{"id":14440,"date":"2010-04-28T00:00:00","date_gmt":"2010-04-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/come-cambiano-le-lobby-pro-israele\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:02","slug":"come-cambiano-le-lobby-pro-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/04\/come-cambiano-le-lobby-pro-israele\/","title":{"rendered":"Come cambiano le lobby pro-Israele"},"content":{"rendered":"<p>I rapporti tra Israele e Usa stanno attraversando una fase nuova, caratterizzata da un paradosso: le due parti ribadiscono in ogni occasione che il rapporto \u00e8 solido, ma le divergenze politiche si sono accentuate e non se ne intravede all\u2019orizzonte un superamento. Nel frattempo, si susseguono appelli di organismi e personalit\u00e0 pro-Israele, affinch\u00e9 Washington non abbandoni il suo principale alleato in Medioriente. Queste voci per\u00f2 sono troppo insistenti per non far pensare che scaturiscano dal timore di un bradisisma che potrebbe diventare incontrollabile.<\/p>\n<p>Un terreno su cui si inserisce il continuo lavoro delle lobby filo-Israele negli Stati Uniti, spesso sbrigativamente definite lobby ebraiche, termine che semmai andrebbe usato solo per quegli organismi che lavorano sui rapporti tra comunit\u00e0 ebraica americana e le altre componenti del paese, nel governo e nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>Le lobby filo-Israele infatti sono assai composite, con una forte presenza non ebraica, e il loro sostegno a Israele ha un&#8217;amplissima gamma di motivazioni: ideali, religiose, politiche, economiche.  A volte distinte, spesso mescolate, se non deliberatamente sovrapposte. O addirittura francamente antisemite: alcuni settori cristiani sostengono Israele e  lavorano attivamente per rafforzarlo, in modo che possa radunare a s\u00e9 gli ebrei del mondo, come profetizzato nella Bibbia, e porre la premessa all&#8217;Armageddon che &#8211; dopo la distruzione o semmai la conversione di Israele &#8211; annunci il ritorno di Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p><b>L\u2019Aipac<\/b><br \/>Il mondo delle lobby filo Israele negli Usa ha visto in prima linea negli ultimi decenni l&#8217;American Israel Public Affairs Committee (Aipac), il gruppo pi\u00f9 attivo e conosciuto. Dall&#8217;avvento al potere del Likud, nel 1977,  l&#8217;Aipac ha assunto un ruolo crescente nel sostegno a Israele, sia in sede di Congresso sia nelle amministrazioni locali.  Come tutti i <i>public action Committee<\/i> registrati per attivit\u00e0 di lobbying, l\u2019Aipac lavora  alla luce del sole, e in particolare dedica ogni cura ai membri del Congresso Usa, sia scegliendo quali candidati appoggiare, sia vagliando con attenzione  ogni aspetto delle loro attivit\u00e0 che abbia relazione, diretta o indiretta, con Israele.<\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Aipac tende per\u00f2 ad essere poco chiara in particolare su un aspetto: non \u00e8 una lobby ebraica, e alcuni suoi membri, individui privati o societ\u00e0, ne fanno parte perch\u00e9 interessati a uno specifico aspetto dei rapporti tra i due paesi, ovvero quello economico. Al centro dell\u2019attenzione sono soprattutto  le forniture militari, sotto forma sia di aiuti americani a Israele, sia di acquisti o scambi. Se scoppiasse la pace all&#8217;improvviso, alcune lobby pro-Israele, &#8216;l\u2019Aipac in particolare, ne risentirebbero fortemente. I grossi interessi che fanno capo all&#8217;Aipac  la rendono per\u00f2 vulnerabile. Quando diventa troppo invadente suscita inevitabilmente rezioni all\u2019interno degli Stati Uniti e spesso anche tensioni nei rapporti tra Washington e Gerusalemme. A volte l&#8217;Aipac sopravvaluta il suo pur rilevante peso rischiando di scivolare nell&#8217;interferenza. Nel 1992, il primo ministro Rabin, in visita negli Stati Uniti, colse l&#8217;occasione per una famosa lavata di capo all&#8217;Aipac, con l&#8217;esplicito invito a non intromettersi negli affari, internazionali e non, di Israele. Quest\u2019ultimo, in verit\u00e0, non \u00e8 l&#8217;unico paese ad avere a Washington sia una rappresentanza diplomatica ufficiale sia gruppi di sostegno, ma \u00e8 probabilmente quello per il quale queste due dimensioni sono pi\u00f9 strettamente intrecciate, in maniera a volte controproducente.