{"id":14450,"date":"2010-04-28T00:00:00","date_gmt":"2010-04-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lo-stretto-di-hormuz-al-centro-della-partita-tra-iran-e-occidente\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:03","slug":"lo-stretto-di-hormuz-al-centro-della-partita-tra-iran-e-occidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/04\/lo-stretto-di-hormuz-al-centro-della-partita-tra-iran-e-occidente\/","title":{"rendered":"Lo Stretto di Hormuz al centro della partita tra Iran e Occidente"},"content":{"rendered":"<p>La strategia Usa ed europea nei confronti dell\u2019Iran e del suo programma nucleare mostra l\u2019intenzione di evitare, per quanto possibile, un conflitto armato. L\u2019opzione militare, infiammerebbe, secondo molti analisti, l\u2019intero Medio Oriente, determinando una forte instabilit\u00e0 regionale.  La ripresa degli scontri tra sciiti-sunniti in Iraq, l\u2019intervento di Hezbollah contro Israele, la mancata cooperazione per stabilizzare i confini afgani e l\u2019inasprirsi dei conflitti in Yemen vengono spesso menzionate come alcune delle possibili conseguenze di un conflitto. Meno citata, ma non per questo meno importante agli occhi dei  governi occidentali, \u00e8 invece la sicurezza del Golfo Persico e in particolare dello Stretto di Hormuz. <\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/hor_cartina.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\" align=\"center\"><\/p>\n<p>Non bisogna infatti dimenticare che circa il 40% delle forniture marittime mondiali di greggio passa proprio attraverso questo spazio, che nel suo punto pi\u00f9 stretto \u00e8 largo appena 54 km. Il flusso di navi e petrolio deve rimanere costante per non provocare un rapido incremento del prezzo del greggio, poich\u00e9 le contromosse studiate per rotte alternative (come l\u2019oleodotto che dovrebbe attraversare l\u2019Arabia Saudita da est a ovest) sono ancora lontane dall\u2019essere realizzate.<\/p>\n<p>Non appare realistico  che Teheran decida di chiudere lo stretto in periodo di pace. Questa eventualit\u00e0 \u00e8 proprio ci\u00f2 che maggiormente potrebbe unire i governi occidentali in un\u2019unica causa e convincerli della necessit\u00e0 di un\u2019azione militare decisa; \u00e8 improbabile che la leadership di Teheran ignori quanto suicida possa essere tale opzione. Diversa \u00e8 invece la situazione di un Iran gi\u00e0 sottoposto a una campagna di bombardamenti sui propri siti nucleari e militari: la chiusura dello stretto, minacciata dal comandante dei Pasdaran, Generale Ali Mohammed Jafari, diverrebbe allora una possibilit\u00e0, anche se difficilmente realizzabile.<\/p>\n<p><b>Le opzioni iraniane<\/b><br \/>Esistono principalmente tre modi per impedire il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, impiegabili singolarmente o in combinazione tra loro. Innanzi tutto \u00e8 possibile un blocco navale attivo, ovvero l\u2019impiego diretto dei vascelli e dell\u2019aviazione iraniana per attaccare le navi in passaggio. Tale opzione appare la meno probabile e meno efficace, in quanto l\u2019apparato aeronavale Usa garantirebbe la pronta e rapida distruzione di tali forze anche a lunga distanza, liberando il percorso. L\u2019effetto di tale azione da sola sarebbe perci\u00f2 sostanzialmente ininfluente, considerando anche che la neutralizzazione di queste risorse militari iraniane sarebbe  un obiettivo occidentale fin dalle prime ore di conflitto.<\/p>\n<p>Un blocco passivo \u00e8 possibile invece affondando una o pi\u00f9 navi nello Stretto laddove il fondale sia meno profondo e minando il corridoio di transito. In tal modo si impedisce di fatto  il passaggio, ponendo degli ostacoli sul percorso. Il rischio di collisione &#8211; o, peggio, di esplosione &#8211; costringerebbe i contingenti alleati a un\u2019opera di rimozione degli impedimenti che potrebbe durare anche qualche giorno. Tuttavia rimane da verificare l\u2019efficacia iraniana nell\u2019effettuare tale azione: in entrambi i casi infatti \u00e8 necessario giungere fisicamente sul posto designato e ne deriva perci\u00f2 un margine di reazione considerevole per le forze Usa.