{"id":14470,"date":"2010-05-09T00:00:00","date_gmt":"2010-05-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ciniche-alleanze-a-baghdad\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:02","slug":"ciniche-alleanze-a-baghdad","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/05\/ciniche-alleanze-a-baghdad\/","title":{"rendered":"Ciniche  alleanze a  Baghdad"},"content":{"rendered":"<p>Non sempre per formare un governo che \u201cgoverni\u201d \u00e8 sufficiente vincere le elezioni. Capita, addirittura, che chi vince di misura  non abbia nemmeno i numeri per formarlo, a meno di compromessi considerati inaccettabili dalla maggioranza dei suoi elettori. Seppure un governo in queste condizioni riesce a nascere, viene alla luce recando gi\u00e0 in s\u00e9 il seme dell\u2019instabilit\u00e0. A volte pu\u00f2 persino accadere che il gioco delle coalizioni possa favorire chi ha perso. Ultimo esempio di questo tormento il caso britannico, ma anche in Germania Angela Merkel non ha vita facile e, in Israele, la politica non \u00e8 uscita certo rafforzata dal passo indietro cui \u00e8 stata costretta il leader Kadima, Tzipi Livni. <\/p>\n<p>Nessuna meraviglia, allora, se anche in Iraq, che volonterosamente sta sostenendo i primi esami di democrazia, sta succedendo pi\u00f9 o meno identica cosa. \u00c8 pur sempre dialettica democratica, che proprio per questo dobbiamo comunque riguardare come sviluppo positivo. Certo, se l\u2019\u201dIraqyia\u201d laica di al-Allawi avesse prevalso con margini superiori, tutta la questione avrebbe potuto risolversi in tempi pi\u00f9 brevi e con rischi inferiori.<\/p>\n<p><b>Delusione per Nouri al-Maliki<\/b><br \/>          Il premier al-Maliki, che era sicuro di vincere e di riproporsi per un successivo mandato, non ha accettato di aver perso per due seggi e, premendo sulla commissione elettorale per il riconteggio manuale delle schede, ha ottenuto che questo avvenga almeno nel distretto di Baghdad, dove comunque aveva gi\u00e0 vinto. Si tratta di ricontare due milioni e mezzo di voti, operazione non semplice, che necessita di tempo e organizzazione. Tanto che, richiesto subito dopo il 26 marzo, data nella quale erano stati resi noti i risultati del 7 marzo, il riconteggio \u00e8  potuto iniziare ufficialmente solo nella mattinata di gioved\u00ec della settimana scorsa, 6 maggio. Richieder\u00e0, secondo gli esperti, dalle due alle tre settimane. <\/p>\n<p>Questa potrebbe tuttavia essere, secondo alcuni, solo una manovra diversiva per guadagnare tempo, visto che le manipolazioni tese a modificare il risultato di queste elezioni sono di ben diversa natura. Non \u00e8 scontato che, in caso di differenza marginale, l\u2019incarico di formare un nuovo governo sia conferito al leader la cui formazione politica ha singolarmente ottenuto il maggior numero di voti. Lo stiamo vedendo anche a Londra, proprio in questi giorni. Entra nel gioco delle maggioranze la dimensione delle alleanze che ciascun leader riesce a creare dopo, e questo richiede tempo. Anche molto, a meno di \u201cgrandi coalizioni\u201d, come era accaduto in Germania.<\/p>\n<p><b>Cattivi pensieri<\/b><br \/>           \u00c8 qui che Nouri al-Maliki, che sicuramente ha un\u2019influenza sulle istituzioni superiore a quella di Iyad Allawi, sta giocando tutte le sue carte. L\u2019articolo 73 della nuova Costituzione prevede che il compito di formare il governo venga affidato al leader del gruppo maggiore. Non precisa, per\u00f2, se per gruppo si debba intendere il partito che ha vinto le elezioni \u2013 in questo caso l\u2019incarico sarebbe spettato ad Allawi \u2013 o alla coalizione maggioritaria che si viene a formare \u201cdopo\u201d le elezioni. In tempi inaspettatamente brevi la Corte Suprema ha deciso per quest\u2019ultima interpretazione e cio&#8217; potrebbe essere sfruttato molto favorevolmente anche da chi non \u00e8 uscito propriamente vincitore dalla competizione elettorale. <\/p>\n<p>\u00c8 esattamente questa la situazione che sembra si stia delineando negli ultimi giorni, considerando abbastanza improbabile un accordo per un governo di unit\u00e0 nazionale da parte dei due maggiori contendenti, uno dei quali ha contestato i risultati delle elezioni. In definitiva, non sar\u00e0 la \u201criconta\u201d manuale di Baghdad a determinare il vincitore, ma