delimitazione delle Sar del Mediterraneo centrale, cui invitare i paesi interessati anche in vista della creazione di zone congiunte. <\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che il Sar \u00e8 solo uno degli aspetti (ovviamente prioritario) della sorveglianza anti-immigrazione. La quale va invece inquadrata, restando fermi gli inderogabili principi di rispetto della sicurezza delle persone e dei loro diritti umani, nell\u2019ambito pi\u00f9 vasto del sistema di cooperazione delineato, tra l\u2019altro, nel III Protocollo di Palermo del 2000, riguardante la prevenzione ed il contrasto del traffico di immigrati illegali in alto mare, il cui sviluppo con i paesi di origine \u00e8 stato pi\u00f9 volte indicato dal ministro dell\u2019Interno Roberto Maroni come un obiettivo che la Commissione europea dovrebbe porsi. Questa \u00e8 del resto la via scelta sia da Italia e Libia nell\u2019ambito del Trattato bilaterale di amicizia, partenariato e cooperazione del 2008, sia da Malta e Libia nell\u2019ambito delle loro amichevoli relazioni  bilaterali. <\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che gli interessi maltesi a non divenire il punto di ingresso di migranti illegali coincidono con quelli italiani. D\u2019altronde, oltre ad essere entrambe membri dell\u2019Unione, Italia e Malta sono legate, grazie all\u2019accordo del 1980, da relazioni speciali cos\u00ec strette da rendere la cooperazione bilaterale una strada obbligata, anche se il raggiungimento di un accordo richieder\u00e0 un paziente lavoro di tessitura diplomatica sia a livello bilaterale che europeo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>B. Nascimbene: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1244\" target= \"blank\"><b><u>I respingimenti e i rapporti Italia-Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p> N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1234\" target= \"blank\"><b><u>Come risolvere la controversia sulla pesca tra Italia e Libia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un contenzioso latente ma pervicace continua ad opporre Malta all\u2019Italia a dispetto degli eccellenti rapporti politici che si sono venuti consolidando sin dal 1980, quando l\u2019Italia si impegn\u00f2 con un trattato a garantire la neutralit\u00e0 maltese. 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