<\/p>\n<p>Ci sono negli Stati Uniti diverse altre grandi associazioni che appoggiano Israele, alcune delle quali sono ebraiche, come ad esempio la Zionist Organization of America o il Jewish Council for Public Affairs, che comprende a sua volta l&#8217;Anti-Defamation League, in prima linea nella lotta all&#8217;antisemitismo. Non sempre le sfere di azione di questi organismi sono divise e definite, n\u00e9 potrebbe essere altrimenti.  Ad esempio, il sostegno a Israele, in nome dell&#8217;assoluto valore della solidariet\u00e0 del popolo ebraico, ha una ovvia valenza politica, ma passa anche per aspetti culturali e sociali. Primo tra tutti la vita delle comunit\u00e0 ebraiche e le scuole, istituzioni che vengono sostenute in ogni modo anche per evitare il pericolo maggiore da cui gli ebrei americani si sentono minacciati: l&#8217;assimilazione.<\/p>\n<p>Formare nuove generazioni con forte attaccamento alle radici ebraiche e grande senso di solidariet\u00e0 verso Israele \u00e8 uno sforzo intenso e costante, reso difficile dalla grande articolazione degli ebrei americani, tra cui prevalgono i  movimenti di ebraismo riformato. Molti di questi movimenti non sono affatto filosionisti, o per ragioni politiche o anche, e in numero crescente, per ragioni religiose. Gli ultraortodossi non riconoscono legittimit\u00e0 allo stato di Israele, perch\u00e9 non \u00e8 il regno del Messia, e le loro attivit\u00e0 politiche, lobbying compreso, sono volte alla difesa delle proprie comunit\u00e0 e di uno stile di vita di rigida osservanza, non di Israele in quanto tale. Tra i filosionisti poi abbondano i distinguo: sostegno a Israele ma non a certe sue politiche, allo stato, non al governo. Questo universo \u00e8 attraversato da un  continuo dibattito su come appoggiare l&#8217;uno senza automaticamente sottoscrivere le politiche dell&#8217;altro, con divisioni anche gravi tra ebrei americani ed Israele, ma soprattutto all&#8217;interno della comunit\u00e0 ebraica.<\/p>\n<p>Le associazioni sioniste non ebraiche, annoverano Christians United for Israel, di tendenze millenariste, o altre, come la pi\u00f9 moderata International Christian Embassy Jerusalem, tutte legate al mondo protestante e soprattutto evangelico, anche se il sostegno a Israele viene da alcune di queste visto in modo pi\u00f9 critico, con attenzione anche all&#8217;aspetto palestinese.<\/p>\n<p><b>Novit\u00e0 J Street<\/b><br \/>Ma l&#8217;Aipac \u00e8 pur sempre la corazzata in prima linea e  quando,  due anni fa, in coincidenza con l&#8217;avvio della campagna presidenziale di Barack Obama, \u00e8 nata J Street, la notizia ha destato poca attenzione: in fondo era solo l&#8217;ennesima associazione filo Israele, piccola e assai liberal, nulla che potesse togliere spazio ai grandi soggetti gi\u00e0 sul campo.<\/p>\n<p>J Street \u00e8 stata fondata da un gruppo di giovani attivisti ebrei e il loro capo, Jeremy Ben-Ami, li riassume idealmente: ha iniziato giovanissimo l&#8217;attivit\u00e0 politica nello staff di Bill Clinton, ha vissuto in Israele, conosce bene le due realt\u00e0. Ha creato un&#8217;organizzazione agile, con nuovi strumenti di comunicazione,  per cercare e ottenere sostegno in quella grande componente dell&#8217;ebraismo americano che \u00e8 giovane, ben diversa dai padri e dai nonni, spesso segnati dalle ferite e dalla memoria della Shoah. Una generazione decisa ad appoggiare Israele, ma non qualunque sua politica, soprattutto se contraddice i valori americani e ebraici: democrazia piena, diritti garantiti, giustizia come premessa alla pace.