colui che sar\u00e0 in grado di stringere le alleanze \u201cnumericamente\u201d pi\u00f9 forti, anche se \u201cpoliticamente\u201d pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p><b>Ciniche alleanze<\/b><br \/>           Ed ecco al-Maliki scattare avanti con un colpo di reni. Tra le tante combinazioni possibili \u2013 o impossibili \u2013 la settimana scorsa sarebbe stato raggiunto un accordo tra la sua coalizione \u201cState of Law\u201d, con la quale aveva conquistato 89 seggi, e la \u201cIraqi National Alliance\u201d, un gruppo confessionale sciita dove prevalgono i seguaci del giovane leader filo-iraniano e anti-americano Moqtada al-Sadr, che molti ricorderanno per i guai che ha provocato al  contingente italiano a Nassiryia, al tempo di Antica Babilonia. Lo stesso al-Maliki lo aveva combattuto sanguinosamente due anni or sono nell\u2019area di Bassora \u2013 era la prima operazione autonoma dal nuovo esercito iracheno \u2013 costringendo i suoi alla resa e lui stesso alla fuga nella citt\u00e0 santa di Qom, in Iran. <\/p>\n<p>Ma nelle elezioni aveva conseguito 74 seggi, che sommati agli 89 di al-Maliki fanno 163, su un totale di 325. Ancora, quindi, insufficienti per la maggioranza, che verrebbe tuttavia conseguita con un allargamento dell\u2019alleanza ai curdi, che porterebbe ulteriori 43 seggi. Alleanza che il partito di Allawi non pu\u00f2 permettersi, in quanto fortemente appoggiato dalla maggioranza dei sunniti, i quali  nel nord dell\u2019Iraq hanno insanabili dispute territoriali, originate dal petrolio \u2013 di cui le aree sunnite non sono dotate &#8211;  e della conseguente \u201carabizzazione\u201d tentata, e in parte riuscita, ai tempi di Saddam.<\/p>\n<p>Forse non andr\u00e0 proprio cos\u00ec, ma al momento sembra lo scenario pi\u00f9 probabile. Nouri al-Maliki \u00e8 l\u2019uomo che, eletto primo ministro nel 2006 proprio in virt\u00f9 della sua debolezza \u2013 non ha mai avuto milizie proprie e il suo partito sciita, l\u2019\u201dUnited Iraqi Alliance\u201d, era pluriframmentato \u2013 \u00e8 rapidamente divenuto uomo di riferimento della politica irachena, nel bene e nel male. Gli americani, che con lui hanno sottoscritto l\u2019accordo per le modalit\u00e0 del progressivo ritiro, cominciano tuttavia a nutrire qualche sospetto su un personaggio che, come avviene spesso nei paesi arabi \u2013 ricordiamo Sadat \u2013 partono da deboli ma, restando a lungo al potere, si trasformano progressivamente in uomini \u201cforti\u201d, di regime.<\/p>\n<p><b>Doppio rischio per Nouri al-Maliki<\/b><br \/>           La riuscita della manovra di alleanze pensata da al-Maliki nasconde tuttavia almeno due rischi. Il primo \u00e8 rappresentato dalla maggioranza dei sunniti, pi\u00f9 o meno confessionale, che ha supportato Iyad Allawi nelle elezioni e che, considerandosi tra i vincitori, difficilmente si lascer\u00e0 confinare in posizioni marginali o sar\u00e0 disponibile a ulteriori processi discriminatori, come quelli gi\u00e0 intentati da al-Maliki nei loro confronti, solo per accattivarsi le maggioranze sciite. Queste, a loro volta, hanno al proprio interno la componente estremista di al-Sadr, infida e sgradita a entrambe le parti, ma indispensabile per chi voglia formare una maggioranza. Contrari ad al-Maliki e al suo accordo con gli americani, potrebbero alzare il prezzo. Infatti, in un referendum interno sulla preferenza per il primo ministro, tra al-Maliki e Allawi avrebbero scelto Ibrahim al-Jaafari, membro della \u201cIraqi National Alliance\u201d e gi\u00e0 primo ministro ai tempi di Bremer. Si accontenteranno i due rivali di un posto buono, ma in subordine? Dipender\u00e0 dall\u2019offerta. Ma nella Costituzione pare non ci sia posto per due vice-primi ministri\u2026E allora?<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>S. Colombo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1199\" target= \"blank\"><b><u>I dilemmi dell\u2019Iraq dopo il ritiro americano<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sempre per formare un governo che \u201cgoverni\u201d \u00e8 sufficiente vincere le elezioni. Capita, addirittura, che chi vince di misura non abbia nemmeno i numeri per formarlo, a meno di compromessi considerati inaccettabili dalla maggioranza dei suoi elettori. 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