<\/p>\n<p>Esiste infine l\u2019opera di interdizione: in questo caso azioni \u201cmordi-e-fuggi\u201d che prevedano il lancio di missili anti-nave da terra (come il C-508 di origine cinese) o torpedini (come lo Shkval russo che equipaggia i nuovi motoscafi d\u2019attacco iraniani) metterebbero a repentaglio non solo il naviglio civile, ma perfino i vascelli militari che si trovassero costretti ad operare a bassa velocit\u00e0 all\u2019interno degli stretti corridoi di navigazione all\u2019imboccatura del Golfo. Il problema in questo caso riguarda la difficolt\u00e0 di localizzare il pericolo prima del lancio data la velocit\u00e0 dei motoscafi, le loro piccole dimensioni e la mimetizzazione delle postazioni a terra.<\/p>\n<p><b>Basso rischio reale, alto rischio mediatico?<\/b><br \/>Normalmente la superiorit\u00e0 bellica Usa dovrebbe garantire l\u2019inefficacia di tali tattiche, grazie alla potenza aeronavale e al sistema elettronico Aegis che protegge le navi da missili in arrivo. Eppure nel 2004 un\u2019esercitazione simulata mostr\u00f2 la disfatta della 5a Flotta Usa &#8211; con numerose navi ipotizzate danneggiate o affondate &#8211; se affrontata da nugoli di motoscafi ad alta velocit\u00e0 che attacchino a sciame, cos\u00ec come previsto dalla dottrina navale iraniana; tutto ci\u00f2 a causa della difficolt\u00e0 di ingaggiare efficacemente tali natanti, dai numerosi ricoveri nascosti nella costa ove possono rifugiarsi, e per il ristretto spazio dove i grandi vascelli Usa sono impossibilitati a manovrare al meglio. \u00c8 improbabile che nel frattempo il Pentagono non abbia studiato contromosse, tuttavia rimane il fatto che a Teheran basti affondare o danneggiare gravemente anche solo una nave da guerra di qualsiasi dimensione per segnare un punto importante nella guerra mediatica che inevitabilmente si svolgerebbe parallela a quella reale. L\u2019efficacia dell\u2019opera di <i>search &#038; destroy <\/i>nelle prime ore di conflitto determiner\u00e0 dunque la neutralizzazione o meno di tale minaccia.<\/p>\n<p>Appare evidente come l\u2019esito globale degli scontri non sia in discussione, anche se \u00e8 possibile che il flusso di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz risulti bloccato o seriamente limitato per almeno qualche giorno. I governi occidentali dovrebbero dunque prepararsi a scenari di parziale aumento del prezzo del greggio, anche se non si ritiene che le conseguenze per l\u2019economia mondiale debbano essere troppo rilevanti grazie all\u2019eventuale impiego di riserve strategiche nazionali. Altrettanta attenzione andr\u00e0 posta nella protezione delle superpetroliere al largo di Qatar, Eau e Bahrein, veri depositi mondiali forieri anche di possibili disastri ambientali in caso di danneggiamento.<\/p>\n<p>Un\u2019adeguata consapevolezza dei rischi coinvolti in tale scenario pu\u00f2 aiutare a ridurre la probabilit\u00e0 del loro verificarsi. Tuttavia il vero problema consiste nel fatto che finch\u00e9 non verranno trovate alternative valide al transito attraverso Hormuz, l\u2019Occidente avr\u00e0 sempre un ventre molle che Teheran potr\u00e0 tentare di sfruttare a meno di un continuo impiego di considerevoli forze militari per proteggerlo, come ora.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>R. Alcaro: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1437\" target= \"blank\"><b><u> Il piano B di Obama contro l\u2019Iran e le pressioni del Congresso <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La strategia Usa ed europea nei confronti dell\u2019Iran e del suo programma nucleare mostra l\u2019intenzione di evitare, per quanto possibile, un conflitto armato. L\u2019opzione militare, infiammerebbe, secondo molti analisti, l\u2019intero Medio Oriente, determinando una forte instabilit\u00e0 regionale. 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