<\/p>\n<p>L&#8217;arrivo di J Street ha suscitato, nel mondo pro Israele, sia grande interesse sia una seria  preoccupazione. Sono volate accuse di antisemitismo,  di essere ebrei che odiano se stessi, e si \u00e8 cercato di ridurre, spesso ignorandolo, l&#8217;impatto del nuovo arrivato. Linea scelta anche da Israele e che ora sta lentamente rientrando, anche  perch\u00e9 il governo e altri gruppi pi\u00f9 avveduti \u2013 soprattutto l&#8217;Aipac \u2013 si rendono conto che J Street \u00e8 una concorrente sul terreno pi\u00f9 importante: quello delle nuove generazioni, protagoniste di un inarrestabile ricambio. Attaccarli frontalmente potrebbe significare perderli irrimediabilmente; meglio dunque usare la giusta misura di blandizia e sperare che J Street commetta errori.<\/p>\n<p><b>Nuova identit\u00e0<\/b><br \/>Bench\u00e9 possa sembrare che il terreno di confronto tra le lobby filo Israele sia prevalentemente politico, esso riguarda direttamente anche  il modo di interpretare la religione. Il complesso mondo delle lobby filo Israele, e in particolare quelle propriamente ebraiche, opera attraverso una faglia quasi invisibile all&#8217;esterno, ma determinante nell&#8217;assetto dei rapporti tra ebrei americani (in verit\u00e0, la cosa vale per tutta la diaspora) e Israele, soprattutto con governi fortemente connotati da componenti religiose.<\/p>\n<p>L&#8217;ebraismo americano \u00e8, in larga parte, composto da denominazioni riformiste, in vario grado, mentre Israele \u00e8 sempre pi\u00f9 connotato da una rigida ortodossia, ostile ai movimenti riformisti. Questioni come la definizione di ebreo, o come il riconoscimento delle conversioni, possono apparire poco rilevanti se paragonate alla ricerca della pace e della stabilit\u00e0 in Medioriente. Ma esse sono invece di cruciale importanza e spaccano il mondo ebraico, diviso cos\u00ec tra Israele (che vuole sostegno acritico) e diaspora  (che si sente chiamata ad essere paladina ma in condizione di subordinazione anche in tema di religione). La forte comunit\u00e0 ebraica americana, inoltre, si sta trasformando.  Crescono demograficamente gli ortodossi, diminuiscono le componenti riformiste, peraltro con maggiori rischi di assimilazione e quindi alla ricerca di una nuova identit\u00e0 ebraica, meno codificata e pi\u00f9 allargata. Tutti cercano nuovi rapporti con lo stato che incarna il sionismo realizzato. Una serie di mutamenti che investiranno tutto, mentre cambia anche l&#8217;America, sempre pi\u00f9 composita, e la missione del sostegno a Israele diventer\u00e0 ancora pi\u00f9 complessa: richieder\u00e0 soprattutto idee e metodi nuovi, da parte sia dei vecchi sia dei nuovi gruppi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1439\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019illuminismo di Obama e la Realpolitik mediorientale<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>C. Calia:  <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1433\" target= \"blank\"><b><u>Militari Usa contro Netanyahu <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I rapporti tra Israele e Usa stanno attraversando una fase nuova, caratterizzata da un paradosso: le due parti ribadiscono in ogni occasione che il rapporto \u00e8 solido, ma le divergenze politiche si sono accentuate e non se ne intravede all\u2019orizzonte un superamento. Nel frattempo, si susseguono appelli di organismi e personalit\u00e0 pro-Israele, affinch\u00e9 Washington non [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[95,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14440"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14440"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14440\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63173,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14440\/revisions\/63173"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14440"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14440"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14440"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}